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L'innocenza perduta di Peter Pan Sagan

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Peter Sagan espulso dal Tour de France. Non un campione qualsiasi, ma il due volte campione del mondo. Il corridore più forte nelle corse di un giorno, quello più istrionico e popolare. Per carisma, l'unico degno successore di "Super" Mario Cipollini.  È la dura legge del Tour: si chiama Grande Boucle , la grande corsa, perché è il Tour che fa grandi i corridori, non i corridori il Tour.  In passato però sono starti mandati a casa Steels nel '97, Blijlevens nel 2000, Renshaw (l'ultimo vagone dello stesso Cavendish) nel 2010, e Sepulveda nel 2015. Nomi anche importanti ma mai superstar come l'ex Peter Pan del ciclismo globale e globalizzato. Un'icona dei social, un attore mancato - da Grease agli spot-remake di Rocky IV e Il gladiatore - ma soprattutto un campionissimo capace di segnare un'epoca come i grandissimi del passato. Un talento sconfinato, capace di vincere e perdere dappertutto, e di dissertare d'immigrazione appena vin...

Sagan e Cav a casa, vince Demare

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Tutto in 24 in ore, il meglio e il peggio di Peter Sagan: dal numero da alieno di Longwy (col salto di pedale) all'umanissimo gomito largo di Vittel che ha mandato sulle transenne Mark Cavendish, un altro bucaniere delle volate a sua volta impunito nel 2013 e finito a terra, al via del Tour 2014, nella tappa di Harrogate, davanti alla finestra di mamma Adel(e).  Apriti cielo. La volata la vinceva Arnaud Demare, che a sua volta aveva tagliato fuori più Aleksander Kristoff, secondo, che André Greipel. Per il francesino dagli occhi azzurro mare è il primo successo alla Grande Boucle, il secondo più importante della carriera dopo la Sanremo 2016, vinta, sussurrano i maligni, rientrando dalla caduta grazie alla scia delle ammiraglie. Sagan, sul rettilineo troppo stretto di Vittel (ma il Comune dell'omonima sorgente termale è da dieci anni nel cosiddetto "top club" dei cinque mega sponsor del Tour), aveva chiuso secondo.  Penalizzato di 30 secondi e retr...

What Makes Luka Modrić So Special? - A Statistical Analysis

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https://www.amazon.it/Luka-Modrić-paura-Football-Portraits-ebook/dp/B01B1NLAHG A comparative statistical investigation between Luka Modrić and the likes of Iniesta, Kroos, and Gundogan , to figure out what makes the diminutive Croatian tick so differently from the rest. by Om Arvind @OmVArvind Jul 14, 2016 Of all the glizt and glamor stars to have donned the white chain mail of Real Madrid, few have managed to match the grace and sense of touch of Luka Modrić. Officially deemed a flop by a poll from Marca midway through the 2012/13 season, Modrić has since become the best midfielder in the world, leading his side to two Champions League titles in four years. But when breezing through articles online or when watching Modrić on TV, it is hard to pinpoint exactly what makes him so special. It is as if, in his dazzling brilliance, we are blinded in awe, unable to critically focus our gaze. Is it his glorious outside of the boot passes , or is it his g...

L'alieno Sagan

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In verde ai Campi Elisi negli ultimi cinque Tour perché trattasi di un alieno. Il numero di Peter Sagan in cima al dente di Longwy (1.6 km al 5,8% medio e punta dell'11%) conferma che il 27enne slovacco è di un altro pianeta. Ai meno duecento metri "perde" il pedale destro come a Richmond 2015, eppure trionfa di mezza bici, quasi scherzando. Un gigante davanti a giganti, perché pur essendo al vento già ai -400 si lascia dietro l'australiano Michael Matthews (secondo anche a Richmond; e sei tappe nei tre grandi giri), l'irlandese Dan Martin (una Liegi e un Lombardia più una tappa a Tour e Vuelta) e Greg van Avermaet, olimpionico a Rio2016 e quest'anno re a Wevelgem e a Roubaix. Per il bicampione del mondo è la 96esima vittoria in carriera, l'ottava al Tour dove ha collezionato anche 18 secondi e 9 terzi posti: 35 podi e, appunto, cinque maglie verdi. Dovesse arrivare a Parigi con la sesta, eguaglierebbe il record di Erik Zabel. Un altro extrater...

