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Kristoff: bene, bravo, bis

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Tutto o quasi come a Saint-Étienne . Se Marcel Kittel è il più veloce in gruppo, Alexander Kristoff è lo sprinter più in forma. Il tedesco ha già vinto tre tappe in questo Tour, il norvegese due. Perché tre giorni dopo il successo di giovedì davanti a Peter Sagan , il 27enne della Katusha ha bruciato l'australiano Heinrich Haussler, di nuovo la maglia verde Sagan - che proprio non riesce a vincere - poi un altro tedesco, André Greipel , e un altro australiano, Mark Renshaw . Per Kristoff, perfettamente lanciato da Luca Paolini , è il successo numero 11 in stagione. Chiusa con un Nibali sempre più padrone la due giorni sulle Alpi, il gruppo ha vissuto una giornata nervosa. Sole, una bomba d'acqua e folate di vento fortissime: il peloton non s'è fatto mancare niente. Nemmeno una fuga di oltre duecento dei 222 km chilometri totali da Tallard a Nimes. Quella del neozelandese Jack Bauer e dello svizzero Martin Elminger , prossimo numero rosso per la combattività. Ma ripr...

Mai dire Majka

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Nemmeno doveva esserci il 24enne polacco al Tour: se mi ci mandate vuol dire che non mi volete bene, aveva detto Rafal alla sua Tinkoff, la squadra di Alberto Contador e di Roman Kreuziger, fermato per valori anomali neol passaporto biologico. Invece alla Grande Boucle non solo c'è andato, all'ultimo e senza preparazione, ma da riserva di Kreuziger ha centrato la sua prima vittoria da professionista. Un successo che inseguiva dall'ultimo da dilettante, nel 2010 con una società italiana, la Petroli Firenze. Nel tappone che chiudeva la due giorni alpina, quella con l'infinito Lautaret e lo storico Izoard, ha vinto da solo. Settimo e sesto agli ultimi due Giri d'Italia, ha dimostrato di andare forte anche sulle strade di Francia. In un Tour sempre più italiano: dominato da Vincenzo Nibali, e con Alessandro De Marchi abbonato al numero rosso di miglior combattente. Il giorno dopo l'impresa sul Chamrousse nel centenario di Gino Bartali, ai 3,6 dal tra...

Il gran Tour di Gallopin

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Buona la seconda, Tony ( Tonì , alla francese). Il sogno di una vita, in giallo al Tour il 14 luglio, festa nazionale, per Gallopin era durato, appunto, un giorno. Aveva fatto di tutto, per tenersela, quella maglia conquistata a Mulhouse nella tappa vinta dall'altro Tony, il tedesco Martin. Ma Vincenzo Nibali, il padrone di questa Grande Boucle, se l'era subito ripresa con la prepotenza del campione gentiluomo 24 ore dopo, sulla salita di La Planche des Belles Filles. Stavolta, invece, il 26enne della Lotto-Belisol cerca la vittoria di tappa, e la trova azzeccando nel finale il contropiede giusto che beffa Rogers, Sagan e Kwiatkowski a 2 km dal traguardo. Sagan, che proprio non riesce a vincere, ha bissato l'errore di Nancy: attacca in discesa ma si pianta allo sprint, regolato da John Degenkolb davanti ai nostri Matteo Trentin e Daniele Bennati. Nibali ha speso forse più del necessario in una tappa che poteva costare cara al suo scudiero Scarponi, volato sull'a...

Talansky, elogio dell'autoscopa

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È tornata alla ribalta per «la straordinaria lezione di coraggio» di Andrew Talansky nel finale dell'11esima tappa, la Besançon-Oyonnaz, ma è attrice non protagonista al Tour dai tempi del cinema muto. Ecco come e perché nacque sui Pirenei...  di Christian Giordano Voiture balai in francese, broom wagon in inglese. Da noi è l'autoscopa. O carro-scopa. Il mini-van o il mega furgone che raccoglie i corridori, e le relative bici, che si ritirano dalla corsa, oppure già troppo staccati per sperare di non arrivare fuori tempo massimo. Esiste dal 1910, quando per la prima volta il Tour de France affrontò le montagne. E che montagne. I corridori chiamavano i Pirenei “il giro della morte”. E persino il patron Henri Desgrange era così preoccupato dal suo azzardo da restarsene a casa pur di non venire associato al possibile disastro. Timori in parte giustificati, visto che solo 41 dei 110 partenti raggiunsero Parigi: il 37,27%. Nel dopoguerra il più alto tasso di ritiri è s...

