MONTRÉAL IS FOR REAL
di SIMONE BASSO
Domenica 27 settembre 2026
Stasera, là è pomeriggio, Gran Finale iridato in Canada, con la gara che sublima la manifestazione.
Poche balle: il Mondiale di ciclismo, una kermesse bizzarra nella storia di questo sport avanguardistico, è la domenica dei pro'.
Ci si augura che la contesa sia appassionante quanto quella rosa. Corsa femminile tosta, con le migliori davanti: la cazzimma di Elisa Longo Borghini, la resistenza organica di Kasia Niewiadoma, il gambone di Marlen Reusser.
Demi Vollering è oggi la numero 1, la capintesta del movimento; ci traghetta in una nuova èra: quell'arcobaleno è un'investitura ufficiale.
Mont-Royal, circuito ormai classico del World Tour, non ha molti segreti. Le stradone larghe, una salitella (la Voi Camillien-Houde), due strappi (il Politecnico e l'Avenue Pagnuelo), l'arrivo al 4% al Parc Jeanne Mance, da ripetere 12 volte.
273,2 km che non paiono interpretabili: si impone chi ha motore e telaio.
Senza il gatto Tadej Pogačar, i topi ballano.
Il "motorone" di Remco Evenepoel è l'ideale in questa Amstel Gold Race ambientata in Québec.
Il belga replicherebbe, senza gli stessi picchi, la tattica a manetta di Pogastar: non aspetterà le ultime tornate, per far casino (...).
La novità, rispetto a Kigali 2025 e Zurigo 2024, è che il faro è più testabile dagli eventi e dagli avversari.
Il Paul Seixas di aprile non verrebbe staccato: c'è molta attesa nel cronometrare (...) le differenze - dopo i 200 km - tra Remco e Polo. Accadesse, il francesino campione batterebbe il primato di precocità di Karel Kaers (1934).
Isaac del Toro è il corridore più temuto da Evenepoel in un testa a testa. Avrebbe il cambio di velocità, su quel traguardo all'insù, per mettersi tutti in tasca.
I due Van meritano un discorso a parte.
Potrebbero rovinare la festa agli smilzi (...).
Wout Van Aert alla Vuelta si è preparato, vincendo.
I rapporti con Remco sono civili, ed è l'ennesima differenza col vecchio ciclismo: le coltellate alla schiena, nel Belgio, per decenni furono la regola.
È Montréal troppo duro per Mathieu van der Poel? Lo scopriremo soltanto vedendolo nel plotone.
Domenica scorsa, al Tour of Luxembourg, ha spaventato tutti con un assolo di 174 chilometri. Si calcolano 360 watt di potenza media sprigionata su 3083 metri di dislivello.
Il MvdP della Parigi-Roubaix sarebbe una specie di Punisher. Comparisse, al suono della campanella, ancora davanti, diventerebbe il pericolo pubblico numero uno.
Outsider tosti, Tom Pidcock, ringalluzziti, Enric Mas, incendiari, Quinn Simmons, ne abbiamo (tanti).
Per la prima volta da Harrogate (2019), l'Italia ha una squadra competitiva e futuribile. A medaglie ci andrà solo per una magata, ma Giulio Ciccone, Davide Piganzoli, Giulio Pellizzari, tra gli altri, promettono di inserirsi nel vivo.
L'esordio di Lorenzo Finn è un investimento: chissà che già a Sallanches 2027 sia pronto (per l'arena con le bestie feroci).
A lato, ma mica troppo, saranno decisivi i movimenti (trasversali) degli squadroni di club.
L'UAE Emirates-XRG farà, se possibile, comunella contro i Red Bull-BORA-hansgrohe.
Sono i momenti che più ci affascinano: perché dovrei aiutare un connazionale che, per il resto della stagione, mi fa la guerra? La risposta non sta nel vento, ma nei dindi.
Nel 1974, davanti a 200mila appassionati, curiosi, di quello spettacolo esotico (...), la tripletta di Eddy Merckx; che la vinse allo sprint, per distacco (!), contro il vegliardo Raymond Poulidor, il nonno di Mathieu van der Poel. La selezione, spietata, fu incrementata da un numero di Bernard Thévenet, rincorso dai belgi e dagli amici del Cannibale. Una sorta di prologo al Tour de France 1975.
Nella cronaca si omette sempre un particolare: l'altro favorito belga, Freddy Maertens, fu cucinato con del guttalax nella borraccia, cortesia di un massaggiatore merckxiano.
L'ultimo Mondiale canadese fu a Hamilton, nel 2003.
Prima del ciclismo totale di Pogi, dei due Van, di Remco, alcune prove iridate venivano risolte dal marcamento stretto, dalla melina esasperata, tra i cosiddetti big.
Igor Astarloa, alla chetichella, fregò tutti.
Meglio il ciclismo dei freak, eh.
Consuntivo '26, un'annata storica.
È il Pogačar ammirato da marzo ad agosto uno degli aleph di questo sport nella sua èra (geologica) moderna? Sì.
In diretta, il Tadej della Ronde e dell'Alpe d'Huez, è una mostruosità mai vista. Qualità e quantità.
Due sole comparazioni: Fausto Coppi 1949, Eddy Merckx 1969. Tutti e tre chiudono la striscia con una caduta. Primolano 1950, Blois 1969, Xeraco 2026.
Coppi sarebbe tornato ancora più forte, all'apice, nel 1952.
Merckx non avrebbe più avuto quello standard (sigh) in salita, ma il suo dominio proseguì, quasi incontrastato, per cinque (lunghi) anni.

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