Il vero Kittel e i fantasmi di Froome

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Le lacrime di Marcel Kittel tornato il vero Kittel, e lo spavento di Chris Froome: eccola, in sintesi, la seconda tappa del Tour. Duecento chilometri quasi piatti da Düsseldorf a Liegi, e quasi sempre sotto la pioggia. E proprio quella ha fatto rivedere i fantasmi del 2014 a Froome, giù per terra con Romain Bardet e mezza Sky (compresa la maglia gialla Geraint Thomas) ai meno trenta. Inseguimento a tutta trainato dai compagni Sky e danni evitati grazie anche al doppio cambio bici.  Ripresa la fuga ridotta a due (Phinney e Offredo), volatona doveva essere e tale è stata, con il tedescone da 86 kg che ha sprigionato tutta la sua potenza a rimorchio di un treno tutto italiano: Fabio Sabatini e quel super Matteo Trentin già quinto nella crono del giorno prima. A cinque mesi esatti dal cazzotto dell'ucraino Andyi Grivko nella terza tappa del Dubai Tour (poi vinto da Kittel), il gigante di Arnstadt centrava così (davanti a Demare, Greipel e al redivivo...

Thomas gallese in giallo, Valverde e Izagirre addio Tour

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Geraint Thomas (a 32 anni) primo gallese in giallo al Tour, e Tour già finito per il 37enne Alejandro Valverde, ricoverato all'ospedale con una frattura alla rotula e all'astragalo (osso breve del tarso, sotto tibia e perone) per la caduta nella curva già fatale a Jon Izagirre (ritirato lui pure: frattura lombare), Gallopin, Atapuma, Bennett, Domont, Groenewegen, Navarro, Roche, Roglic, Zabel, Bennett e Groenewegen. È iniziata coi botti, la Grande Boucle numero 104, con i 14 km a cronometro sotto il diluvio di Düsseldorf. Quattro Sky nei primi dieci, col primo leader capace di volare sul bagnato in 16'04" a 52.282 km/h di media e Kiryienka terzo a 5", Froome sesto a 12"e Kwiatkowski ottavo a 15". Un dominio figlio anche dei materiali italiani e del lavoro sull'aerodinamica di un nostro ingegnere, Luca Oggiano, alla galleria del vento di Trondheim, norvegese. Primo italiano su strada invece un super Matteo Trentin, quinto a dieci seco...

POTENZA DI TRE

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Nel trentesimo anniversario della tripla vittoria al Tour de France, al Giro d’Italia e ai Campionati del mondo, l’irlandese Stephen Roche parla a Cyclist del suo annus mirabilis, di come fece arrabbiare gli italiani, e del perché l’impresa potrebbe non ripetersi mai più di MARK BAILEY Cyclist Italia - luglio 2017  Stephen Roche si rilassa su un divano in un hotel accanto al Tamigi, a pochi passi dal trambusto del London Bike Show. Se nella vicina mecca del ciclismo tutto è nuovo fiammante, sul tavolo di fronte a lui sono disposte tre reliquie sbiadite ma eleganti: la maglia gialla del Tour de France, la maglia rosa del Giro d’Italia e la maglia iridata dei Campionati del mondo di ciclismo su strada. È la santa trinità delle magliette, ma per Roche è anche una personalissima macchina del tempo che lo riporta alla gloria, alla sofferenza e alle polemiche del 1987, l’anno in cui questo umile figlio di un lattaio irlandese scrisse il proprio nome negli annali del fo...

