Céline Dion - Lacrime di gioia


L'artista di nuovo live a Parigi dopo l'annuncio della malattia e sei anni di stop per curarsi "Avevo promesso di tornare sul palco: eccomi. Sono ciò che sono perché mi avete amata"

LUCA DONDONI
La Stampa - Lunedì 14 settembre 2026
Pagina 31

PARIGI  - «Avevo promesso a me stessa di non piangere». Céline Dion non è riuscita a mantenere quella promessa, ma ne ha mantenuta un'altra, più importante, fatta anni fa a sé stessa e ai suoi fan: tornare sul palco e cantare dal vivo. Lo ha fatto sabato sera, alla Plenitude Arena di Nanterre a Parigi, davanti a trentamila persone praticamente in piedi fin dal primo accordo.

«Sono così felice di rivedervi – ha detto subito –. Mi siete mancati», e poi giù lacrime, anche solo prima di cantare una nota.

Ci vuole un po' per riprendere fiato, ma ce la fa: «Ho fatto una promessa, tornare sul palco. Ed eccomi qui, canto per voi e canto per me, canto dal vivo».

Eccola, la frase che i suoi fan aspettavano da sei anni: «Sono tutto ciò che sono perché voi mi avete amata».

Il concerto inizia con On ne change pas, in francese, e bastano le prime note perché il pubblico canti con lei, sommergendola. Céline si ferma, sopraffatta, fatica a proseguire. Non è solo commozione da rientro: sono sei anni di silenzio forzato, di paura, di un corpo che non risponde più come prima.

Nel 2022 la diagnosi che ha cambiato tutto: «Sindrome della persona rigida», una malattia neurologica rara e per ora incurabile, che provoca spasmi e irrigidimenti muscolari capaci di rendere impossibile perfino respirare per cantare.

Fu quella diagnosi a costringerla a cancellare le ultime tappe del «Courage World Tour» e a sparire dalle scene, tra terapie, silenzi e un dolore raccontato nel documentario «I Am: Céline Dion». In questi anni il pubblico ha avuto solo un'occasione per poterla rivedere: l'apertura delle Olimpiadi di Parigi, nel 2024, quando Céline cantò Hymne à l'amour di Edith Piaf dal primo piano della Torre Eiffel, sotto la pioggia, con un abito scintillante firmato Dior. Un minuto e mezzo di canto che il mondo intero rivide migliaia di volte, la prova che la voce c'era ancora, anche se fragile. Ricordiamolo, qualche leone da tastiera si permise di scrivere che «l'artista fosse in playback», che «la performance non era stata all'altezza». Rumori di fondo che il mondo rigettò ai mittenti coprendoli di ignominia.

Certo è che, da quella sera a un concerto intero, con scaletta, cambi d'abito e ore sul palco, la strada era sembrata subito lunghissima, forse impossibile e invece... sabato quella strada è stata percorsa fino in fondo. Diretto da Willo Perron, lo spettacolo ha un respiro quasi spirituale, con immagini che richiamano un pellegrinaggio: buio, luce, rinascita. Céline ha cambiato più abiti nel corso della serata, dal nero gotico con corpetto e gonna di tulle fino a un mantello di piume rosa per Ebben? Ne andrò lontana, l'aria dell'opera di Alfredo Catalani, compositore italiano che debuttò alla Scala nel 1892 proprio con La Wally, resa celebre anni più tardi da Maria Callas. Il fatto che Céline l'abbia messa in scaletta non è casuale: è un pezzo che parla di una donna che affronta la sofferenza e sceglie comunque la propria strada e per questo il regista Perron l'ha scelta come momento-clou dello spettacolo. Il concerto apre una residency che segna la storia della musica dal vivo a Parigi: sedici serate tra settembre e ottobre, altre dieci in programma a maggio 2027, per ventisei concerti complessivi. La Plenitude Arena, ex La Défense Arena, quarantamila posti, la più grande sala indoor d'Europa, teatro anche delle Olimpiadi 2024: qui Céline resterà per sancire la sua rinnovata vita sul palco dopo le residency storiche di Las Vegas, «A New Day» e «Celine», che tra il 2003 e il 2019 la resero regina indiscussa di Sin City, la «città del peccato».

Nei giorni precedenti al debutto, arrivata a Parigi tra ali di fan davanti all'hotel Royal Monceau, aveva confessato a un'emittente francese di sentirsi «pronta, e un po' agitata, certo, perché è passato tanto tempo»; ha definito Parigi «la mia seconda casa», rifiutandosi di svelare quale canzone avrebbe aperto la serata. Anche il pubblico è stato coinvolto nell'attesa: un karaoke gratuito con diecimila persone, segno di quanto la città si sia stretta attorno a lei in queste settimane. Resta, sullo sfondo di ogni nota cantata sabato, la consapevolezza che nulla, per Céline Dion, sarà più come prima: dalla sindrome della persona rigida non si guarisce, ci si convive. Ma la voce, sabato, ha retto ed è esplosa come nei momenti migliori. Céline aveva promesso di non piangere e ha pianto lo stesso, in quelle lacrime c'era la risposta più onesta a chi in questi anni si è chiesto se sarebbe mai davvero tornata. La risposta è stata chiara: fragile e fortissima insieme Céline è di nuovo qui, come i suoi fan la ricordavano. Una benedizione.

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