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La prima Vuelta di Aru

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Quasi cento chilometri di passerella, i più dolci nella giovane carriera di Fabio Aru: a 25 anni, alla sua prima vittoria in un grande Giro. Da Alcalà de Henares al centro di Madrid, il Paseo de la Castellana e lo sprint in Plaza de Cibeles. Vincere lì dove il Real Madrid festeggia i suoi trofei non sarà prestigioso come farlo in volata ai Campi Elisi al Tour, ma anche questa Vuelta ha avuto un ultimo vincitore d'eccezione: John Degenkolb, sesto successo stagionale per il tedesco che nel suo memorabile 2015 s'è portato a casa anche Sanremo e Roubaix. Alle sue spalle bis mancato per il figlio d'arte Danny Poppel e, ancora più indietro, l'arrivo della maglia rossa coi suoi compagni dell'Astana, la squadra che questo Giro di Spagna l'ha vinto con una penultima tappa davvero perfetta. In classifica generale, dietro Aru si sono piazzati lo spagnolo Joaquin "Purito" Rodriguez (al quinto podio in un grande Giro e vincitore della combinata), a 5...

Vuelta: vince Rubén Plaza, Aru re di Spagna

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Terzo al Giro d'Italia 2014 e secondo al Giro 2015 e ora primo alla Vuelta. La carriera di Fabio Aru s'inerpica come lui sulle salite. Ce n'erano tante in questa emozionante, durissima 70esima edizione: ben 44 montagne con 12 arrivi in quota. La differenza l'ha fatta la penultima ultima, ai -42 dal traguardo di Cercedilla.  E' lì che il 25enne di Villacidro, stavolta assistito da una irreprensibile Astana, ha costruito il suo capolavoro. Landa ha scortato Aru fino all'ultima salita, poi Sanchez e Zeits - in fuga col vincitore di giornata, Rubén Plaza - hanno aspettato il capitano e lo hanno pilotato al traguardo, dove Dumoulin è giunto con 3'52" di ritardo dalla nuova maglia Aru. Per l'olandese addio anche al podio, dove a Madrid saliranno invece lo spagnolo "Purito" Rodriguez a 1'17" e il polacco Rafal Majka a 1'29". Aru è il sesto italiano a vincere la Vuelta dopo Conterno nel 56, Gimondi nel 68, Battaglin...

21) SUNDAY 13 SEPTEMBER: Alcalá de Henares Madrid

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21 Distance: 93.7km Category: Flat Highest point: 680m After last year’s finale in Santiago de Compostela, the Vuelta returns to the traditional location for its final flourish: Madrid. Despite all the mountains the organisers put in their path, a handful of sprinters always make it to the Spanish capital for a short stage that starts in festive mode and concludes in a frenzy after 12 laps of a short circuit in the heart of the city. As has recently been the case with the Tour de France’s finale on the Champs-Élysées, this stage will take place in the early evening, which adds to the atmosphere and brings out bigger crowds as the heat of the day will have passed. Will they be acclaiming a home winner of the race for the fourth time in five years? José Luis Arrieta The stage when the fiesta can start. The circuit will highlight all of Madrid’s great sights. I’d be very surprised if it finished in anything other than a bunch sprint. Hopefully our party will have a special edg...

Impresa di Gougeard, Aru non lascia, Dumoulin raddoppia

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A due giorni da Madrid Fabio Aru non lascia, è sempre lì a ruota della maglia rossa, ma Tom Dumoulin raddoppia: da tre a sei secondi il vantaggio dell'olandese sul capitano dell'Astanam che è anche caduto - per fortuna senza conseguenze.    Astana che ha qualcosa da farsi perdonare per come ha gestito il finale della 19esima tappa, la 185 chilometri da Medina del Campo al muro di Avila. Qui hanno scritto pagine storiche grandi di ciclismo quali Hinault e Fignon e ottimi corridori come Jalabert, il compianto Vandenbroucke e, nel 2000, il nostro Mariano Piccoli (che proprio oggi compire 45 anni). Stavolta l'impresa la compie un francesino di bellissime speranze, Alexis Gougeard, al secondo anni nei pro, che ai meno venti ha salutato i compagni di fuga ed è andato a vincere da solo. Passista da classiche, il 22enne della AG2R La Mondiale ha fatto secondo alla Parigi-Roubaix Junior e non poteva che chiedere di meglio che un arrivo in pavè. Terreno perfetto per un passist...

