Il ruggito di re Pogi a Le Lioran: due anni dopo, l'onta è lavata

Gli occhi della tigre, il ruggito del leone e la memoria dell'elefante.
Il 10 luglio 2024, a Le Lioran, Jonas Vingegaard lo aveva bruciato in uno sprint a due. Due anni e 4 giorni dopo, Festa nazionale di Francia, affronto vendicato partendo ai -15,5 km dallo stesso arrivo, con gli ultimi 31 km identici alla tappa del 2024.
Tadej Pogačar sta dominando questo Tour de France come una sua questione personale con la Storia.
Simone Pedrazzini, uno dei suoi diesse alla UAE Emirates-XRG, lo aveva predetto a L'Equipe: "La rivincita? Sì, nella mente dei grandi campioni, rimane».
Detto, fatto.
Terzo successo su 10 in questa Grande Boucle, dopo Les Angles alla terza e Gavarnie-Gèdre alla sesta, il 16º in stagione, il 24º in carriera al Tour, e 60 maglie gialle come Miguel Indurain; nel mirino gli restano solo Bernard Hinault a 79 e Eddy Merckx a 111.
E pensare che la sua UAE sembrava in giornata-no: 3791 metri di dislivello sul Massiccio Centrale spalmati in 7 GPM, uno per ogni suo super gregario, con Brandon McNulty saltato però subito e del Isaac del Toro meno brillante del solito.
Vingegaard casca nel trappolone con tutta la sua Visma-Lease a Bike, e annaspa ottavo a 44", smettendo di pedalare prima del traguardo come a Gavarnie.
Remco Evenepoel, come sul Tourmalet alla sesta, prima si stacca poi si riscatta: volatina di pura garra per il secondo posto a 32"; a 34" il baby Paul Seixas con Florian Lipowitz, co-capitano-coltello di Remco alla Red Bull-BORA-hansgrohe.
Del Toro, ottavo a 1'31" all'arrivo, perde tre posizioni in classifica (ora è settimo a 5'08") e la maglia bianca per Juan Ayuso.
Pogačar è sempre più giallo con 3'36" su Vingo e 4'06" su Evenepoel.
Per il re solo della foresta, cercasi rivali disperatamente.
PER SKY SPORT 24 ©, CHRISTIAN GIORDANO ©
Martedì 14 luglio 2026
Tempi di scalata Col du Pertus (1.309 m)
2024
Vingegaard: 12' 01"
Pogačar: 12' 31"
2026
Pogačar: 11' 56" (-35")
Vingegaard: 12' 16" (+15")
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