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Filippo Simeoni, Jack Flagrante è uscito dal gruppo

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«Quello che mi ha fatto più male sono stati gli insulti dei colleghi italiani. Servi dell’imperatore, questo sono stati.» - Filippo Simeoni «Ho tanti soldi e tanti bravi avvocati, posso rovinarti quando voglio». - Lance Armstrong di CHRISTIAN GIORDANO Nella storia del ciclismo moderno c’è entrato dalla porta sbagliata, e non perché andava forte in bicicletta. C’è entrato perché, pur avendo sbagliato, dentro era più pulito degli altri. Di sicuro, di quella parte di gruppo che, ostaggio dell’onnipotente Lance Armstrong, l’ha come il suo ex boss ostracizzato.  Buon corridore – campione italiano 2008 e due volte vincitore di tappa alla Vuelta (2001 e 2003), Filippo Simeoni è troppo spesso ricordato solo per il ruolo avuto nella storiaccia di Armstrong, e ben prima che il texano dagli occhi e il cuore di ghiaccio ammettesse d’aver fatto uso di doping. Nel corso di un’indagine, Simeoni aveva testimoniato d’aver chiesto alla squadra (la Carrera Jeans-Tassoni ne...

A Fan's Notes on Earl Monroe by Woody Allen

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http://reprints.longform.org/a-fans-notes-on-earl-monroe WOODY ALLEN • SPORT • NOVEMBER 1977 Toward the end of the 1976-77 basketball season, the editors of this magazine [Sport], aware of my interest in the game, called me and asked how I’d feel about covering the NBA playoffs for them. At first the idea seemed provocative, but then the thought of traveling around, and the time required to do a good job, not to mention the disappointment of the Knicks not making the playoffs, rendered the whole notion unappealing. But I said I wouldn’t mind writing something about Earl Monroe, who had given me a great deal of pleasure watching him play over the years. I didn’t really know Monroe, although we had exchanged several sentences on the Madison Square Garden floor two years ago. I was filming a comic sequence for my movie, Annie Hall, in which certain actors, including myself, played basketball against the Knicks. The sequence was later cut from the film because it didn’t come of...

The 5 Best Stories From Earl Monroe at Drew University

https://www.drew.edu/news/2017/04/03/the-5-best-stories-from-earl-monroe-at-drew-university Basketball Hall of Famer reflects on his mom, the Knicks, Woody Allen. March 2017 – Basketball Hall of Famer Earl Monroe has a lot of stories to tell. That became apparent early on during his appearance at Drew University, where the former New York Times sports columnist Ira Berkow asked him about his days as a top college player at Winston-Salem State and as a flashy guard on the Baltimore Bullets and New York Knicks. Monroe, the guest of Drew Forum’s In the Game speaker series, smiled and laughed about lighter memories and spoke earnestly about past slights and the unwavering support of his “ma.” Here are his five best stories. A letter from Woody Allen Monroe was humbled by his first season on the Knicks. He went from being a star on the Baltimore Bullets to riding the bench for months in New York, with his scoring average sliding from 21 to 11 points per game. Afte...

Barça: Neymar100 e finte prove di Juve

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Non inganni la vista-neve del "Los Cármenes". Sarà - no: è già - un aprile caldissimo per il  Barça  iviglia nell'infrasettimanale, le due con la Juve in Champions, il Clasico che varrà la Liga. Per rispondere ai tre squlli del Madrid, però, la Luis Enrique band non doveva steccare già col Granada. Una serata nata male: al 17' salta il menisco destro di Rafinha, back-up dello squalificato Messi nel tridente con Suárez e Neymar, non al meglio dopo le magie col Brasile.  In non possesso Luis Enrique si mette a 4-1-4-1 con Busquets davanti la difesa. Non prove anti-juve, però: perché allo Stadium, Busquets, squalificato, non ci sarà. Suarez intanto la mette suol personale con Ochoa: prima misura con l'esterno la traversa, poi aggiusta la mira su illuminazione mancina di Jordi Alba prima della pausa. Al rientro il  Barça  dorme e Jeremy Boga, entrato da 5', la sveglia con un altro passo su Mathieu. Luis Enrique salta sul banquillo dove sin ...

