Post

Gilbert e Contador, "numeri" da campioni

Immagine
Un numero da ex campione del mondo per Philippe Gilbert. E uno da padrone del Giro per Alberto Contador. Tutt'altro che interlocutoria la 12esima tappa, 190 km di pioggia e freddo da Imola a Vicenza, vinta dal fuoriclasse belga con uno scatto dei suoi. Ai meno 400, sullo strappo che porta al Monte Bérico, Gilbert è uscito allo scoperto con un colpo da finisseur purissimo, lasciando a tre secondi la maglia rosa e Diego Ulissi, sfortunatissimo terzo nonostante una caduta e i guai meccanici che lo hanno costretto a rimontare nel traffico.  Gilbert, però, su arrivi come questo è di un'altra categoria. A marzo, prima della Sanremo, era venuto con Fabio Baldato - da due anni suo diesse alla BMC - a visionare il percorso della tappa. E due mesi dopo ha dimostrato di aver studiato. Su queste strade Vicenza vuole ospitare il mondiale 2020; Gilbert avrà 38 anni, Ulissi solo 31. Uno in più di quanti ne aveva Philippe iridato a Valkenburg 2012. Professionista dal 2003 e re delle...

Echoes' Cycling Biography #4: Jean-Pierre Monseré

September 08, 2013, 14:12 Introduction This biography is meant to be published on September 8 2013 for the 65th anniversary of Jean-Pierre Monseré 's birth. His pro career being brutally shortened by tragedy it looks as if this biography might be very short, but there was a life before the World title, the "default" Lombardy victory and the tragic crash at the kermess of Retie. Mark Van Hamme already made a great biography in Dutch of the former World Champion called " Jean-Pierre Monseré: voor altijd 22 " (Roularta Books, 2010), one of the best cycling biography that there is, on which this one is mainly based (though information from other sources is added). He was born in a factory worker's house to a poor factory working district of Roeselare that the richer merchants from downtown sarcastically called 'Krottegem'. The district is famous for a bitter beer called Rodenbach (usually drunk with grenadine) and for the impressive number of cyc...

Beheyt, campione traditore

Immagine
Incontriamo il vincitore del Mondiale 1963, che al traguardo, da gregario, bruciò il suo capitano il grande Van Looy: "Non mi parlò per anni, ora va meglio, ci diciamo buongiorno e buonasera" di MARCO PASTONESI , La Gazzetta dello Sport - 16 aprile 2007 16 aprile 2007 - Prima dell’11 settembre, per i belgi esisteva l’11 agosto. L’11 agosto 1963. Campionati del mondo di ciclismo, professionisti su strada, in casa, a Renaix. Ogni villaggio, ogni paese, ogni città, lì, in Belgio, pedala la sua storia a due ruote. Volatona. L’idolo, il dio del ciclismo, perdipiù il favorito, è Rik Van Looy: già stato campione del mondo nel 1960 e nel 1961. Sarebbe il tris. Fino a quel punto, impresa riuscita solo ad Alfredo Binda e a un altro Van, Rik Van Steenbergen. Ma dopo 278,8 chilometri, dopo 7 ore, 25 minuti e 26 secondi, dopo una partita di scacchi a 37 e mezzo all’ora di media, Benoni Beheyt precede Van Looy. Beheyt: belga, sconosciuto gregario di Van Looy. La foto che passa agl...

