Tour, controlli su altri team l'antidoping a caccia delle nuove microdosi
Nel mirino anche le squadre di Evenepoel e Seixas.
Gli ispettori cercano sostanze che sfuggono ai normali test
COSIMO CITO
La Repubblica - Mercoledì 22 luglio 2026
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La serata degli ispettori dell'antidoping, lunedì, è stata molto intensa, appena addolcita dall'ambientazione da Belle Époque negli hotel dell'Alta Savoia. Alla vigilia della crono l'ITA ha bussato alla porta di almeno tre team, la Decathlon, la Red Bull e la Groupama. Tra le 20 e le 22 le operazioni sono state completate.
Evenepoel, che poi la crono ieri l'ha vinta, era già a letto quando è avvenuto il blitz: gentilezza, cordialità, ma fermezza. La Decathlon è stata visitata per prima, Seixas era a cena.
Chi sospettava di favori nazionalistici al francese, si dovrà ricredere. Certo, non è la stessa cosa: i controlli alle 2 di notte per Vingegaard e alle 5 per Pogacar hanno un peso diverso sul fisico e sulla testa. Altri team avevano ricevuto visite nel cuore della notte nelle prime due settimane.
Mentre il sindacato chiede «lotta dura al doping, ma anche intelligente», la Visma si interroga sul perché di tanta attenzione: «Vogliamo più informazioni da ITA e Uci per capire perché sia accaduto con quella tempistica» diceva ieri il DS di Vingegaard, Marc Reef. La paura che stia per succedere qualcosa di devastante si percepisce, anche se il pubblico è più appassionato che mai. Al bus della UAE i tifosi messicani hanno cantato Cielito Lindo a del Toro. Un bambino ha urlato, per un'ora «Pogi, Pogi». Tadej lo ha accontentato con un cappellino autografato.
L'ITA ha deciso di fare lotta dura alle microdosi di sostanze dopanti: si presume che un corridore le assuma di notte, il loro decadimento fa sì che al mattino non ci siano più tracce rinvenibili ai normali test sangue-urine. I funzionari dell'agenzia antidoping cercano Epo, ormone della crescita, testosterone, l'emoglobina dell'Arenicola marina, nota come M101 o Lance A, non rintracciabile ai controlli e in grado di trasportare oltre 100 molecole di ossigeno contro le 4 dell'emoglobina umana.
E poi il fattore di crescita IGF-1, un ormone prodotto dall'apparato endocrino in grado di stimolare la proliferazione cellulare con un'azione anabolizzante simile a quella dell'insulina con effetto a livello muscolare, cartilagineo e osseo. «Tutte queste sostanze» spiega Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio, «possono essere assunte in dosi scalate rispetto a quelle terapeutiche. Per esempio, una dose normale di eritropoietina, che viene usata per la cura delle anemie, va dalle 2000 alle 10mila unità. Le microdosi vanno da 300 a 1000. Incidono sulla capacità di acquisire ossigeno da parte dei globuli rossi, di trasportarlo e quindi di avere meno affaticamento a parità di sforzo. Bastano? Difficile dirlo, ma aiutano. E il decadimento fa sì che non siano rintracciabili nel volgere di 3 ore. La sensazione è che, se l'ITA si è mossa in quel modo, abbia raccolto dei segnali di allarme. Ci è voluta l'autorizzazione di un giudice, è una palese forzatura della prassi».
Dal suo podcast The Move, Lance Armstrong ha lanciato una provocazione: «Se a quell'ora fossero andati da Messi prima della finale, non gli avrebbero aperto». «Ben vengano» ha replicato il suo ex compagno di squadra Jonathan Vaughters, «se fossero venuti di notte da noi all'epoca, il ciclismo si sarebbe evitato 25 anni drammatici».
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