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Dino Zandegù: da garzone di fornaio a corridore

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http://www.museociclismo.it/content/articoli/4955-Dino+Zandegù%3A+da+garzone+di+fornaio+a+corridore/index.html A Rubano di Padova, dove è nato, Dino Zandegù era un garzone di panettiere che con la bicicletta campava. E ben presto fu additato come potenziale corridore, perché quasi batteva gli avversari con il biciclettone da consegne. Erano i tempi gloriosi della Ciclisti Padovani, e a sedici anni lo convinsero a fare il grande passo, e da garzone di fornaio diventò aspirante corridore.  Si dimostrò subito un passista dotato di un'ottima punta di velocità e grazie a queste caratteristiche si aggiudicò un centinaio di corse tra i minori. Approdò, ventiquattrenne, al professionismo, cominciando dalla Cynar di Balmamion e Ronchini. L'esordio non fu dei più teneri, anche perchè era reputato uno dei migliori dilettanti in circolazione e si aspettavano che confermasse il bene che si diceva di lui.  Il battesimo del fuoco avvenne al Giro d'Italia il giorno del ...

IL MITICO ZANDEGÙ

http://www.chiesadimilano.it/news/sport-sport/sport-sportsport-anno-2008/il-mitico-zandeg-38869.htm l GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2008 “Zandegù positivo al Barbera”. Quando gli fanno notare questo cartello esposto dai tifosi sulle ultime rampe del Bric Berton, poggio che si affaccia sul Mar Ligure, l’interessato non si scompone: «Si vede che mi conoscono anche qui…», commenta. Del resto non se l’era presa neppure quando, alla nascita del suo primogenito Manolo , la penna arguta di Gianni Mura aveva rilevato: «E’ una sintesi tra manubrio e Barolo…». Intendiamoci: per Dino Zandegù il vino, oltre che una passione, è una professione. Fa il rappresentante dei prodotti dall’azienda vinicola di Francesco Moser e nel lavoro “si applica” con la competenza e la diligenza che il mondo del ciclismo – nel quale ha trascorso una vita da corridore e un’altra da direttore sportivo – unanimemente gli riconosce. Quando non vende vini e non promuove l’immagine ludico-ricreativa di Bibione , Zande...

Zandegù come Jean Gabin (da giovane)

http://www.cyclemagazine.eu/cycle/2013/05/zandegu-come-jean-gabin-da-giovane/ di Gianni Bertoli, 23 maggio 2013  Dieci anni di professionismo, 40 vittorie, un Giro delle Fiandre, un Giro di Romagna, una Tirreno-Adriatico, 6 tappe del Giro d’Italia rappresentano un curriculum più che apprezzabile per molti corridori. Il fatto curioso è che Dino Zandegù sia passato alla storia più per le sue “trovate” che per un palmarès di tutto riguardo. Zandegù, nato a Rubano in quel di Padova nel 1940, ha iniziato la sua avventura tra i professionisti alla fine del 1963 con la maglia della Ignis. Nel 1964 era alla Cynar, poi due anni alla Bianchi, cinque alla Salvarani, prima di chiudere la carriera nel 1972 con i colori della GBC. Ottimo passista-veloce, dal fisico massiccio, il viso volitivo con sopracciglione alla Elio, odiava le salite e non disdegnava la pista. Ha partecipato ad alcune Sei Giorni di Milano negli anni sessanta, quando la pista veniva montata ogni inver...

Zandegù e il Fiandre '67: "Così beffai il Cannibale"

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https://www.gazzetta.it/Ciclismo/03-04-2015/zandegu-quel-mitico-giro-fiandre-1967-cosi-beffai-cannibale-110331093585.shtml È il 2 aprile, una giornata di pioggia e neve: Eddy Merckx è il solito favorito della Classica del Belgio. Ma sul traguardo sarà piegato da un padovano di Rubano di MARCO PASTONESI,  La Gazzetta dello Sport, 3 APRILE 2015 Ricordiamo il Giro delle Fiandre del '67 per la vittoria a sorpresa di Dino Zandegù: lui ci racconta come andò...  Il 18 marzo, Milano-Sanremo, tirava aria di primavera. Il 2 aprile, Giro delle Fiandre, spirava vento d’inverno. Era il 1967, e su tutto imperversava già, e sempre, e ancora, il ciclone Merckx. Eddy - 22 anni voraci, famelici, bulimici – aveva cominciato la stagione inghiottendo asfalto e chilometri, ruminando tappe e classiche, banchettando passisti e velocisti. Più che avversari, per lui erano tutti nemici. Aveva conquistato un circuito in Francia, due tappe al Giro di Sardegna e due alla Parigi-Nizza....

