Giampiero Boniperti


di LAMBERTO ARTIOLI
"I più grandi"

Qualcuno lo ha definito "Il Cavour del calcio" perché in lui si identificavano alcune virtù del vecchio Piemonte. Resta il fatto che Giampiero Boniperti è stato uno dei più tecnici e più completi giocatori italiani. Il "Daily Mirror" scrisse il giorno dopo la partita Inghilterra-Resto d'Europa del 1953 giocatasi a Wembley il 21 ottobre e risoltasi 4 a 4 con due gol di Boniperti: "C'è stato per lui lo stesso senso di ammirazione e di entusiasmo che al cinema ha suscitato negli ultimi tempi Marilyn Monroe." Il capitano della formazione inglese, Billy Wright, lo giudicò un "grande football-man". Boniperti fu l'unico rappresentante italiano.

Seppe smettere di giocare con lo scudetto sulla maglia. L'ultima sua partita di campionato porta la data del 10 giugno 1961: la disputò contro l'Inter come mediano destro. Rientrato negli spogliatoi, si sedette su una panca, si tolse le scarpe da gioco, chiamò il magazziniere e, consegnandogliele, disse: "Non gioco più." Aveva disputato la sua 444esima partita e sempre nella Juventus. Egli figura ancora in testa nell'elenco dei cannonieri bianconeri con 177 gol (seguono Borel II con 137, Sivori con 134, John Hansen con 124). Ha vinto 5 scudetti e due Coppe Italia; nel 1947-1948 si è aggiudicato la classifica dei cannonieri (27 reti, con due gol di vantaggio su Valentino Mazzola). Ha giocato 38 volte in nazionale segnando 8 reti.

Boniperti è nato a Barengo, in provincia di Novara, il 4 luglio 1928. Mi dice: "Durante le vacanze, io giocavo nella squadra del mio paese. Vincemmo diversi tornei. Ricordo che in 17 partite segnai 64 gol, undici dei quali in una sola gara, quella contro il Morgliengo. Un amico di famiglia, un giorno, mi portò alla Juventus per un provino. Allenatore, allora, era Borel II che mi fece tornare a spese sue la settimana dopo schierandomi nelle riserve della Juventus contro il Fossano. Segnai sette gol. Mi riprovò la domenica successiva: la squadra perdeva per zero a due. In un quarto d'ora segnai tre gol e vincemmo. Venni invitato a firmare il cartellino per la Juventus ma io, in precedenza, avevo già preso un impegno col Momo. Sentimentalmente, poi, ero per il Barengo. Andò a finire che mi acquistò la Juventus per 60 mila lire: 30 mila andarono al Momo e 30 mila al Barengo in scarpe e reti di cui aveva bisogno." Aveva 16 anni. 

Debuttò nella prima squadra della Juventus il 2 marzo 1947, a Torino, contro il Milan, come centravanti accanto a Silvio Piola. E sarà proprio Boniperti a sostituire l'ormai "vecchio" Piola dopo aver disputato con lui 3 partite. Nella Juventus ha giocato per un totale di 14 stagioni. Il suo primo stipendio fu di 15 mila lire al mese.

Esordì in nazionale nel novembre dello stesso 1947, a 19 anni, sul campo infuocato di Vienna. Nel corso della sua carriera, Boniperti giostrava come centravanti, ma in effetti era il regista della Juventus. Svolgeva il gioco di Alfredo Di Stéfano nel Real Madrid. Con Sivori e Charles formò un trio d'attacco oggi ormai irripetibile.

Caparbio di una caparbietà tutta piemontese, nel suo modo di giocare Boniperti mise sempre a frutto un'intelligenza pura vivificata dai guizzi della furbizia. Dicevano di lui che era un "freddo": invece la sua freddezza era equilibrio, buonsenso, riflessione, serietà. Nella sua carriera seppe respingere le consistenti offerte di altre società che avrebbero voluto ingaggiarlo: Inter, Milan e Roma, ad esempio. Nel 1961, quando abbandonò il calcio, avrebbe potuto continuare ancora a giocare: ma si lasciò guidare dall'istinto di chi non spinge le vicende sino ai limiti del rischio di una figura infelice.

Dieci anni dopo, il 13 luglio 1971, viene nominato presidente della Juventus. Scrisse Gino Palumbo sul "Corriere  della Sera" del giorno dopo: "L'elezione di Giampiero Boniperti costituisce un evento nuovo nella storia del calcio italiano: non era mai avvenuto che un calciatore raggiungesse la più alta carica di una grande società del nostro football. Si tratta dunque di una svolta rivoluzionaria, storica. La favolosa carriera del popolare campione affonda le sue radici nell'amore e nella fedeltà ai colori bianconeri, attraverso molti anni, come giocatore, come capitano, come consigliere, come dirigente sino a diventare un simbolo della Juventus in Italia e nel mondo."



Mi ha sempre dato l'idea dell'uomo d'ordine e della perfezione. Un po' per il suo stile nel muoversi in campo, un po' per la sua figura elegante, piacevolissimo a vedersi. La prima volta che mi trovai a giocare con lui, mi soffermai soprattutto sui piedi: erano piccolissimi, ma un po' larghi. Mi dissi subito: per forza quello calcia meglio di me, con quei piedi così piccoli. Invece calciava in maniera straordinaria perché aveva il calcio nelle vene. È stato uno dei più grandi calciatori: avesse mantenuto lo scatto iniziale da centravanti puro sarebbe stato un disastro per tutti i centrosostegni. A Lucca, la prima volta che lo ebbi contro, per me lo fu. Poi, col passar del tempo, si è fatto più ragionatore: è diventato pensatore e capitano. Dal punto di vista tecnico, era perfetto: ricordo un suo gol contro il Bologna. Sulla fascia laterale del campo, scartò in slalom i tre uomini che gli si erano fatti incontro poi, con straordinaria freddezza, colpi morbidamente la palla mettendola nell'angolino opposto a quello dove lui si trovava "tagliando" il pallone per mettere fuori causa il portiere. Ha sempre avuto una grande ammirazione per gli inglesi: anche per questo ha sempre giocato e "visto" pulito.
RINO FERRARIO
10 volte nazionale azzurro. Torino.


