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Capello prende la paga

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L'aspetta da cinque mensilità, e Fabio Capello non vedeva l'ora di prenderla la paga. In senso letterale, però. Quella intesa come stipendio. Invece a prenderla, e pesante, è stata la sua Russia, battuta 1-0 dall'Austria che all'Ernst Happel di Vienna aveva il suo miglior giocatore, Alaba, infortunato e in tribuna come spettatore. Ma anche senza l'uomo-ovunque nel futuristico Bayern di Pep Guardiola, l'Austria si è confermata rivelazione del Gruppo G, che adesso guida da imbattuta con 10 punti in quattro partite, e il prezioso scalpo della grande favorita del girone. Il Ct non esonerabile in virtù del contratto da 8 milioni annui prolungato fino alla fine del Mondiale in casa del 2018, aveva detto di pensare solo alla partita, anche se per Vienna non sono partiti i suoi collaboratori Christian Panucci e Massimo Neri, entrambi ancora senza contratto. Ma alla partita ci ha pensato, e bene, anche il suo collega Marcel Koller. E la sua Austria potev...

Il venerdì delle Eurodeluse

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Finalmente è venerdì, finalmente si gioca. Ha tanta voglia di ricominciare a farlo - e da campioni del mondo - come vuole il Ct Joachim Loew la Germania, la più grande fra le eurodeluse di questo primo scorcio di qualificazioni. Solo 4 punti in tre partite, e la prima, storica sconfitta contro la Polonia. E ora l'occasione per evitare altri storici processi: a Norimberga contro Gibilterra, matricola sin qui dietro la lavagna con due sette e un tre nella casella dei gol subiti, e unica del Gruppo D ancora a zero per punti e gol fatti contro Irlanda Polonia e Georgia, con quest'ultime impegnate nello scontro diretto. E' partita male anche la Grecia di Claudio Ranieri: solo un punto nel gruppo F e ora, ad Atene, l'avversario ideale per risollevarsi, le Isole Far Oer, l'unica ancora a zero punti nel girone ma capace di sorprendere la Finlandia prima di farsi rimontare e sorpassare 3-1 in casa dalla squadra di Paatelainen, attesa a Budapest per il debutto in cas...

Bernard Hinault e il tifo degli avversari

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http://www.indiscreto.info/2014/11/bernard-hinault-tifo-degli-avversari.html Simone Basso Indiscreto.info,  11 novembre 2014 Tre giorni e il 14 novembre, compleanno di altri sfregaselle notevoli (Adorni, Nakano, Nibali), Bernard Hinault compirà sessant’anni. Nessuna agiografia per festeggiarlo, solo un amarcord che racconta – a chi non lo vide in diretta – uno dei campionissimi del Novecento ciclistico. Bernard è nato a Yffiniac, Bretagna, ed è diventato il culmine di una grande tradizione di quelle terre battezzata da un “argentino”, Lucien Mazan, che ebbe un caposcuola del livello di Louison Bobet. Hinault, figlio orgoglioso di contadini, che in giovinezza cominciò con la corsa campestre, sta già tutto nella sua prima gara in bici. Quando un enfant du pays , col quale condivise l’azione decisiva, gli chiese di lasciarlo vincere. Bernard acconsentì e poi, all’arrivo, spietato, lo infilzò come un tordo: quel pomeriggio nacque il mito del Tasso. Che, sul finire dei ...

Ibra forza 4

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Monday, 10 November 2013 Ci sono serate che nell'aria emanano il profumo della Storia. Serate in cui il gigante torna bambino, e in lui cresce la voglia - insopprimibile - di riscriverla. Una, due, tre, quattro volte. Che sia una notte di novembre, come quella di un anno fa: 4-2 all'Inghilterra. O un normale mercoledì di Champions, 5-0 del suo PSG a Bruxelles su un Anderlecht impresentabile a questi livelli. È in serate così che ti rendi conto di che giocatore, Zlatan Ibrahimović, è diventato. Ibra gioca per vincere, ma gioca - ancora - perché adora giocare. Come il piccolo Hajrudin Kamenjaš, un ragazzino bosniaco malato di leucemia che lo ha commosso in un video dell'associazione tedesca Light For Tomorrow. Ibra gli ha donato quella originale della sua doppietta al Benfica. Dicono che in Champions non incida: 37 gol in 98 match. In questa, sei in tre gare: due a partita. In un anno senza Europei e Mondiali, e con Lionel Messi mai così spesso fermo: numeri da P...

