Mas, può essere la Vuelta buona


«È il mio momento Devo sfruttarlo»

Lo spagnolo in testa: «Che occasione» Pogacar verso le dimissioni dall’ospedaleIn rosso Enric Mas, 31 anni, indossa la maglia di leader della Vuelta: è l’ottava partecipazione alla corsa spagnola

2 Sep 2026 - La Gazzetta dello Sport 
Di CIRO SCOGNAMIGLIO @CIROGAZZETTA

Sembrava che il tempo di Enric Mas non dovesse arrivare mai. In Spagna, se sei un corridore da grandi giri, devi fare i conti con un passato che può rivelarsi opprimente, vedi i richiami a Miguel Indurain e Alberto Contador. 

Enric aveva ottenuto il primo dei suoi tre secondi posti finali alla Vuelta nel 2018: aveva 23 anni e, insomma, sembrava l’assaggio per un qualcosa di ben più grande e bello. 

Finora non era andata così, ma questa edizione della corsa spagnola può riscrivere la storia visto il forzato addio di Tadej Pogacar che lo ha lanciato in testa: «Questo è il mio momento e devo sfruttarlo», ha ammesso il 31enne capitano della Movistar che viene da Maiorca, la maggiore delle Baleari. Da Artà, in particolare: un paesino solo una ventina di chilometri più a Nord di Manacor, casa per Rafa Nadal. 

Mas, Roglic, Gall, Onley e Carapaz sono racchiusi in 206 secondi: siamo al giro di boa della corsa, tutto può succedere, però è innegabile che sia Mas a stare nella posizione più privilegiata, nonostante la crono di 32 km pianeggianti (tappa 18) non gli sorrida. «Da quando ho indossato la maglia rossa, mi sembra di volare – ha spiegato Enric, che prima di passare pro’ aveva corso per la Fondazione Contador -. Preferisco rimanere cauto perché ho sofferto tante delusioni in passato. Però, le sensazioni di questa Vuelta sono tra le migliori di sempre per me. Sono entusiasta come un bambino fin dall’inizio da Montecarlo».

Traumi

Vai meno veloce in bicicletta se devi fare i conti con delle zavorre, anche mentali: Mas ha lavorato con uno psicologo, e con degli specialisti per migliorare l’approccio e la tecnica in discesa. Aveva dovuto superare un trauma nel 2020, la morte del massaggiatore Pep Toni Escandell per un problema cardiaco mentre stava lavorando con lui e il team ad Andorra. Quest’anno aveva deciso di debuttare al Giro d’Italia, senza grossa fortuna (32°). Ma non gli era dispiaciuto saltare il Tour, dove in passato aveva raccolto un quinto e un sesto posto, però ne aveva sempre sofferto la pressione. Ora le idee sono chiarissime: «Difendere la maglia fino al gran finale di Granada». Domani il prossimo test in salita, a Calar Alto.

L'iridato

Intanto, Tadej Pogacar ieri ha passato la giornata all’ospedale universitario Dexeus di Barcellona e ha sentito, tra gli altri, il compagno di squadra e amico Isaac Del Toro. Il decorso post-operazione alla clavicola sinistra, infortunata sabato nella caduta che lo ha costretto al ritiro dalla Vuelta che stava dominando, procede secondo le previsioni e oggi, o al massimo domani, sarà dimesso: via libera, accompagnato dal massaggiatore Ziga Jerman, per tornare alla casa di Montecarlo, dove venerdì dovrebbe incontrare l’agente Alex Carera. Ieri ha parlato di lui il compagno sloveno Domen Novak, non escludendo al cento per cento un clamoroso rientro prima di fine stagione: «Parliamo di un combattente, di uno che non si arrende mai». Ma resta uno scenario che sarebbe, appunto, clamoroso. Almeno quanto quella dannata caduta, se non di più.

***

Novità 
Tronchon Esulta allo sprint

Prima di ieri, il francese Bastien Tronchon non aveva mai vinto nel World Tour, e solo due volte in assoluto. Così, si può definire un successo a sorpresa quello del 24enne francese della Groupama nella decima tappa della Vuelta, 185 chilometri con traguardo a Elche de la Sierra. In volata, ha battuto Cort e Nys, poi Van Aert (sempre in maglia verde dei punti) e l’italiano Romele. 

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