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Le Buone feste della Virtus Bologna

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+32 nel derby di Basket City, +13 in quello d'Italia: le feste perfette della Virtus Bologna, capolista in campionato e pure in Eurocup. C'erano tutti al ritorno della Grande Classica. I novemila a palazzo, l'inno nazionale cantato dal Coro di Finale Emilia; i grandi in campo (Teodosic e Rodriguez) e gli ex in panchina: Sasha vestito da Achille contro Ettore, applauditissimo dal popolo bianconero per (e con) cui ha vinto tutto. C'erano tutti alla Virtus Arena, è mancata solo Milano: ancora sfasata per la sconfitta di Mosca col CSKA in Euroleague, e con 24 ore di riposo in meno rispetto alla "passeggiata" di Natale della Virtus sui "cugini" Fortitudo. Bologna sempre avanti, in ogni quarto: di quattro, due, uno e sei. Nel primo, due triple di Teodosic (che chiuderà con 15 punti e sei assist). Nel secondo, minisorpasso Olimpia firmato Cinciarini, ma all'intervallo Virtus avanti di sei. Markovic (8 punti e 12 assist) e ancor...

MAESTRI DI CALCIO - Happel, il Tiranno

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https://www.amazon.it/Maestri-calcio-grandi-allenatori-stranieri-ebook/dp/B01ARVU5JC «Guardo un giocatore allenarsi per dieci minuti e capisco subito se è un parassita o uno di cui fidarsi. E persino se ha bevuto o fumato» - Ernst Happel di CHRISTIAN GIORDANO ©, Guerin Sportivo © Rainbow Sports Books © A volte un aneddoto (vero) vale più di mille parole, per descrivere personaggi e situazioni. Quello che segue lo ha raccontato Wolfgang Rolff, mastino dell’Amburgo che ad Atene ’83, finale di Coppa dei Campioni, Ernst Happel attaccò alle calcagna dello juventino Michel Platini. Premessa: al tecnico austriaco piaceva seguire gli allenamenti da bordocampo, seduto su una sedia da regista. Da lì impartiva istruzioni al vice, che le riferiva alla truppa. Una volta Happel ordinò all’assistente di far uscire anzitempo il giocatore X. Questi chiese spiegazioni al vice, che a sua volta rivolse la domanda al capo. Happel si tolse gli occhiali da sole, fece cenno a X di avvicinarsi e ...

A junk wins a new day on court

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By PETER VECSEY -- Daily News Thursday, September 2, 1971 Earl Manigault, although only 25, is referred to with reverence and regarded as a legend in his Harlem neighborhood. Anyone in Manigault’s section, who isn’t well acquainted with his basketball heroics, obviously has been living in a bubble. When Manigault wanders along Eight Ave, around 114th St., both old and young shout out greetings. The younger teenagers devotedly shadow his every move, showering him with questions. The children, however, are not Manigault’s only street shadows. His journey through the ghetto is saturated with morbid memories and bitter torment. …With hallways and alleys. …With addicts and pushers. …With thieves and fences. All these things played a major part of his life after he began smoking dope in the 11th grade. “I see them wherever I go,” says Manigault reflectively, as though he could see them right at that moment. Waiting. Always there. Always waiting. “I see the addicts nodd...

MAESTRI DI CALCIO - Guttmann, la vita è Béla

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https://www.amazon.it/Maestri-calcio-allenatori-stranieri-Portraits-ebook/dp/B01ARVU5JC di CHRISTIAN GIORDANO ©,  Guerin Sportivo  © Rainbow Sports Books  © Se è vero che le cose d’oltreoceano sbarcano in Europa una decina d’anni dopo, al Benfica possono rassegnarsi: la Champions League non tornerà cosa loro ancora per molte stagioni. Nel 1918 a Boston scattò, implacabile, “The Curse of the Bambino”, la Maledizione che Herman Ruth lanciò ai Red Sox, franchigia locale del baseball professionistico, quando il boss Harry H. Frazee lo cedette ai New York Yankees. Senza di me non vincerete più le World Series, disse "The Babe", e per 86 anni - ottantasei! - le Calzette Rosse non conquisteranno più il titolo, sfumato per quattro volte su quattro in Gara7, e sempre in circostanze a dir poco rocambolesche. Nel 1962 analogo anatema lo lanciò ai rossi di Lisbona l’allenatore che li aveva appena portati alla seconda Coppa dei Campioni consecutiva. Senza di me n...

