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Lombardia 1926, la mezz’ora di gloria del Campionissimo

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di CHRISTIAN GIORDANO © Girardengo, Binda, Coppi . Tre sono gli italiani a essersi meritati il nick di Campionissimo del ciclismo mondiale. L’immenso Alfredo, il Trombettiere di Cittiglio, fu il secondo. Al Lombardia del 1926, era il campione uscente e, a 24 anni – con già nel palmarès un Giro d’Italia – non era ancora entrato nel prime della sua straordinaria carriera. Quel back-to-back nella Foglie morte però lo avrebbe proiettato dritto nella leggenda. L’anno prima Binda aveva vinto con oltre otto minuti di vantaggio sul secondo classificato, Battista Giuntelli . Un’inezia in confronto al margine inflitto alla concorrenza, e in un clima da tregenda, dodici mesi dopo. Ventiduesima edizione, 251 km con partenza e arrivo a Milano il 31 ottobre. Al via, sventolato da Costante Girardengo, out per l’infortunio a un polso, si schierano in 69 sotto una pioggia battente e spazzati dal vento gelido. Sulla prima ascesa del Ghisallo, Binda è già da solo a 160 km da...

Lombardia '83, la prima Monumento di King Kelly

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di CHRISTIAN GIORDANO © Il 15 ottobre del 1983, ormai 27enne, l’irlandese Sean Kelly aveva già alle spalle sette stagioni nei pro’ e a palmarès tappe al Tour e alla Vuelta, Parigi-Nizza e Giro di Svizzera, ma non ancora una grande classica. Quasi à la Peter Sagan, insomma, altro ragazzo di campagna (slovacca) che però a quell’età, a Bergen 2017, sarebbe diventato il più giovane triplettista di maglie iridate, nonché l’unico a infilarsele una dopo l’altra. Al Lombardia dell’83 erano ancora in tanti a pensare che Kelly fosse sì un fenomeno anche da grandi corse di un giorno, ma anche che non avesse il killer instinct dell’autentico cacciatore di classiche. Si sbagliavano. Negli ultimi tre dei 253 km di corsa da Brescia a Como, i favoriti erano ancora tutti lì a giocarsela. Tra questi anche Kelly e alla sua ruota lo statunitense Greg LeMond, in maglia iridata. Sarebbe finita allo sprint, e che sprint. Volatona a diciotto accreditati con lo stesso tempo, anche...

Roche-Visentini - La guerra dei trent’anni

https://www.tuttobiciweb.it/article/2017/10/01/105513/sappada-carrera-roche-visentini-tuttobiciweb-giorgio-viberti STORIA di Giorgio Viberti  La Stampa, 1/10/2017 La guerra dei trent’anni. La Carrera Jeans, sponsor della gloriosa squadra ciclistica degli Anni 80 e 90, ha celebrato ieri a Caldiero (Verona) il trentennale di quel magico 1987, quando conquistò Giro d’Italia, Tour de France e Mondiale grazie all’irlandese Stephen Roche, secondo (dopo Eddy Merckx nel 1974) e ultimo corridore di sempre a realizzare la tripletta nella stessa stagione . La festa, nelle intenzioni dei fratelli Tacchella (titolari del brand Carrera) e del famoso ds di allora Davide Boifava, doveva essere anche l’occasione per far riappacificare due fra i più grandi ciclisti nella storia del team, Stephen Roche e Roberto Visentini, che proprio 30 anni fa bisticciarono e si scagliarono pesanti accuse reciproche senza più riconciliarsi. In sostanza durante il Giro di quell’anno Visentini, che ...

Chelsea v Man City, test di leadership

Sei gol in sei partite di Premier, ma nel big-match della settima - la sfida nella sfida Aguero contro Morata - capocannonieri con Lukaku dello United - non ci sarà. Colpa dell'incidente stradale del Kun, il cui taxi è finito contro un semaforo ad Amsterdam l'indomani notte dopo il 2-0 del City sullo Shakhtar in Champions; bilancio: una costola rotta e otto settimane out. Guardiola - Ibra docet - dopo il crociato anteriore destro saltato a Mendy, e tutto settembre senza Kompany, l'ha presa con filosofia: "Il giorno libero è libero, e io non faccio il poliziotto" ha detto il Pep, che - come il suo collega Sampaoli con l'Argentina nelle ultime due di qualificazione mondiale con Perù ed Ecuador - perde un uomo-chiave da già 7 gol e 3 assist in stagione.  Dall'altra parte Conte, che insegue l'aggancio in vetta, non avrà in difesa David Luiz, alla terza e ultima giornata di squalifica, e come cambio nel mezzo Drinkwater (guai al polpaccio fino a me...