FOOTBALL PORTRAITS - Mandžukić, la bestia col cuore (2015)

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 di Christian Giordano © Guerin Sportivo   ©  (settembre 2015) Djilkos , il killer. Il soprannome (pronuncia: “gil-kosh”) gliel’ha affibbiato Miroslav “Ćiro” Blažević, leggendario Ct della Croazia terza da matricola al mondiale di Francia 98. L’espressione originale ungherese non lascia spazio a fraintendimenti, ma nello slang croato sta per sfrontato, presuntuoso e, più in generale, poco raffinato. Blazevic lo intendeva nel senso di sfacciato, intrigante: era più un complimento. A Mario Mandžukić non è mai importato granché. A un certo punto però s’è stufato, e in un’intervista rilasciata nel 2011 al quotidiano nazionale Sportske Novosti, dichiarò che l’espressione era irrispettosa e chiese ai media di non essere più etichettato così. Meglio “Mandžo”, allora. Non ingannino l’atteggiamento e il tattoo-look da guerriero: poker d’assi, stelle, una coppia di dadi, un fiore...

Roche & Poels, Sky fa doppietta

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Nicholas Roche su Haimar Zubeldia alla Vuelta. Wouter Poels su Edvald Boasson Hagen al Tour of Britain. Il Team Sky fa doppietta, anche se la posta grossa - le maglie di leader - sin qui se la giocano altri. Al Giro di Spagna tutto immutato nella generale: l'olandese Tom Dumoulin comanda sempre con 3" su Fabio Aru e 1'51" su Joaquin "Purito" Rodriguez, entrambi ex maglia rossa di leader della classifica. In Gran Bretagna, un ex team Sky, il norvegese Edvald Boasson Hagen, da quest'anno alla MTN-Qhubeka - no-contest la squadra rivelazione dell'anno - conquista la maglia oro, ma pecca di senso tattico scattando a un km dalla fine. Troppo presto per quel volpone di Poels, 27enne scalatore olandese già vincitore a Castelraimondo prima di consegnare maglia azzurra e Tirreno Adriatico a Nairo Quintana. Errore non commesso invece da Roche, figlio dell'indimenticato e furbissimo Stephen che nell'87 centrò il triplete Giro-Tour-Mondiale. Il 3...

20) SATURDAY 12 SEPTEMBER: San Lorenzo de El Escorial - Cercedilla

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20 Distance: 181km Category: High Mountains Highest point: 1,860m The climbing concludes in traditional fashion with a tough stage through the sierra, north of Madrid. The four first-category climbs aren’t particularly severe individually but could become so if the GC is still in the balance and one or more teams decide to race hard before the final ascent. The roads are good and the descents fast, particularly on the Navacerrada, which features twice. The peloton will tackle the northern and southern flanks of the Morcuera, then the Puerto de Cotos, where there are 7km of flat before the drop down the Navacerrada into the finish at Cercedilla. It’s not ridiculously hard, which might tempt some well-placed riders into a long-range assault. David López As usual, the organisers will be hoping that the race comes down to this stage. The riders know these climbs very well and it’s sure to bring out the final contest between the main favourites, who will find this a long stage h...

19) FRIDAY 11 SEPTEMBER: Medina del Campo - Ávila

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19 Distance: 185km Category: Medium Mountains Highest point: 1,420m Previous finishes in Ávila have come after a tough day in the Sierra de Gredos but this one is much more straightforward and should favour the prospects for the break much more than stage 18. Rising for 16km at a touch over four per cent, the second-category Paramera shouldn’t stir up the GC hitters too much. The key point arrives as the riders near the finish and head onto the steep cobbled climb up into the walled city of Ávila. Irishman Philip Deignan won on the Vuelta’s last visit in 2009, suggesting punchy climbers should have an edge. That’s backed up by Luis León Sánchez’s victory here in a 2012 Vuelta a Castilla y León stage that also featured the Paramera. Fernando Escartín Fatigue will be having an impact by this point and I’d expect a breakaway containing some of the stronger riders who aren’t in the GC battle to feature. As we’ve seen before, the cobbled climb up into Ávila is likely to be the d...

