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Haile dice addio. New York scopre un altro Gebre

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AP  In alto: il vincitore, l’etiope Gebre Gebremariam, 26 anni.  Sopra: Haile Gebreselassie, 37, sulle strade di New York prima del ritiro Gebrselassie abbandona e (forse) si ritira Gebremariam vince all’esordio sulla distanza 8 Nov 2010 - La Gazzetta dello Sport PIERANGELO MOLINARO RIPRODUZIONE RISERVATA  New York nel segno dei Gebre. Gebre Gebremariam , il 26enne etiope della regione del Tigrai che all’esordio sulla distanza ha vinto la maratona della Grande Mela, Gebre come Haile Gebrselassie , 37 anni, che dopo essersi ritirato al 25˚ km per problemi al ginocchio destro, ha annunciato a sorpresa anche il ritiro dalle competizioni dopo una carriera leggendaria durata 18 anni. Una cascata di emozioni. L’attesa  Haile Gebrselassie alla vigilia aveva lanciato propositi battaglieri: «Sono venuto a New York per vincere. E’ la mia prima volta in questa classica che non può mancare dalla mia storia». Haile non è mai stato uno sbruffone, aveva lavorato duro rinunciando a ...

Detroit Pistons: The 12 Most Important Moments in Franchise History

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https://bleacherreport.com/articles/504325-the-12-most-important-moments-in-detroit-pistons-history GREG ENO  - bleacherreport.com OCTOBER 28, 2010 With another NBA season upon us, it's time to both look ahead and look back. The Detroit Pistons moved to the Motor City from Fort Wayne, Indiana, in time for the 1957-58 season. For the better part of the next three decades, success on the court was elusive and the franchise looked downright slapstick at times. After all, this was a team that once made its radio announcer the GM and named a 24-year-old player as its coach. That all changed in the latter part of the 1980s, when the Pistons became annual championship contenders. In honor of the 12-man NBA roster, here's a countdown of the 12 Most Important Moments in Pistons History—not including their move from Fort Wayne, which was obviously very important! No. 12: Pistons Move into The Palace, 1988 1 OF 12 After 10 seasons playing in the cold, cavernous Silverdome in Pontiac as se...

FOOTBALL PORTRAITS - Pelé 70, sette volte 10 (2010)

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Dieci. Nel calcio, il numero perfetto. Settanta, sette volte dieci. Tanti auguri, "O rei". Il calciatore perfetto. Se oggi abbiamo Messi, l'evoluzione della specie, lo dobbiamo a lui: Edson Arantes do Nascimento. Il più grande? Pelé, per chi lo ha visto giocare. Maradona per chi Pelé lo ha visto solo in qualche granuloso filmato, magari in bianco e nero.  Già, o bianco o nero: Maradona o Pelé. Da qui non si scappa: il sogno, il mito, la poesia del Dieci moderno comincia ma non finisce con loro. Ma è stato Pelé il primo a ridefinire il ruolo. Un non-ruolo, perché il dieci è soprattutto estro, fantasia, irrazionalità. Libertà di inventare calcio. Prima di lui il 10 era il genio irregolare di Meazza e Sivori, la classe pura di Valentino Mazzola e Di Stefano, la lucida follia di Schiaffino e Rivera, la potenza di Puskas e i ricami di Kubala, monumento a cui il Barcellona ha dedicato la statua davanti al Camp Nou. Poi c'è stato lui, Pelé. Un fisico compatto...

FOOTBALL PORTRAITS - Bale, il sinistro che uccide

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 di Christian Giordano Sky Sport 24, 21 ottobre 2010 Benvenuti nel Gareth Bale fan club. Con la tripletta in fotocopia all'Inter, anche l'Italia ha scoperto il nuovo Giggs. Gallese, timido e riservato, come il monumento dello United è un perfetto anti-WAGs. Rispetto al primo Giggs è meno ala, ma ha un sinistro se possibile ancora più letale. Ryan amava più il cross, Gareth vede meglio la porta. In campo aperto non lo tengono nemmeno dei "mostri" come Maicon e Zanetti, ecco perché Redknapp lo schiera "alto" davanti a Assou-Ekotto. E in quanto a precocità, il laterale del Tottenham è secondo solo all'amico Theo Walcott, cresciuto con lui al Southampton: il 17 aprile 2006 - a 16 anni e 275 giorni - è il secondo più giovane titolare nella storia dei Saints. In nazionale invece come lui nessuno: a 16 anni e 315 giorni, nel 2-1 su Trinidad & Tobago, ha battuto...

