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BIKE PORTRAITS - André Darrigade, The Other Dédé

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André Darrigade -- for everyone "the other Dédé" a quarter of a century after the most illustrious Leducq -- was a great sprinter, but also a sort of an Ironman of the Tour de France: from 1953 to 1966 he rode them all, retiring only once, in 1963. But in a kind of way it was also his qualities of speed and endurance to make him enter the old and varied history of The Curse of the Rainbow Jersey. In his case, an even retroactive curse. Indeed, he had already lived his own tragedy well before he even wore it, the "damned" rainbow jersey. During the 24th and last stage of the 1958 Grande Boucle, 320 km (200 mi) from Dijon to Paris, while he was preparing himself to sprint on the glamourous Parco dei Principi ( Princes’ Park ) track, he violently struck against Constant Wouters, the general secretary of the place. Darrigade got up and managed to cross the finish line, but Wouters died at the hospital eleven days later. Born on April 24, 1929 in Narrosse...

Storia di Ferruccio Manza

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http://www.museociclismo.it/content/articoli/5321-Storia+di+Ferruccio+Manza/index.html Ferruccio Manza nasce a Cortine di Nave in provincia di Brescia il 26 aprile '43.  Passista veloce dal fisico possente, gareggia da giovanissimo per il Centro Sportivo Italiano e nel '63 si aggiudica il titolo di campione d'Italia dell'Ente di Promozione Sportiva.  L'anno successivo, il 1964, è campione lombardo e viene convocato per la prima volta in maglia azzurra. Prende parte in Francia ai campionati mondiali e vince il titolo con il quartetto su strada, compagni Severino Andreoli, Luciano Dalla Bona e Pietro Guerra . Lo stesso anno, e con il medesimo quartetto,  conquista  alle Olimpiadi di Tokyo la medaglia d'argento, battuto per 25 centesimi dall'Olanda.   Vince ancora una serie di corse da dilettante, poi passa professionista nel '66 con la maglia della Legnano ma non ha fortuna forse perché aveva già dato tanto fra i "puri". Ha cor...

Bottecchia e i forzati della strada

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http://www.indiscreto.info/2015/07/bottecchia-e-i-forzati-della-strada.html di Simone Basso Indiscreto, 14 luglio 2015 Ci si immerge nelle riprese cinematografiche del Tour, in attesa delle montagne, e se ne esce stravolti. Gli elicotteri ( Apocalypse Now  o giù di lì) che volano sui panorami mozzafiato della Normandia, una corsa mai banale, al pari delle notizie che si accavallano, nel bene e nel male (vero, Gervasoni?). In Italia, costretti dalle circostanze (e dalla mancanza di cultura sportiva), la nibalite è il virus imperante dei (nostri?) telecronisti. Che, dopo ore di chiacchiere, infilano perle: su Eurosport siamo riusciti a far passare Cyrille Guimard come diesse de La Vie Claire di Tapie. Il mondo alla rovescia: Pat Riley che allenava i Celtics, gli Agnelli proprietari del Toro (anche se ci sarebbe la storiella della Torino Fiat…). Curioso che ci si dimentichi delle basi. Lo Squalo vorrebbe fare il bis consecutivo e l’unico italiano che abbia mai realizza...

I Miss the Sonics

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https://www.theplayerstribune.com/en-us/articles/shawn-kemp-seattle-supersonics by Shawn Kemp - retired THE PLAYERS' TRIBUNE - APR 24 2018 People will came up to me when they see me in Seattle and say stuff like, "Hey, where you living these days, man?» "Seattle, man. I never left." Nobody believes me when I tell them I’ve pretty much stayed here since 1989 . I mean, after I left the Sonics for Cleveland — that was around ’97 — I bounced around a little bit before my career was over. But even when I was playing in Italy, I always kept my house in Seattle . There was never a doubt in my mind that I’d be back someday. And, you know, a lot has changed here. The heart of the culture is still the same. But a lot has changed. But man, the city’s just not the same without basketball . It’s not like it used to be. This is funny to think of now, but in ’89 I was the youngest person in the NBA. A 19-year-old kid — and I’m the first one to admit that I ...