Troppe Baby Jane nel WTA

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di SIMONE BASSO, Il Giornale del popolo -  24 giugno 2017 Parafrasando un film americano di culto, primi anni Sessanta dello scorso secolo, che si intitolava "What ever happened to Baby Jane?", la domanda è che fine stia facendo il tennis femminile. A pochi giorni dallo zenit di Wimbledon, definire incerto lo scenario WTA è un eufemismo. La classifica, mai come adesso, sembra aleatoria: abituati per decenni a oligarchie feroci, il caos liquido del 2017 attesta un declino (tecnico e popolare) che arriva da lontano. Il tennis rosa visse un periodo, a cavallo tra la fine dei Novanta e tutti gli anni Zero, con una concentrazione clamorosa di campionesse. Quantità e qualità a livelli che paiono oggi irripetibili: la generazione di Graf, Seles, Sanchez e Pierce passava il testimone (...) a quella di Hingis, delle sorelle Williams, delle belghe Henin e Clijsters, delle russe, di Capriati, Davenport e Mauresmo. Per un evo, durato tre lustri, il tennis donne è cresc...

Tour 2017, il futuro è adesso

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Dalla "Piccola Parigi" agli Champs Elysées, 3540 chilometri in 23 giorni, con due riposi, 9 tappe di pianura, 5 vallonate e altrettante di alta montagna e 2 a cronometro ma di neanche 37 km in totale. Per la quarta volta, la Grand Départ del Tour sarà in Germania: dopo Colonia '65, Francoforte '80 e Berlino Ovest '87, ecco Düsseldorf.  Cronoprologo di 14 chilometri sul lungo-Reno (con super favorito il tetra-iridato tedesco Tony Martin) e l'indomani sconfinamento in Belgio, fino a Liegi.  Già dalla terza tappa, occhio ai big su un tracciato che mixa Doyenne, Freccia Vallone e un arrivo da Amstel Gold Race con Valverde e Sagan in odor di classiche. L'Embatido nell'ultimo Trittico ha fatto doppietta con Freccia e Liegi, ma alla Grande Boucle correrà per Quintana, secondo al Giro per colpa anche della bronchite. Lo slovacco bi-campione del mondo correrà invece contro Cavendish, i francesi Bouhanni e Demare, i tedeschi Degenkolb, G...

How Stephen Roche finished in the pink in the Giro d’Italia

http://www.irishtimes.com/sport/other-sports/how-stephen-roche-finished-in-the-pink-in-the-giro-d-italia-1.1785621 Stephen Roche recalls the 1987 rivalry with Roberto Visentini that almost tore his team apart Wed, May 7, 2014, 10:00 by  Shane Stokes , The Irish Times It is said that time heals everything, but Roberto Visentini might question that sentiment. Twenty seven years ago Ireland’s Stephen Roche went head to head with him in the Giro d’Italia , wresting the race leader’s jersey from his then team-mate and incurring the wrath of Visentini, their Carrera team and the Italian fans. Roche was spat at, punched and endured days of abuse from the roadside spectators but battled on and took the final win. As for Visentini, he crashed out of the race on the final weekend, his wrist fractured and his morale destroyed. Roche thought things had settled somewhat in the years since, but the Italian never forgot. It appears he didn’t forgive either. “Two years ago...

Stage 18) Briançon-Izoard - THURSDAY 20 JULY / 179.5KM

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Stage 18 - THURSDAY 20 JULY / 179.5KM Briançon-Izoard The final mountain stage of the race , with the hardest summit finish of the entire 2017 Tour The 2017 Tour goes above 2,000m four times in the whole race, and it does it all in the space of two days. If yesterday was bad, then today could be worse as the finish line is right up in the dead air at 2,360m above sea level. The route describes the shape of a horseshoe and the first section should be of little consequence to the peloton, however weary it is at this stage, because it travels south with more down than up along the Durance valley road. The route makes an excursion along the eastern shore of the Lac de Serre-Ponçon and the cat-three Côte des Demoiselles Coiffées before picking up the River Urbaye and heading upstream. It’s a very gradual climb up the valley road through Barcelonette and Jausiers – the sort of terrain where big groups get away – before turning off left at Saint-Paul-sur-Urbaye ...