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Scazzola, l'altro “speciale”

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di STEFANO DOLCI, Eurosport Al debutto tra i professionisti  Cristiano Scazzola , tecnico della Pro Vercelli neopromossa in Serie B, è riuscito a trasformare da un anno all’altro una squadra, reduce da una retrocessione e 26 sconfitte, in una formazione quasi imbattibile. Dal 1° settembre 2013 al 7 giugno 2014 le “Bianche Casacche” hanno colto 33 risultati utili in 34 partite di campionato (17 vittorie e 16 pareggi), senza mai perdere in casa al “Silvio Piola” e con la difesa meno battuta dell’intera Prima Divisione Lega Pro: 19 reti incassate fra regular season e playoff. Un capolavoro, quello realizzato dalla gloriosa squadra piemontese, frutto anche della tenacia e del grande entusiasmo trasmessi dal 43enne ex centrocampista con un breve passato nel Genoa che, dal 2006, si è legato a doppia mandata con il club piemontese: tre anni da calciatore, partecipando sul campo alla promozione dalla D alla C2, poi, 4 anni fa, la sua avventura da tecnico guidando prima la forma...

Luci e ombre in vista di Ponferrada

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di Simone Basso Il riassunto della Vuelta 2014, il suo nucleo narrativo, è racchiuso nell’ultima ascesa. Salendo ad Ancares si ripete il pattern già esplorato nella seconda settimana di corsa: Chris Froome, generoso ma prevedibile, sgassa lasciando indietro tutti tranne la maglia rossa, un Alberto Contador diabolico, che a meno di mille metri dal traguardo lo lascia sui pedali e va a prendersi il bottino pieno. Arrivano in fila, a relativa distanza l'uno dall’altro, dettando la classifica finale: Contador, Froome, Valverde, Rodriguez, Aru. Non essendo strilloni del cosiddetto ciclismo tradizionale (forse perché ne conosciamo la storia) potremmo definire questo Giro di Spagna tecnicamente mediocre e ripetitivo: i grandi nomi, le rampe di garage, che tanto appassionano tv e tifosi, non possono coprire i vuoti di sceneggiatura. Chilometraggi-bonsai, tracciati monodici hanno prodotto distacchi minimi sino a La Farrapona, una delle (due) frazioni con dinamiche prossime ai Gr...

HOW CARRERA, NICKNAMED "THE KIDS" BECAME TRANSFORMERS OF OLD SCHOOL RULES

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http://www.veloaficionado.com/blog/carrera-professional-cycling-team-giving-the-cold-shoulder-to-old-school-rules Robert Cobcroft September 13, 2014 - Pro Cycling, Bicycle Racing FRANK BOIFAVA AND CARRERA PROFESSIONAL CYCLING TEAM Frank Boifava’s life was destined to revolve around bicycles. One of the three owners of the Carrera bicycle brand, Frank now resides in Brisbane Australia. In the mid 1980’s when the world of professional cycling was undergoing radical transformation, Frank played his part in witnessing and enacting some of the most profound changes in the history of the sport. Changes which resulted in a traditional European focused sport, become the international version of cycle sport that we know today. In the 1980’s foreign riders, Americans, Australians, Irish and many more were heading to Europe in unprecedented numbers. What made Carrera different in this era was that Carrera was one of the first pro teams to have “two teams, within one”. Including a large number...

Remembering Chauncey Billups' Finest Moments During NBA Career

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Andrew D. Bernstein/Getty Images https://bleacherreport.com/articles/2193609-remembering-chauncey-billups-finest-moments-during-nba-career Chauncey Billups  entered the  NBA  as a big-time player, and he'll leave it as one. ZACH BUCKLEY  -  SEPTEMBER 10, 2014 That part of his story stuck to the script. But all of the twists and turns taken in between—from the injuries and trades that seemed capable of derailing his career to the clutch baskets and premier performances that secured his spot in the game's history books—shaped one of the more incredible, fascinating and inspirational journeys of his generation. From "draft bust" to "Mr. Big Shot," Billups blazed a basketball trail entirely his own. And after 17 remarkable seasons in the league, his ride has finally come to an end. The 37-year-old announced his retirement Tuesday. Here's what Billups told Yahoo Sports' Marc J. Spears : It's just time. I know when it's time. My mind and my desire ...