Contador come Froome, Nibali padrone

“Vedrai che qualcuno arriverà”. Caduto e ritirato Chris Froome alla quinta tappa. Caduto e ritirato Alberto Contador alla decima. Tornano in mente le parole di Jacques Goddet all’ex corridore Albert Bouvet, diventato giornalista de l’équipe. Il Napoleone del Tour si riferiva alla Roubaix, che per non morire introdusse, dal ’68, la foresta di Arenberg. La stessa che ha fatto capire al mondo che quest’anno alla Grande Boucle , l’uomo da battere è lui, Vincenzo Nibali.  Nel tappone che chiude il trittico sui Vosgi, nel giorno della Presa della Bastiglia, lo Squalo si riprende la maglia gialla e un bella fetta di Tour. El Pistolero picchia la schiena in discesa, si taglia profondo il ginocchio destro. Il gruppo dei big rallenta per evitare polemiche. Ma davanti è in fuga Kiawtowski che ha già quattro minuti. E’ un uomo di classifica, meglio andarlo a prendere. L’Astana di Nibali e la Sky di porte si mettono a tirare. Ma nella tappa dei sette colli e dei 4 GPM di prima...

Martin & Gallopin, Tony epici

Un drammone dai Tony epici, questa nona tappa del Tour de France. Quasi letterari. Impresa d’altri tempi, quella di Tony Martin, il tedesco campione del mondo a cronometro da tre anni nell’individuale e da due a squadre. Oltre 150 km in fuga sui 161,5 totali da Gérardmer a Mulhouse, con 6 colli e arrivo in solitario, a 2’45 dal gruppetto regolato da Fabian Cancellara. Le corde della grandeur francese invece le tocca un altro Tony, Gallopin, che strappa la leadership a Vincenzo Nibali, stanchissimo e staccato di 7’46 dal vincitore. Un francese in giallo non accadeva dal 2011 con Thomas Vockler. Quest’anno succederà addirittura il 14 luglio, festa nazionale per la Presa della Bastiglia. Il simbolo del primato dà una benzina speciale, ma Gallopin non è uomo di classifica. E la sua Lotto-Belisol difficilmente riuscirà a sopportare il peso della corsa che sin qui è stato tutto o quasi sul peso dell’Astana di Nibali. Lo Squalo adesso insegue a ...

La prima volta di Kadri

Prima tappa di montagna al Tour de France e primo successo francese in questa Grande Boucle . A due giorni dalla festa nazionale del 14 luglio. E nel primo dei tre giorni sui Vosgi. Gran numero in solitario di Blel Kadri, al secondo successo importante dopo la Roma Maxima, l'ex Giro del Lazio, del 2013. Sotto una pioggia torrenziale, il 27enne nato a Bordeaux e di origini maghrebine, professionista dal 2009 dopo un anno da stagista, ha azzeccato l'attacco della vita. E si è arrampicato fin su a Gérardmer, chiudendo a braccia alzate. E con indosso la maglia a pois di miglior scalatore. E' cambiata anche la maglia bianca, da Peter Sagan a Michał Kwiatkowski . Il gran finale però è stato tutto nel duello faccia a faccia tra Vincenzo Nibali e Alberto Contador. Lo spagnolo ha punzecchiato, come il giorno prima verso Nancy. La maglia gialla ha risposto, anche guardandolo dritto negli occhi e perdendo appena tre secondi. Come a dire: io ci sono, e tu? La pioggia - sua ...

Trentin, di un niente

Ci ha preso gusto, Matteo Trentin. Terza vittoria importante da pro, la seconda al Tour de France un anno dopo il gran numero di Lione. Un Tour che parla sempre più italiano, con Vincenzo Nibali maglia gialla in pieno controllo. Bravo a fare la corsa in testa, e a evitare le due cadute nel finale. Un finale perfetto per i finisseurs: i due GPM di quarta categoria con pendenza media del 6 percento, ma a ridosso dell'arrivo, promettevano spettacolo. E spettacolo è stato, fino alla fine. Anzi, al fotofinish. Davanti a Peter Sagan, quest'anno tanto sfortunato quanto - stavolta - tatticamente sprovveduto. Perso già nella prima volata il suo capitano Mark Cavendish, Trentin - 25 anni il prossimo 2 agosto - ha corso invece con grande intelligenza. E così la sua Omega Pharma Quick Step. Straordinario Kwiatkowski nell'ultimo chilometro, e grandissimo lavoro anche di Petacchi e Renshaw.  Il resto ce lo ha messo Trentin, che sul traguardo d...

