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ISAAC GALVEZ – CYCLING’S SADDEST STORY

21.03.2017 by Hannah Troop “Every year by the last weekend of November I lose my traditional smile and my eyes turn sad while trying to retain the tears from rolling down.” When we received this email late last year from our close friend Sergi Florenciano, we knew that we had to write a story about it. As you continue to read you can feel the eyes start to sting and vision blur slightly. Sergi wrote to us about his fallen comrade, his partner in crime–Issac Galvez. Emotion pours onto the page detailing this tragic narrative, about the lottery that is professional bike racing. “He [Issac] got his second World Track championship, again with his beloved [teammate] Joan Llaneras…they were called to be the next Olympic Champions on Madison, the Kings of the velodrome. So by the fall of 2006 both Isaac and Llaneras put all their energy into the track season.” “They took a break on the first weekend of November to go back home; Isaac got married, we were overjoyed that day....

Tragedia a Gand Caduta in pista muore Galvez

12 le vittorie dello spagnolo Isaac Galvez nelle sette stagioni tra i professionisti: dalla Clasica Almeria 2000 all'ultima tappa della Quattro Giorni di Dunkerque nel 2006  CLAUDIO GHISALBERTI, La Gazzetta dello Sport 27 novembre 2006 Lo spagnolo Isaac Galvez è morto a causa di una caduta nel corso dell'americana alle 0.30 di domenica , penultima giornata di gara della Sei Giorni di Gand, in Belgio. Galvez, 31 anni, era campione del mondo dell' americana. E il titolo vinto, con Juan Llaneras a Bordeaux ad aprile, è stato il bis di quello del 1999 a Berlino . Sempre con Llaneras, Galvez era al secondo posto nella kermesse belga. L'autopsia ha evidenziato che la morte è stata causata da una costola che, spezzandosi nella caduta, ha toccato il cuore. Tre settimane fa, Galvez s' era sposato con Davinia e la Sei Giorni di Monaco era stato il loro viaggio di nozze. Le sue vittorie le festeggiava scavalcando la balustra per portare i fiori a lei. Ora, su una ba...

BIKE PORTRAITS - Stan Ockers, l’idolo che fece piangere il piccolo Merckx

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di CHRISTIAN GIORDANO ©   Sempre troppo giovane, povero Stan.  È così che in famiglia chiamavano Constant Ockers, nato il 3 febbraio 1920 a Borgerhout, sobborgo di Anversa. Terra di ciclismo se ne esiste una, ma non per lui: da grande gli sarebbe piaciuto arruolarsi in Marina. Per quello lascia la scuola presto. Troppo per imbarcarsi subito, e così deve arrangiarsi come verniciatore ai cantieri navali. La nuova e inattesa carriera, però, dura poco, perché quando il fratello maggiore Jos gli compra una bicicletta, Stan si scopre corridore.  All’epoca Stan giocava a calcio, sport che mal si concilia col ciclismo perché nelle due discipline lavorano muscoli antagonisti; così, un po’ a malincuore, lascia il pallone per le due ruote.  Ockers scala in fretta le categorie dilettantistiche e nel 1941, con il Belgio già occupato dai nazisti, passa professionista. Al primo anno, sulle strade di casa vince da indipendente i criterium di Sint-Niklaas, Steken...

Tour 2018, l’ultima sfida dell’ottavo napoleone

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di Christian Giordano Nei suoi 114 anni di storia il Tour de France ha avuto al comando soltanto otto uomini. E non sempre soli. Henri Desgrange, il primo padre-padrone della Grande Boucle, è rimasto sulla tolda fin quando a togliercelo fu la malattia, che lo costrinse a passare – a malincuore – il timone, nel 1936, a Jacques Goddet, il capo del quotidiano L’Auto. Goddet ci risalì quando la corsa ricominciò, dopo la Seconda guerra mondiale, e vi restò aggrappato – da solo – fino al 1962, quando ad affiancarlo arrivò Félix Lévitan, allora boss del quotidiano Le Parisien Libéré. é milien Amaury, proprietario del giornale, si era accordato per sponsorizzare la corsa ma a condizione di mettervi a capo un suo uomo. Lévitan. Goddet e Lévitan insieme gestirono la corsa per i successivi venticinque anni, e gettarono le fondamenta di quel colosso globale commerciale e mediatico che il Tour è diventato. In totale, Goddet ne è stato a capo per mezzo secolo. E i...

