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Tadej Pogačar not focused on making history alongside Coppi and Merckx

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https://www.cyclingnews.com/news/tadej-pogacar-not-focused-on-making-history-alongside-coppi-and-merckx/?utm_content=cyclingnews&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=socialflow&fbclid=IwAR2YPMRT3wmygk8c7WkrsuxlhgODoXCdCYi9zyb-HNZmWsHryfA784G_qB4 Il Lombardia winner says, 'I just like ride my bike, going to races and giving my all' By Stephen Farrand  T adej Pogacar ( UAE Team Emirates ) seems to win the biggest races in cycling with ease, racing on instinct, simply for the thrill of it all. An Il Lombardia victory completed the 23-year-old Slovenian's exceptional 2021 season, giving him a place in history alongside Fausto Coppi and Eddy Merckx for winning two Monuments and the Tour de France in the same season . Yet he insisted that he is not that interested in making history. "I just like riding my bike, going to races and giving my all. If I make history or not, I just enjoy it. I don't think about what's going to be. I jus...

Lombardia '21: Pogačar à la Merckx, il baby-Cannibale dal futuro

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SPOTIFY https://open.spotify.com/episode/1TurbdtX0V7jC6ou1DYhvZ Un baby-Cannibale venuto dal futuro, e paracadutato dal passato. Dominante: da febbraio a ottobre. Un piccolo Merckx, non per caso, il belga, l'unico a vincere nello stesso anno - e per due volte - Liegi, Tour e Lombardia.  A 23 anni Tadej Pogačar ha già il palmarès dei grandissimi. Per capirne la portata: solo il Cannibale originale e Fausto Coppi hanno vinto nello stesso anno il Tour e due monumenti. Pogačar nel 2021 s'è preso UAE Tour, Tirreno-Adriatico, la Liegi, il secondo Tour consecutivo, il bronzo olimpico in linea a Tokyo e, ora, pure la "Classica delle foglie morte". Il suo 13esimo successo in stagione è nato ai -37km dei 239 km (con sei salite) da Como a Bergamo, in risposta al secondo attacco di Vincenzo Nibali. Lo sloveno della UAE gli ha preso la ruota e poi se n'è andato. Dietro, è partito Fausto Masnada, che sulle strade di casa ha sfiorato in discesa l'impresa della vita. Testa di...

Bari-Turris, la storia si ripete“Ora siamo una coop del gol”

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Domani la gara: i club si ritrovano dopo tre anni. Nel 2019 la sfida valse la promozione ai biancorossi Venduti quasi 4mila biglietti di ENZO TAMBORRA la Repubblica - ed. Bari, sabato 9 ottobre 2021 Avere la Turris alle spalle, sembra essere un segno del destino. È accaduto tre anni fa in serie D ed è andata come è andata. La storia si sta ripetendo in questo avvio di stagione in serie C e l’incrocio di domani al San Nicola riporta indietro di tre anni, quando le sfide con i campani valevano doppio. Quel Bari in realtà non aveva avversari, ma se una squadra l’ha leggermente impensierito questa è stata la Turris, che si tolse anche lo sfizio di vincere lo scontro diretto in casa. Poche sette giornate di campionato per dire se anche stavolta si può parlare di scontro al vertice, ma la classifica che vede il Bari primo e la Turris nel gruppo delle seconde, stimola un parallelo con quella stagione che finì in gloria. «Che la Turris fosse così in alto in D me lo aspettavo. Che sia seconda i...