18) THURSDAY 10 SEPTEMBER: Roa - Riaza

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18 Distance: 204km Category: Medium Mountains Highest point: 1,750m This is a stage that looks odds-on for a breakaway to make it to the finish, although there’s a possible complication in the shape of the first-category Puerto de la Quesara, which tops out just a dozen downhill kilometres from the line. The stage starts easily enough but begins to roller-coaster after the climb of the Campanario. This terrain should suit the break’s chances but the GC contenders will certainly give the final ascent of the Quesara everything, which won’t suit those out front. They’ll come at it via its steeper flank from Guadalajara. The final 7km averages a modest six per cent but even a small advantage gained by the summit could well be maintained to the finish. David López I don’t know this area at all but the profile makes very clear that it’s going to be a tough day, constantly up and down. I’d almost guarantee that a breakaway with some strong riders will go away and will probably sta...

Golia-Dumoulin o Davide-Aru, non si scappa

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Pronostico rispettato. Pure troppo. Tom Dumoulin la crono di Burgos non l'ha solo vinta o dominata. L'ha asfaltata. Come gli avversari, quasi ridicolizzati sui 39 chilometri percorsi a oltre 50 di media: 50.46 per la precisione.  Uno specialista contro il tempo come il polacco Bodnar ha chiuso econdo a 1'04. Tappa e maglia rossa per il 24enne olandese, quindi, che torna leader per la terza volta in questa Vuelta dopo aver già indossato la roja alla quinta e alla nona tappa. Si è difeso alla grandissima Fabio Aru, che ha chiuso decimo - primo degli italiani - 1'53" dal vincitore. Siccome in classifica generale aveva 1,50" di vantaggio su Dumoulin, Fabio ora è a soli tre secondi dalla vetta. Rodriguez ha perso la maglia beccando tre minuti e ora è terzo a 1'15". Majka, che non correva una crono dal Romandia a maggio, ha deluso: 17esimo a 2'38 e ora è subito giù dal podio, a 2'22".  A meno di improbabili ribaltoni, in roja a Ma...

CARRERA PROFESSIONAL CYCLING TEAM PART TWO THAT SHIMANO GUY

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https://veloaficionado.com/blog/carrera-professional-cycling-team-part-two-that-shimano-guy 9 September 2015 Bicycle Technology , Bicycle Racing , Pro Cycling PART TWO of the interview with Frank Boifava from Carrera Pro Cycling. PART ONE of the Carrera Cycling Team interview. IN SWITZERLAND A SHIMANO REP APPEARS OUT OF NOWHERE, IT’S THE MIDDLE OF THE 1980’S IN A EUROPE WHERE TEAM MECHANICS SPEAK CAMPAGNOLO ONLY You became an unwitting accomplice to a stalker from Shimano, when everyone was still using Campagnolo. The first time I saw this Japanese guy was in Switzerland. We were at a race and I was working on a bicycle changing a cable, I'd thrown the cable on the ground, you do that to keep the workflow going a bit quicker and later pick it up. There's this Japanese guy and he asks me if he can have the cable, and I thought “who the heck is this guy” and I said “yeah keep the cable”, then he starts taking pictures. Then he starts picking up anything we'd thrown away and ...