Storia di Franco Cribiori

Franco Cribiori, nato a Corsico il 29 settembre del 1939, è stato un corridore intelligente, leggerino nel fisico, ma di una sottigliezza tattica che lo portava a misurare perfettamente le possibilità degli avversari, ciò che avevano nelle gambe e nella testa.  Professionista dal '60 al '68, si è saputo imporre in diverse semi-classiche, ottenendo undici vittorie tra le quali figurano la Milano-Torino del '63, il Giro dell'Appennino del '64 e il Trofeo Cougnet del '62. Secondo nel Giro di Romandia del '62 dietro l'altro italiano Guido De Rosso, andò vicinissimo alla maglia tricolore di campione d'Italia senza però conquistarla mai: 3° nel '62 (il suo anno migliore) dietro Defilippis e Carlesi, 2° nel '64 dietro De Rosso e nel '65 dietro Dancelli e a pari merito con Adorni. Ben venti i piazzamenti, dodici secondi posti e otto terzi e quattro volte in maglia azzurra a dimostrazione del suo valore. Loquace con i giornalisti nel dopoco...

Franco Cribiori, intenditore di ciclismo

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5704-Franco+Cribiori%2C+intenditore+di+ciclismo/index.html Tuttobici Numero: 6 Anno: 2001 di Gino Sala È stato uno dei corridori più intelligenti che ho conosciuto, leggerino nel fisico, ma di una sottigliezza tattica che lo portava a misurare perfettamente le possibilità degli avversari , ciò che avevano nelle gambe e nella testa. Sto parlando di Franco Cribiori, nato a Corsico il 29 settembre del 1939, professionista dal '60 al '68, appassionato di quadri d'arte, oggi benestante e residente in una villa del Varesotto . A Bologna, se non sbaglio, il figlio continua il mestiere del padre acquistando e vendendo opere pregiate. Una famiglia, direi, simpatica, con un proprio stile, disponibile verso gli interlocutori con un'affabilità che è di pochi. Un intenditore di ciclismo ad ogni livello, visto che è stato anche un buon direttore sportivo. Con un cruccio, penso. Il cruccio di non aver plasmato a sufficienza...

Elogio di Peter, campione di tutti

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Leggero e professionale, scanzonato e concentratissimo, divertente e profondo: ecco come e perché Sagan da Zilina è diventato la migliore immagine del ciclismo di Ciro Scognamiglio La Gazzetta dello Sport, lunedì 25 settembre 2017 cscognamiglio@gazzetta.it twitter@cirogazzetta Il Tour de France 2016 è appena cominciato. Seconda tappa. Peter Sagan la vince e si veste per la prima volta con la maglia gialla. «E se domani la perdi, Peter?». «Ho la verde dei punti».  «E se ti strappano pure quella?».  «Beh, ho sempre quella iridata».  Peter ce l’ha ancora. La porterà per il terzo anno. Non se la toglie più. Ma il ricordo di quelle risposte serve di più per inquadrare il personaggio Sagan. Unico nel suo genere, al punto da apparire a volte quasi un Ufo catapultato sul pianeta ciclismo. Perché è leggero e professionale, scanzonato e concentratissimo, divertente e profondo. Mette d’accordo tutti, è il campione del mondo ideale. Ieri abbiamo letto su...

Sagan unico e trino (2017)

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Richmond. Doha. Bergen. Peter Sagan doveva essere, e Peter Sagan è stato: a 27 anni lo slovacco è il più giovane ad aver vinto tre mondiali, l’unico ad averli vinti tutti e tre in fila, e in tre continenti.  Imprese mai riuscite agli altri triplettisti : l’italiano Alfredo Binda, i belgi Rik Van Steenbergen e Eddy Merckx, lo spagnolo Óscar Freire . Ci è riuscito l’ex Peter Pan , fuoriclasse-icona del ciclismo globale: battendo al fotofinish l’idolo di casa Alexander Kristoff e l’australiano Michael Matthews , già argento iridato dietro Sagan a Richmond 2015 e maglia verde (con due tappe) al Tour 2017 grazie, anche, all’espulsione dello stesso Sagan. Mai il mondiale – in 90 anni tondi-tondi di storia - era salito così a nord. Ventiquattro anni dopo il diluvio e le cadute di Oslo ’93, quando vinse il 21-enne Lance Armstrong , la gara iridata tornava in Norvegia. «Race to celebrate». Una “corsa per far festa”, lo slogan di Bergen 2017. E festa è stata: di gente pazza per i...

Una Bergen mondiale

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di SIMONE BASSO Il Giornale del Popolo, 23 settembre 2017 Bergen verso il clou della festa: il sabato le donne, l'indomani i professionisti. In Norvegia c'è più pubblico sulla strada in cinquanta metri, prendendo un tratto a caso del percorso, che in tutta la rassegna iridata a Doha 2016. L'ultima (e unica, prima di quest'anno) volta che i Mondiali furono ospitati dal Regno fu il 1993: un altro secolo, un altro universo. Furono Campionati storici, con un incrocio (curioso) di storie e di uomini. C'erano ancora i dilettanti, la categoria degli under 23 sarebbe stata creata nel 1996, a Lugano, e la gloriosa Cento Chilometri - una sorta di Formula Uno della bicicletta - era prossima alla resa. Tra i Grandi, Epolandia era diventata realtà, crudele ma sottaciuta e necessaria (...). Eravamo a Oslo e si arrivava dalla seconda doppietta Giro-Tour consecutiva di un irresistibile Miguel Indurain e dall'annata della carriera di Maurizio Fondriest,...

