Berlino e Washington, pace in nome delle armi


ACCORDO DOPO LE TENSIONI

SEBASTIANO CANETTA
Il Manifesto - Giovedì 17 settembre 2026
Pagina 8

Missili in cambio di munizioni. Archiviata a tempo di record la crisi diplomatica innescata dall’«inaccettabile ingerenza USA nella politica interna tedesca» (così gli esponenti di governo della SPD) fra Berlino e Washington tornano i grandi sorrisi. Di nuovo amici, come e più di prima, nonostante appena otto giorni fa il cancelliere Merz abbia annullato la telefonata a Donald Trump prevista per l’11 settembre come ritorsione per le sue congratulazioni ad AfD per il trionfo elettorale in Sassonia-Anhalt. Tutto dimenticato in nome della «compatibilità» tra i reciproci sistemi d’arma che permette a Germania e Stati Uniti di risintonizzarsi sulla stessa frequenza geopolitica.

«Siamo sulla stessa lunghezza d’onda» ammette il ministro della Difesa, Boris Pistorius (SPD), volato nella capitale USA per chiudere l’accordo che riporta la pace fra il governo Merz e l’amministrazione Trump e rilancia i rispettivi piani di guerra.

«Abbiamo firmato la dichiarazione di intenti per collaborare nel settore degli armamenti» comunica il ministro socialdemocratico di fianco al segretario della Difesa USA, Pete Hegseth; il quale conferma elogiando l’ospite: «La Germania sta dando il buon esempio, si sta rapidamente avvicinando al target del 5% del PIL per le spese NATO».

Il protocollo d’intesa prevede di «ampliare significativamente la cooperazione bilaterale nei progetti per la difesa» con l’obiettivo di garantire che la mega-domanda di armi della NATO «venga soddisfatta in misura crescente dalla produzione tedesca». Significa, nel sottotesto, che la cooperazione fra Berlino e Washington sarà il quadro di riferimento euroatlantico, ovvero che la «difesa comune dell’Europa» immaginata dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, è già un piano ipotecato da tedeschi e americani.

A contare sono gli interessi nazionali dei governi Merz e Trump: al primo per poter far paura alla Russia servono gli F-35 made in USA (un esemplare è stato già simbolicamente consegnato a Pistorius a Washington) e i micidiali missili da crociera Tomahawk; il secondo invece ha bisogno di munizioni dopo che - come ha confessato Hegseth - gli USA hanno esaurito le scorte di proiettili per bombardare l’Iran.

Uno scambio per «fornire sistemi ad alte prestazioni alle forze USA, tedesche e alleate su larga scala per raggiungere la massima potenza di fuoco».

Il ministro SPD se ne vanta a Washington, mentre a Berlino emerge l’incapacità di gestire la proiezione della Bundeswehr (*) sul fronte orientale. Sul tavolo di Pistorius spicca il rapporto che indica come la brigata tedesca in Lituania potrà essere operativa solo alla fine del 2027 per mancanza di soldati volontari.

Da qui i «trasferimenti obbligatori» dei militari, a cui d’ora in poi non verrà più chiesto se vogliono operare ai confini della NATO, ma sarà loro ordinato. Fa il paio con il 25% di non abili al servizio militare fra i giovani selezionati dalla leva volontaria che preoccupa lo stato maggiore della Bundeswehr.

Un altro grattacapo per il governo Merz; mentre il cancelliere mostra sempre più i segni della tensione per l’imminente voto statale in Meclemburgo-Pomerania e nel Land di Berlino dove si gioca come minimo la leadership della CDU. Merz ieri ha fatto sapere che, al contrario di quanto previsto, non parteciperà all’Assemblea generale dell’ONU a New York la prossima settimana. Sarà invece domenica pomeriggio nella sede CDU di Berlino, impegnato nel summit con il vertice della CDU in cui si deciderà il suo futuro, forse fin già dalle prime proiezioni elettorali delle ore 18.


(*) Bundeswehr (letteralmente "difesa federale"): nome ufficiale delle forze armate della Repubblica Federale di Germania e della relativa amministrazione civile. È stata fondata nel 1955, durante la Guerra Fredda, nell'ambito del riarmo della Germania Ovest all'interno della NATO, per segnare una netta discontinuità con le forze armate del passato tedesco (come la Wehrmacht nazista), ponendosi sotto un rigoroso controllo parlamentare e democratico.

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