BIG MAC 4 REAL. PAURA E DELIRIO A MONTRÉAL




Finisce nel modo più improbabile un Mondiale folle.
La classe operaia va in Paradiso, in una gara che è stata una bagarre, dai -160 km all'arrivo fino alla fettuccia sul Parc Jeanne Mance.
Senza respiro, senza logica, una contesa anarchica.
Ore e ore di ciclismo totale e un gran casino.

1.
Montréal '26 ha due MVP.
Uno, gregario, Bruno Armirail, impone un'andatura - per quasi 60 chilometri - da TGV.
I Bleus non sanno che stanno cuocendo (...) anche il loro capitano, il golden boy Paul Seixas.
L'altro, fuoriclasse, Mathieu van der Poel, da Imperatore decide che farà lui la corsa; che esplode ai -90 km col gemello (diverso) Wout Van Aert. Il surfista demolisce il plotone, un'azione dietro l'altra. Gli sarebbe bastato un aiuto, nel finale, per realizzare il bis iridato?

2.
Sintesi di una competizione che sembrava un cartone animato con Beep Beep e Willy il Coyote.
Remco Evenepoel, e il suo motorone, erano (alla Forrest Gump) "stanchini".
Isaac del Toro aveva la gamba, ma correva da isolato.
Tutti a rincorrere tutti.
Eccellente Giulio Ciccone, Christian Scaroni cazzuto, Davide Piganzoli discreto, Giulio Pellizzari fantasmino.
Vento da regata, pubblico delle grandi occasioni, i belgi che trascrivono sulla borraccia i msg, in assenza delle radioline.
Tom Pidcock, al solito, ha visto passare il treno giusto e non è salito.
Gli americani invece hanno corso, tatticamente, col fosforo. Oltre che col cuore e i garun.

3.
Quando McNulty va via, dopo il Politecnico, è il momentum. I sopravvissuti (...) del gruppetto si stavano guardando.
La marcatura di Matteo Jorgenson su van der Poel e del Toro vale un bel pezzo dell'arcobaleno di Big Mac.
Winning effort pure quello di Quinn Simmons.
Nel caos totale, due certezze: Michael Matthews e Mads Pedersen sono inaffondabili. I velocisti resistenti, quelli veri.

4.
Brandon come Ashlin Barry negli Under 23: il Mondiale si vince facendo una pazzia.
McNulty è uno stilista, un rouleur, un passista deluxe.
Antipersonaggio, luogotenente fuori categoria, al Tour era stato arrotato da una macchina durante una ricognizione.
La sua vittoria, marca UAE, sottolinea anche la differenza tra il suo capitano Tadej Pogačar e i pretendenti. Pogastar, come MvdP sui suoi percorsi, fa sembrare normale ciò che non è. Senza il gatto, in Canada, i topi hanno ballato la techno.

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