Nel giro di pochi anni spariscono dal la memoria non solo lo stile e il temperamento, ma anche il nome di migliaia di giocatori. Restano sulla punta delle dita i più prestigiosi, quelli che hanno illuminato come protagonisti i campionati del mondo o particolari scudetti. Come Meazza fu l'emblema calcistico degli Anni Trenta, così Boniperti lo fu degli Anni Cinquanta. Questo signore che talvolta compare in pubblico o alla televisione nelle odierne vesti di un manager diplomatico di voce flebile e il sorriso che si schiude tra mascelle quadrate, è stato uno dei più grandi cervelli calcistici del mondo, spaziatore a tutto campo, realizzatore, organizzatore degli attacchi, deciso negli scontri ma non cattivo, di rado atterrato e contuso, anche ciò segno della classe e del rispetto altrui.

Lo ricordo elegante e forte dar luce e piacevolezza al gioco, soprattutto conformandosi alla personalità dei compagni di squadra, che in quei suoi anni preziosi furono i due Hansen. Praest, Charles e Sivori. L'ho rivisto nei miei piccoli film a colori dei tempi torinesi: un gol contro il Palermo in uno stadio contornato di neve. Dopo un corner, tutti tiravano e tiravano e la totale disperata barriera rosanero respingeva, ma da fuori area Boniperti "ha voluto" infilare l'angolo alto di Anzolin con un tocco inimitabile. "Voluto" per dire che ha calciato col riflesso e la mira rapida di un campione di tiro al piattello. Come Facchetti, Mazzola e Rivera si sono eternamente ancorati alla propria società, così Boniperti è stato un patriota sempre all'ombra della stessa bandiera, un esempio anche morale per tanti soldati mercenari in mutande.
GINO PUGNETTI
scrittore, giornalista, già direttore di "Epoca". Carimate (Como).


Di Giampiero Boniperti, vertice abitualmente vincente della Juventus, si sa tutto o quasi tutto. Laddove il "quasi" scaturisce dalla ostinata rigida riservatezza del presidente che per definizione non sa, non vede e non sente e che, pressato a volte fino all'assedio dai più autorevoli informatori della pubblica opinione, riesce anche a dialogare pazientemente con loro dicendo poco più di nulla. Cosicché - tanto diverso com'è dagli altri verbosi e spesso irascibili presidenti di società - egli resta un personaggio probabilmente irripetibile anche in campo dirigenziale.

Un solo amore, a differenza della stragrande maggioranza dei suoi nomadi colleghi, ha ispirato e riempito la sua vita atletica: un amore che si veste d'una maglia a strisce bianche e nere. Centravanti tra l'adolescenza e la prima giovinezza, allorché slancio, muscoli e riflessi psicofisici erano freschi come acqua di fonte, Giampiero dirottò abbastanza presto in quel ruolo di interno destro assolutamente più congeniale alla sua struttura atletica, ai suoi gusti di calciatore pensante e a quel senso geometrico della manovra offensiva e difensiva che era innato in lui. Fu appunto un grande regista del gioco, partendo quasi da posizione arretrata e agendo per larghi spazi fin sulla soglia delle aree avversarie. Ambidestro (sia pure con affiorante minor potenza e un briciolo di minore precisione nel sinistro) nonché buon colpitore di testa, Boniperti possedeva quasi perfetto quel "pilastro portante" di ogni buon calciatore che è la tecnica sulla palla. Non proprio agilissimo, in rapporto a una conformazione scheletrico-toracico-muscolare tendente al massiccio, seppe estrarre dalle pieghe di un organismo strutturalmente solido l'autorevolezza fisica che gli consentiva sette volte su dieci di uscire vittorioso dai tackles più duri. Il resto lo facevano il suo eccellente controllo della sfera di cuoio, la gittata e la precisione dei suoi "servizi" al compagno smarcato, la secchezza del tiro (preferibilmente di shot destro) e la durezza dei suoi interventi aerei a strettissimo contatto con l'avversario.

L'ultima riuscitissima incarnazione tecnico-tattica di Boniperti reca quella maglia numero 7 da lui disciplinatamente accettata e onorata allorché la numero 8 ebbe a rivelarglisi troppo dispendiosa per le declinanti energie. Non per nulla proprio quale estrema destra egli aveva già raccolto la più grande soddisfazione in campo internazionale; il 4 a 4 di Wembley.

Calciatore freddo, astuto, ottimo amministratore di se stesso e tradizionalmente cavalleresco, Boniperti infiorò le sue ultime apparizioni sul verde tappeto degli stadi d'una "cattiveria" che non gli si conosceva prima. Superato in freschezza, velocità e mobilità da troppi più giovani avversari, per non farsene sommergere egli fece spesso ricorso alla cosiddetta astuzia spregiudicata.
ALFREDO TONIOLO 
giornalista, già della "Gazzetta del Popolo". Torino.

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