L'onda nera minaccia la Svezia: "Possono andare al governo"


 Il leader di Sd Jimmie Akesson durante 
la campagna elettorale JONATHAN NACKSTRAND/AFP.

Oggi le elezioni nella patria di Olof Palme: sarà un testa a testa tra la sinistra e i conservatori pronti a formare una maggioranza con i "Democratici", formazione di ispirazione neonazista

DANIELE CASTELLANI PERELLI
La Repubblica - Domenica 13 settembre 2026
Pagina 10

Alla fine è scesa in campo anche Greta Thunberg, la giovane attivista climatica di solito impegnata su temi più globali: «Mandiamo a casa il governo», ha scritto sui social, annunciando di aver già votato anticipatamente alle legislative per cui la Svezia va alle urne oggi. In ballo c'è la conferma dell'esecutivo di centrodestra guidato dai Moderati, che però per la prima volta nella storia aprirebbe ora le porte all'estrema destra, i Democratici Svedesi (Sd), negli ultimi quattro anni limitatasi a un appoggio esterno.

Era considerato fino a ieri impresentabile, il partito SD di Jimmie Akesson, fondato nel 1988 da un gruppo di neonazisti. Ma, sull'onda della crisi dei profughi siriani prima e della criminalità delle gang poi, le loro parole d'ordine sono diventate mainstream, persino a sinistra.

Il "cordone sanitario", quel Brandmauer che in Germania ancora regge contro l'AfD, qui è crollato. Nei sondaggi il centrosinistra, in vantaggio di dieci punti fino a poche settimane fa, ora è davanti di appena lo 0,3%; 49,3% contro 49%, 175 seggi contro 174. I Socialisti Europei, al potere solo in tre Stati nella UE, sognano di riprendersi la Svezia, ricco e influente Paese nordico entrato nella NATO nel 2024, riportando al potere la ex premier socialdemocratica Magdalena Andersson. Ma rischiano di vedere trionfare l'estrema destra di Akesson, che anche stavolta finirebbe in seconda posizione – al 18,8% contro il 27,4% dei socialdemocratici.

Il centrodestra è unito, dalla politica estera alla sicurezza fino alle campagne contro i migranti. Il sobrio premier Ulf Kristersson, a capo dei Moderati (terzi nei sondaggi al 18,3%), ha sposato anch'egli uno slogan trumpiano, "Rendere di nuovo grande la Svezia". «Tutti possono constatare che abbiamo collaborato con successo negli ultimi quattro anni – ha detto Kristersson a proposito dei suoi alleati e di SD – e siamo gli stessi quattro partner che ora chiedono insieme il mandato per continuare anche nei prossimi anni».

Il centrosinistra punta sul welfare, accusando gli avversari di voler tagliare fondi per circa 1,2 miliardi di euro. Esistono però al suo interno sensibilità diverse sulle tasse ai miliardari e sul nucleare (i Verdi sono contro), e il partito Centro e la sinistra radicale di V si considerano al momento incompatibili, tanto più che V è nella tempesta per aver dovuto espellere in extremis dalle liste 33 candidati rivelatisi filo-Hamas.

La leader Andersson, che sui migranti ha fatto mea culpa e ha sposato la linea dura della premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen, ha lanciato l'allarme: con SD al governo «sarebbe una Svezia molto diversa» sulla scuola, la cultura e la finanza. E nei giorni scorsi ha gridato al lupo russo, cavalcando le rivelazioni che hanno smascherato Polina Malaberg, funzionaria di SD nata in Russia che per un decennio ha promosso narrazioni filo-Cremlino e introdotto russi nel Parlamento: «Si tratta di accuse estremamente gravi, la Russia rappresenta la più grande minaccia per la Svezia», ha detto Andersson. Tuttavia SD, che a Strasburgo siede nel gruppo meloniano ECR, pur avendo al suo interno alcuni dirigenti filorussi ha sempre votato a favore dell'Ucraina. E anzi ieri è stato Kristersson a giocare a sua volta la carta della politica estera: «Se vincesse la sinistra, due su tre, o due su quattro partiti, voterebbero contro la permanenza nella NATO».

