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Enrico Brusoni

https://www.facebook.com/Storie-di-ciclismo-313059979101026/ Il 10 dicembre 1878 nasceva ad Arezzo Enrico Brusoni, professionista dal 1902 al 1904 e che nel 1900 vinse la medaglia d'oro nella gara a punti ai Giochi della II Olimpiade di Parigi. Ottimo velocista, aretino di nascita ma bergamasco d'adozione, riuscì ad alternare con splendidi risultati la strada alla pista dove conquistò il primo oro olimpico del ciclismo italiano nel 1900 a Parigi (Individuale a punti), titolo che gli venne riconosciuto solo un secolo dopo: ad onor del vero, il CONI considera la vittoria di Brusoni nel medagliere olimpico italiano, mentre il CIO non riconosce quella gara come prova ufficiale del programma della II Olimpiade. Brusoni si era già messo in evidenza tra i dilettanti nel 1898 con la vittoria nella prestigiosa Coppa del Re, poi conquistò, dopo l'oro olimpico, il titolo Italiano di Velocità nel 1901 (secondo nel 1900) e partecipò a due mondiali di velocità (1900 e ...

Donato Zampini

https://www.facebook.com/Storie-di-ciclismo-313059979101026/ Nasce a Saronno (Varese) il 10 dicembre 1926 Donato Zampini, scalatore, alto m. 1,66 per kg. 64., professionista dal 1949 al 1957 con 12 vittorie.  Zampini non è stato solo un buon corridore, ma una persona speciale, aspetto ampiamente dimostrato anche nella dura carriera che il ciclismo dei suoi tempi imponeva. Un tipo che c'era, era sostanziale, ma non si notava. Compensò la mancanza di talento eccellente, con allenamenti pesantissimi ed una professionalità rara. I colleghi e, soprattutto i suoi capitani, e ne ha avuti tanti di grandissimo prestigio come Bartali, Magni e Kubler, lo hanno sempre apprezzato per la sua disponibilità, onestà e il carattere gioviale. Zampini ha militato in tante squadre, correndo un po' dappertutto e lasciando il suo piccolo segno vincente quasi ovunque. Forte in salita, discreto sul passo ed in volata, passò professionista con la Ganna a metà settembre del 1949, facendo...

Alberto Volpi: ripartire dall'affetto dei tifosi

http://www.museociclismo.it/content/articoli/6104-Alberto+Volpi%3A+ripartire+dall%27affetto+dei+tifosi/index.html Tuttobici Numero 5 - Anno 2008  di Gino Sala Ognuno di noi ha un carattere, uno stile, un modo di interpretare la vita e dovendo parlare di Alberto Volpi io penso che ben merita la qualifica di gentiluomo. Per esempio non l'ho mai sentito alzare la voce o per meglio dire esprimersi con toni esagitati. Sempre pronto e disponibile ad affrontare qualsiasi discussione con la massima calma e altrettanta ragionevolezza. Pacato e convincente, insomma. Nato a Saronno il 9 dicembre 1962, professionista dal 1984 al 1997, altezza 1,77, peso 64 chili, un fedelissimo e intelligente gregario di Argentin e Bugno, che ha vinto il Gran Premio di Camaiore, il Giro di Calabria, una prova di Coppa del Mondo sul traguardo di Leeds, la cronosquadre del Tour '95 e una tappa della Volta ao Alentejo. Tanti i piazzamenti nei primi cinque, più volte secondo e terzo in gare im...

Roberto Pagnin: Sappada? Io avrei piantato casini

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di CHRISTIAN GIORDANO  © IN ESCLUSIVA per Rainbow Sports Books © “Nuova Barina” Fiesso d’Artico (Venezia), 9 dicembre 2017 - Roberto Pagnin, che corridore sei stato? «Io son sempre stato un corridore impulsivo. Quando mi svegliavo la mattina, sentivo già delle sensazioni mie positive e che potevo affrontare anche una corsa difficile, impegnativa e potevo essere protagonista e mi prendevo tutte le mie responsabilità. E facevo la mia corsa e vincevo. Andavo contro anche a certe, diciamo, “contraddizioni” dei direttori sportivi, e alcune cose, però alla fine, quando uno vince, dicono sempre “ha ragione”». - È vero che eri un corridore amatissimo proprio per questo tuo modo di correre? Tu dicevi: io vado all’attacco, perché io corro per vincere, sennò me ne sto a casa. «Io ho sempre avuto una filosofia sin da bambino, e l’ho sempre portata avanti così. Sono nato battagliero e da piccolo fino a quando ho avuto queste grandi soddisfazioni vedevo che riusc...

