La nuova Germania di Klopp
La Nationalmannschaft riparte dopo il Mondiale con quattro partite in undici giorni. Ecco come ci arriva
8 ore fa
Il momento è arrivato. A circa due mesi dalla sua nomina a ct della Germania Jürgen Klopp debutta come Bundestrainer. Quattro partite di Nations League contro Paesi Bassi, Serbia e Grecia (due volte) per iniziare un percorso che ha come obiettivo non solo quello di provare a vincere ma anche di dare nuovo slancio ed entusiasmo a una squadra e a un movimento reduce da due fallimenti mondiali e una crescente sfiducia verso la Nazionale.
Il metodo Klopp - Come era prevedibile l’impatto dell’ex allenatore di Liverpool, Borussia Dortmund e Mainz è stato visibile. Sia mediaticamente che dal punto di vista relazionale. Nelle due conferenze stampa indette per l’insediamento e per le prime convocazioni Klopp ha scelto la via della trasparenza e della spiegazione. Ha fissato anche dei limiti, mettendoci la faccia. Che poi è una delle ragioni per cui la DFB lo ha scelto. Per quanto riguarda il metodo di lavoro il neo Bundestrainer ha fatto capire quale sarà la sua strategia. Klopp ha visto molte partite dal vivo in questi primi turni di Bundesliga e ha scambiato idee e opinioni con i tecnici del massimo campionato. Vuole capire, conoscere e ascoltare. E anche provare. Un segno è la scelta di chiamare un totale di 44 giocatori, di cui undici esordienti, divisi in due gruppi, ognuno dei quali affronterà due incontri con la possibilità per alcuni di rimanere per tutta la finestra delle Nazionali. Una scelta rivoluzionaria e inedita nel Dopoguerra (negli Anni Trenta la Germania giocò in alcuni casi due amichevoli lo stesso giorno) che dovrebbe servire al Bundestrainer per lavorare per più tempo con più giocatori, riuscendo ad avere un’idea di chi sia pronto e su chi abbia più bisogno di essere aspettato. Un casting gigante per iniziare a dare forma alla squadra che Klopp ha in mente.
Come potrebbe giocare la nuova Germania di Klopp - La domanda non è tanto quale modulo utilizzerà Jürgen Klopp, quanto che tipo di calcio vorrà costruire. Il nuovo Bundestrainer ha già dato alcune indicazioni molto chiare: più intensità, maggiore stabilità difensiva e un’identità riconoscibile fin dalle prime partite. “Potrebbe essere un po’ selvaggio, ma deve essere vivo”, ha spiegato Klopp presentando il suo progetto. È quindi difficile immaginare una rivoluzione basata su un semplice cambio di modulo. Più probabile, invece, un ritorno ai principi che hanno caratterizzato le migliori squadre di Klopp: pressione alta, riaggressione immediata e verticalità. Il sistema più naturale potrebbe essere il 4-3-3, modulo usato al Liverpool, destinato però a trasformarsi continuamente durante le diverse fasi della partita.
La prima scelta significativa riguarda Joshua Kimmich. Klopp ha già confermato di considerarlo un centrocampista e non un terzino, come nelle precedenti gestioni, chiedendogli di portare in nazionale lo stesso livello di leadership e rendimento mostrato al Bayern. Accanto a lui potrebbero esserci due centrocampisti capaci di muoversi tra le linee. Qui entra in gioco però uno dei grandi temi della Germania: la quantità di talento tecnico disponibile sulla trequarti, che potrebbe spesso far virare sul 4-2-3-1. Florian Wirtz e Jamal Musiala, in particolare, difficilmente possono essere ingabbiati in posizioni troppo rigide. Entrambi potrebbero però partire larghi nel 4-3-3 per poi convergere nei mezzi spazi, creando superiorità alle spalle del centrocampo avversario. Anche per questo il modulo sulla lavagna conterebbe relativamente poco. In possesso, la Germania potrebbe trasformarsi in una sorta di 2-3-5, con i terzini chiamati a determinare di volta in volta l’ampiezza o a entrare dentro il campo. Potrebbe, quindi, avvicinarsi al 4-2-3-1, marchio di fabbrica dei successi del Borussia Dortmund di inizio anni Dieci.