1963, l'affaire Van Looy-Beheyt

Immagine
di Luca Saugo "Pagliarini", ilnuovociclismo.com Correva l'anno 1963, Alcatraz chiudeva, i Beatles mettavano in commercio il loro primo LP, usciva il primo numero di Spider Man, Martin Luther King teneva il famoso discorso "I Have A Dream" e il Kenya otteneva l'indipendenza dal Regno Unito. Il ciclismo vive in quegli anni il dualismo francese tra Anquetil e Poulidor, il primo vincente e detestato dalla gente, il secondo perdente e amato da tutti. Il bi-campione del mondo belga Rik Van Looy è da anni il dominatore delle volate e delle classiche, mentre l'omonimo Van Steenbergen è ormai alla fine di una carriera fantastica che lo ha visto vincere, tra le altre cose, 3 Mondiali, 2 Fiandre, 2 Roubaix e una Sanremo. Il ciclismo italiano nel 1963 vede nascere una nuova stella, il parmigiano Vittorio Adorni; mentre Ercole Baldini continua il suo inesorabile declino e Franco Balmamion vive la miglior stagione della sua carriera dal punto di vista dei risult...

Zakarin sul bagnato, Contador controlla

Immagine
È la cartina di tornasole in vista del Giro d'italia, il Romandia. E raramente tradisce. Lo scorso 3 maggio, nella crono conclusiva di Losanna, il 25enne russo Ilnur Zakarin lo ha sfilato a due big Spilak, suo compagno alla Katusha, e Chris Froome. Nella undicesima tappa, 153 km nervosi e molto bagnati da Forlì al circuito imolese dell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari", Zakarin ha vinto con un numero da corridore completo, prima azzeccando la fuga giusta, poi salutando tutti a 500 metri dall'ultima salita e infine picchiando in discesa alla Pantani, nella pericolossima - e da non emulare - posizione a uovo, prima di andare a vincere da solo a braccia alzate. Campione europeo juniores a cronometro nel 2007, Zakarin ha perso dieci chili in un anno e si è messo alle spalle i due anni di sospensione (dal 2009 al 2011) comminatigli dalla federazione russa per positività al nandrolone, uno steroide anabolizzante. Dietro di lui e i fuggitivi di giornata, regolati all...

Porte-Clarke, boomerang australiano

Immagine
Sul Garibaldi - l'abbecedario di crosa - una tappa, la decima, levigata come una tavola da surf lungo la costa adriatica; su strada, un distacco da frazione di montagna: 47" secondi di ritardo di Richie Porte, il capitano del Team Sky, poi penalizzato di 2' dalla giuria per il cambio ruote assicuratogli non da un compagno squadre o da un mezzo neutro come l'ammiraglia di gara. No: la ruota gliel'ha data un connazionale, Simon Clarke, già maglia rosa in questo Giro che però corre con la Orica Green Edge. Un favore, quello tra australiani, che a Porte può costare il Giro: il tasmaniano adesso non solo scivola giù dal podio, da terzo a quarto dietro i due dell'Astana Fabio Aru e Mikel Landa, ma precipita a 3'09" dalla maglia rosa Alberto Contador. Capita nel Giro delle sorprese, e del minimo storico di trasferimenti nelle ultime venti edizioni: appena 850 km. E dove stavolta a vincere è il 25enne veneto Nicola Boem, non uno dei velocisti candida...

Giro girotondo 2015

Immagine
di SIMONE BASSO , Il Giornale del Popolo Pallini nemmeno fosse morbillo, anche se i pois rossi ricordano la concorrenza (...), per commentare la vernice del Giro 2015. Si riparte da Civitanova Marche, luogo della prima giornata di riposo, e la situazione è più o meno quella prevista. Gran folla, soprattutto in Liguria, e ci si chiede dove fosse il pubblico in occasione di altre gare italiane; non solo quelle giovanili, persino le ultime Milano-Sanremo. Quest'anno, sul Poggio, sarà stato il meteo mediocre o la poca abitudine alla data domenicale, c'erano veramente quattro gatti. Così, osservando la baraonda popolare lungo le strade, ci si limita a una battuta: sembra il Tour of Yorkshire. La corsa rosa, disegnata con più rispetto della logica e della storia rispetto a Tour e Vuelta, conferma ormai una vis agonistica standardizzata. Se il Giro - una volta - era contesa tattica, oggi l'approccio è simile alla Grande Boucle. 'A bloc tutte le frazioni, con l...