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Battaglin: «Solo la montagna della sfortuna ha fermato le mie scalate»

Alla riscoperta di personaggi che hanno vissuto momenti di grande popolarità: il corridore veneto racconta le sue sfide con Merckx, Gimondi e Hinault  "Cadute, fratture e altri guai mi hanno impedito di vincere di più: però ho messo paura a tanti grandi del pedale" di Claudio Colombo DAL NOSTRO INVIATO MAROSTICA - Campione di sfortuna, gentleman, un esempio per tutti. Benvoluto dai leader e stimato dal gruppo. Polemiche poche, anzi niente: aveva voluto la bicicletta e non aveva mai smesso di pedalare. In due parole: ci mancherà.  Quando Giovanni Battaglin diede l' addio alle corse ciclistiche - 7 settembre 1984, alla vigilia di un Giro del Veneto -, gli articoli dedicati alla sua carriera erano già pronti, come nei giornali si usa fare - toccando ferro - per chi ci ha lasciati per davvero: nel suo caso, la notizia del ritiro dall'attività agonistica era nell'aria da qualche mese, anche perché da almeno un paio d'anni Giovanni Battaglin era u...

Sanremo, la superbeffa di Mario Beccia

http://tribunatreviso.gelocal.it/sport/2013/03/15/news/sanremo-la-superbeffa-di-mario-beccia-1.6707145 Sono due i corridori trevigiani ad aver pagato un conto salato alla Classica di Primavera. Anche Adriano Durante... di Antonio Frigo, 15 marzo 2013 «Mario, non ti resta che l’amore», cantava quel geniaccio di Iannacci, esperto in “buoni” e “troooppobuoni”. Siccome i cantautori hanno sempre dedicato canzoni ai vincenti del calcio (qui al peggio hanno cantato i mediani) e del ciclismo, questa storia s’ha ancora da musicare. A Mario Beccia, settimo alla Milano-Sanremo 1979, non restò che la rabbia. Ma, siccome era ed è una persona gentile e molto ammodo, Mario se la rosicò e, qualche anno dopo, arrivando quarto invece che settimo, provò a lenire quel dolore. Niente da fare: terzo o settimo non è la stessa cosa, ma anche primo o quarto. E siccome i ciclisti son gente strana, invece di tenersi a casa, come ricordo di quegli anni bellissimi, la bicicletta della Freccia Vall...

Storia di Valerio Lualdi

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5344-Storia+di+Valerio+Lualdi/index.html Valerio Lualdi nasce a Busto Arsizio il 31 agosto 1951. Atleta generoso, nel corso della sua carriera si dedicò principalmente a svolgere il compito di gregario, dando un valido contributo ad alcune prestigiose vittorie dei suoi capitani: ad esempio nel 1978 prese parte al Giro d'Italia vinto dal suo compagno di squadra belga Johan De Muynck e disputò un ottimo campionato del mondo sul circuito del Nürburgring ad Adenau in appoggio a Francesco Moser (2°). Nonostante ciò riuscì a portare al termine la gara con un notevole 7° posto. Per le sue buone qualità nel mettersi al servizio degli altri fu convocato anche per i due seguenti mondiali di Valkenburg '79 e Sallanches '80 ma in entrambi i casi si ritirò. Quando aveva la possibilità di fare la sua corsa sapeva sfruttare bene le occasioni, tant'è che nel 1978, sua annata migliore, si aggiudicò 2 corse molto importanti del ca...

Valerio Lualdi: «Ero un bel tuttofare...»

http://www.museociclismo.it/content/articoli/6101-Valerio+Lualdi%3A+%C2%ABEro+un+bel+tuttofare...%C2%BB/index.html Tuttobici Numero 8 - Anno 2008 di Gino Sala "Ero un tuttofare con qualche giornata di libertà". Così si definisce Valerio Lualdi, nato a Busto Arsizio il 31 agosto del 1951, professionista dal 1973 al 1984, 67 chilogrammi di peso, 1,70 di altezza, 4 vittorie riportate nel Giro di Romagna, nel Giro del Veneto, nella Coppa Ber­nocchi e nella Cuneo-Limonetto, secondo alle spalle di Francesco Moser in un campionato italiano , quinto nella stessa gara quando, trovandosi solo al comando in prossimità del traguardo pensava di avere la vittoria in tasca. Tre volte in maglia azzurra e una carriera dignitosa. «Anche se il mio impegno a cavallo della bici non era totale. Soggetto a pause e tentennamenti - precisa Valerio che ha ricavato buoni guadagni dall'attività agonistica -. Mi sono fatto una casa e acquistato un paio di negozi, perciò non posso la...