Greipel, il ritorno del Gorilla

Quando il gattone non c’è, il Gorilla torna a ballare. A Reims Marcel Kittel, re dello sprint con tre successi su tre in questo Tour, rinuncia alla volata ancora acciaccato per la caduta del giorno prima nell’inferno di Arenberg. E con un Cavendish già a casa dla primo giorno e un Sagan ancora lontano dalla condizione di uno e due anni fa, riecco, finalmente, André Greipel. Il grande sconfitto fra i velocisti di questo inizio Tour assieme al norvegese Alexander Kristoff , secondo anche oggi come a Lille dietro Kittel. Dopo una tappa piatta ma dura, falcidiata dal vento e dalle cadute figlie anche dei ventagli, Greipel è partito lungo, poco oltre i 250 metri e ha resistito. Nei finali così duri, il tedescone numero due sa ancora essere un numero uno. Per il 31enne della Lotto Belisol è già il successo numero 13 in stagione. Nessuno quest’anno ha vinto quanto lui. Tre tappe e classifica generale al Tour dell’Oman, 2 al Tour Down Under e al Giro del Lussemburgo, una ...

Nibali sul pavé, Squalo pinna gialla

Primo nella simil-Liegi a Sheffield domenica, terzo – ma da dominatore – alla mezza Roubaix di Arenberg mercoledì. Vincenzo Nibali è il padrone di questo Tour, reinventato a colpi di classiche. Sempre più maglia gialla, lo Squalo domina anche sul pavé. E la notizia oscura anche gli altri grandi verdetti di giornata.   Chris Froome si è ritirato a 66 km dal traguardo, dopo altre due cadute che fanno tris con quella del giorno prima a 10 km dal via. Alberto Contador, precipitato a 2,33 da Nibali in classifica generale, è già costretto a inseguire. Sulle pietre della Foresta, si temeva, non si vincerà questa Grande Boucle, ma si potrà perderla. E’ successo, forse, il contrario.   Froome, oltre al lato sinistro del corpo già martoriato, ha picchiato anche il polso destro, e ha dovuto salire in ammiraglia prima ancora che iniziasse, il pavé. E lì, sulle pietre dell’Inferno del Nord, Vincenzo Nibali ha staccato Contador e persino due specialisti come Peter Sagan e Fabian Cancel...

Il Tour di Kittel, forse di Nibali, non di Froome

Harrogate. Londra. Lille. Non sono tre indizi, ma tre prove. Tre prove provate che Marcel Kittel è il più forte velocista al mondo. “Potrei sprintare a occhi chiusi” aveva detto il giorno prima a L’Equipe dopo la strepitosa volata di Londra. Ma nella prima frazione francese di questo suo straordinario inizio Tour, ha dovuto tenerli bene aperti perché Alexander Kristoff, per batterlo, le ha tentate tutte. Per riuscrici, l’unica strategia possibile è attaccarlo da lontano, e il norvegese l’ha capito. Ci ha provato, da lontanissimo. Ma questo Kittel è quasi imbattibile. E questo è il suo Tour. Potrebbe non esserlo, invece, per Chris Froome, che quest’anno sembra incapace di scrollarsi di dosso la sfortuna. Altra caduta, stavolta a dieci chilometri dal via, e sempre sul fianco sinistro. Lo stesso martoriato nel Giro del Delfinato. In vista del Pavé di Arenberg mercoledì, e Contador permettendo, un indizio in più che la lunga marcia verso Parigi Vincenzo Nibali possa concluderla in giallo....

