Crippa secondo a New York nella maratona degli italiani. Il record dei 2.200 in gara


Maratoneta Yeman Crippa (Afp), 30 anni, è giunto secondo alla maratona di New York, 
che si è corsa ieri. L’atleta italiano è giunto con 13 secondi di distacco dal vincitore, 
lo svedese Andreas Almgren, campione europeo dei 10 mila metri. 
Quest’anno l’azzurro si era imposto nella maratona di Parigi. Quello di Crippa è il miglior risultato a New York di un italiano dal 1996 quando vinse Giacomo Leone

Yeman arriva dietro al «debuttante» svedese Almgren

Gli altri connazionali
Tra i vip più veloci gli ex calciatori Ambrosini e Oddo Linus sotto le 4 h e 30’

2 Nov 2026 - Corriere della Sera
Di Marco Bonarrigo
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Che tu sia runner campione o tapascione (podista che se la prende comoda), scegliere la maratona di New York è un atto di coraggio. Gli amatori europei, dei quali 2.200 italiani, che ieri sono scattati dal Ponte di Verrazzano hanno dovuto tirar fuori 600 euro per il solo pettorale e un paio di migliaia tra viaggio, alloggio e cibo, sciropparsi otto ore di volo, mettersi in fila fin dall’alba per raggiungere in bus o in traghetto l’inospitale Staten Island e poi sfidare i propri limiti per quattro, sei, otto ore tra i Bronx e l’infinita First Avenue, dove cominciano le allucinazioni a sfondo mistico. I 50 professionisti e professioniste ingaggiati, invece, sapevano di trovare il percorso più duro e meno lineare tra quello delle sette maratone majors e una gara che vieta gli onnipresenti pacemakers, le «lepri» che dettano il ritmo giusto, permettono di far galleggiare il cervello ma rendono asettica ogni gara.

Maratoneta Yeman Crippa (Afp), 30 anni, è giunto secondo alla maratona di New York, che si è corsa ieri. L’atleta italiano è giunto con 13 secondi di distacco dal vincitore, lo svedese Andreas Almgren, campione europeo dei 10 mila metri. Quest’anno l’azzurro si era imposto nella maratona di Parigi. Quello di Crippa è il miglior risultato a New York di un italiano dal 1996 quando vinse Giacomo Leone

Per sfidare e vincere New York ci vogliono coraggio e un pizzico di follia. Come ha fatto ieri Andreas Almgren, 31 anni, uno svedese che si costruisce da solo i piani di allenamento partendo dalla sua laurea in ingegneria monitorando il metabolismo in ogni attimo della sua vita per pianificare al millimetro la gara. Mezzofondista veloce di grandi qualità, dopo aver stracciato keniani ed etiopi al Mondiale di mezza maratona lo scorso agosto, Andreas ha preso la (per molti) folle decisione di debuttare nella maratona più difficile del mondo. Dopo aver lasciato galleggiare gambe e pensieri per 41 chilometri, ha salutato tutti negli ultimi 1.200 metri: erano sedici anni che a New York non vinceva un bianco.

Di poter essere una maratoneta vero e non solo il talentuoso bambino adottato nel 2001 ad Addis Abeba assieme a cinque fratelli da una famiglia milanese, Yeman Crippa l’ha capito lo scorso aprile dominando la durissima maratona di Parigi. Ieri Yeman ha sfiorato il miracolo, asfissiando lo strafavorito Benson Kipruto (2h02’ di personale) ma anche Geleta e Nageeye con i suoi allunghi micidiali nella seconda metà di corsa (62’ contro i 64’ della prima, uno split negativo da record, 14’27” i 5 km finali) e guadagnandosi un secondo posto che in temi di dominio africano vale tantissimo, anche in chiave Los Angeles.

L’impresa tra le donne l’ha mancata di poco anche la 34enne dell’arizona Jessica Mcclain, outsider assoluta alla partenza. In tempi grigi per i fondisti africani (150 squalifiche per doping attive, recentissima quella della campionessa olimpica e mondiale dei 42 chilometri Peres Jepchirchir), Jessica ha corso con estrema razionalità recuperato sul rettilineo finale la divina keniota Hellen Obiri e sfiorando di un niente l’aggancio con la vincitrice Sheila Chepkirui. Undicesima la veneziana Giovanna Epis.

I costi folli della maratona della Grande Mela non spaventano gli italiani, secondi dopo i padroni di casa con 2.200 partenti, un 20% in meno del periodo d’oro. I più veloci tra i vip nostrani sono stati due ex calciatori di alto livello. Massimo Ambrosini, 49 anni, 17 stagioni nel Milan e 35 presenze in Nazionale, ha chiuso in un onorevole 3h26’ mentre il cinquantenne Massimo Oddo, una vita da terzino tra Milan, Napoli e Lazio, ha sfiorato il muro delle quattro ore mentre, a 69 anni appena compiuti, Deejay Linus è sceso sotto le 4 ore e 30’. Grazie anche alla visibilità portata da cinquanta celebrità di caratura internazionale, gli organizzatori sono riusciti a garantire quasi 100 milioni di dollari agli Official Charity Partners. Assenti il super competitivo Harry Styles che ha scelto Tokyo, Colin Farrell che ha optato per Brisbane e Chelsea Clinton che quest’anno ha gareggiato a Boston iscrivendosi come «Margaret Smith» per motivi di sicurezza, ieri tra gli altri c’erano l’attrice (Premio Oscar per A Beautiful Mind) Jennifer Connelly (3h40’), la leggenda del football Tiki Barber e Meredith Kopit Levien, ceo del New York Times che come sempre ha pubblicato la classifica della gara, preziosa quanto la medaglia e che include — sono i tempi della stampa — soltanto chi è arrivato in Central Park entro le cinque ore. Lei non ci è riuscita.

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