LA TRIPLETTA SUI MURI DELLE FIANDRE DI JOHAN MUSEEUW

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https://sport660.wordpress.com/2017/04/02/la-tripletta-sui-muri-delle-fiandre-di-johan-museeuw/?fbclid=IwAR3z4phI-80sNjveGzmU7A9zSNCf3FjAOe2k6juXde2SYv_lhYy--6p1RS4 di Nicola Pucci , 2 aprile 2017 Quassù, dove il ciclismo è religione, anzi meglio visto che non semina morte; quassù, dove si nasce e si cresce a birra e pedivelle; quassù, dove nei locali fumosi si contratta se l’uomo del pavé possa considerarsi “il cannibale” Eddy Merckx o “monsieur Roubaix” Roger De Vlaeminck; ecco, tra queste lande grigie, spettinate dal vento, disseminate di viottoli che si arrampicano su per muri dalle pendenze micidiali si sono dati battaglia i giganti della strada. Benvenuti, cari amici del ciclismo, alla Ronde van Vlaanderen, ovvero il Giro delle Fiandre, che per i belgi, e magari ormai non solo loro, vale più di un campionato del mondo. Chiedete a Johan Museeuw, ad esempio, che fece tripletta, storica, divenne un eroe ed andò a sedersi a fianco di chi prima di lui era riuscito nell’impresa. Come A...

Fiandre 2017 - Gilbert, una Ronde à la Merckx

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«It's something very, very special. This course, the support I had all day. I think with this Jersey (in Belgium colours) everyone recognised me and I had a lot of support.  Coming from the part of Belgium I know before we was Claude Criquielion (1987 champion) winning - it's 30 years ago. And today we passed almost in his village and I saw his son also, Mathieu, who is the same age as me and I was thinking of him and this gave me a lot of emotion.»    - Philippe Gilbert, 2 aprile 2017 di CHRISTIAN GIORDANO  © Sky Sport 24  © Traguardo tagliato a piedi, alzando la bici, dopo un'impresa d'altri tempi.  Cinquantacinque km   di fuga solitaria sui mitici Muri per conquistare il Fiandre, la sua quarta Monumento in carriera dopo la Liegi e la doppietta al Lombardia . Roba da Eddy Merckx, che nel suo leggendario 1969 se ne andò ai -70 km. Da decenni ce la menano che imprese così, nel ciclismo moderno, non sono più possibili; che fare selezione, p...

Stan Ockers - Mercxk's Childhood Hero

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txt by: Christian Giordano Forever too young, poor Stan – That's what his family used to call him.  Constant (Stan) Ockers was born on February 3rd, 1920 in Borgerhout, a suburb of Antwerp, Belgium. A cycling heaven, if there is such a thing, except for him – Since his childhood dream was to enlist in the Belgian Navy. In order to achieve this, he left school early, however he was too young to join up. As a result of this, he had to start his apprenticeship as a ship-painter on the docks. However, his new and unexpected career did not last too long because his older brother Jos bought him a bike and Stan discovered that he was a natural road rider. At that time, he was playing football, which is not a such good combination with cycling because both use muscles in different ways. For that reason, almost reluctantly, he headed on to the two-wheeled sport. He quickly rose up the amateur ranks and, in 1941, while Belgium was already occupied by the Nazis, he turned p...