Bugno: riprendiamoci il nostro posto

http://www.tuttobiciweb.it/index.php?page=rivista&cmd=artdet&id=3166 Numero 10 - Anno 2010 di Pier Augusto Stagi È da dodici anni che vola alto , che fa il lavoro che ha sempre sognato di fare fin da bam­bino, ma non rinnega il suo ambiente, anzi, dal maggio scorso lo rappresenta, essendo diventato di fatto il Sergio Campana del ciclismo mondiale, la figura di riferimento di tutti i corridori professionisti disseminati sul globo terracqueo. Gianni Bug­no ci concede un po’ del suo tempo, do­po l’ennesima missione a bordo del suo elicottero (lavora per Icarus Eli­cot­teri , ndr). «Abbiamo appena domato un incendio: quest’estate ne abbiamo spenti parecchi. La nostra organizzazione fa un po’ di tutto, dai servizi di elitaxi, al turismo. Dagli eventi speciali (tipo Giro d’Italia) alle missioni per la protezione civile». - I corridori l’hanno chiamata per soccorrere anche loro? «Mi hanno fortemente voluto, mentre io non ero nemmeno tanto convinto, ma alla fine ...

Il catenaccio si fa ma non si dice

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Il sistema di gioco più difensivo che c'è, ormai tabù da più di 20 anni, torna alla ribalta dopo le accuse di Totti a Ranieri. Ma il catenaccio ha vinto tanto. Ultimo interprete Mou, in trincea a Barcellona con l'Inter che poi trionfò in Champions. di Christian Giordano Catenaccio. I ventenni di oggi potrebbero non averne mai sentito parlare. E se è successo, era una parolaccia. Perché quando sono nati, fra gli anni 80 e 90, era già diventato un tabù, un nemico, il male assoluto per i seguaci di Sacchi. L'ayatollah di Fusignano. Eppure, unito al contropiede, il catenaccio ha vinto tanto e a lungo. La Grecia a Euro 2004, e senza andare lontano, l'Inter di Mourinho, in trincea a Barcellona in Champions. Sono gli ultimi esempi - camuffati più o meno ad arte - di un modulo inventato negli anni 30 dall'austriaco Rappan. Che lo chiamò verrou, in francese "chiavistello", che non è la stessa cosa ma quasi. Con il Servette prima e nella nazionale Svizzera poi, R...

IL LADRO DI BAMBINI

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https://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/cronaca/2010/11-settembre-2010/rapitore-patrizia-tacchella-ho-sbagliato-ora-aiuto-poveri-1703741892202.shtml Il rapitore di Patrizia Tacchella: «Ho sbagliato, ora aiuto i poveri» Valentino Biasi è libero: «Ero disperato, volevo morire».  Sequestrò la figlia del patron della Carrera. Ora studia teologia: «Ho scoperto la fede» di Andrea Priante Corriere del Veneto, 11 settembre 2010 MONCALIERI (Torino) — Ci sono criminali che non cambiano mai. Altri che promettono di farlo. E altri ancora che invece diventano persone nuove. Valentino Biasi è uno di questi, un «redento », assicura chi gli sta intorno. «Ora cerco di recuperare alle cose brutte che ho fatto mettendomi al servizio degli altri», dice. Ha 72 anni, i capelli grigi, un presente tra casa e chiesa, scandito dalle visite agli anziani che assiste, l’aiuto ai senzatetto e al parroco di Moncalieri (Torino) al quale dà una mano. E un passato da ladro di bam...

