Svezia, il centrosinistra vince di un seggio
Nel conteggio finale avanti dello 0,4% la coalizione della ex premier Andersson. Trattative per la maggioranza
17 Sep 2026 - Corriere della Sera
di Irene Soave
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Un seggio di differenza: il centrosinistra e il centrodestra, in Svezia, dopo le elezioni di domenica si divideranno il Parlamento quasi equamente, al netto delle possibili coalizioni di governo. A Magdalena Andersson, ex premier e leader dei socialdemocratici — primo partito, col 28% — toccherà il mandato di formare un governo. Le tre formazioni che la sostengono sono la Sinistra, con l’8,3%, i Verdi, con il 6,1%, i Centristi, con il 7%. La somma dei loro voti, proiettata sul Parlamento sulla base dei risultati finali calcolati ieri, dà 175 seggi. Uno in più dei 174 che toccano al centrodestra, che ha espresso il governo uscente di Ulf Kristersson, leader dei Moderati che, con il 19,9%, sono il secondo partito; il terzo, con il 17% i Democratici Svedesi, formazione di ultra-destra. Con loro, blindati dal «patto del Tidö» dal nome del castello dove nel 2022 è stato siglato, i Cristiano-Democratici col 6,2% e i Liberali con il 5,3%.
In un’elezione la cui campagna è stata dominata dai Democratici Svedesi, molti osservatori si concentrano sul loro arretramento: per la prima volta dal 1988 il partito di ultra-destra ha perso voti anziché guadagnarne, rispetto all’elezione precedente. Tra le ragioni per cui i Democratici Svedesi hanno perso voti c’è principalmente, secondo gli analisti, la disponibilità dei partiti moderati a intestarsene il rigore in tema di immigrazione: potendo scegliere un’alternativa altrettanto severa ma non estremista, l’elettorato avrebbe mostrato di preferirla.
Al di là del messaggio politico del voto, però, le prossime settimane e forse mesi saranno dedicate alla difficile costruzione di una maggioranza. Andersson non ha blindato alcun patto di governo prima del voto. Il più importante tra i suoi alleati è il partito di Centro, che ha già escluso di voler governare con gli ex comunisti della Sinistra; i quali hanno opposto un veto speculare. Nel gergo politico svedese si chiamano «linee rosse»: ogni partito è chiaro coi suoi elettori circa le alleanze che accetterà o no. Con le linee rosse note, per Andersson è cioè difficile formare una maggioranza, perché i suoi alleati naturali si escludono programmaticamente a vicenda.
Per la stampa nazionale tornare al voto è un’opzione non esclusa, ma improbabile; come lo è un governo di larghe intese, con perno al centro, che veda Andersson chiamare Kristersson per collaborare. Non restano che i compromessi tra partiti, lunga tradizione svedese. O le astuzie dei perdenti: ci si aspetta che Ulf Kristersson — che ieri sera, alla fine degli ultimi spogli, non aveva comunque concesso la vittoria — corteggi spudoratamente i centristi per averli in una coalizione a sua guida. Dovrebbe sacrificare l’ultra-destra, però, con cui i centristi non vogliono collaborare. Le trattative sono cominciate.
Commenti
Posta un commento