MERZ, LO SCONTRO IN AULA CON AFD E CANCELLA LA TELEFONATA A TRUMP
Corriere della Sera - Giovedì 10 settembre 2026
Pagina 15
dalla nostra corrispondente Mara Gergolet
BERLINO - E alla fine Friedrich Merz e Alice Weidel si incontrano in Parlamento. La prima volta dai fatti della Sassonia-Anhalt: c’è il dibattito generale in Parlamento, e lo scontro non delude le attese. Apre Weidel, che rinfaccia al Cancelliere di aver portato la Germania alla rovina, risponde Merz prendendola di petto: la remigrazione di cui parlate, dice, «è pulizia etnica».
Alice Weidel è la leader del primo partito d’opposizione, tocca a lei aprire le danze. Esordisce scandendo che «il governo nero-rosso è finito!», poi attacca frontalmente il Cancelliere. «Il suo tempo è scaduto», perché secondo Weidel, Merz avrebbe fallito su immigrazione, energia ed economia. «Ormai siamo arrivati a intaccare la sostanza stessa del Paese», grida. «State portando la Germania alla bancarotta dello Stato!». Lo stuzzica sulla Sassonia-Anhalt: «Siete diventati un partitino». E, rivolta alla SPD, dai cui banchi si levano risate: «Questi ex elettori dell’ex partito dei lavoratori sono ormai nostri elettori e vogliono un cambiamento politico!».
Quando è il suo turno, il Cancelliere parte piano: «Non state più nella pelle per quanto vi sentite forti», dice rivolto a Weidel; ma poi acquista vigore e sicurezza: «Il 56% non vi ha votato — dice —. Non avete ottenuto la maggioranza assoluta e non la otterrete da nessuna parte». Dai banchi dell’AfD partono rumorose interruzioni e applausi sarcastici, tanto che la presidente Julia Klöckner deve intervenire più volte: «Qui non siamo su un campo di calcio! Se succede di nuovo, vi butto fuori!».
È sull’immigrazione che Merz sferra i colpi migliori: ammette che esistono problemi, ma dice che molto è stato fatto dal suo governo e che nella coalizione c’è consenso «sul fatto che dobbiamo espellere più persone». Poi però traccia una linea netta di separazione con l’AfD e lancia l’attacco frontale. La vostra «remigrazione», dice, non è altro che una «pulizia etnica». Applausi a scena aperta da gran parte del Parlamento.
Il confronto con Weidel è stato solo uno dei due fronti aperti di Merz. L’altro è stato con Donald Trump, che il governo tedesco non ha nascosto. Merz e Trump, secondo le rispettive agende, si sarebbero dovuti sentire ieri, ma la telefonata non c’è stata, né è stata fissata una nuova data. Nessuna spiegazione ufficiale.
In realtà, poche ore prima, Trump aveva festeggiato sul suo social Truth il successo elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt. «Wow, il partito populista in Germania ha avuto davvero una grande serata».
Trump ha aggiunto «MGGA!!!», che evidentemente sul modello del suo «Make America Great Again» deve significare «Make Germany Great Again». Il presidente USA non ha esplicitamente nominato l’AfD, ma ha scritto: «Sono in ascesa». E se finora Vance (o Elon Musk) avevano interferito, Trump aveva preferito astenersi. Non stavolta. A Berlino ovviamente non l’hanno presa bene, né hanno fatto buon viso a cattivo gioco. Il portavoce Stefan Kornelius non ha voluto rispondere sui motivi della mancata telefonata. Si è limitato a richiamare una posizione che Merz aveva già espresso chiaramente in passato. Il Cancelliere, ha detto, ha più volte sottolineato «in termini generali» che «interventi o commenti sulla situazione politica interna tedesca, soprattutto in occasione delle elezioni», per lui «non sono accettabili». Chi ha orecchie per intendere, ha capito.
Commenti
Posta un commento