Storia di Marco Giovannetti

Nato a Milano dove si erano temporaneamente trasferiti i genitori, ma toscanissimo per origine e residenza. Già in grande evidenza nelle categorie minori con la conquista di un titolo olimpico (100 km a squadre Los Angeles 1984 ), ha saputo confermarsi tra i professionisti (10 stagioni ad alto livello), conquistando poche vittorie, ma estremamente significative e prestigiose. Ottimo in salita e sul passo, ha sfruttato le sue caratteristiche soprattutto nelle corse a tappe dove ha gestito al meglio la sua regolarità e la sua intelligenza tattica. Gareggiando con giudizio, con molta accortezza e acume tattico, si è imposto nella " Vuelta" 1990 (sconfiggendo l'allora temibile Pedro Delgado) e ha conquistato la maglia tricolore nel 1992 quando ha colto l'attimo vincente mentre i più attesi protagonisti si marcavano strettamente l'un l'altro. Di rilievo il podio (3°) al Giro d'Italia del 1990. Ha vestito per quattro volte la maglia azzurra ai mond...

Mario Beccia, l'uomo che amava andar sempre in fuga

Tuttobici Numero: 3 Anno: 2003 di Gino Sala Quando uno dei miei nipoti era bambino, il gioco preferito stava nella carovana ciclistica in miniatura che occupava buona parte della sua stanzetta. Davanti a tutti metteva l'ammiraglia di Vincenzo Torriani. Seguivano i corridori sulle loro bici, le vetture delle varie squadre e la macchina con tanto di targa del nonno giornalista. Erano i tempi di Moser e Saronni , ma il ciclista più citato nelle fantasiose telecronache portava il nome di Mario Beccia. Ricordo di aver chiesto il motivo di questa preferenza e di aver ricevuto una risposta abbastanza convincente: «Beccia perché è bravo in salita e perché attacca sempre...». Già, il Beccia nato a Troia (Foggia) il 16 agosto del 1955 e professionista dal'77 all'88 , piuttosto basso di statura e di peso, aveva numerosi ammiratori per il suo comportamento di corridore battagliero . Un tipetto effervescente, per così dire, sovente in avanscoperta quando tutte le gare erano...

Storia di Mario Beccia

http://www.museociclismo.it/content/articoli/141-Storia+di+Mario+Beccia/index.html Di famiglia pugliese ma trapiantato in Veneto. Scalatore, piccolo e grintoso, polemizzò a più riprese con l'Organizzazione del Giro d'Italia per i percorsi troppo facili.  Per il suo carattere franco e le sue coraggiose iniziative divenne ben presto popolare dopo il debutto nella Sanson al fianco di Moser dal quale, peraltro, proprio per il suo comportamento non sempre ortodosso nei confronti del capitano, si divise dopo un paio di stagioni.  Pur non riuscendo ad assicurarsi molte vittorie è rimasto nelle prime file dei big nazionali. Meritano di essere evidenziate nella sua carriera le quattro tappe vinta al Giro d'Italia, il Giro dell'Emilia '77, il Giro della Svizzera '80, la Freccia Vallone '82 e il prestigioso poker d'affermazioni nel'84: tappa Tirreno-Adriatico, Giro dell'Umbria, Giro dell'Appennino e la Milano-Vignola .  Scarsa la sua fo...

Storia di un campione: Francesco Moser

http://www.museociclismo.it/content/articoli/1262-Storia+di+un+campione+.........+Francesco+Moser/index.html Francesco Moser è il corridore italiano più vittorioso della storia del ciclismo. Fortissimo nelle prove di un giorno (il suo palmares conta tutte le più grandi classiche del calendario nazionale e internazionale) ha anche vestito le più prestigiose maglie delle gare a tappe. Nonostante i limiti sulle grandi salite si è imposto grazie alla sua combattività e alla capacità di gestire la squadra.  Nato in una famiglia di ciclisti - tre dei suoi undici fratelli, Enzo, Aldo e Diego, sono tutti stati professionisti - Francesco Moser a tredici anni lascia la scuola per lavorare nei campi. Si dedica al ciclismo in età già matura, a 18 anni. Dopo il dilettantismo nelle file della Bottegone e la partecipazione alle Olimpiadi di Monaco, passa al professionismo nel 1973 e già nel 1975 si laurea campione italiano a Pescara, sul circuito del Trofeo Matteotti. A 24 anni Mos...