Dino Zandegù: forza, simpatia, genio

http://www.museociclismo.it/content/articoli/5633-Dino+Zandegù%3A+forza%2C+simpatia%2C+genio/index.html Tuttobici Numero: 1 Anno: 2007 di Gino sala Ecco a voi Dino Zandegù. L'annuncio è accompagnato da un rullo di tamburi in onore di un personaggio che, per aver recitato la sua parte con una dirompente allegria, è stato qualcosa di più che un bravo pedalatore.  Nato a Rubano (Padova) il 31 maggio 1940, professionista dal 1964 al 1972, una prestanza fisica derivante da un metro e ottantatré centimetri per  settantotto chili, 39 vittorie tra le quali si contano il prestigioso Giro delle Fiandre, sei tappe del Giro d'Italia, il Giro di Romagna e il Trofeo Matteotti.  Uno Zandegù già in evidenza nella categoria dilettantistica col titolo mondiale nella 100 Chilometri a squadre conquistato in compagnia di Taglioni, Maino e Grassi , un atleta gioioso e dirompente nelle polemiche, un velocista che dopo aver anticipato i belgi Forè e Merckx nel già citato Giro ...

Storia di Dino Zandegù

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http://www.museociclismo.it/content/articoli/962-Storia+di+Dino+Zandegù/index.html Con una maggiore concentrazione sia in corsa sia fuori il possente e spericolato velocista padovano avrebbe potuto ottenere un maggior numero di vittorie e avrebbe centrato anche qualche grosso traguardo in più del memorabile Giro delle Fiandre del '67 nel quale dette l'esatta misura della sua classe e del suo valore.  Preparato alla perfezione, eseguì in maniera impeccabile le disposizioni di Luciano Pezzi e, con un'irresistibile manovra a tenaglia assieme a Gimondi, riuscì dapprima a seguire Eddy Merckx scatenato al contrattacco per inseguire Felice, e poi se ne andò a sua volta, senza alcuna difficoltà nello sprint a due avendo ragione di Foré, il solo superstite di una lunga fuga. Fece colpo quella vittoria anche perché sul viale d'arrivo, dimostrando una freschezza incredibile, davanti ai microfoni dei radio-cronisti intonò O sole mio ...  Componente il quartetto che si ...

SALVADOR, IL TESTIMONE DI SAPPADA

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https://www.tuttobiciweb.it/article/2018/05/29/112570/ennio-salvador-il-testimone-di-sappada-tradimento-roche-visentini-carrera-toni-frigo-tuttobiciweb Toni Frigo, La Tribuna di Treviso -  29/05/2018  La tappa di Sappada è passata alla storia per un «tradimento», quello di Stephen Roche ai danni di Roberto Visentini, già vincitore di un Giro e capitano della Carrera guidata da Boifava e Quintarelli. Tutto nacque nella discesa dal Passo Rest, quando Ennio Salvador, che già era in fuga, indispettito da fatto di essere stato raggiunto, si lanciò come una furia dal Gpm, portandosi dietro l’irlandese e Bagot.  «Correvo sulle strade di casa - racconta Salvador, che è di Cordignano e ha un bel negozio di bici a Sacile in cui troneggia la foto di quel giorno - Cercavo la vittoria di tappa. Sì. quello che ha provocato il casino sono stato io. Ma mica sapevo che in Carrera stava per scoppiare la guerra... Provai a vincere quella tappa buttandomi come un pazzo in una ...