Marchi di fabbrica

A cura di Salvo Ferrara , Gianlucadimarzio.com Otto reti in dodici gare, tre tutte insieme. Al Bari. Al primo anno in B della sua Pro Vercelli. Ed è già record, perché non era mai andato oltre i sei,  segnati con la Triestina nel 2010/11 . Da esterno a prima punta, classe 1985: è questo il biglietto da visita di Ettore Marchi, il capocannoniere che non ti aspetti. Da Gubbio in giro per l’Italia, con la valigia sempre in mano e la voglia di segnare ovunque. Triestina, Sangiovannese, Bellaria, Portogruaro, Sassuolo e Benevento . Poi Vercelli, dove sembra aver trovato la sua dimensione ideale. Con 16 gol è stato uno dei protagonisti del ritorno in Serie B del club bianconero, trascinatore e idolo della tifoseria. Adesso, Marchi vuole alzare l’asticella. E la tripletta al Bari di Devis Mangia è già da incorniciare. - Che emozione hai provato e a chi l’hai dedicata? “E’ stata sicuramente una gran bella emozione, perché è stata la mia prima tripletta in carriera. Non ho dedich...

Carpi diem

di Christian Giordano Totò Di Natale e Hernán Crespo, mica Jerry Mbakogu. Ci sono due gigantografie nell'ufficio di Stefano Bonacini, padre-patron del Carpi dei miracoli. Entrambe di centravanti. Una del bomber all-time dell'Udinese (199 gol in Serie A), l'altra dell'argentino al Genoa nel 2009-2010. Entrambi con maglia sponsorizzata Gaudì. La sua Gaudì, colosso dell'abbigliamento con sede a Carpi. La sua Carpi. È lì che è cresciuto giocando a calcio per strada con l'amico d'infanzia Maurizio Setti, ieri nei dilettanti dell'Athletic Carpi e oggi presidente del Verona. È più forte di loro: il calcio, nonostante tutto, ce l'hanno nel sangue. In passato Bonacini aveva anche provato a entrare nel Padova, ma poi ha visto i libri contabili e gli è bastato. E allora s'è preso il Carpi, e dopo il classico apprendistato da un Zamparini o un Cellino qualsiasi s'è affidato a Cristiano Giùntoli (accento sulla u), il vero ds dei miracoli. È sua l...

Liverpool-Chelsea, senza riserve

Andare al Bernabéu con le riserve e per evitare l'imbarcata, non è da Liverpool. Il Liverpool che Bill Shankly ha inventato "europeo", e che mai in Champions aveva perso tre gare in fila. Eppure è così che Brendan Rodgers ha preparato la trasferta di Madrid, persa col Real "solo" (virgolette d'obbligo) uno a zero col solito golletto di Benzema, l'ex gattone indolente di Mourinho diventato pantera con Ancelotti. Ma neanche José, in Champions, ha fatto una partita "da Chelsea" in vista della partitissima di sabato all'Anfield. La numero 161 di una rivalità riesplosa con il retour match che ha deciso la scorsa Premier. Quella dello scivolone di Gerrard che ha virtualmente consegnato il titolo al City, un'altra grande d'Inghilterra che, dopo l'immenso derby di Manchester, è arrivata spompata - di testa e di gambe - al gran galà d'Europa, col CSKA Mosca. Sotto uno a zero a Maribor, già sepolto sei-zero due settimane prima a...

Carpi diem

di Christian Giordano, la Repubblica - ed. Bologna 5 novembre 2014 Totò Di Natale e Hernán Crespo, mica Jerry Mbakogu. Ci sono due gigantografie nell'ufficio di Stefano Bonacini, padre-patron del Carpi dei miracoli. Entrambe di centravanti. Una del bomber all-time dell'Udinese (199 gol in Serie A), l'altra dell'argentino al Genoa nel 2009-2010. Entrambi con maglia sponsorizzata Gaudì. La sua Gaudì, colosso dell'abbigliamento con sede a Carpi. La sua Carpi. È lì che è cresciuto giocando a calcio per strada con l'amico d'infanzia Maurizio Setti, ieri nei dilettanti dell'Athletic Carpi e oggi presidente del Verona. È più forte di loro: il calcio, nonostante tutto, ce l'hanno nel sangue. In passato Bonacini aveva anche provato a entrare nel Padova, ma poi ha visto i libri contabili e gli è bastato. E allora s'è preso il Carpi, e dopo il classico apprendistato da un Zamparini o un Cellino qualsiasi s'è affidato a Cristiano Giùntoli (accento sul...