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Elisabeth Åsbrink autrice di "Made in Sweden".
L'estrema destra punta sulla nostalgia per un mondo antico, 
sostenendo che ci fossero meno stranieri e che fosse più sicuro 

l'intervista
Elisabeth Åsbrink - “Il Paese ha cambiato volto la retorica sui migranti ha contagiato tutti i partiti”

D.C.P.
La Repubblica - Domenica 13 settembre 2026
Pagina 10

Qualunque sia il risultato di questa sera, l'estrema destra ha già vinto. In dieci anni ha cambiato la natura della Svezia, costringendo tutti i partiti ad adottare il suo linguaggio e le sue politiche sui migranti. Ne parliamo con la scrittrice Elisabeth Åsbrink, che in Made in Sweden (edito in Italia da Iperborea), ha raccontato come sia cambiato il concetto dell'essere svedesi. Åsbrink ha anche svelato i legami giovanili tra il fondatore di Ikea, Ingvar Kamprad, e il movimento nazista.

- Nel 2022, all'indomani delle ultime elezioni, sul "New York Times" lei scrisse che il successo dei Democratici Svedesi era uno shock. Oggi potrebbero entrare al governo. Sono cambiati loro o è la Svezia a essere cambiata?

«La Svezia. Nel 2022 l'estrema destra cavalcò un'ondata incredibile di criminalità, con le persone che venivano uccise nei locali o dal barbiere come nell'Italia della mafia. Anche i partiti di sinistra hanno finito per adattarsi alla morale dell'estrema destra, alla loro retorica politica e ai loro contenuti quando si parla di criminalità o di immigrazione».

- Hanno più cose in comune con l'AfD o con il partito di Meloni?

«A differenza di Meloni (i Democraticoi Svedesi, ndr) non sono convintamente pro-Ucraina. Anzi da poco è emerso questo scandalo di una impiegata russa del loro partito e il cui compagno ha il ruolo di coordinare i rapporti con il governo. Tuttavia, nonostante i tanti filorussi, l'estrema destra sostiene la linea filoucraina del governo, anche perché in Svezia, come in Finlandia e nei Paesi baltici, essere filorussi è assolutamente impopolare».

- Che cosa pensa della loro campagna retro, "Make Sweden Sweden Again"?

«Puntano sulla nostalgia per un mondo antico in cui sostengono che ci fossero meno immigrati e il Paese fosse più sicuro. Un'idea in qualche modo fascista. Che non tiene conto del fatto che il passato è stato tante cose, non univoche».

- Una nostalgia per una Svezia che non è mai esistita.

«Sì. Ma è un messaggio che sanno veicolare bene sui social, dove sono i "migliori". Non si definiscono come un partito conservatore, ma puntano sul nazionalismo etnico. E siccome non è più lecito parlare di "razze", parlano di "culture" e si mostrano ossessionati dalla necessità di non mescolarle».

- Come si pongono sul welfare?

«Sono a favore delle tradizionali alte tasse per finanziarlo. Ma fanno una battaglia contro chi ne abusa o truffa. Cioè, secondo loro, gli immigrati. Un concetto che è stato poi fatto proprio da tutti i partiti». 

- Il governo vanta dei successi? 

«Sì. In questi quattro anni si sono registrate meno sparatorie, tanti leader delle gang sono finiti in prigione e l'inflazione si è stabilizzata. Hanno mantenuto la loro principale promessa, il calo degli immigrati in un Paese che oggi ha come seconda lingua più parlata non più il finlandese ma l'arabo. Ma ci sono storie disumane tra chi è stato rimandato in patria dopo anni che viveva qui». 

- Come è stata la campagna della socialdemocratica Andersson? 