Rooney ritorna a Old Trafford - Un tributo tra le difficoltà

di STEFANO BOLDRINI, La Gazzetta dello Sport, 17 settembre 2014 Le parole di José Mourinho sono il miglior tributo ai 13 anni vissuti da Wayne Rooney al Manchester United e al suo primo ritorno da ex all’Old Trafford , il teatro dove il sogno di uno degli ultimi prodotti di calcio da strada è diventato realtà: «Mi auguro che riceva il tributo che merita. Rooney non è solo il miglior marcatore della storia dello United: è uno dei (suoi) giocatori più importanti di sempre». RICORDI  Il portoghese ha detto molto con 48 ore di anticipo, ma non poteva raccontare tutto. Non poteva certo mettersi a fare il contabile e ricordare i 253 gol del centravanti di Liverpool in 559 partite , i successi di squadra – 5 Premier, una Champions, un Mondiale per club, una Europa League, 4 Coppe di Lega, una FA Cup, 6 Community Shield – e quelli personali, gli stipendi da favola che hanno fatto di Rooney il calciatore inglese più ricco nel pianeta . E neppure poteva accennare al trasferiment...

BERGEN2017. MAGLIA AZZURRA, SI TORNA ALL'ANTICO

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http://www.tuttobiciweb.it/index.php?page=news&tp=n&cod=104969 PROFESSIONISTI | Dopo la fortunata esperienza delle maglie bianche - culminata con l'oro olimpico di Elia Viviani - la Nazionale Italiana torna all'antico e a Bergen indosserà nuovamente la maglia azzurra. La nuova divisa, che è stata realizzata da Castelli, porta sul petto il nome degli sponsor azzurri, Suzuki ed Enervit. “Il ciclismo italiano è più vitale e in salute che mai, capace di conquistare consensi anche in settori che fino a poco tempo fa ci vedevano ancora comprimari – dice il Presidente Di Rocco – Un esempio sono le 55 medaglie vinte nel 2017 dalle nostre Nazionali ad oggi. Iniziare da questo record è il modo migliore per affrontare l’avventura a Bergen con la consapevolezza del nostro valore”. OBIETTIVI AZZURRI – VOCE AI CT Salvoldi CT Settore Femminile – Investire sui giovani talenti Uno delle eccellenze del movimento ciclistico italiano è, senza dubbio, il settore ...

Rooney: a great talent that was never truly fulfilled

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by Brian GLANVILLE THE VOICE OF FOOTBALL - World Soccer, September 2017 It was a bitter irony that Wayne Rooney’s salient international career moment was frustrated by a crude Portuguese tackle in the 2004 European Championship quarter-finals in Lisbon . Till then Rooney seemed to be reaching the crescendo of his talent; the greatest seen of an English player since the doomed Paul Gascoigne.  Now, with a record number of goals and a great profusion of caps , he has decided to retire from international football, returning to his local Everton team for which he had once been a sensationally precocious debutant. He had been only 16 when coming on at Goodison Park as a substitute against Arsenal and winning the match with a shot of phenomenal power and accuracy.  Sven-Goran Eriksson, then England’s manager, ignored the cautious pleas of the Everton manager David Moyes and picked Rooney as a 17-year-old , first as a substitute against Australia and tiny Liechten...

JOHAN CRUIJFF E LA REINVENZIONE DELLO SPAZIO

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http://www.minimaetmoralia.it/wp/johan-cruijff/#respond di Gabriele Santoro mercoledì, 6 settembre 2017  Johan Cruijff sapeva accendere la fantasia come pochissimi altri. Ogni suo movimento con il pallone, che Nureyev associava alla danza, era totale e produceva un’eco di emozioni che non si è spenta. Esiste un riconoscimento costante per il gioco dell’Ajax forgiato da Rinus Michels, cuore e anima del Calcio Totale, per una civiltà calcistica avanzata che ha sedotto il mondo, segnando non solo la storia dei Paesi Bassi con il vero fine della bellezza. Non conta soltanto vincere, ma soprattutto come lo si fa. «Correvano e si passavano la palla in un modo insolito, seducente, scorrevano attraverso il campo seguendo traiettorie ricercate, intricate, ipnotiche», scrive David Winner nel bel saggio Brilliant Orange (minimum fax, 362 pagine, 18 euro, traduzione a cura di Fabio Deotto), che è pure un’anatomia della nazione olandese capace del coraggio e dell’ingegno ...