È però nella fase di non possesso che dovrebbe vedersi maggiormente la mano di Klopp. Il principio fondamentale sarebbe quello del famoso Gegenpressing: dopo una perdita del pallone, i giocatori più vicini cercano immediatamente di recuperarlo, impedendo all’avversario di uscire dalla pressione. Per farlo, servirà una squadra corta. La linea difensiva dovrà quindi accompagnare il pressing e mantenere una posizione alta. I centrocampisti dovranno essere pronti a coprire le ricezioni alle spalle della prima pressione, mentre gli esterni avranno un ruolo fondamentale nell’indirizzare la costruzione avversaria. È qui che la scelta degli interpreti diventa interessante. Klopp ha parlato esplicitamente della necessità di costruire stabilità difensiva prima di permettere alla qualità offensiva di emergere. Non significa necessariamente difendere con molti uomini. Al contrario: l’obiettivo potrebbe essere difendere in avanti, recuperando il pallone il più vicino possibile alla porta avversaria. La grande sfida sarà trovare il modo di mettere insieme il talento offensivo della Germania senza perdere equilibrio. Proprio i già citati Wirtz e Musiala sono paradossalmente due dei giocatori che più possono beneficiare di un sistema nel quale la palla viene recuperata rapidamente e gli avversari sono costretti a difendere in campo aperto. Ma Klopp di sicuro chiederà anche a loro qualcosa in più rispetto alla semplice creatività: partecipare attivamente alla pressione. È un punto fondamentale: nel calcio di Klopp, il pressing non appartiene soltanto ai difensori o agli attaccanti, ma va fatto da tutti, con i tempi giusti per non disperdere energie. Se anche i giocatori più talentuosi accettano questo lavoro, la Germania può trasformare le proprie qualità tecniche in una fonte costante di occasioni.
Un’altra caratteristica, un cambiamento evidente rispetto all’ultima fase della gestione Nagelsmann, fatta di lunghe fasi di possesso palla, dovrebbe essere la ricerca di maggiore verticalità: una squadra che, una volta recuperato il pallone, provi immediatamente ad attaccare lo spazio. I centrocampisti potrebbero ricevere tra le linee, gli esterni attaccare la profondità e il centravanti occupare i centrali, creando gli spazi per gli inserimenti da dietro. Le prime, numerose, convocazioni fatte da Klopp sembrano già indicare questa direzione: il nuovo CT ha orientato le scelte su un’idea basata su intensità, pressione, verticalità e una squadra corta e aggressiva.
Gli undici debuttanti - Tra i 44 convocati ci sono ben 11 debuttanti assoluti. Vediamoli uno ad uno.
Hennes Behrens – Augsburg
Classe 2005, terzino sinistro, Behrens arriva dalla trafila giovanile con l’Hoffenheim e dall’esperienza con le seconde squadre, prima di affacciarsi al calcio professionistico nella seconda metà della scorsa stagione, in prestito all’Heidenheim. Da anni in Germania si parla di una mancanza di terzini e Behrens in poco tempo ha dimostrato che a sinistra qualcosa si muove. Un profilo da osservare soprattutto per energia e capacità di adattamento.
Max Rosenfelder – Friburgo
Difensore centrale classe 2003, Rosenfelder rappresenta un profilo particolarmente interessante per una squadra che vuole difendere in avanti. Ha già accumulato esperienza in Bundesliga con il Friburgo, anche se con Schuster, spesso a causa di infortuni, sta trovando poco spazio. Se quindi da una parte la sua convocazione è una sorpresa, dall’altra si tratta di uno dei difensori centrali di maggior prospettiva, in particolare nel gioco di Klopp, dove velocità nelle letture e capacità di coprire spazio alle spalle diventano fondamentali.
Philipp Treu – Friburgo
Altro giocatore del Friburgo. Terzino destro (ma può giocare anche a sinistra), classe 2000, Treu offre soprattutto dinamismo sulla fascia. Per Klopp potrebbe rappresentare una soluzione interessante perché il suo calcio richiede terzini capaci di partecipare continuamente alle due fasi. Ampiezza, corsa e disponibilità al pressing sono caratteristiche che possono renderlo funzionale al nuovo progetto.
Yannik Engelhardt – Friburgo
L’ex Como e Borussia Mönchengladbach è una delle principali sorprese di questo inizio di Bundesliga. Centrocampista classe 2001, può lavorare come elemento di connessione e copertura. In una Germania che Klopp vorrebbe rendere più stabile senza rinunciare all’aggressività, un giocatore capace di dare ordine alle spalle della pressione può diventare prezioso.
Bambasé Conté – Hoffenheim
Classe 2003, Conté, che non giocherà contro l’Olanda, è una delle scommesse più evidenti della prima convocazione. Trequartista mancino, rientrato a Sinsheim dopo la promozione con l’Elversberg, la sua convocazione dice molto sulla volontà di Klopp di allargare il bacino della nazionale oltre i nomi già consolidati. Un profilo offensivo giovane, da inserire progressivamente in un calcio basato su intensità, transizioni e attacco dello spazio.