Alberto Volpi

http://www.museociclismo.it/content/articoli/11303-Alberto+Volpi/index.html Nato a Saronno il 9 dicembre 1962. Passista scalatore. Alto 1,77 per 64 kg. Professionista dal 1984 al 1997, con 8 vittorie.  Ci sono corridori che passano abbastanza inosservati e, magari, posti all’attenzione del giudizio dell’osservatorio, vengono definiti modesti, ma che nella realtà sono molto migliori e potrebbero persino recitare pagine importanti. A diminuire di tanto lo spessore delle considerazioni, c’è il loro carattere, la loro volontà di vivere lo sport col pragmatismo di un lavoro da svolgere in punta di piedi, con buon senso ed una buona dose di gentilezza. Purtroppo chi è fatto così, spesso è gran brava persona che, però, va a cozzare con una immagine realistica e per nulla fuori senno, che vuole lo sportivo dotato di una gran dose di cattiveria, di egoismo e, perché no, di falsità e di ipocrisie. Aspetti che, più si va avanti coi tempi e più si cementano. In fondo, non sono altri ch...

Canaglie o lebbrosi leggende e reliquie del derby a Rosario

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https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/12/09/canaglie-o-lebbrosi-leggende-e-reliquie-del-derby-a-rosario48.html di Paolo Galassi la Repubblica © - 9 dicembre 2017 La strampalata Superliga Argentina, 28 squadre a girone unico senza ritorno e senza pubblico ospite, chiude il 2017 con Rosario Central-Newell's Old Boys, il Clásico che da sempre per gialloblù e rossoneri vale la stagione. Nella terza città del paese, culla della bandiera albiceleste , perfino le maglie dei giganti Boca e River, tifati dalle selve del Chaco ai ghiacci di Ushuaia, latitano nelle vetrine e nei cortili delle scuole. «Una realtà più intima, dove il fútbol è un fatto culturale da cui è impossibile prendere distanza ». Capostipite dei direttori tecnici formati sulle rive del Paranà - da Bielsa e Tata Martino a Pochettino e Sampaoli Carlos Menotti tenterà invano di addomesticare la prima vera leggenda di Rosario, quel Trinche Carlovich osannato da Maradona che preferi...

Diego Ronchini

https://www.facebook.com/Storie-di-ciclismo-313059979101026/ Il 9 dicembre 1935 nasce a Imola Diego Ronchini, professionista dal 1956 al 1966. Alla conclusione di una splendida carriera dilettantistica (solo nell'ultimo anno il '56 la Ruota d'Oro, il Gran Premio Pirelli e altre venti gare) debuttò in maniera stupefacente nel Giro di Lombardia restando in testa alla corsa, assieme al suo idolo Coppi, sino a 5-6 chilometri dal Vigorelli allorché sotto la spinta di Fiorenzo Magni (scatenatosi per reagire alla "dama bianca" che, superandolo in auto, gli aveva fatto uno sberleffo) il gruppetto degli inseguitori con Darrigade raggiunse la coppia di testa e il francese vinse davanti al "campionissimo" uno sprint spaccacuore.  Un anno dopo Ronchini, che chiuse quell'edizione all'ottavo posto, si prese la rivincita imponendosi nella classicissima delle foglie morte davanti a Bruno Monti e Aurelio Cestari. Ma non fu questo il solo exploi...

Alberto Volpi

https://www.facebook.com/Storie-di-ciclismo-313059979101026/ Tanti auguri ad Alberto Volpi, nato a Saronno il 9 dicembre 1962. Dopo una buona carriera da dilettante, Volpi passa professionista nel 1984 con la Bianchi, per poi l'anno dopo prendere parte al suo primo Giro d'Italia, vestendo la maglia della Sammontana e chiudendo al 10mo posto in classifica, il che gli vale il premio di miglior giovane. Nel corso della stagione vince il Gran Premio di Camaiore, davanti ad Amadori e Colagè, per poi piazzarsi in terza posizione al Giro del Lazio, battuto da Leali e Andersen. Abile in salita, Volpi negli anni successivi non conferma il risultato del primo anno al Giro, relegandosi così al ruolo di uomo-squadra tra i più apprezzati del plotone, ed in carriera assomma altre quattro vittorie. Nel 1989 vince una tappa e la classifica finale del Giro di Calabria, nel 1993 conquista la Leeds International, classica britannica valida per il circuito di Coppa del Mondo, pe...