Marchi ha un segreto: «Mi esalto con Piola»

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L’attaccante della Pro nello stadio del mito di Vercelli: «Vedendo le sue foto mi carico. Come contro il Bari...» ALESSIO DA RONCH, Gazzetta dello Sport Il pallone è a casa sua. E’ un trofeo, il ricordo della prima tripletta in carriera, quella che sabato ha firmato il 3-0 sul Bari, quella che lo ha issato al primo posto nella classifica dei cannonieri della Serie B insieme a Mbakogu e Castaldo. Il sorriso di Ettore Marchi, però, è reso particolarmente scintillante da un’altra considerazione: «Su quel pallone - spiega - ci sono tutte le firme dei miei compagni, perché quel trofeo lo abbiamo conquistato insieme, così come abbiamo ottenuto insieme tutti i traguardi dello scorso anno. Sono felice, sarei ipocrita a negarlo, per questi gol, ma credo che conti di più quello che sta facendo la Pro Vercelli e, ancor di più, quello che faremo a Vicenza. E’ uno scontro diretto e avremo la possibilità, finalmente, di mostrare miglioramenti anche fuori casa. Insomma, sarà una sfida fond...

Kipsang re della maratona. Che volatona la Keitany!

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Sopra: i vincitori di New York 2014.  A sinistra Wilson Kipsang, 32 anni, che ha chiuso in 2h10’59”.  A destra Mary Keitany, 32 anni, 2h25’07” AFP/AP L’ex primatista mondiale dopo Berlino e Londra completa il tris in 13 mesi Mary, al rientro dalla maternità, brucia la Sumgong. La Straneo è ottava 3 Nov 2014 - La Gazzetta dello Sport DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MASSIMO LOPES PEGNA NEW YORK © RIPRODUZIONE RISERVATA A meno di un chilometro dal traguardo, sotto la statua di Colombo, la faccia di Wilson Kipsang sembra quella di chi si è appena svegliato da un riposante sonnellino. Ha ancora la falcata elegante, che deve fare invidia all’etiope Lelisa Desisa, l’unico compagno di viaggio rimastogli alle costole. Mica uno qualunque: il vicecampione del mondo e il vincitore di Boston l’anno scorso. E’ lì che Kipsang si volta e preme sull’acceleratore, come avesse il turbo: «Ho piena fiducia nel mio sprint, in quegli ultimi metri sono esplosivo», dirà. Così, conquista l’ultima delle grand...

KIPSANG - E’ un tris per la storia

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Wilson Kipsang, 32 anni, al traguardo ieri a Central Park.  Il successo a Berlino 2013, quando fu “battuto” da un invasore  Il trionfo del 13 aprile scorso a Londra Trionfa a New York dopo Berlino e Londra. E in soli tredici mesi! La Keitany, reduce dalla maternità, vince in volata (3”) tra le donne. Straneo solo ottava nel gelo 3 Nov 2014 - Corriere dello Sport di Roberto Zanni Si è preso tutto il Kenya, ancora una volta, la seconda consecutiva e la quarta nella storia della New York City Marathon. Uomini e donne sotto una bandiera sola con Wilson Kipsang e Mary Keitany davanti a tutti incuranti delle folate di vento e del freddo con cui la “Big Apple” ha accolto l’invasione dei 50.000. Un clima che ha “gelato” anche le speranze azzurre: Valeria Straneo, quinta l’anno scorso, si è dovuta accontentare di un ottavo posto in 2h29’24” DOMINIO. Il trionfo di Wilson Kipsang (2h10’55”) al suo debutto a New York, è arrivato dopo i successi alle maratone di Berlino 2013 e Londra 2014,...

Man derby: che musica, maestri

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Blue Moon o Glory Glory Man Utd ? Qual è, oggi, la colonna sonora di Manchester? La classifica dice City, perché anche perdendolo, il derby numero 168, i campioni uscenti sarebbero sopra ai cugini: 17 contro 16. Ma lo dice, soprattutto, la storia recente, recentissima. Due vittorie su due, sette gol fatti e solo uno subìto la scorsa Premier; sei punti - col senno del poi - essenziali per vincere il campionato: 3-0 all'Old Trafford e 4-1 all'Etihad. Lo stadio portafortuna di Wayne Rooney, contro i vicini "sempre più rumorosi" - copyright di Sir Alex Ferguson - da quando la proprietà è passata allo sceicco Mansour. Roo è il miglior marcatore nella storia del Mancunian Derby con 11 gol in 22 stracittadine, e cinque nelle sue ultime quattro visite al City of Manchester Stadium. Il capitano, che nell'ultimo turno ha lasciato i gradi a Robin van Persie, autore dell'1-1 nel recupero, ha assistito al big match di domenica all'Old Trafford dal directors...