«Molto blanda, senza una visione. È una leader pragmatica. Per mesi il centrosinistra ha goduto di un ampio vantaggio nei sondaggi e così ha preferito sedersi, mostrare un basso profilo. Da quando sono quasi appaiati, sono andati nel panico». 
— d.c.p. 
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Il motto: "Rendere la Svezia di nuovo la Svezia". 
A destra, il vecchio e il nuovo simbolo di Sd 
REUTERS/Tom Little.

il personaggio
Scaltro, euroscettico e xenofobo Akesson dà l'assalto al potere

Ha cambiato il simbolo di SD ed espulso i militanti più impresentabili. 
Ora, vuole farsi nominare ministro della Giustizia

D.C.P.
La Repubblica - Domenica 13 settembre 2026
Pagina 11

Dalla fiamma neofascista a un più rassicurante fiorellino blu. Si può esemplificare con questo cambio di simbolo la svolta che Jimmie Akesson ha impresso ai Democratici Svedesi (Sd), quando ne è diventato il leader nel 2005.

Nato nel 1979, Akesson è cresciuto nella Svezia rurale del sud, nella tranquilla Sölvesborg dove ancora risiede. Qui ha studiato ed è entrato in politica come consigliere municipale degli SD, che nel 1988 erano stati fondati da dei nostalgici neonazisti (tra loro c'era anche una ex SS). In breve tempo si è preso il partito e lo ha lentamente trasformato.

L'anno della svolta è il 2018. Alle elezioni nazionali sfonda con il 17,5% (nel 2006 aveva preso il 3%). A livello locale, vince proprio a Sölvesborg e ne fa il primo laboratorio dell'alleanza con il centrodestra. La sindaca è la allora compagna di Akesson, madre di suo figlio, e Sölvesborg – zero rifugiati, niente mendicanti, via le bandiere Lgbtq – diventa il modello da piccolo mondo antico di provincia in contrapposizione alla cosmopolita Stoccolma e alla Malmö-Babilonia delle gang. Per Jimmie, da quando nel 2022 il suo partito ha cominciato a sostenere l'esecutivo di centrodestra, molte cose sono cambiate. L'anno dopo la Fondazione Nobel lo ha invitato all'annuale banchetto ufficiale, dopo che per anni gli aveva negato l'accesso.

Akesson negli anni ha espulso le idee e le figure più imbarazzanti, ma lui stesso nel 2009 venne sorpreso a cantare una canzone che derideva l'omicidio del premier socialdemocratico Olof Palme. E solo l'anno scorso ha chiesto scusa per il passato filonazista e antisemita degli SD.

Euroscettico, anti-migranti e anti-Islam, a Strasburgo ha però fatto entrare il suo partito in ECR, il gruppo conservatore di Giorgia Meloni.

Sui migranti strizza l'occhio, forse anche tutti e due, al razzismo, quando ad esempio dice: «Chi si impegna e va a lavorare deve avere una vita migliore della coppia di vicini che se ne sta a casa con i suoi otto figli a guardare soap opera arabe». Con le politiche che ha fatto adottare al governo è stata abolita la residenza permanente per i rifugiati, sono state inasprite le norme sul welfare per i migranti, sono state intensificate le espulsioni; il numero di richieste d'asilo è sceso ai minimi ed è stato anche introdotto un assegno da 31mila euro per incentivare al rimpatrio volontario. Il suo motto è "Vi gör Sverige till Sverige igen", rendere la Svezia di nuovo la Svezia, e in questi mesi ha condotto una campagna tutta retro, con poster che ricordano l'infanzia degli anni ‘70 e ‘80 e celebrano un'epoca in cui «potevamo non chiudere la porta a chiave». «Qui vigono la cultura, la lingua, le leggi, la morale e le tradizioni svedesi», ha detto - alla Reuters - Mattias Karlsson, parlamentare a lui vicino.

Un passato da web manager, Akesson suona come tastierista in una rock band. Ha convissuto con il vizio delle scommesse online, e nel 2015 dovette prendersi una pausa perché era andato in burnout.

Se stasera il centrodestra vincerà, chiederà per sé il ministero della Giustizia. Poi, tutti pensano che nel 2030 i tempi saranno maturi: e l'ex neofascista potrà diventare primo ministro della Svezia. — d.c.p. 

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