A Orcières Merlette un Carapaz matador à la Ocaña
Tanto sbuffò che riuscì.
Spingi e tira, alla fine è arrivata, la "Locomotora del Carchi": combattivo di giornata e seconda vittoria di tappa al Tour dopo Superdévoluy 2024, l'anno in cui fu pure maglia a pois di miglior scalatore.
Quest'anno invece per Richard Carapaz - in scadenza con la EF Education–EasyPost a fine stagione - sembrava il più triste, solitario y final.
Il 28 gennaio, ha perso la mamma Ana Luisa Montenegro.
Dopo il Catalogna, a fine marzo, una cisti perineale, poi operata (per lui tre settimane senza bici, ndr), gli ha fatto saltare due mesi e mezzo e il Giro d'Italia.
Subito terzo al GP Gippingen e secondo al Giro di Svizzera, in questa Grande Boucle ha tentato più volte il colpaccio.
Terzo a Les Angles sui Pirenei alla terza, ripreso nel finale e undicesimo a Le Lioran sul Massiccio Centrale alla 10ª e ottavo a Le Markstein sui Vosgi alla 14ª, fa centro al primo tappone del trittico alpino: a Orcières Merlette.
Nel solco di un altro indomito combattente, Luis Ocaña che qui, al Tour del 1971, lasciò a 5'52" Lucien Van Impe e addirittura a 8'42" Eddy Merckx, che al traguardo citando l'iconico matador dichiarò: "Ocaña ci ha battuti come El Cordobés coi suoi tori".
Carapaz, scattato due volte nel finale - ai -4,2 km e ai -3,5 km - si è "accontentato" di 45" su Mauro Schmid (secondo anche il giorno prima a Voiron e vincitore a Belfort alla 13ª) e Matteo Jorgenson, gli ultimi compagni di fuga ad arrendersi.
In vista del doppio Alpe d'Huez fra venerdì e sabato, nulla cambia in vetta alla generale con Pogačar sempre in giallo con 4'32" su Evenepol, 6'51" sul proprio compango Isaac del Toro e 7'11" sul baby Paul Seixas.
Carapaz guadagna due posizioni e irrompe in top ten, ma a 21 minuti. Il suo Tour, però, l'ha già vinto. E mamma Ana Luisa, da lassù, sorriderà feliz.
PER SKY SPORT 24 ©, CHRISTIAN GIORDANO ©
giovedì 23 luglio 2026

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