Brändle, sperando che l'Ora duri

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Sei settimane. Quarantadue giorni è durato il record dell'Ora di Jens Voigt. Uno in più degli anni del tedesco, che alla veneranda età di 43, il 18 settembre scorso sulla pista svizzera di Grenchen, aveva portato il limite a 51,110 km. Sempre in Svizzera, ma sul vicino velodtromo di Aigle, l'austriaco Matthias Brändle, lo ha battuto di ben 742 metri, portando il primato a 51,852 chilometri (2 metri in più del cartello "ufficiale" stampato dalla UCI, ndr ) su una bici del peso di 7,2 chili. Come tanti prima di lui, è partito forte ma non fortissimo, evitando di andare sopra soglia per non restare senza forze per il rush finale con cui stava per sfondare lo storico "muro" dei 52 chilometri. Traguardo sfumato per la fisiolologica flessione negli ultimi quindici minuti. Brändle è un passistone di 1,89 per 75 chili, corre su strada per la IAM ed è professionista dal 2009. Compirà 25 anni il prossimo 7 dicembre, quindi ha tutto il tempo per miglio...

Mbakogu e i gol con vista sull’Europa

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Il bomber del Carpi ha la fidanzata in Francia,  gli occhi del Borussia addosso e Drogba come modello di Davide Setti, La Gazzetta dello Sport CARPI (Modena) - E’ partito da Lagos undici anni fa per raggiungere il papà in Italia. Ma il giro del mondo di Jerry Mbakogu è solo all’inizio. Da Scorzè, provincia di Venezia, dove è arrivato da piccolo con mamma e sorella e ha cominciato nella locale squadra di Esordienti, è passato da Padova, poi la Primavera del Palermo, la Juve Stabia e il Carpi.  Con i biancorossi, sorprendentemente in alto grazie anche ai suoi 6 gol in 10 gare (oggi c’è la sfida con la Ternana), il 22enne attaccante nigeriano ha trovato la dimensione ideale per far esplodere il suo talento. Il d.s. Giuntoli ha scommesso su di lui, facendogli firmare in estate un contratto di 5 anni, dopo la mancata iscrizione che lo ha fatto svincolare...

Van Persie d'amore

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Poi uno si innamora del calcio inglese... Ma come puoi non farlo con partite così, con quello spirito, quell'intensità, quei personaggi; in campo e fuori. Quasi se lo sentiva, José Mourinho, di subire il pareggio. E di subirlo all'ultimo secondo, su palla inattiva, subito dopo il rosso diretto a Ivanovic, espulso - ma col doppio giallo - come il 28 ottobre 2012, quando lo United sbancò Stamford Bridge 3-2 contro i Blues in nove per i due gialli anche a Fernando Torres.   E infatti il pareggio è arrivato, all'ultimo secondo, su palla inattiva, con Robin van Persie che ha scaricato alle spalle di Courtois tutta la rabbia di un inizio stagione maledetto. Per lui, tornato capitano per l'assenza di Rooney, e per il primo United di van Gaal.   Lo stesso van Persie che con quel tocco di testa aveva tolto a Didier Drogba la paternità, ma non la gioia del ritono al gol in Premier League. Senza il titolarissimo Diego Costa, contro il suo vecchio maestro ai tempi del Barca,...

Van Gaal vs Mou, nemici mai

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Diciassette anni: da tanto si conoscono Louis e José. Era il 1997. Van Gaal veniva da due finali di Champions con l'Ajax e stava per rifare grande il Barcellona. Mourinho al Barca c'era da un anno, ma come traductor di Bobby Robson. Con l'arrivo del nuovo santone, l'allievo pensava di accettare l'offerta come secondo al Benfica. Invece il maestro olandese ne intuisce il potenziale... Speciale e lo conferma assistente per altri tre anni. Abitavano a 15 metri l'uno dall'altro e lavoravano 24 ore il giorno, sette giorni su sette. Insieme vinsero due Liga e una Copa del Rey, e il 16 maggio 2000 van Gaal gli affidò la squadra nel 3-0 sul Mataró che vale ai blaugrana la Copa Catalana. Un trofeo minore, ma il primo di Mou da allenatore vero.  Van Gaal lo ritroverà in un'altra finale, avversario col suo Bayern a Madrid, per la Champions 2010, contro l'Inter del triplete . In semifinale, in vista del ritorno al Camp Nou, van Gaal - già qualificato il ...