Un champion qui ne suit pas les nazis - Albert Richter

Albert Richter était avant tout un athlète convivial et sympathique, pétri de bonne humeur et d'humour. Mais il était aussi un pistard de grand talent, vigoureux, appliqué et sérieux, un sportif calme et méticuleux, même si on le dit aussi un peu crédule et naïf.  Entre 1933 et 1939, il ne descendit jamais du podium des Championnats du monde de vitesse, mais il n'obtint cependant jamais la médaille d'or . Ces podiums, il les partagea essentiellement avec ses meilleurs amis, le Belge Jef Scherens et le Français Louis Gérardin . Les trois coureurs, absolument excellents dans leur discipline, étaient connus comme les Trois Mousquetaires.  Dans cette décennie, Scherens fut six fois Champion du monde de suite, de 1932 à 1937. En 1933, Richter se classa 3e derrière le Belge et Michard . Les deux années suivantes, Scherens, Richter et Gérardin constituèrent le podium dans cet ordre; en 1936, Richter et Gérardin échangèrent leurs places. En 1937 et 1938, il fut encore 3e....

Albert Richter est « suicidé » par la Gestapo

http://www.museociclismo.it/content/articoli/2579-Albert+Richter+est+«+suicidé+»+par+la+Gestapo/index.html C'est le 31 décembre 1939 , trop tard peut-être, que Richter fit ses valises pour la Suisse. Il monta dans le train avec son vélo, après avoir cousu dans les pneus 12,700 marks du Reich , qu'il avait promis de rapporter à un homme d'affaires juif de Cologne vivant à l'étranger. Pratique presque courante pour Richter et d'autres. Mais ce qui était presque sans risque jadis était mortel désormais. Car Richter était un homme à abattre. Comment la Gestapo sut-elle qu'il partait ? Comment sut-elle qu'il avait truqué ses pneus ? Une trahison vraisemblablement. En tout cas, sous l'œil de deux témoins cyclistes néerlandais, qui voyageaient dans le même train avec leurs vélos, Richter fut immédiatement confondu. L'argent découvert. Quant à eux, on ne toucha pas à leurs vélos.  L'histoire reste incertaine sur la date de la mort d'Albert R...

Storia di Albert Richter

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5143-Storia+di+Albert+Richter/index.html Pistard germanico, fra il 1935 e il 1940 è stato uno dei quattro "moschettieri della velocità" insieme con Scherens, Gerardin e Michard (sostituito poi da van Vliet). Eterno incomodo di ogni gara per la sua volata lunga e progressiva, cui però mancava il guizzo finale che era invece dote di Scherens. Vinse due volte il Gran Premio dell'U.V.F.: nel 1935 e nel 1938. Campione del mondo dei dilettanti nel 1932, da professionista non riuscì mai a vincere il titolo : 3° nel '33, 2° nel '34, 2° nel '35, 3° nel '36, 3° nel '37 e 3° nel '38. Infine ai campionati mondiali di Milano del 1939 , fu terzo, anche se il titolo non venne assegnato perché una caduta travolse i due finalisti Scherens e van Vliet e la gara non si poté ripetere per via dello scoppio della guerra; dopo pochi mesi fu fucilato in Germania per contrabbando di valute e preziosi, che pare trafu...