La domenica della brava Lampre

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Per la Lampre Merida, in questa Vuelta, la domenica è sempre domenica. Prima, Winner Anaconda una settimana fa sul filo dei duemila metri a Valdelinares. Poi, Przemyslaw Niemec lassù ai 1120 dei mitici Laghi di Covadonga.   Due successi in due tapponi di montagna, la seconda alla vigilia della tappa "reina" (regina) che concluderà il terribile "trittico asturiano"; e che presumibilmente deciderà una bella fetta del Giro di Spagna 2014. Grande impresa quella del 34enne scalatore polacco, che ha fatto un gran bel regalo per i suoi 62 anni al suo diesse Bruno Vicino. Per Niemec, al primo successo con i colori blu-fucsia-verde, è la vittoria numero 15 in carriera; per la Lampre la 20esima stagionale.   La maglia rossa Alberto Contador ha concesso qualcosina a Valverde e a Rodriguez, ma ha guadagnato su Froome che invece ha perso quel poco conquistato il giorno prima. Altro passetto in classifica per Fabio Aru, ottimo quinto all'arrivo e nella generale.   Or...

Hesjedal, Uneasy Ryder

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La resurrezione di Hesjedal e Froome, un Contador alla Merckx, Uran Uran e Valverde sconfitti di giornata. Sono questi i verdetti della terribile Camperona, finale inedito per una Vuelta che non semtte di regalare spettacolo. Hesjedal non vinceva dal trionfale Giro d'Italia del 2012, e riuscirci otto giorni dopo la bufala-web del presunto motorino nella bici, dà, se possibile, ancora più soddisfazione. Gran numero, quello del canadese, che ai 150 metri dal traguardo ha riacciuffato e superato lo svizzero Oliver Zaugg. L'uomo della Saxo Tinkoff che la maglia rossa Contador, come faceva il Cannibale, aveva mandato nella fuga giusta: 9 su 23 sono arrivati in fondo prima del gruppo. Un classico del ciclismo, quello di mandare un proprio gregario capace di vincere la tappa o di farla perdere agli avversari di classifica. Zaugg, 33enne che nel palmarès ha il Lombardia 2011, ha cullato l'occasione della vita. Dietro, Chris Froome ha frullato come ai bei tempi. A Contador ha ros...

Navarro, la Vuelta buona

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Finalmente è arrivata, Dani. Una vittoria, una qualsiasi, lo spagnolo Navarro la inseguiva da un anno, e alla Vuelta da una vita. Una vita da ex gregario, fedelissimo di Alberto Contador, e che adesso alla Cofidis - a 31 anni - s'è reinventato capitano. Ed è arrivata, finalmente, nella tredicesima tappa, un'indigestione di "mangiaebevi" con arrivo sullo strappo del Parque de Cabarceno. Il redivivo Cunego, che su queste strade annusa già aria di Mondiale, ci ha provato in tutti i modi ad azzeccare la fuga giusta. Ma non era giornata. La giornata giusta è stata invece quella di Navarro, che a due km dall'arrivo ha piazzato lo spunto giusto. Un numero da finisseur che ha messo in fila il connazionale Dani Moreno e l'olandese Wilko Kelderman. E soprattutto i big: Valverde e la maglia rossa Contador. Il suo sosia, il suo ex capitano. Per una volta battuto. La vittoria inseguita da un anno, e sognata da una vita, è finalmente realtà. PER SKY SPORT 24, CHRISTIA...

Triplete Degenkolb, tedesco di Spagna

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Cordoba e Ronda la prima settimana, Logrono nella seconda. Ci ha preso gusto John Degenkolb, sprinter tedesco - fra i più completi in gruppo - che per la Spagna ha davvero un debole: terzo successo in questa edizione, l'ottavo in carriera alla Vuelta. Stavolta, però, è stato bravo e anche fortunato, perché una caduta nel finale gli ha portato via due dei favoriti al successo di tappa: Andrea Guardini, il veronese dell’Astana, e soprattutto il francese Bouhanni, che al Giro s'è preso la maglia rossa di leader della classifica a punti. Alla Vuelta, come al tour, quella maglia è invece verde. E dopo i 168 km, tutti piatti, sul circuito di Logrono, sembra sempre più salda sulle spalle del 25enne della Giant Shimano, che ha messo in fila Boonen, Guarnieri e Sagan. Il belga e lo slovacco, zitti zitti, preparano in corsa il mondiale, il loro vero obiettivo stagionale: Boonen la maglia iridata l'ha già indossata a Madrid 2002 e punta al bis sempre in terra spagnola; Sagan,...