Sergio Neri: «Il ciclismo è diretto da somari»

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di CHRISTIAN GIORDANO © in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS © Sergio Neri, riminese classe 1934 ma da mezzo secolo romano d'adozione, è un monumento - ancora attivissimo - del giornalismo italiano.  Come scrisse il suo antico sodale Paolo Facchinetti, «da inviato  fece servizi sugli astronauti, sui primi voli lunari, sulla democrazia dei giovani svedesi, sulle tribù selvagge africane» .  Una vita al Corriere dello Sport-Stadio (di cui fu anche direttore), nel 1976 fondò il mensile Bicisport e la Compagnia Editoriale che da allora lo edita.  Lo incontro, in compagnia del vicedirettore Tony Lo Schiavo,  a giornale appena chiuso e all'indomani del Giro, conclusosi nella capitale tra le polemiche per la pericolosità del percorso cittadino e la neutralizzazione, ottenuta dai corridori dopo tre dei dieci giri previsti: una figuraccia in mondovisione. Mi accoglie con garbo e cortesia, ma anche con un'antica distanza che, dopo l'iniziale fase di studio...

Froomie sull'Olimpo, Roma che peccato

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Bernard Hinault, Eddy Merckx e ora Christopher Froome. Froomie è il settimo di sempre a completare la Tripla Corona e il terzo ad aver vinto in fila Tour, Giro e Vuelta.  E il primo britannico a conquistare la corsa rosa.  La passerella romana - tanto suggestiva quanto pericolosa per buche, strade strette e sampietrini ancor più scivolosi per via dell’asfalto sporco - è stata solo la cornice. Splendida, ma che guasta un po’ la festa di un Giro quasi perfetto: dei 10 giri da 11 km e mezzo fra le Terme di Caracalla e i Fori imperiali, il gruppo ha chiesto, e ottenuto dalla giuria, la neutralizzazione dopo appena tre.  E allora, per la sicurezza dei corridori, si è finto di correre: alla fine volata doveva essere e volata è stata, con Bennett che si è imposto su Viviani e il lussemburghese Drucker; il duello allo sprint l’ha vinto 4 a 3 la maglia ciclamino che, insieme alla maglia rosa Froome è stato uno dei “sindacalisti” più attivi e ascoltati.  ...

La parata trionfale del Giro: sprint da grande bellezza

Dieci giri di 11,5 km: passerella finale tra monumenti e scorci famosi nel mondo.  Nel 2009 l’ultima volta col brivido per la caduta di Menchov di CLAUDIO GREGORI, La Gazzetta delo Sport, domenica 27 maggio 2018 Forse stamane Tom Dumoulin si recherà con la fidanzata alla Bocca della Verità, che ha il potere di pronunciare oracoli. Proprio come Gregory Peck e Audrey Hepburn nel film Vacanze Romane. E forse, dopo i brividi, anche loro schiuderanno gridolini di gioia. Il Giro chiude a Roma, il teatro più bello del mondo. Sfiora pietre nobili: Palazzo Venezia e l’Altare della Patria, il Campidoglio e il Circo Massimo, le Terme di Caracalla e il Colosseo, i Fori Imperiali e Trinità dei Monti. Sveglia ricordi che tremano. Le ruote sfiorano l’ombra di vicoli in cui lampeggia il pugnale di Caravaggio. Passano sopra le impronte lasciate dai piedi nudi di Abebe Bikila ai Giochi di Roma. Sono 10 giri di 11,5 chilometri di bellezza mozzafi...

Giorgio Martino - Su e giù da un palco

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di CHRISTIAN GIORDANO ©  in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS ©  La paciosa semplicità. Deve essere stata quella la sua arma vincente per bucare il video, e arrivare al cuore della gente. Trent'anni di Rai, uno degli ultimi 17 mohicani assunti con il celeberrimo concorso del '68. Ventitré - ventitré! - sport commentati in carriera. Simpatico, di una coinvolgente, forbita, elegante e insieme popolare  romanità , Giorgio Martino - con il sodale Gianfranco De Laurentiis e il loro pionieristico  Eurogol - è stato un «Cristoforo Colombo» alla scoperta del calcio estero in una tv che all'epoca trasmetteva  della Serie A , la domenica  alle 19 e in differita,  mezza partita.  Qui invece ci parla di ciclismo, da coppiano convinto forse la sua vera grande passione.  Su e giù dal palco (parafrasando Ligabue), al traguardo di Sappada '87 c'era lui a raccogliere le prime parole del Visenta furioso: «Stasera qualcuno va a casa». ...