Quel calcio del lago di Como


UNA CITTÀ CHE HA CAMBIATO VOLTO GRAZIE ALL’IMPREVEDIBILE SCALATA DELLE CLASSIFICHE

Pasquale Coccia
il Manifesto - sabato 24 maggio 2026

«Quel calcio del lago di Como» rischia di diventare l’incipit di un nuovo romanzo popolare. Potrebbe sostitituire il più famoso «Quel ramo del lago di Como» de I promessi sposi, opera che Franco Fortini definì diaframma della letteratura italiana, dopo quella del Trecento. Le prodezze pedatorie dei giocatori del Como hanno superato i confini del lago e sono conosciute in Europa più delle disavventure di Renzo e Lucia.

È avvenuto tutto in fretta, dalla serie D del 2019 alla partita di Champions League contro il Manchester United di mercoledì finita 4 a 1, senza contare quella contro i campioni d’Europa del Paris Saint-Germain a gennaio.

Il passato operaio dell’area comasca, attiva nella produzione tessile negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso, aveva garantito un certo benessere agli strati sociali meno agiati, alle forze di sinistra di guidare a lungo il comune lariano.

Oggi i tessuti sono rimpiazzati dal mercato asiatico, Como ha perso l’impronta manifatturiera del passato. È a quel mondo che Van de Sfroos ha dedicato la canzone Pulènta e galèna frègia (Polenta e gallina fredda), ricordo di Natali senza eccessi, divenuto l’inno dei tifosi. Oggi a capo del comune lariano c’è Alessandro Rapinese, eletto da una lista civica con il suo nome, espressione del populismo dei nostri tempi. Ribadisce di essere né di destra né di sinistra, odia i preti che a Como accolgono i rifugiati. È contestato dalle organizzazioni sindacali e dai dipendenti comunali, ai quali nega ogni diritto. Va molto d’accordo, invece, con la famiglia indonesiana Hartono, proprietaria del Como, che in nome dei fasti calcistici odierni vorrebbe fare della città una dimora europea per soli ricchi.

Gli Hartono sono proprietari del colosso commerciale Djarum Group, che nella sua ramificazione controlla il 55% della Banca Centrale d’ Asia, la più grande dell’Indonesia.

Inoltre sono presenti nel campo della tecnologia, dell’e-commerce e dell’immobiliare. Attraverso Sent Entertainment, società con sede a Londra, con la quale gli Hartono hanno acquistato il Como, operano in Europa anche nel settore dell’ intrattenimento, dagli alberghi di lusso alle strutture ricettive legate al mondo sportivo.

Negli ultimi due anni la squadra ha espresso un calcio di livello piazzandosi alle spalle delle grandi del campionato italiano, frutto anche dei circa 300 milioni di euro che sembra gli indonesiani abbiano investito, cui si aggiungono la bravura dell’allenatore Cesc Fàbregas e dell’ex calciatore Thierry Henry, azionista di minoranza e consigliere.

L’EXTRA-LUSSO 

Agli Hartono tutto questo non basta, vorrebbero fare della squadra, del lago e delle sue ville storiche che affacciano sulle acque comasche, un unico brand per milionari, chiudendo definitivamente il diaframma e anche il respiro ai Promessi sposi. Una spalla forte lo hanno trovato nel sindaco e la sua giunta, che in vista della Champions League hanno assecondato l’ampliamento dello stadio dedicato a Giuseppe Sinigaglia, un canottiere che nel 1914 vinse in Inghilterra la prestigiosa Diamond Challenge Sculls, perito nella Grande Guerra.

I proprietari del Como calcio avrebbero voluto anche un grande albergo sotto gli spalti per far respirare ai tifosi fino in fondo l’aria del campo.

Un anticipo di quello che i magnati indonesiani vorrebbero fare più in grande, però, è già in corso. La società che controlla la squadra di calcio offre pacchetti turistici che comprendono la visita allo stadio, l’incontro con un calciatore, il giro del lago sull’idrovolante, il soggiorno in albergo.

Gadget con il logo della squadra si vendono ovunque, nelle tabaccherie del centro, nei negozi di abbigliamento, nei bar. Anche le farmacie li mettono in bella vista, preferendoli agli spray per i primi raffreddori autunnali. Perfino la birra bevuta a fiumi dai tifosi del Manchester United prima della partita, al ritmo di «United-United» o intonando United Win Away è di produzione locale, ma porta il marchio indonesiano. A tutto questo gli Hartono vorrebbero aggiungere l’immobiliare di lusso, nel quale sono già presenti su scala internazionale, per fare di Como il salotto più ambito d’Europa senza trascurare il grande bacino rappresentato dai tifosi locali, da coloro che seguono la squadra del cuore in trasferta, da quelli europei per le partite della Champions League, Lipsia, Manchester United, Paris Saint-Germain eccetera.

LA GENTRIFICAZIONE 

C’ è l’altra faccia di Como, però, che subisce il cambiamento prodotto dal calcio e dalle politiche voraci degli Hartono. È rappresentata dai lariani che non riescono più a vivere in città. Gli alberghi hanno raggiunto prezzi esorbitanti, come pure i B&B, un’impennata che ha riflessi sugli affitti delle abitazioni e sulla spesa quotidiana al supermercato, cui si aggiunge l’inflazione. Gli strati sociali più deboli della popolazione sono oggetto di un processo di gentrificazione, costretti a trasferirsi nelle cittadine della provincia, dove il costo della vita è minore.

È il caso di Claudio Molteni, rappresentante farmaceutico, "costretto" a lasciare Como con la sua compagna, cassiera in un supermercato, per andare a vivere a San Fermo della Battaglia. La coppia ha preso in affitto una di quelle case operaie a un piano con piccolo giardino, costruite nei primi anni del ‘900, paga una quota mensile più ragionevole.

Contraria alla voracità degli Hartono è il proprietario di una bar di Rebbio, ex quartiere operaio oggi in ascesa immobiliare. Preferisce un turismo più controllato rispetto a quello degli ultimi due anni, che ha registrato la presenza di un milione e mezzo in più di visitatori. La scazzottata tra tifosi del Manchester e i tavolini volati nella centralissima piazza Volta, hanno turbato l’aria serena di Como, nonostante il 4 a 1.

Rebbio è vicino a via Paoli, l’accesso dalla Svizzera, cui segue la «Napoleona», celebre via panoramica che scende verso il centro città fino al lago. Gli Hartono, oltre al lago, vorrebbero includere nel brand anche la «Napoleona» e se potessero perfino la Svizzera.

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