LOUIS VAN GAAL: A DIVISIVE SUCCESS STORY

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https://thesefootballtimes.co/2017/10/10/louis-van-gaal-a-divisive-success-story/ OMAR SALEEM These Football Times, 10/10/2017 TO SOME, HE’S ONE OF THE BEST MANAGERS OF THE PAST TWO DECADES, willing to sacrifice style for substance and flair for formality. To others, he’s an unnerving disciplinarian, an expert at alienating his players and fans. Whatever side of the fence you fall, few will doubt that Louis van Gaal is one of the most pragmatic managers in the modern game. On the face of it, it’s difficult to understand where the animosity comes from. After all, here we have a manager who has won seven domestic league titles in his managerial career, four European trophies, and guided an inexperienced Netherlands side to a third-place finish at the World Cup. Factor in a number of domestic cups and individual accolades and the case against Van Gaal appears frivolous. Depending on who you ask, of course. Dennis Bergkamp shrugged his shoulders. The date was 2...

Connie Hawkins prima di Doctor J

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http://blog.guerinsportivo.it/blog/guerin-sportivo/basket-guerin-sportivo/2017/10/09/la-leggenda-di-connie-hawkins di STEFANO OLIVARI, Guerin Sportivo La pallacanestro di strada ha creato molti miti, spesso falsi e sempre ingigantiti grazie al fatto che i protagonisti sono di solito deceduti o lontani: quasi nessuno di questi ha lasciato una traccia nella pallacanestro vera.  Fra i pochi ad esserci riusciti c’è Connie Hawkins, morto l’altro giorno a 75 anni. Da adolescente stella assoluta del Rucker Park, il campo di Harlem dove lo street basketball ha toccato i suoi livelli più alti con i vari Earl Manigault (‘The goat’), Pee Wee Kirkland e Joe Hammond, Hawkins riuscì a portare in parte questo stile di gioco anche fra i professionisti, dopo essere stato espulso dal mondo dei college per una vicenda di scommesse (in cui nella sostanza non c’entrava) a Iowa ed essere passato per anni nel circo degli Harlem Globetrotters.  Non era la solita guardia mangiapalloni ...

Il crollo dell'impero di "Don" Rick Pitino

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https://miobasket.blogspot.it/2017/10/il-crollo-dellimpero-di-don-rick-pitino.html di CLAUDIO LIMARDI, lunedì 9 ottobre 2017 Ricordo Rick Pitino ad un predraft camp di Chicago. Al Moody Bible Institute in centro. Aveva appena firmato per i Boston Celtics. Elegantissimo, dietro un canestro. Inavvicinabile. Il gilet bianco, pantaloni scuri, calzini e mocassini bianco latte. Pittoresco. La sua gang era formata da persone che gli dovevano il contratto più alto della loro vita. Lo servivano e riverivano. Era davvero Don Rick, il Padrino. Per quanti anni Rick Pitino è stato un allenatore al top della sua professione? Nel 1987 portò Providence alle Final Four. La stella era Billy Donovan, attuale coach dei Thunder. Bravo, duro e tiratore ma mediocre talento e zero atletismo. Billy Donovan ad alto livello non poteva giocare eppure lo fece. Pochi mesi dopo in una delle loro tante ricostruzioni, i Knicks scelsero Pitino come allenatore. In retrospettiva fu un colpo di genio, uno...

THE MAKING OF LUKA MODRIĆ FROM WAR-TORN CROATIA TO THE WORLD’S BEST MIDFIELDER

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https://www.amazon.it/Luka-Modrić-paura-Football-Portraits-ebook/dp/B01B1NLAHG by Justin Sherman These Football Times October 9th, 2017 PINNED TO THE FLOOR with the nearby bed serving as their canopy of preservation, a family besieged by war would sometimes sit for hours . Miles away, mortars would be shot in their direction indiscriminately, fortunately whizzing past before making the earth tremble in their wake. Thousands of grenades, fired from the surrounding hills, would rain down on the parking lot that masqueraded as a training pitch in front of their hotel . When the outside commotion ceased to exist, little Luka Modrić would crack a modestly shy smile, pick up his football and make the long and frightful journey outside.  As the door creakily swung open, smoke would billow to the sky, casting an eerie cloud disguised as a silhouette of war. Craters littered the grey, bombed-out pavement, turning the pristine and sun-soaked port city into something tha...