Addio a Fignon, il professore

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Laurent Fignon in una tappa del Tour 1989,  seguito dal grande rivale Greg Lemond La lotta al cancro non è servita: Laurent è morto ieri a Parigi, aveva appena 50 anni 1 Sep 2010 - Corriere dello Sport di Mario Viggiani Laurent Fignon non ce l’ha fatta: ieri mattina si è arreso al cancro, nell’ospedale Pitié-Salpetriere a Parigi. L’ennesimo campione del ciclismo stroncato da una grave malattia, inevitabile conseguenza degli abusi (medicine e droghe) serviti per andare forte sui pedali. Aveva 50 anni, il “Professore” (la filosofia era l’altra sua grande passione), e questo sport nonostante tutto ne scandiva ancora le giornate: lo commentava per una Tv francese, senza giri di parole quando in gruppo c’era da criticare qualche mossa sbagliata, e aveva acquistato un albergo sui Pirenei , la base ideale per gli amatori che volevano migliorarsi con i suoi programmi di allenamento. Alla fine, però, la resa è stata inevitabile. «Questa malattia è una carognata, ma la mia vita è stata una ...

Pippen, il secondo più forte

https://www.indiscreto.info/2010/08/il-secondo-piu-forte.html Simone Basso Indiscreto - 25 agosto 2010 A volte ritornano, malgrado tutto, anche se l’America è un luogo che tollera a malapena i supereroi , adorando invece le superstar . Però stavolta il soggetto in questione, trovato rifugio nella Hall of Fame di Springfield, potrebbe essersi messo in salvo per l’eternità. Ready or not, Here I come… Apologia agnostica di Scottie Pippen, il Larry Graham della pallacanestro, un tentativo gioioso di approfondire lo sguardo su un periodo storico soffocato dalle frasi fatte e dagli highlights di Sportscenter.  Scott nacque ad Hamburg, Arkansas, come ultimo di una nidiata di dodici pargoli. Figlio di una miseria nerissima, anzi afroamericana, che si accentuò con l’invalidità del padre, costretto - da un infarto - alla sedia a rotelle per il resto dei suoi dì. Lo stesso destino crudele che colpì dopo un incidente anche il fratello Ronnie. Scordatevi i camp organizzati dall’A...

NY Cosmos, a volte rinascono

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LUNEDì 2 AGOSTO 2010 Oggi, i Los Angeles Galaxy di Beckham. Ieri, i New York Cosmos di Pelé e Chinaglia, Beckenbauer e Neeskens. Se il calcio negli Stati Uniti ora esiste davvero, il merito è anche della storica francghigia, nata trentanove anni fa, per far conoscere al mondo la NASL: North American Soccer League, il primo campionato professionistico nordamericano. Anche allora, come l'attuale MLS, uno strapagato cimitero d'elefanti. Capace però di portare 80 mila spettatori al Giants Stadium di Easth Rutherford, New Jersey, per ammirare campioni veri come Best e Krol, Bettega e Cruijff. Cruijff però coi Cosmos giocò solo due amichevoli che ancora fanno la gioia dei collezionisti. Le giocò col 16 e col 30, riservando il mitico 14 ai Los Angeles Aztecs e ai Washington Diplomats, che a difefrenza dei Cosmos non giocavano sul sintetico. Coi bianchi newyorkesi invece vissero una seconda giovinezza il 6 di Beckenbauer, ilo 13 di Neeskens e soprattutto il 9 di Chinaglia....

L'interruttore nel campione

VENERDì 30 LUGLIO 2010 C'è un interruttore nella testa del campione. E quando si spegne, riaccenderlo è difficile, forse impossibile. Quell'interruttore, quando è acceso, non sai di averlo. Si chiama passione, divertimento. E viene prima della fama, del successo. Dei soldi. Arriva quando fai sport perché ti piace. Perché è il tuo primo pensiero. L'unico che conta. Quando sei solo Michael, non Jordan; Justin, non Henin; Ian, non Thorpe. Alex, non Schwazer. Ti accorgi di averlo, quell'interruttore, quando è già spento.  E allora ti pesa fare la borsa per l'allenamento. Cominci a "tagliare" gli angoli nel riscaldamento. Il tragitto fino alla palestra, il campo, la piscina, diventa un viaggio che mai avresti prenotato.  E' il segnale. Senza tuo padre a guidarti, e a guardarti, ci provi nel baseball, il tuo primo amore. Ma sei stato il più grande giocatore di basket di tutti i tempi, e non ti è concesso di essere normale. E poi, senza papà Ja...