Enzo Verzeletti: a Sappada tappai io la bocca a Visentini

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di CHRISTIAN GIORDANO © in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS © All'arrivo, quel giorno a Sappada, sotto il palco RAI c'era lui - col giornalista bresciano Angiolino Massolini - a tappar la bocca, letteralmente, al Visenta furioso del «Stasera qualcuno va a casa!». I danni però riuscì solo a limitarli, perché la frittata era già stata fatta. E pure bella bruciacchiata. Classe '60, Enzo Verzeletti non è soltanto un massaggiatore veterano nel ciclismo e nel calcio (al Brescia) ai massimi livelli, è l'incarnazione stessa di una certa brescianità. Aperto, cordiale, simpatico. Ti mette allegria e subito a tuo agio, e ascoltarlo – con quelle cadenza e vocina alla Evaristo Beccalossi, altro bresciano doc ma ben più guascone – è stato un gran bel viaggiare in trent'anni di bici e pallone. Le sue foto-profilo su WhatsApp, i selfie con Balotelli o con Ronaldinho, dicono molto della persona e del professionista. Enzo mi invita a casa sua di primo pomeriggio, il gio...

Pinarello: due terzi al fondo Catterton

http://www.bicitech.it/pinarello-due-terzi-della-nota-azienda-trevigiana-vanno-al-fondo-l-catterton/ Claudia Vianino , Bicitech, 113 dicembre 2016 La Cicli Pinarello di Fontane di Villorba (TV) è stata ceduta per due terzi al noto fondo L Catterton, nato dalla fusione tra l’americana Catterton e la francese LVMH del gruppo Arnault. Il fondo di private equity, specializzato in beni di consumo e di lusso, ha già in portfolio brand come Louis Vuitton, Tag Heuer, Bulgari, Moët & Chandon. Fausto Pinarello, che ha guidato l’azienda negli ultimi vent’anni, resta in Pinarello, con “una cospicua quota”, ricoprendo il ruolo di Amministratore Delegato. Fondata negli anni ’50 del secolo scorso dal padre di Fausto, Giovanni “Nani” Pinarello, la Cicli Pinarello ha saputo sopravvivere alla crisi del “Made in Italy”, passando indenne attraverso gli anni bui della fine dell’acciaio, guardando alle nuove leghe come il magnesio, fino alla fibra di carbonio dell’epoca moderna. Oggi un...

Liegi 2018, il gran giorno di Jungels

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Niki Terpstra al Fiandre. Julian Alaphilippe alla Freccia. Bob Jungels alla Liegi . E' il dream team del ciclismo globale e globalizzato, la QuickStep-Floors del giemme Patrick Lefevere e del diesse (italiano) Davide Bramati . E il 2018, sin qui, il suo anno magico. Già 26 vittorie in stagione, e la qualità dei successi fa persino più impressione della loro, straordinaria, quantità. Nella 104esima Decana , l'osservato speciale era Alaphilippe che mercoledì aveva interrotto se non spezzato la dittatura-Alejandro Valverde, bruciando l' Imbatido in quella che da quattro anni era casa sua, il Muro di Huy. Nella Doyenne , la classica più antica al mondo dopo la Milano-Torino, erano loro i favoriti, con Vincenzo Nibali che cullava l'impresa solo sfiorata col secondo posto del 2012.  Tutti si aspettavano un suo attacco sulla Roche-aux-Faucons, la rupe dei falchi, ma lì - sul tratto più duro e in omaggio al nome della terribile cote - è piombato dopo la sparat...

Allegro Grandi

http://www.museociclismo.it/content/articoli/11287-Allegro+Grandi/index.html Nato a San Pietro in Casale (BO) 17 gennaio 1907, suicida a Caracas (Venezuela) il 23 aprile 1973. Professionista dal 1927 al 1935 e nel 1946 con 16 vittorie. Sorriso triste, e un fisico atletico di nota, Grandi fu un grandissimo dilettante.  Nel 1926 vinse il titolo italiano su strada e, due anni dopo, a Budapest, si laureò Campione Mondiale della categoria, sconfiggendo allo sprint, in una volata a due, l'altro italiano Michele Mara. Ma il suo dominio fra i cosiddetti "puri", si testimoniò anche dalle risultanze ottenute nelle gare promiscue coi professionisti, dove fece incetta di successi: GP Cavaciocchi a Prato, Coppa Santagostino, Giro di Romagna, GP di Treviso e Coppa Mussolini; tutti nel 1927.  Diventato professionista nel 1929, fu subito protagonista, conquistando il Titolo Italiano dei prof junior e, soprattutto, il Giro dell'Emilia e la Coppa Bernocchi, piazzando...