EARL "GOAT" MANIGAULT - L’uomo che voleva sedersi sul ferro

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di FEDERICO BUFFA Black Jesus Un giorno della prima decade del maggio ’98 l’America s’è dovuta fermare un attimo. Le radio e le televisioni le avevano appena raccontato che il cuore di Frank Sinatra aveva appena cessato di battere in una stanza della lussuosa clinica Cedars Sinai. Due ore prima s’era mozzato il respiro di una zona intera di New York City, quella conosciuta come Harlem.  Il sistema di comunicazione della città - lo stesso che aveva annunciato negli anni Sessanta che Lew Alcindor era il più grande di sempre, allertato che Kenny Anderson e il penultimo dei Marbury erano materiale da NBA anche quando erano alle scuole medie e proclamato nei primi anni Novanta che nessun caraibico aveva mai mostrato quel che stava sciorinando un cerbiatto meticcio di nome Felipe dal Bronx - le aveva appena raccontato che il cuore di Earl Manigault, detto “THE GOAT” ovvero la capretta, il “Re Buono”, l’unico uomo che poteva girare per Harlem senza un penny in tasca e...

Valdano y Cruyff: «Tráteme de usted»

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https://alaves.elcorreo.com/memoria-albiazul/valdano-cruyff-trateme-20181128172715-nt.html Cruyff y Valdano durante el encuentro entre Alavés y Barcelona.  Memoria albiazul Los cuartos de final de la Copa del Rey ante el Barcelona en 1978 se convirtieron en uno de los momentos culminantes de una época donde el Alavés (1974-1983) buscó sin éxito el retorno a la Primera División FERNANDO RUIZ DE ESQUIDE Jueves, 29 noviembre 2018, 10:24 «Increíblemente y cuando ya el tiempo hábil de la primera parte ha transcurrido el señor Gallardo señala un penalti al Alavés por 'caída' de Cruyff dentro del área, engañoso y listo el holandés. Lanza la máxima pena Zuviría marcando el 1-0. Hasta el público catalán se enfada con el árbitro por su parcialidad». Es parte de la crónica que este periódico publicó el 23 de febrero de 1978. Tras una noche donde al equipo albiazul, que militaba en la Segunda División, se le escapó el sueño de alcanzar las semifinales de la Copa del Re...
Football Poets Society: luglio 2012 "Non voglio essere il nuovo Mike Spitz, il nuovo questo o quello: voglio solo essere il primo Michael Phelps". Dopo l'argento nei 200 farfalla e l'oro della staffetta 4x200 stile libero, l'atleta più medagliato nella storia, ultracentenaria, delle Olimpiadi. 19 podi, per l'americano, uno in più della ginnasta russa Larisa Latynina, ferma a 18 in tre edizioni dei Giochi, fra Melbourne 56, Roma 60 e Tokyo 64. Per lei 9 ori, 5 argenti e 4 bronzi. Per lui, le 8 medaglie di Atene (6 ori e 2 bronzi) e gli 8 ori di Pechino, primato strappato al leggendario Spitz di Monaco 72, quelle di Londra: già 3, contando anche l'argento nella staffetta 4x100 stile. Ma il 27enne "Cannibale di Baltimore" ha ancora fame, e non solo delle 12 mila calorie che ingurgita ogni maledetto giorno di allenamento. Nel suo calendario, che d'accordo con il suo allenatore, ha snellito a 7 gare, può arrivare a 22. Per recup...

MAESTRI DI CALCIO - Goethals, La Science esatta

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https://www.amazon.it/Maestri-calcio-allenatori-stranieri-Portraits-ebook/dp/B01ARVU5JC di  CHRISTIAN GIORDANO,  Guerin Sportivo  Alexis Carrel, premio Nobel per la Medicina 1912, soleva ripetere che «poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità». Nel calcio, come nella medicina, la verità è fatta di risultati. E nel calcio pochi hanno saputo essere più concreti di “Raymond-La Science”, luminare che come tradizione di chi ha giurato a Ippocrate eccelleva pure nell’arte di propagandare se stesso e i propri successi: a mezzo stampa, fra gli addetti ai lavori, con le parcelle. Raymond Goethals nasce il 7 ottobre 1921 a Forest (Vorst in fiammingo), 50mila anime alla periferia sud-ovest di Bruxelles. Sfugge a un destino di industrie metalmeccaniche, chimiche e tessili firmando, nel 1933, il suo primo cartellino, come portiere del Daring. Compiuta la trafila nelle giovanili, debutta in pr...