Storia di Francesco Moser

http://www.museociclismo.it/content/articoli/1110-Storia+di+Francesco+Moser/index.html Quarto corridore di una famiglia che aveva già avuto tra i professionisti Aldo, Diego ed Enzo, occupa un posto di rilievo fra i big di ogni tempo in virtù degli straordinari risultati che è riuscito ad assicurarsi grazie, soprattutto, alle non comuni qualità fisiche, ma anche alla professionalità, all'intelligenza e alla dedizione al ciclismo. Grande passista, potente velocista ha spesso patito le grandi montagne anche se le più dure salite delle classiche in linea lo hanno avuto in primissima fila. La sua carriera splendida e fruttuosa per un decennio pareva stesse per chiudersi in maniera opaca quando, preparandosi in maniera completamente nuova e mettendo in pratica conquiste scientifiche e tecniche che hanno poi dato una svolta al ciclismo, conquistò il record mondiale dell'ora portandolo in due successive prove, il 19 e il 23 gennaio 1984 sulla pista in cemento del Centro sportivo...

Francesco Moser, un asso in bicicletta

http://www.museociclismo.it/content/articoli/11186-Francesco+Moser%2C+un+asso+in+bicicletta/index.html Nato a Palù di Giovo (Trento) il 19 giugno 1951. Passista. Professionista dal 1973 al 1988, con 272 vittorie.  Il primo dato che balza agli occhi parlando di Francesco Moser, ci viene dalla corposità del suo palmares: è infatti il corridore italiano più vittorioso della storia del ciclismo. Un altro aspetto, ci giunge dalla sua longevità ai vertici, lunga almeno il 90% di una carriera che presenta sedici anni di permanenza fra i professionisti. Un terzo quadrante, ci mostra un personaggio divenuto così popolare, da far passare quasi per il contrario la sua mancanza maggiore: la tenuta in salita e la conseguente vulnerabilità nelle grandi corse a tappe. Una vasta schiera di tifosi, dunque, che continuava a vederlo come un predestinato per quelle gare, quando al massimo poteva vincerle, come in effetti s’è verificato, per la congiunzione di determinati straordinari fattori....

Ennio Vanotti: la mia vita da gregario

http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/sport/12_ottobre_15/ciclista-professionista-vanotti-ennio-savoldelli-ortofrutticolo-bergamo-2112256013408.shtml Ex ciclista professionista lavora al mercato ortofrutticolo di Roberto Amaglio Corriere della Sera - ed. Bergamo, 14 ottobre 2012 (modifica il 15 ottobre 2012) Dieci anni fa il suo compito era dirigere dall'ammiraglia Paolo Savoldelli verso la sua prima vittoria al Giro d'Italia. Oggi si alza tutte le notti all'una per recarsi al lavoro al mercato ortofrutticolo di Milano. Da atleta ha portato borracce a Saronni, Bugno, Baronchelli, Rominger. Oggi arrotonda facendo l'imbianchino , trovando anche il tempo per seguire la sua squadra giovanile (la Vanotti ARDN Piazzalunga), dare una mano all'amico Giovanni Fidanza ad allenare le ragazze dell'Eurotarget. Strana storia quella di Ennio Vanotti. L'ex professionista di Almenno San Salvatore, ritiratosi nel 1990 dopo 13 stagioni , non si sta ...

Quando a Sappada Roche tradì Visentini e si vestì di rosa

http://archiviostorico.gazzetta.it/2007/maggio/13/Quando_Sappada_Roche_tradi_Visentini_ga_10_070513065.shtml di Claudio Gregori, Gazzetta dello Sport, 13 maggio 2007 LA MADDALENA - (greg) Il traguardo è come una muleta rossa, contro cui spesso il corridore s'avventa, catturato dalla luce della vittoria. Ecco sei grandi tradimenti nella storia del ciclismo.  1. L'11 agosto 1963, a Renaix, il Belgio era pronto ad applaudire il tris mondiale di Rik Van Looy, che invece fu bruciato allo sprint dal suo gregario Benoni Beheyet.  2. Il 6 agosto 1972 a Gap Marino Basso concesse il replay folgorando con un'accelerazione bruciante Bitossi, che volava solo verso la maglia iridata.  3. Venendo al Giro, Fausto Bertoglio fu accusato di tradimento nel 1975, 4ª tappa. Il suo capitano Battaglin, in rosa, forò nel finale, e Bertoglio non gli diede la ruota. Poi, vinse il Giro.  4. L'anno dopo il belga Johan De Muynck conquistò la rosa in montagna. Il capitano...