Storia di Enrico Paolini

http://www.museociclismo.it/content/articoli/925-Storia+di+Enrico+Paolini/index.html E' stato un corridore che ha trovato tra i professionisti la sua vera dimensione di campione smentendo un modesto passato dilettantistico al punto che per fare il "salto" di categoria ebbe bisogno delle raccomandazioni e del sostegno del capitano della sua equipe tra i puri, Franzoni, che dopo un paio di stagioni cambiò mestiere. Lui, invece, probabilmente per una maturazione non precoce (solo a 24 anni passò tra i professionisti) trovò un progressivo assestamento riuscendo a emergere sia come uomo vincente, sia come preziosa "spalla" delle vedette che dal '69 e per undici anni si sono succedute nella Scic, la sola squadra nella quale ha svolto interamente la carriera (raro esempio di fedeltà, ma anche riconoscimento delle sue qualità da parte di quella formazione). Nel suo cospicuo bottino (37 vittorie) splendono i tre titoli di campione d'Italia conquistati grazie...

Enrico Paolini

http://www.museociclismo.it/content/articoli/4882-Enrico+Paolini/index.html Con questo corridore marchigiano, nato a Pesaro il 26 marzo 1945, capace di salire su punti evidenti della storia del ciclismo italiano, si incontra un esempio di indirizzo contrario ai tanti che hanno bruciato le loro migliori facoltà fra i dilettanti. Certo, perché Enrico, fra i "puri", era uno che non sembrava per nulla il campione che poi è divenuto, anzi, pareva un predestinato ad appendere in anticipo la bicicletta al chiodo, senza l'opportunità di provare l'esperienza nell'élite del ciclismo. All'indomani delle Olimpiadi di Città del Messico, quando il mondo dei professionisti spalancò le porte ad una settantina di dilettanti, il posto per Paolini non pareva esserci proprio. Fu il suo capitano fra i "puri", il reggiano Wainer Franzoni, a raccomandarlo in maniera decisiva alla Scic, che stava allestendo una squadra attorno a Vittorio Adorni. Morale: Franzoni, g...

Enrico Paolini, tre volte tricolore di serietà e simpatia

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5682-Enrico+Paolini%3A+Tre+volte+tricolore+di+seriet%C3%A0+e+simpatia/index.html di Gino Sala Come passano gli anni, mi dico sovente. Chi ha la fortuna di guardarsi alle spalle, s'accorge che il tempo vola, che i fatti si accumulano con una velocità supersonica. Diventiamo vecchi rapidamente, siamo travolti dagli avvenimenti belli e brutti in un modo che non concede spazio alle riflessioni. Credo proprio che bisognerebbe rimanere bambini per vivere pienamente le ore di una giornata e i mesi della primavera, dell'estate e dell'inverno. Sto divagando? Mica tanto, visto che volendo illustrare il periodo agonistico di Enrico Paolini mi sembrano cose di ieri quelle vissute dal ciclista nato a Pesaro il 26 marzo del 1945 e professionista dal '69 al '79. È trascorso un quarto di secolo, Enrico è quasi sessantenne, ma poco o niente è cambiato nel suo aspetto di personaggio solare, dotato di modi e di un sorriso che induc...

Un anno senza Il Più Grande: Cruijff, un anno dopo

http://www.rivistaundici.com/2017/03/24/cruijff-anno-dopo/ A dodici mesi dalla scomparsa, l'eredità, ideale e calcistica, del numero 14 più famoso di sempre è ancora in vita di Giorgio Coluccia Il mito di Johan Cruijff va oltre il calcio, non può essere altrimenti. È un’eredità anche sociale, oltre che calcistica, destinata a non estinguersi mai. Il numero 14 olandese ha allargato i confini del calcio, in campo e fuori, ha rivoluzionato il modo di giocare e tutto ciò che stava intorno. In coincidenza con il primo anniversario della sua scomparsa, l’ennesimo tassello si aggiunge al suo lascito: dal 24 marzo un’altra scuola pubblica olandese si affilia alla Johan Cruyff Foundation. Accade alla Basisschool di Goirle, un piccolo comune nella regione del Brabante settentrionale, al confine con il Belgio. «È giusto ricordarlo così, gli sarebbe piaciuto. È il modo più appropriato per dimostrare che non è mai andato via», secondo Pim Berendsen, presidente della Fondazione nata...