Younes Ebnoutalib – Eintracht Francoforte
Ebnoutalib ha optato per la nuova Germania di Klopp, che lo ha convinto a scapito della nazionale marocchina. Nato a Francoforte nel 2003, il centravanti dell’Eintracht ha avuto un’ascesa rapidissima: dopo aver giocato anche in Italia, nel Perugia, appena due anni fa giocava ancora in quarta serie con il Giessen, prima di esplodere con l’Elversberg, dove ha segnato 12 gol in 17 partite di Zweite Bundesliga. Alto e potente, ma anche mobile e abile nel gioco nello stretto, Ebnoutalib unisce fisicità e fiuto del gol. In questo inizio di stagione ha già realizzato 5 reti in 5 partite tra Coppa e Bundesliga.
Finn Jeltsch – Stoccarda
Classe 2006, Jeltsch rappresenta una delle scommesse più interessanti per il futuro della difesa tedesca. Cresciuto nel Norimberga, si è imposto giovanissimo in Zweite prima di passare allo Stoccarda, con cui ha già accumulato 57 presenze tra Bundesliga e coppe europee. Difensore centrale di 187 centimetri, abbina fisicità, velocità e una buona capacità di lettura. La sua propensione ad aggredire in avanti e la sicurezza nel difendere a campo aperto lo rendono particolarmente adatto a una squadra che vuole pressare alta.
Felix Keidel – Elversberg
Keidel è il classico giocatore che può offrire a Klopp una preziosa dose di duttilità. Cresciuto nell’Ingolstadt, dove ha collezionato 82 presenze in Dritte Liga, dal 2025 gioca nell’Elversberg. Nato come terzino destro, può agire anche da mediano, caratteristica che ne aumenta il valore in una rosa molto ampia. È un giocatore dinamico, tecnico, aggressivo nei duelli e capace di sostenere ritmi elevati: qualità che si sposano bene con un calcio fondato su pressione e transizioni. Con la sua convocazione il CT tedesco dimostra di voler premiare la crescita e la duttilità prima dell’esperienza (ha solo 4 presenze in Bundesliga).
Vitaly Janelt – Brentford
Janelt è un caso diverso: non è più una promessa, ma un centrocampista già formato, reduce dal titolo europeo Under21 nel 2021. Il suo profilo fisico e tattico può essere particolarmente interessante per Klopp: intensità, duelli, copertura e capacità di lavorare senza palla. Potrebbe essere uno dei giocatori più naturalmente compatibili con la componente “heavy metal” del progetto. L’aspetto curioso è che non ha mai giocato in Bundesliga, essendo passato direttamente, nel 2020, dal Bochum al Brenford, di cui è diventato capitano (166 partite in Premier League).
Mika Baur – Celtic
Baur, classe 2004, è un altro giocatore che Klopp ha voluto vedere da vicino. La sua convocazione conferma la volontà di esplorare profili ancora fuori dalla tradizionale rotazione della nazionale. In un sistema dove gli esterni e i centrocampisti offensivi devono saper attaccare spazio e contribuire alla pressione, la sua versatilità può essere particolarmente interessante. Cresciuto nel Friburgo, si tratta di un altro convocato che non ha mai giocato in Bundesliga, poiché in estate è passato dal neopromosso Paderborn al Celtic.
Derry Scherhant – Friburgo
Scherhant è un attaccante moderno, capace di giocare largo ma anche di attaccare gli spazi da una posizione più centrale. Cresciuto nell’Hertha, ha trovato la consacrazione al Friburgo, dove può sfruttare velocità, progressione e capacità di puntare l’uomo. Non è soltanto un esterno da uno contro uno: sa muoversi senza palla e inserirsi rapidamente negli spazi (in questo inizio di stagione ha già raccolto 2 gol e 7 assist tra Bundesliga, Coppa di Germania e Conference League). Nel sistema di Klopp potrebbe diventare un’arma interessante soprattutto nelle transizioni e nella pressione offensiva.
Ter Stegen, Bisseck, Adeyemi, chi si rivede - Nella maxi lista dell’ex allenatore del Liverpool c’è anche qualche ritorno. Il più importante, anche per il ruolo che andrà a ricoprire è quello di Marc-André ter Stegen. L’ex numero uno del Barcellona torna dopo due anni difficilissimi, flagellati dai problemi fisici. Nell’intenzione di Klopp l’attuale portiere dell’Ajax, che ritornerà tra i pali proprio nel suo stadio ad Amsterdam, sarà il numero uno della squadra. Se è in buone condizioni fisiche ter Stegen è un portiere affidabile e di esperienza ideale per un gruppo che si sta formando, l’”usato sicuro”. Bisseck sta facendo bene all’Inter e potrebbe essere una buona soluzione per allungare le rotazioni di una difesa, vero punto debole, come lo potrebbe essere Josha Vagnoman, autore di un’ottima crescita nell’ultima stagione con lo Stoccarda. Davanti Karim Adeyemi potrà mettere a disposizione di Klopp il suo dinamismo e la sua velocità, oltre che la sua esperienza.
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