Roche e Kelly, gli irlandesi

http://www.treccani.it/enciclopedia/ciclismo_%28Enciclopedia-dello-Sport%29/ di CLAUDIO GREGORI, Enciclopedia Treccani Stephen Roche è di Dublino. Il suo 1987 è favoloso. Roche vince il Giro d'Italia al termine di un clamoroso braccio di ferro con il capitano della sua squadra Visentini, che l'irlandese sconfigge prima sul piano psicologico che su quello tecnico. Al Tour si trova la strada spianata dal ritiro di Hinault e dall'incidente di caccia che ha messo fuori gioco LeMond . Roche mette una solida opzione sulla vittoria vincendo l'ottava tappa, la cronometro di Futuroscope (87,5 km), con 42″ su Mottet, che indossa la maglia gialla . Poi, subisce l'assalto in due tempi di Jean-François Bernard, che prima lo sorpassa sui Pirenei e poi conquista la maglia gialla nella cronometro del Mont Ventoux, infliggendogli 2′19″ di distacco. Bernard balza in testa alla classifica con 2′34″ su Roche e 2′47″ su Mottet . A sette tappe dalla fine la situazione s...

I tre della prodezza e dell'incompiuta

http://www.treccani.it/enciclopedia/ciclismo_%28Enciclopedia-dello-Sport%29/ di CLAUDIO GREGORI, Enciclopedia Treccani Tre corridori italiani accendono grandi speranze: Battaglin, Visentini e Baronchelli . Tre uomini sospesi tra la prodezza abbagliante e l'incompiuta. BATTAGLIN, CAMPIONE E GENTILUOMO Il 21 aprile 1981 Giovanni Battaglin si schiera al via della Vuelta a Santander. Ha quasi trent'anni. Per due volte è già salito sul podio del Giro d'Italia. Ha vinto 3 tappe al Giro e portato la maglia rosa. È uno scalatore capace di imporsi nel Gran Premio della Montagna sia al Tour sia al Giro della Svizzera. La sua carriera è segnata da infortuni e crisi, da incompiute, da imprese e cadute verticali.  Battaglin parte in sordina. Ma, nell'ottava tappa, che parte da Granada, una cronoscalata di 30 km, si rivela. Vince sulla Sierra Nevada e conquista la maglia amarillo. Belda e Pedro Muñoz cercano invano di scalzarlo. Per undici giorni Battaglin difende...

Storia di Guido Reybrouck

http://www.museociclismo.it/content/articoli/977-Storia+di+Guido+Reybrouck/index.html Dotato di un guizzo bruciante si è assicurato un buon numero di vittorie senza essere, peraltro, un cacciatore di traguardi a ogni costo: si accontentava di aggiungere annualmente qualcosa al palmarès ...e pensava alla stagione successiva.  Le sue migliori prodezze le ha concretizzate nella a lui congeniale Parigi-Tours che vinse tre volte negli anni pari: '64 e '66 davanti a Rik Van Looy e '68 su Walter Godefroot e Leman. Una curiosa e significativa coincidenza: uno zio, Gustave Danneels, aveva già vinto per tre volte la stessa classica francese.  Apprezzato per il suo spunto, ha corso anche in Italia con la Faema e la Salvarani. Ha messo a segno successi di rilievo come il campionato belga '66, l'Amstel Gold Race '69, per due volte il Giro della Nuova Francia (Canada) '71-72 e il Campionato di Zurigo '64.  Nutritissimo il bottino nelle tappe dei Giri:...

Guido Reybrouck

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5539-Guido+Reybrouck/index.html Nato a Brugge il 25 dicembre 1941, professionista dal 1964 al 1973.  Gran bel velocista, soprattutto bravo negli ultimi settanta metri (allora i treni non esistevano, e al massimo avevi un compagno che doveva farti strada e lanciarti la volata) dove sapeva sempre trovare lo spiraglio per giocare il suo guizzo.  Era pure uno dei pochi velocisti che si rendeva utile alla squadra e per questo bagnò più di una volta le sue polveri. La Parigi-Tours, la sua classica per eccellenza, la sentiva come zio Gustave Danneels, riuscendo a battere i migliori con sprint regali. Basti citare che nei primi due suoi successi (1964 e '66) superò Rik Van Looy, e, nel terzo, l'accoppiata letale, formata da Walter Godefroot e Eric Leman.  Gli altri successi fra le sue circa sessanta vittorie: il Campionato di Zurigo '64, il Campionato Belga '66, l'Amstel Gold Race '69 e due Giri della Nuova F...