IN FUGA DAGLI SCERIFFI - Gli Scapigliati: Freuler

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https://www.amazon.it/dp/B07XP5GBYG Simone Basso IN FUGA DAGLI SCERIFFI Oltre Moser e Saronni: il ciclismo negli anni Ottanta Prefazione di Herbie Sykes Rainbow Sports Books, 176 pagine Il re dello sprint, seguendo una tradizione tricolore che iniziò contro leggende come Rik Van Looy, Emile Daems e Miguel Poblet, fu uno straniero che trovò un po’ di America nel Bel paese : Urs Freuler da Bilten nel Canton Glarona .  Un fuoriclasse sia su strada sia su pista: sull’anello di legno fu mattatore con pochissimi rivali, collezionò trionfi in serie (dieci maglie iridate, ventuno Sei Giorni), mostrando doti uniche nel keirin e nell’individuale a punti.  Arrivò all’Atala dopo una fruttuosa esperienza alla Raleigh di Peter Post: capì, dopo aver corso il Tour, che quel panorama degno di Bosco di Bolduc non era il suo.  Molto meglio lo scenario pittoresco del gregge delle nostre corse, dove (talvolta con una superiorità irridente) dominò grazie al suo arsenale ...

Bella, Zio - Bruno Reverberi, una vita nel ciclismo

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di CHRISTIAN GIORDANO © IN ESCLUSIVA per Rainbow Sports Books © Agriturismo Tenuta “Il Cicalino”  Massa Marittima (Grosseto), lunedì 22 gennaio 2018  - Bruno Reverberi, sei una bella fetta di ciclismo italiano. Cominciamo col Giro '87, maglia bianca con un tuo corridore, Roberto Conti, secondo anno di professionismo. Che ricordi hai di quel Giro?  «Eh, mi ricordo per esempio una tappa che si diede una mano a Moser che vinse a Saint-Vincent, o da quelle parti, allora c’erano gli abbuoni di trenta secondi. C’era via una fuga, Moser era interessato a prendere gli abbuoni, aveva la maglia [rosa] mi sembra Fignon. E ci vennero a chiedere se gli davamo una mano a chiudere».  - Ti riferisci al Giro ’84 che Moser vinse?  «Quell’anno lì, mi ricordo, si faceva il San Bernardo e poi si arrivava a Saint-Vincent e vinse Moser in volata. Credo che la maglia l’avesse il francese Fignon. E andammo a tirare che poi non mi ricordo se lo vinse il Giro, credo che lo vinse...

Deignan churchilliana alla prima Roubaix

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Storia. Del ciclismo, e dello sport femminile tout court . Alle parole, ha fatto seguire i fatti, Elizabeth "Lizzie" Deignan. La prima regina della prima regina delle classiche: la Parigi Roubaix delle donne. Due settimane dopo aver zittito l'autogol sessista di Patrick Lefevere, eterno patron della Deceuninck , la 32-enne britannica lo ha fatto domando i 17 tratti in pavé, attaccando dal primo. Ai -85 km dei 116 km totali.  Dietro di lei, tra mille cadute in una giornata da tregenda (all'Inferno del Nord non pioveva dal 2002), una sorta di crono a tre fra le splendide piazzate: a 1.17" la Cannibale olandese Marianne Vos, seconda al mondiale una settimana fa dietro Elisa Balsamo, al debutto con l'iride e il dorsale numero uno;  e a 1'47" la commovente Elisa Longo Borghini, pure caduta, in maglia tricolore su un podio per due terzi della Trek-Segafredo. Altre due le italiane nella top ten: Marta Bastianelli quinta e Marta Cavalli nona. Onore anche a B...

Dead Poets Society Is a Terrible Defense of the Humanities

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https://www.theatlantic.com/education/archive/2014/02/-em-dead-poets-society-em-is-a-terrible-defense-of-the-humanities/283853/ The beloved film's portrayal of studying literature is both misleading and deeply seductive. By Kevin Dettmar  - FEBRUARY 19, 2014 I’ve never hated a film quite the way I hate Dead Poets Society . I expect that them’s fighting words, at least in some quarters; at least I hope they are. Because I’m trying to pick a fight here. I was in the last year of my English literature Ph.D. program in the summer of 1989, when Dead Poets Society was released . My younger brother Scott, who really didn’t have the money to spare, slipped my wife, Robyn, and me a 10-dollar bill (these were simpler times) and told us he’d watch our kids so we could go out to see it. No one in my family quite understood what I wanted to do for a living or, having finished my bachelor’s degree, why I’d spend seven more years in school to do it; but having seen Dead Poets Society , Scott bel...