Clásico, il futuro è adesso

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Un altro sport: per ambiente, velocità, ritmo, intensità, qualità tecniche. Il Clàsico numero 229 è uno spot per il calcio del futuro. Quello che in Europa, oggi, giocano solo in quattro: Real Madrid e Barcellona, il Bayern di Guardiola e il Chelsea di Mourinho. Il resto sono chiacchiere, e poco, pochissimo, di distintivo. Al Bernabéu invece va in scena uno spettacolo vero.  Duro, ma corretto, e per palati finissimi. Luis Enrique schiera subito Luis Suárez, al debutto nella Liga dopo i 4 mesi di squalifica per il morso "mondiale" a Chiellini. Nel tridentissimo con Messi e Neymar l'uruguaiano si muove bene, e taglia persino meglio ma sembra ancora lontano dal Cannibale visto al Liverpool.  Eppure, con nelle gambe appena due amichevoli con l'Uruguay, dopo tre minuti propizia il vantaggio di Neymar: in tre clasicos in carriera, il brasiliano vanta gol all'esordio, rigore procurato e rosso a Ramos nel secondo, e nel terzo il gol che poteva spianare la gara ...

Di Vaio e Nesta, l America dei 76

Saturday, 25 October 2014 Sarà l'anno, il '76 della Mayflower e dei Padri Pellegrini, ma era scritto che ci fosse l'America, nel destino di quei due ragazzini, amici per sempre, e compagni di stanza alla Lazio. Uno con l'argentino Chamot come idolo, l'altro che studiava da Signori. Tutti e due con un comune maestro, Zeman.Dopo i troppi mesi passati a Miami a curarsi la schiena, Alessandro Nesta ci sta ancora pensando: non andrà alla Juve e forse non resterà al Milan. E allora perché non chiudere a New York, come terzo top player ai Red Bull di Thierry Henry e Rafa Marquez? Marco Di Vaio, che alla Lazio con Nesta (a sinistra nella foto, con in mezzo Mimmo Caso) è cresciuto e diviso la stanza nei ritiri, invece ha deciso: giocherà un anno e mezzo in Canada, ai Montreal Impact, con Matteo Ferrari e Bernanrdo Corradi. Anche se difficilmente con lo stesso... impatto che ha dato, e ricevuto, al Bologna. Quattro anni indimenticabili, per il capitano: 65 gol in campiona...

CR70

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CR70, e non sentirli. Settanta gol in 106 partite di Champions League, uno in meno del recordman assoluto: Raul Gonzalez Blanco. Leyenda merengue , e illustre predecessore di quella camiseta número siete che ha fatto la storia del mito madridista: Kopa, Amancio Amaro, Pirri, Juanito, Emilio Butragueño, appunto Raul e, adesso, Cristiano Ronaldo. Da buon ex United, per la cifra tonda quale migliore occasione per segnare il suo primo gol ad Anfield. E che gol...Meraviglie nella meraviglia l'assist delizioso di James Rodriguez, uno che parla lo stesso linguaggio tecnico, e la battuta d'anticipo del portoghese, che brucia con un unico movimento Lovren e Skrtel. A chiudere il conto il solito Karim Benzema, alla seconda doppietta stagionale dopo quella all'Athletic Bilbao in campionato del 5 ottobre. CR, a dirla tutta, poteva anche raggiungerlo, il mito Raul e rispondere a Leo Messi, salito - martedì contro l'Ajax - a 69 gol in 89 gare di Champions: ma si è mang...