Nibali, giallo tricolore

Piangeva sotto il tendone a ridosso del podio, fresco di quel tricolore che tanto ha fatto discutere e poco è piaciuto. Piange adesso che di giallo è vestito, e ha fatto commuovere – e sobbalzare dal divano – l’Italia intera. L’aspettava da un anno, quella benedetta vittoria, secondo nome della figlioletta Emma: dalle Tre Cimne di Lavaredo al Giro 2013. E’ arrivata al campionato italiano, e adesso c’ha preso gusto, Vincenzo Nibali. Lo Squalo, dipinto anche sulla sua bici nera da Tour, ne ha azzannata un’altra una settimana dopo. Alla seconda tappa della Grande Boucle, una sorta di Liegi in terra inglese, ha vinto alla maniera dei grandi. Al “Melinda” aveva attaccato a 2 km dalla fine. A Sheffield, a 1,8, dopo un perfetto gioco di squadra con Jakob Fuglsang, che gli ha spianato la strada con due attacchi. E del resto, nella “città dell’acciaio”, non poteva che vincere lui, un ragazzo dalla determinazione feroce e dalla classe immensa. Con un cuore grande così. L’ultimo...

Ri-hello Kittel

A Buckingham Palace, come sabato nella "prima" a Harrogate o un mese fa al Giro, doppietta nelle tappe irlandesi tra Belfast e Dublino. Caduto sulle strade di casa l'idolo locale Mark Cavendish, fermo sei settimane per la lussazione alla spalla con interessamento dei legamenti, solo Peter Sagan poteva tenergli la ruota. E quello è riuscito a fare, lo slovacco. Senza però aver la forza di "uscire" per provare a vincere. Kittel è, oggi, il gigante dello sprint mondiale: alla lettera, un armadio a sei ante, 1.89 per 86 kg di strapotere fisico e tecnico. Professionista dal 2011, in neanche tre stagioni Marcel ha vinto sei volate al Tour, una alla Vuelta e due al Giro. Nello spettacolo di folla che si è riversato sulle strade nelle tre tappe inglesi, il suo dominante inizio di Grande Boucle ha forse sancito il passaggio di consegne: l'erede di Cannonball è questo 26enne tedescone dal sorriso che conquista, in tutti i sensi. In classifica generale, invece...

LA SQUADRA D’ORO NEL FANGO DI BERNA

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https://www.sport-e-cultura.com/2020/03/05/la-squadra-doro-nel-fango-di-berna/ di SIMONE BASSO Il Giornale del Popolo - 4 luglio 2014 Il pomeriggio del 4 luglio 1954, in quel di Berna, pioveva fitto. Qualche ora prima, nel ritiro degli ungheresi, Ferenc Puskas aveva chiesto all’allenatore, nonché vice ministro dello sport, di giocare la finale di Coppa Rimet. Gusztav Sebes, il cittì, malgrado Ferenc fosse reduce da un infortunio, accettò: un giocatore fresco, non reduce dalle corride degli ultimi due incontri, avrebbe fatto comodo. E poi era Puskas… I Mondiali svizzeri del 1954 rappresentarono un momento fondamentale per le fortune planetarie della Coppa e della FIFA. Fu la prima edizione con una programmazione televisiva, l’immaginario della manifestazione crebbe a dismisura: il merito fu soprattutto dell’Ungheria, l’ Aranycsapat , la squadra d’oro che stava dominando la ribalta. Per spiegare quella nazionale, che avviò l’evoluzione del calcio moderno, si deve t...

FOOTBALL PORTRAITS - "Vasco" Goycochea, showman must go on

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 di CHRISTIAN GIORDANO IN ESCLUSIVA per FEDERICO BUFFA RACCONTA "Storie mondiali" «La fama pesa, pasa y a veces confunde»  - Sergio “Vasco” Goycochea  Il mondiale degli occhioni. Quelli spiritati e imploranti di Totò Schillaci. E quelli da cerbiatto, ammalianti, da milonguero (chi frequenta la milonga, cioè la sala da ballo, ndr) latino del “Goyco”. Sono tra le icone di Italia 90.  Uno, centravantino palermitano del CEP; non un quartiere difficile, ma un mondo a parte.  L'altro, arquero paranaense di Lima, partido di Zárate, periferia nord-est a 90 km da Buenos Aires.  Entrambi con un futuro, più o meno riuscito, in tv: reality il primo, presentatore di show un filino trash «el parapenales que casi se hace leyenda en Italia 1990». Il pararigori che quasi divenne leggenda al mondiale italiano. La Noche del Diez con Maradona, il più famoso; l'...