Ryder Hesjedal

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=324795777927446&id=313059979101026 Compie oggi gli anni Ryder Hesjedal, corridore canadese nato a Victoria il 9 dicembre 1980. Inizia la sua carriera nella mountain bike, specialità nella quale consegue la medaglia d'argento nella categoria XC Juniores durante il campionato mondiale 1998. È di nuovo argento nella categoria XC Under-23 nel campionato mondiale 2001, e poi bronzo nella stessa categoria nel 2002; nel 2003 ottiene invece la medaglia d'argento nella categoria XC Elite. Vince inoltre due ori di squadra nella gara di Team Relay, nel 2001 e 2002. Nel 2004, dopo due anni trascorsi nella Rabobank Beloften, la formazione giovanile della Rabobank, passa professionista su strada con la US Postal Service; nello stesso anno gareggia ai Giochi olimpici di Atene partecipando (si ritirerà) alla prova del cross country. A dieci anni di distanza, ammetterà nel 2013 d'essere ricorso all'epoca all'uso di prati...

Storia di Renato Laghi

http://www.museociclismo.it/content/articoli/1393-Storia+di+Renato+Laghi/index.html Nasce a Errano di Faenza nel 1944 e gareggia nelle categorie minori con la locale Società Sportiva Zannoni. Prima come allievo e poi come dilettante dal 1961 al 1966 emergono le sue capacità di passista dotato di fondo e il suo temperamento battagliero che lo portano spesso in primo piano. Totalizza 15 vittorie: lo scarso spunto veloce gli impedisce di poterne raccogliere in maggior numero.  Passato professionista nel 1967 con la Germanvox gareggia nella massima categoria per tredici stagioni risultando per diverso tempo valida spalla di Franco Bitossi. Ottiene piazzamenti onorevoli sia in linea che nelle gare a tappe, dimostrando una buona continuità di rendimento.  A trentatré anni, nel 1977, ottiene l'unica vittoria da professionista con un'impresa memorabile al Giro d'Italia: vince per distacco l'ultima tappa di montagna, la durissima Madonna di Campiglio-San Pellegrino ...

Renato Laghi, gregario da favola

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5657-Renato+Laghi%2C+gregario+da+favola/index.html Tuttobici , n. 3/2005 di Gino Sala Ogni volta che metto piede in Romagna ho l'immenso piacere di incontrare Renato Laghi. Dico immenso perché mi trovo di fronte a un uomo con un sorriso luminoso che è poi quello di sempre, quello che ha mostrato dal 1967 al 1979, vale a dire nel lungo periodo di attività professionistica.  Perfetto e felice nella sua mansione di gregario, generoso, costante e tenace in ogni apparizione, una sola vittoria, raccolta nel '77 sul traguardo di San Pellegrino a conclusione della tappa del Giro d'Italia, e un'infinità di gare nelle quali il suo comportamento è risultato determinante per il compagno di squadra più titolato, vuoi che fosse Vito Taccone, Franco Bitossi o Roberto Visentini . Nonno Laghi, sessanta anni e due figli che gli hanno dato tre nipotini, appartiene a quella schiera di personaggi descritti nelle filastrocche de...

Renato Laghi

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5263-Renato-Laghi/index.html Un esempio di dedizione verso il ciclismo e i suoi valori. Una carriera lunghissima tutta votata ai sui capitani e ai colori delle proprie squadre. Renato Laghi rappresenta lo stereotipo del corridore poco dotato di talento, pronto a mettere a frutto la sua crescita, orientarla nelle giuste direzioni, fino a superare decine e decine di colleghi nati con mezzi decisamente superiori. Nel suo genere è stato un grande verso il quale c'è da togliersi il cappello.  Cresciuto nella squadra giovanile del suo paesino delle colline faentine, ispirata e fondata da Don Zannoni, un parroco amante del ciclismo e operatore instancabile già negli anni trenta, Renato si dimostrò presto un corridore dotato di fondo, dallo spirito battagliero e con una palpabile capacità di soffrire. Totalmente privo di sprint, pagò in termini di vittorie questa sua mancanza, ma al traguardo arrivava sempre, spesso coi primi. Abbastanz...

Renato Laghi

https://www.facebook.com/Storie-di-ciclismo-313059979101026/ Tanti auguri oggi a Renato Laghi, nato l'8 dicembre 1944 a Errano, nei pressi di Faenza. Professionista dal 1967 al 1979, Laghi si dimostrò presto un corridore dotato di fondo, dallo spirito battagliero e con una palpabile capacità di soffrire. Totalmente privo di sprint, pagò in termini di vittorie questa sua mancanza, ma al traguardo arrivava sempre, spesso coi primi. Abbastanza per essere preso in considerazione dagli occhi lunghi e dal buon senso degli operatori tecnici del professionismo di allora. Con un bottino che conteneva una quindicina di successi dagli allievi ai dilettanti passò così nell'elite del ciclismo nel 1967, nelle fila della Germanvox. In questo contesto, notevole il suo terzo posto nella Coppa Sabatini '68. Nello stesso anno, chiuse 24° il Giro d'Italia. Nel '70 passò alla Sagit e finì la "corsa rosa" in venticinquesima posizione. Nella stagione, sempre p...