Storia di Allegro Grandi

http://www.museociclismo.it/content/articoli/500-Storia-di-Allegro-Grandi/index.html Grande promessa tra i dilettanti non solo perché nel '28 a Budapest divenne campione del mondo precedendo Michele Mara e Jean Aerts, ma anche per altre vittorie come il Campionato Italiano '26, la Bologna-San Marino-Bologna '26 e le promiscue con i professionisti: G.P. Cavaciocchi a Prato, la Coppa Sant'Agostino e il Giro di Romagna del '27. Diventanto professionista fu tricolore nella categoria junior nel '29, vinse la Torino-Bruxelles '30 e la Predappio-Roma '33, la Coppa Bernocchi e il Giro dell'Emila nel '29 oltre alla tappa più lunga da Cosenza a Salerno di 292,700 km nel Giro d'Italia del '30 che lo vide, infine 3° dopo Marchisio e Giacobbe. Trasferitosi nel '34 in America Latina continuò a correre conquistando anche tre titoli di campione del Venezuela, restandovi poi come istruttore tecnico. Tragica la sua fine: si suicidò nel suo neg...

CIPOLLINI. RE LEONE RUGGISCE ANCORA

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http://archivio.tuttobiciweb.it/index.php?page=news&tp=n&cod=76701 Sabato 21 febbraio Pietro Illarietti, da tuttoBICI di febbraio Copyright © TBW Abbronzato e in forma lo è sempre stato, piacione pure, così rilassato raramente. È un Mario Cipollini godibilissimo quello che abbiamo incontrato a Milano, in un pranzo tra amici in un hotel del centro. L’occasione è quella di un evento aziendale, con DHL, colosso della logistica e delle spedizioni espresse da 55 miliardi di euro di fatturato. Volevano un campione del ciclismo co­me testimonial e il Re Leone, a 48 anni suonati e a 10 dal ritiro, è ancora uno di quei nomi che fanno breccia anche nel cuo­re dei non addetti ai lavori. Ha saputo dare spettacolo alla sua maniera in un’insolita giornata con il rugbista Andrea Lo Cicero. Riuscire a organizzare un blitz, accompagnarlo in hotel e pranzare insieme è un’occasione da non lasciarsi scappare. Lo riconoscono tutti, parcheggiatori, uscieri e la gente in sala. Un bel...

Carube, la vita spericolata del meccanico dei campioni

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http://iltirreno.gelocal.it/lucca/sport/2015/10/22/news/carube-la-vita-spericolata-del-meccanico-dei-campioni-1.12310834 Una caduta dalla moto gli spezzò il sogno di diventare un ciclista professionista La metamorfosi in tecnico capace di sistemare pedivelle e tubolari a tempo record di Valter Nieri, IL TIRRENO, 22 ottobre 2015 LUCCA. All'età di 56 anni il lucchese Roberto Lencioni più conosciuto con il soprannome «Carube» è considerato uno fra i meccanici del ciclismo professionistico più competenti a livello nazionale. Il soprannome l'ha ereditato prima dal nonno Roberto e poi dal padre Davide e la corte dove vive a Segromigno si chiama Corte Carube .  Figlio di operai per coltivare la sua passione ha dovuto fare sacrifici tralasciando lo studio e dedicandosi ai lavori più umili nei campi e in fabbrica. A 13 anni riuscì a comprarsi una bicicletta nuova e fu allora che Lorenzo Fanini , un "pioniere"del ciclismo lucchese e padre dei famosi frate...