Solo Almgren batte Crippa New York sorride ai debuttanti
Yeman Crippa insegue Almgren che lo precederà sul traguardo. Sopra, la gioia per il 2° posto.
Sotto, Sheila Chepkirui (Kenya) 1ª tra le donne reuters/Thomas Salus AP Photo/Angelina Katsanis John Jones/Reuters.
L'azzurro all'esordio è secondo e stacca il pass per Los Angeles: "Sono contento, è la prova che sto crescendo"
EMANUELA AUDISIO
La Repubblica - Lunedì 2 Novembre 2026
Pagina 39
Non è l'autunno del patriarca, ma dei debuttanti. Evviva gli inesperti, quelli che si sentono dire: tu non sai come si fa. Ma davvero? Meglio provarci sempre. Yeman Crippa sotto le foglie rosse e gialle di Central Park arriva secondo, macchia di azzurro la gara dell'anniversario (50 anni) e conquista il titolo di vero maratoneta. Nessun dubbio, viene dalla pista, ma sulla strada si fa valere. Urla, alza le braccia, poi si piega in due a vomitare. «Niente di grave, è solo che forse avevo bevuto troppi liquidi». Era la sua prima volta a New York. Non ha mai perso la testa, si è guadagnato 60mila dollari di premio e la qualificazione per Los Angeles 2028. Il suo tempo di 2h06'14" migliora di quasi tre minuti il tempo più veloce ottenuto da un azzurro (Stefano Baldini nel 2002).
Crippa ha corso con body nero, occhiali scuri e treccine, ha fatto tutto bene, ha ceduto solo nell'ultimo chilometro (13" alla fine il suo svantaggio) davanti alla progressione dello svedese Andreas Almgren, 31 anni, vegetariano, anche lui transfuga dalla pista (è campione europeo dei 10mila) e debuttante assoluto in una maratona. Almgren ha messo i razzi, il suo assetto di corsa resta composto anche quando accelera, pare un robot tanto è perfetto, ha vinto in 2 ore, 6 minuti e 1 secondo. «Non è male come prima volta, non so come sia potuto succedere, ma sono felicissimo, anche perché mi sono allenato molto duramente». La Svezia che a Central Park non aveva mai vinto si dimostra brava non solo a saltare con l'asta (Duplantis), a lanciare il disco (Ståhl) ma anche sulle distanze più lunghe. La maratona che non fa sconti, che vi spezza con i suoi lunghi ponti, ma che ha il cuore di aspettare gli ultimi e di celebrarli, stavolta ha fatto una carezza ai nuovi. Li ha premiati invece di punirli. E come sempre nelle annate che finiscono con il 6 ha celebrato la sorpresa. Innanzitutto l'accoppiata uno-due made in Europe. Niente dominio del Kenya.
Terzo è arrivato Kamohelo Mofolo del Lesotho che si è fatto un bel regalo per i suoi 21 anni. Nel '96 vinse il poliziotto Giacomo Leone, ultimo azzurro a trionfare e sempre in quello stesso anno a settembre in Etiopia nasceva Yeman, anche lui oggi agente di polizia. Il suo secondo posto è il miglior piazzamento di un azzurro negli ultimi 30 anni, Crippa diventa il settimo italiano sul podio di New York e per l'undicesima volta, con la sesta prestazione di sempre.
Crippa non ha il tono di chi cerca rivincite. «Sono stracontento del secondo posto, ho cercato di blindarlo, perché ero stanco e non ne avevo più. Avevo visto già nei precedenti tentativi quando si trattava di tirare che lo svedese mi marcava stretto, il mio tempo su questo percorso e in una major iconica come New York dimostra che sto crescendo. Sono stato criticato per la mia scelta, hanno detto che non avevo il passo adatto alla strada, che sarei andato a sbattere contro le mie ambizioni, ma questo secondo posto dopo il primo di Parigi dice il contrario. Ho vinto due maratone diverse, nella capitale francese serviva un buon tempo e l'ho fatto, 2h05'18", qui bisognava saper gestire i vari momenti e missione compiuta. Ora mi regalo una bella cena al ristorante con la mia famiglia, con papà che è arrivato e con la mia fidanzata Sofia». L'ultimo azzurro a salire sul podio era stato Eyob Faniel, terzo cinque anni fa. I primi sei arrivati a New York hanno tutti una nazionalità diversa. Tra le donne la keniana Sheila Chepkirui si è aggiudicata il titolo femminile in 2h24'36", (aveva già vinto nel 2024) mentre l'altra favorita, la connazionale Hellen Obiri, campionessa in carica, è arrivata terza, superata a pochi metri dal traguardo dall'americana Jessica McClain. Era dal 2018 che un'atleta di casa non saliva sul podio. L'azzurra Giovanna Epis per sei secondi non è tra le prime dieci, finisce 11ª ma si prende la soddisfazione di essere seconda tra le europee. Dopo mezzo secolo di corsa New York è più azzurra.
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