I 90 anni di Giovanni MICHELOTTI

https://www.tuttobiciweb.it/article/69772 di Giuseppe Figini, Tuttobici 26/06/2014 | 07:50 E’ un traguardo di grande importanza quello che Giovanni Michelotti della Repubblica di San Marino supera: novant’anni! E, soprattutto, novant’anni in splendida forma. E’ da qualche decennio, diciamo venticinque anni circa, che Giovanni Michelotti è ritornato nella sua terra, nella repubblica del Titano dopo oltre trent’anni di lavoro nel ciclismo di vertice dove ha ricoperto incarichi e ruoli di primo rilievo.  Un breve accenno alla carriera ciclistica parte già dagli anni ’50 quando Giovanni Michelotti, dopo una prima esperienza lavorativa negli Stati Uniti, incontra Vincenzo Torriani, storico patron del Giro d’Italia e delle altre corse della Gazzetta dello Sport , per l’organizzazione di una tappa a San Marino e da qui scatta la molla per una collaborazione continuativa di Michelotti con quella che, allora era, La Gazzetta dello Sport-Organizzazioni. Al vertice era Vincenzo...

La Colombia che non c'era

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https://open.spotify.com/episode/52IjGa1u6KCQLtn3nDYp8F di CHRISTIAN GIORDANO © TuttoBiciWeb Fu la Colombia l'unico Paese ad accettare l'offerta di Felix Lévitan per un posto da riservare a una squadra extraeuropea al Tour de France del 1983 .  La Colombia ha un territorio prevalentemente montagnoso. E con un'unica costa, interrotta solo da Panamá, l'ultimo tratto del cordone ombelicale che lega le Americhe. Viaggiare da una città colombiana all'altra significa quasi sempre attraversare parte di una delle tre catene delle Ande del nord, e per chi va in bici andar forte in salita è l'unico modo per arrivarci. Il ciclismo in Colombia è decollato negli anni Cinquanta. La Vuelta a Colombia era l'unico evento capace di tenere insieme il paese, ormai collassato nella illegalità dopo l'assassinio a Bogotá nel 1948 di Jorge Eliécer Gaitán , leader del partito liberale.  I disordini ( Bogotazo ) e il decennio di guerra civile ( La Violencia ) che ne seg...

Why are Colombian riders dominating the Giro d’Italia?

http://www.cyclingweekly.co.uk/racing/giro-ditalia/colombian-riders-dominating-giro-ditalia-124743 Gregor Brown May 30, 2014 The Giro is looking more di Colombia than d’Italia. Julian Arredondo won the stage to Panarotta yesterday while fellow Colombian, Nairo Quintana continues to lead towards the finish in Trieste. “Why are the Colombians on top? The government took an interest and backed the sport,” Arredondo said. “There’s been a structure put in place, now youngsters are coming through and they’ll be great riders with the opportunity to do what we’re doing in the Giro.” Arredondo wore blue yesterday instead of his black team Trek jersey. He took the mountain classification top on stage eight. He escaped with a group of 14 cyclists. It went so well, he thought that he would also try to win the stage above Levico Terme to Panarotta. “My main goal was a stage win,” the five-foot-five cyclist said. “I was in breaks in the first week, but without luck. I was able to get...

GALEOTTO FU KOC, PADERBORN PROMOSSO

Dove si trovarono il Papa e Carlo Magno ora c’è la Bundes: non si gioca dopo le 22, a centrocampo un ex rapinatore pentito di Pierfrancesco Archetti , ExtraTime, Gazzetta dello Sport Dopo la promozione storica del Paderborn in Bundesliga, alcuni tifosi hanno voluto marcare subito il nuovo territorio facendo pipì sul cerchio del centrocampo. I giocatori invece si saranno liberati in spiaggia, durante il viaggio premio che il presidente ha offerto per l’exploit: destinazione Maiorca, luogo che per il turista tedesco medio significa baldoria senza limiti. Il proprietario Wilfried Finke, settore mobili, non si è trattenuto nelle spese e pure nelle sentenze da tramandare: «Dopo l’incontro tra Carlo Magno e il Papa, questo è l’avvenimento più straordinario per la nostra città». L’imperatore e Leone III parlarono della fondazione del Sacro romano impero, però era il 799 e non tutti i ragazzi del posto ora ricordano l’evento, quindi la Bundesliga salta in primo piano. Soprattutto perc...