SpettacolAru

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Come al Giro a Plan di Montecampione. No: se possibile, persino meglio. Non per i distacchi, ma per come ha vinto e per il parterre de roi che Fabio Aru ha messo in fila: Valverde, Rodriguez, la maglia rossa Contador, Froome e Uran Uran. Alla fine c'erano tutti, i migliori. Tutti tranne Nairo Quintana, campione anche di sfortuna: caduto ancora, dopo 20 km, e costretto al ritiro per la frattura scomposta alla scapola destra, salvata per miracolo, il giorno prima, nella terribile picchiata che gli aveva compromesso crono e Vuelta. Tutti gli altri, però, hanno dovuto inchinarsi al più forte. Sull'arrampicata - fino anche al 14 percento - verso il Santuario di San Miguel de Aralàr, il 24enne di Villacidro non ha "solo" vinto: ha dato spettacolo. Sulla Montagna Pantani, al Giro, era partito con uno scatto secco, a 3 km dalla fine. Stavolta ha attaccato due volte, a 1,6 e a 1 km dal traguardo, che ha tagliato da solo con lo stesso gesto di gioiosa, e non rabbiosa, esulta...

Romain Bardet, la nuova generazione

Numero 9 - Anno 2014  di Paolo Broggi L’Alvernia è terra di vulcani antichi: inattivi da mi­gliaia di anni costellano il panorama di questa regione della Francia centrale, ne rappresentano il simbolo e la ricchezza.  Della sua terra natale, Romain Bardet sembra aver preso proprio la caratteristica dei vulcani: silente, pacato, ma pronto ad esplodere. In corsa non ha paura di attaccare ma a dispetto della giovane età (è nato a Brioude il 9 novembre del 1990) non lo fa mai a casaccio, ma solo a ragion veduta, quando sa di poter far male. In Francia è considerato il vero e proprio “crack”, l’uomo che - con Thibaut Pinot - può riportare in patria la ma­glia gialla che manca dal 1985, ultimo firmatario a Parigi Bernard Hinault. Rispetto a Pinot, Bardet ha avuto una crescita più tranquilla: Thibaut, che ha solo sei mesi in più di Romain, è passato professionista due anni prima, dopo aver vinto da dominatore nel 2009 il Giro della Valle d’Aosta.  Da dilettante...

La mère de J.P Vattolo, immigrée italienne, a failli être fusillée

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https://www.ouest-france.fr/normandie/dozule-14430/la-mere-de-jp-vattolo-immigree-italienne-failli-etre-fusillee-2787636 Cela faisait bien longtemps que Jean-Pierre Vattolo , qui partage aujourd'hui sa vie entre la France et l'Italie, n'était pas revenu dans son village natal, qu'il a quitté à l'âge de 17 ans . Il y a quelques jours, il découvre dans les colonnes de notre journal un article sur les cérémonies de Dozulé. Là même où il est né, le 22 juillet 1945, et où il était bien décidé à ne plus jamais revenir. Trop de souvenirs douloureux, même 70 ans plus tard. Fils d'immigrés italiens Mais il fallait bien un jour que la parole se libère « pour que moi-même je me libère enfin. Et ma famille aussi. Nous les macaronis de merde, comme on nous appelait. Nous étions si peu considérés », commence à raconter ce fils d'immigrés italiens, Tuillio et Pia, arrivés en France pour fuir le régime fasciste de Mussolini. Benjamin d'une famille de sept enfants, tous...

Vuelta promettente: ci sarà un altro Caritoux?

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di Simone Basso Da sabato, con una cronosquadre a Jerez de la Frontera, fino al 14 settembre, la Vuelta Espana diventerà il centro – provvisorio – del mondo ciclistico. Terza delle corse a tappe di tre settimane, non solo in ordine cronologico, la Vuelta “francese” – essendo entrata nell’orbita dell’Amaury – si vende benissimo. Una gara grandi firme, con una partecipazione che raccoglie il meglio (o i cocci più pregiati...) del dopo Tour. Javier Guillen, l’organizzatore della sarabanda, non lesina i progetti ambiziosi: il circo inizia dal sud e si evolve – nella prima settimana – con un percorso minimalista. Ci saranno gli effetti speciali di una partenza, da Cadice, il terzo dì, dal ponte di una portaerei (!) e, come epilogo, l’arrivo a Santiago de Compostela invece che a Madrid. Laddove, ottocento anni fa in quel di San Giacomo, camminò San Francesco di Assisi, la maglia rossa chiuderà – al crepuscolo – la manifestazione. Tecnicamente sarà il solito Giro di Spagna, spu...