«I francesi vengono prima». La corsa di Le Pen all’eliseo parte nel segno del populismo


Marine vola nei sondaggi, il delfino Bardella in silenzio

14 Sep 2026 - Corriere della Sera
Dal nostro inviato Stefano Montefiori
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«Prima i francesi», grida Marine Le Pen dal palco di Hénin-Beaumont, la cittadina mineraria del Nord della Francia che da oltre dieci anni è la sua roccaforte. Priorità ai francesi per gli alloggi, gli aiuti dello Stato, l’assistenza medica: «Sono il frutto dei sacrifici dei nostri padri, nonni e bisnonni, è normale che i francesi ne abbiano più diritto degli altri», dice tra gli applausi e i tricolori che sventolano. La preferenza nazionale è al centro del primo comizio dopo l’estate, inizio di una campagna presidenziale che lei già definisce «una formidabile avventura umana».

Dopo mesi di tentennamenti politici e il rischio di annacquare il messaggio a furia di rassicurare i moderati, si torna ai fondamentali: «I francesi, a casa loro, hanno più diritti degli altri». E il bilancio di dieci anni di macronismo, «più che un’analisi, è un’autopsia».

Annullata per poche gocce di pioggia la tradizionale visita al mercatino dell’usato e il conseguente bagno di folla, i simpatizzanti si aspettavano comunque dall’amata «Marine» un chiarimento sui rapporti con il delfino Jordan Bardella, per lunghi mesi convinto di correre per l’Eliseo al suo posto. Il ritorno di Le Pen ha colto di sorpresa Bardella, che secondo molte voci è caduto in disgrazia, come dimostrerebbe la cacciata dal partito del suo stretto collaboratore François Durvye.

«Siamo certi che tra Marine e Jordan tutto va bene, ma lei ci dirà sicuramente qualcosa», dice Serge, simpatizzante 40enne, prima del discorso. Invece si nota una certa freddezza, a parte il «tanti auguri a te» intonato per festeggiare assieme alla sala il 31esimo compleanno di Bardella. Di solito in queste occasioni il numero due del Rassemblement National parla per primo: stavolta ha salutato e sorriso a tutti, ma è rimasto in silenzio, e lei ha aspettato ben 40 minuti di discorso prima di citarlo di sfuggita.

Delle due anime del Rassemblement — quella sociale di Le Pen e quella più liberale di Bardella — qui si vede solo la prima, e del resto «MLP» lo dice subito: «Parlerò di chi si sveglia presto e va a dormire tardi dopo avere lavorato tutto il giorno, di chi aspetta con ansia lo stipendio a fine mese ed è tormentato dalle bollette, dall’affitto da pagare e dal prezzo della benzina». Un mondo molto lontano da quello imprenditoriale al quale sembrava rivolgersi di preferenza Bardella, con il suo nuovo stile di vita glamour, tra vacanze in Corsica fotografate dai settimanali e fidanzamento con l’aristocratica Maria Carolina di Borbone.

Le missioni internazionali di settembre di Bardella — in Inghilterra con Nigel Farage e a Cernobbio con il mondo economico — non sembrano essere piaciute alla leader, determinata a ristabilire la sua autorità e il contatto col popolo. A Hénin-Beaumont non si parla di difesa europea, di debito pubblico, né di Stretto di Hormuz o di guerra in Ucraina: tutto il discorso è dedicato alla «vita quotidiana dei francesi comuni». La prima ovazione arriva quando Marine Le Pen promette di «cacciare dagli alloggi popolari quelli che trasformano le hall dei palazzi in centri di spaccio». «Marine présidente!», è la risposta della sala.

Il diritto alla casa è il cuore del discorso: bisogna costruire più case, trasformare in appartamenti gli uffici inutilizzati, allentare le regole ambientali che tolgono dal mercato migliaia di alloggi. E per dare maggiore respiro al messaggio ecco l’invocazione del «Bello» architettonico, come durante il Rinascimento — la Renaissance è lo slogan di campagna. Forte del 35% nei sondaggi che la piazzano di gran lunga in testa, e dopo il trionfo degli estremisti della AFD in Germania, a sette mesi dal voto Marine Le Pen riporta il timone sulla rotta classica del Rassemblement National. Quanto a Bardella, come diceva il fondatore Jean-Marie, «il destino dei delfini, talvolta, è di arenarsi».

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