La rivoluzione colombiana è pronta a divampare

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20.05.2014 - aggiornato: 20.05.2014 - 06:15 Riuscirà Cadel Evans a resistere agli attacchi dei sudamericani? I vari Quintana, Uran, Betancur, Arredondo sono il nuovo che avanza. Il Giro e l’australiano in rosa sono avvisati... di Simone Basso , Il Giornale del Popolo Prima settimana di corsa rosa scoppiettante, con molti incroci pericolosi (...). Saranno i punteggi del World Tour o le preparazioni con l’SRM, ma il mucchio selvaggio di pretendenti pare aver ridotto al minimo i vuoti di sceneggiatura. Si rivelano gli eredi di Alessandro Petacchi e Mark Cavendish (Marcel Kittel e Nacer Bouhanni), le promesse di un australiano che vincerà parecchio (il Matthew Matthews in rosa per sei dì) e quelle di un toscano che assomiglia a Bitossi ( Diego Ulissi da Cecina). La classifica vera conta undici nomi, col curioso testa coda di due vecchi lupi di mare legati al povero Aldo Sassi: Cadel Evans , primo e con il bonus del miglior gregario del plotone (un eccezionale Steve Morab...

Vola Colombia

di Simone Basso - Il Giornale del Popolo, 20 maggio 2014 Prima settimana di corsa rosa scoppiettante, con molti incroci pericolosi (…). Saranno i punteggi del World Tour o le preparazioni con l’SRM, ma il mucchio selvaggio di pretendenti pare aver ridotto al minimo i vuoti di sceneggiatura. Si rivelano gli eredi di Petacchi e Cavendish (Kittel e Bouhanni), le promesse di un australiano che vincerà parecchio (il Matthews in rosa per sei dì) e quelle di un toscano che assomiglia a Bitossi (Diego Ulissi da Cecina). La classifica vera conta undici nomi, col curioso testacoda di due vecchi lupi di mare legati al povero Aldo Sassi: Cadel Evans, primo e con il bonus del miglior gregario del plotone (un eccezionale Steve Morabito), e Ivan Basso, undecimo . In mezzo, gioventù di gran talento – Aru e Kelderman – e personaggi alla ricerca dell’ultimo passo, il più difficile, verso la consacrazione: Majka, Pozzovivo e Kiserlovski. Giovedì, con la crono langarola, lo scenario si modifiche...

HOOPS PORTRAITS - Sterling, il crollo del palazzinaro

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Sedici giugno 1981: Donald T. Sterling, palazzinaro di Chicago che negli anni sessanta ha fatto fortuna a Beverly Hills, per 12,5 milioni e mezzo di dollari acquista i San Diego Clippers. Come, San Diego? Sì, e dopo la prima vittoria, impazzito di gioia, attraversa di corsa il campo per andare ad abbracciare coach Paul Silas, pelle nera, nerissima. Tempo tre stagioni, nell’84 Sterling trasferisce i Clippers a Los Angeles. Come, Los Angeles? Sì. In tanti pensavano veleggiassero ad Anaheim, ma Sterling aveva un sogno: sfidare i Lakers, e il loro pubblico di celebrities, sul loro terreno. Vip di Hollywood che erano anche amici suoi e che mai avrebbero tradito i gialloviola, col Forum di Inglewood lì, a dieci miglia da L.A. Trent’anni dopo, oggi, la rivista economica Forbes valuta l’ex barzelletta della lega 575 milioni di dollari. Chissà quanto si è deprezzata dopo il polverone mediatico che ha condannato senza processo Sterling per le frasi razziste che il sito di gossip Tmz ha rubato...

The Once and Future Saint

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https://grantland.com/features/st-cecilia-basketball-detroit-jalen-rose-george-gervin-chris-webber/ A visit to St. Cecilia’s, the Detroit gym where George Gervin, Magic Johnson, Jalen Rose, and many other basketball greats tested themselves against the city’s best. BY PAUL WACHTER ON APRIL 15, 2014 Few cities have as rich a cultural and sporting history as Detroit. From the ’80s Pistons to Bob Seger, Eminem to Miguel Cabrera, the Motor City is a rich tapestry of compelling figures, unbelievable moments, and uniquely American ingenuity. On April 17, ESPN will premiere 30 for 30: Bad Boys , a documentary about those unforgettable Pistons teams. To celebrate, Grantland will devote an entire week , from April 11 through April 18, to the various stories of this wholly original place. ♦♦♦ In the predawn hours of July 23, 1967, Detroit police raided an unlicensed after-hours bar at the corner of 12th Street [1] and Clairmount, sparking the worst riots in American...