FOOTBALL PORTRAITS - La manita di Luiz Adriano

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Dal Papero alla Pulce: da ragazzo Luiz Adriano faceva coppia con l’amico Pato nelle giovanili Internacional di Porto Alegre, da grande è già nella storia come Lionel Messi: 5 gol in una partita di Champions League. È successo solo a loro due, e sempre calando il settebello: all’argentino nel 7-1 del Barcellona sul Bayer Leverkusen al Camp Nou il 7 marzo 2012; al brasiliano, uno dei 13 nella rosa UEFA di Mircea Lucescu, nel 7-0 dello Shakhtar Donetsk nella magica e gelida serata della Borisov Arena: cinquina con due rigori, di cui uno inventato e fatto ripetere dal croato Ivan Bebek, contro il povero Bate, che di gol già ne aveva presi sei (a zero) alla prima giornata, contro il Porto. I bielorussi in casa non perdevano da oltre un anno, 0-1 dalla Torpedo Zhodino del 29 settembre 2013. Ma evidentemente era destino. Con la doppietta nel 6-2 sul Volyn Lutsk in campionato, Luiz Adriano inseguiva a due gol il record di Andriy Vorobey come miglior marcatore nella storia del club: 114...

LUIZ ADRIANO: «VOGLIO LA SELEÇÃO COL MIO AMICO PATO»

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La punta dello Shakhtar, con l’ex milanista all’Internacional campione del Mondo ’06, aspetta Dunga: «Ha detto che ci segue». E poi «che tristezza la guerra a Donetsk» di GIULIO DI FEO Doppietta e maledizioni. O prove generali per il palcoscenico buono. Fatto sta che nel 6-2 del weekend al Volyn Lutsk, Luiz Adriano ne ha segnati 2 e s’è mangiato il terzo: ordinaria amministrazione se lo Shakhtar incontra una piccola in Ucraina, qui però c’è la storia alle porte. Perché con queste 2 il brasiliano arriva a 112 reti coi Minatori del Donbass, a 2 da Andriy Vorobey , che a Donetsk è nato e ci vive, top scorer di sempre del club. E oggi in Champions League contro il Bate Borisov potrebbe eguagliarlo. Ora, visto che i monumenti in area ex sovietica sono ben duri da abbattere, vedere un marcantonio d’ebano con l’afro scalzare il prototipo del bomber biondo è un segno dei tempi che cambiano ma anche della continuità che Mircea Lucescu ha dato al proprio lavoro. Luiz Adriano arriv...

Spurs allo sbando

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Undici a uno in due partite: un'umiliazione così, il Tottenham, non la subiva da 79 anni: 5-1 fuori e 0-6 in casa nei derby con l'Arsenal, stagione 1935-36. Contro il "Mansur City", ha dovuto mandarla giù in due mesi: 6-0 all'Etihad il 24 novembre con André Villas-Boas in panchina; 1-5 a White Hart Lane il 29 gennaio con Tim Sherwood traghettatore e Spurs in dieci per l'espulsione di Danny Rose.  Mai banali gli scontri diretti fra Sky Blues e Spurs: il 5-0 nel testa-coda del 7 maggio '77 ancora fa discutere: il City trascinato dai gollissimi di Dennis Tueart e Peter Barnes vinse 5-0, ma finì secondo dietro il Liverpool; e il Tottenham di Pat Jennings e Glenn Hoddle chiuso ultimo e retrocesse.  La passeggiata in testa a Scott Parker di Mario Balotelli, poi decisivo col 3-2 dal dischetto al 95', è invece un ricordo ancora fresco: 22 gennaio 2012. E come dimenticare la storica The Comeback, la rimonta, nel replay del quarto turno di FA Cup 20...

Solo chi Cadel può risorgere

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di Simone Basso, Il Giornale del Popolo A Como, la domenica dell’ultimo monumento stagionale, il Lombardia, Cadel Evans si è presentato con Robel, il figlio di quattro anni: voleva portarlo almeno una volta, l’ultima, a fargli vedere il mestiere del babbo. Che, per l’epilogo della sua carriera in Europa, aveva scritto «grazie» (in italiano) sul nastro che incolla il radiomicrofono all’orecchio. Sia alla partenza che all’arrivo, in quel di Bergamo, l’emozione di tutti - non solamente la sua - era palpabile. Evans chiuderà con l’agonismo, definitivamente, correndo il primo febbraio, nel 2015, la Great Ocean Race; una gara che sarà battezzata col suo nome. Quello di un ciclista che è diventato una leggenda. «È stato un viaggio fantastico, qualcosa che non avrei mai potuto immaginare quando ho iniziato ad andare in bicicletta sulle strade sterrate...». Cadel è cresciuto in un luogo sperduto, nella comunità aborigena di Barunga, a un’ottantina di chilometri da Katherine. A...