Frans Verbeeck, un campione tra i super degli anni '70

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5623-Frans+Verbeeck%2C+un+campione+tra+i+super+degli+anni+%2770/index.html Frans Verbeeck nasce a Wilsele (Belgio) il 13 giugno 1941.  Tra i dilettanti Jos Wouters, in due stagioni, lo relega per ben 39 volte al secondo posto.  Passa professionista il 5 luglio 1963 (1 vittoria), nel '64 (3 vittorie) è 10° nel G.P. di Francoforte (Henninger Turm).  Nel 1965 (3 vittorie) si piazza 2° nel G.P. di Francoforte, 9° nella Parigi-Bruxelles e 15° nella Vuelta di Spagna (rimarrà il suo miglior risultato in un grande Giro).  Nel '66 solo un successo e al termine della stagione si ritira. Dopo oltre un anno lontano dalle gare, crede ancora nel ciclismo e ci crede anche l'Okay-Diamant che gli offre la possibilità di tornare.  Il 3 maggio 1968, a 27 anni, ripassa professionista e l'anno successivo vince 7 corse tra le quali il G.P. Jef Scherens e il campionato del Brabante; si piazza 8° sia nel Giro delle F...

Storia di Frans Verbeeck

http://www.museociclismo.it/content/articoli/628-Storia+di+Frans+Verbeeck/index.html Singolare la vicenda di questo campione che, dopo essere stato professionista per un quadriennio, con risultati talmente modesti da vedersi costretto a rinunciare al ciclismo per dedicarsi alla distribuzione del latte, dopo un anno e mezzo cambiò parere e tornò alle corse con la serietà e la professionalità indispensabili per emergere, e ci riuscì.  Evidentemente i suoi mezzi erano eccellenti se, pur dovendo affrontare in Belgio avversari del rango di Merckx e De Vlaeminck, Maertens, Godefroot, Van Springel eccetera, poté inserirsi nel drappello delle vedette ottenendo un cospicuo bottino dal punto di vista sia della quantità sia della qualità e realizzando una lista lunghissima di onorevoli piazzamenti a riprova di una costanza di rendimento superiore.  Da ricordare la vittoria nel Campionato del Belgio ottenuta su Merckx nel '73 poiché suonò come rivincita della vittoria in...

Baronchelli: «In bici per divertirmi. E NIbali mi piace tanto»

http://archivio.tuttobiciweb.it/index.php?page=news&tp=n&cod=83933 Dentro la notizia, TuttoBici Mercoledì 7 Ottobre | 07:38  «Mi piace tanto Nibali, ha classe e temperamento, ma soprattutto è completo: va forte dappertutto. Anche Aru è un bel giovane che sta crescendo bene, ma non mi sembra così completo come Vincenzo, anche se ha una gran bella testa». Gianbattista Baronchelli parla con un filo di voce, come se non volesse disturbare o esprimere giudizi troppo definitivi: non è nel suo stile. Professionista dal 1974 al 1989, nel suo palmares, oltre ad una novantina di corse, risplende una medaglia d’argento ai mondiali di Sallanches vinti da Bernard Hinault, forse tra i più duri della storia. «Quello è l’unico secondo posto di cui vado orgoglioso e per quanto mi riguarda lo considero una vittoria. Perché io quel giorno ho vinto l’argento, sono stato il più bravo tra gli umani, perché contro Bernard c’era ben poco da fare». Gibì l’abbiamo incontrato qua...

La corsa infinita di Baronchelli

http://archiviostorico.gazzetta.it/2004/gennaio/31/corsa_infinita_Baronchelli_ga_10_0401311084.shtml LA STORIA/LE STORIE  di PIER BERGONZI  Gazzetta dello Sport, 31 gennaio 2004 Nel ' 74, al primo anno da professionista, concluse il Giro al 2° posto a 12" da Eddy Merckx. Poi Giovan Battista Baronchelli vinse tanto, ma non quanto avrebbe potuto grazie alla classe immensa. Come conferma in questi anni, dominando per passione le gare amatoriali  «Dopo il Giro del '74 ho subìto tre operazioni e poi ho avuto l'epatite: non sono più stato quello che ero. Il rammarico? Avrei dovuto vincere il Mondiale ' 81: ero in fuga, vennero a riprendermi Panizza e Saronni. Corro ancora per amore della bici: se non pedalo sto male»  Due righe da un corrispondente: «Giovan Battista Baronchelli vince sotto la pioggia il 13° trofeo del Ventennale di mountain bike, a Capriate, staccando Maurizio Saccomandi di 4' 08"». Ma sì, è proprio Tista Baronchelli, quel t...