VUELTA - Un secondo, due vite

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Chi di secondo ferisce, di secondo purisce. Fabio Aru sul Sotres Cabrales aveva salvato la maglia rossa per un secondo e il giorno dopo, "Purito" Rodriguez, sulla Ermita de Alba (a Quirós), gliel'ha sfilata per due. Adesso, al termine del terribile trittico tra Cantabria e Asturie, il giorno di riposo prima della crono di Burgos se lo gode in vetta alla generale con un secondo su Aru, 1'35" su Majka e 1.51 su Dumoulin, con il polacco e l'olandese favoriti su Rodriguez e Aru nelle prove contro il tempo. Attenzione però perché poi la Vuelta sarà tutt'altro che finita: tante salite anche prima della passerella finale di domenica a Madrid. La tappa, bella e durissima, l'ha vinta il redivivo Frank Schleck, che non alzava le braccia dal campionato lusemburghese del 2014. Il 35enne figlio d'arte - papà Johny fu gregario di due vincitori Tour, Janssen nel 68 e Ocana nel 73 - è andato in fuga con altri nove già dal chilometro zero. Ai meno tre ha ...

Ajax 1971-72, così vicini, così lontani

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di Christian Giordano  © Guerin Sportivo   ©  (2003) Occupandosi di calcio, Giovan Battista Vico si sarebbe divertito. Di corsi e ricorsi, la storia del football è strapiena e alcuni sono davvero affascinanti. Prendete Ajax-Inter di Champions League. Dei giovani «ajacidi» – non chiamateli «lancieri», là non vi capirebbero – di Koeman leggete a parte. Qui riavvolgiamo il nastro della memoria per rievocare l’Ajax vincitutto di trent’anni fa. Nel 1972, non si parla ancora di Grande Slam ma Cruijff e compagni sono i primi a centrarlo: nello stesso anno solare conquistano campionato e coppa nazionali, Coppa dei Campioni, proprio contro i nerazzurri a Rotterdam, e Coppa Intercontinentale. Manca qualcosa? Sì, la Supercoppa d’Olanda (che ancora non c’era) e quella d’Europa, appena ideata dal quotidiano di Amsterdam De Telegraaf, smanioso di «ufficializzare» la supremazia continentale dei biancorossi; che però si formalizzerà solo nel gennaio ’73, ai danni degli scozze...

League Cup 2004: Boro che luccica

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«NON abbiamo mai vinto un c...o». Uno striscione (dei tifosi della Fortitudo Bologna di basket nella finale-scudetto 1998), poi riprodotto in T-shirt e quindi urlato al mondo. Come orgoglio per le proprie radici e per come, nel bene e nel male, si pensa di essere se non addirittura si è. E chissenefrega se poi gli investimenti di un patron (Giorgio Seragnoli) ti fanno conquistare, a partire proprio da quell’anno, Coppa Italia e Supercoppa italiana, poi due scudetti e, a inizio 2005-2006, un’altra Supercoppa. «Non vincete mai», sul tono dell’inno ufficioso «Non molliamo mai», l’Inter se lo sente cantare in ogni stadio, il Torino se lo sente sulla pelle, nella storia, nel sangue. Oltremanica, si sa, sono Maestri. A Middlesbrough, dove l’Inghilterra è, per certi versi, ancora più Inghilterra, sono piste avanti a tutti. Anche nel saper aspettare. E 128 anni non sono pochi, bisogna ammetterlo. Insomma quando perdere, più che un’arte, è o diventa una filosofia, uno stile di vita, una ...

FOOTBALL PORTRAITS - Bendtner, nel segno di Zlatan (2006)

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 Per alcuni è il “nuovo Ibrahimovic”, e in Danimarca un talento così non si vedeva dai tempi dei fratelli Laudrup. Come con lo svedese l’Arsenal ha bruciato tutti, ma stavolta non se lo è fatto scappare. Prestato al Birmingham City per farsi le ossa, ai Gunners rientrerà presto, prestissimo… di Christian Giordano  © Guerin Sportivo  ©  (2006) Ibrahimović racconta che la “sua” maglia numero 9 dell’Arsenal, consegnatagli a 16 anni da Arsène Wenger, è ancora appesa alla parete dai suoi a Malmö, in Svezia. Nel 1997 il Professore vi si era recato in visita pastorale col dichiarato intento di portarsi via l’unica argenteria di casa, Zlatan. Invece fu bruciato da quella vecchia volpe di Leo Beenhakker che ai tempi del Real Madrid aveva visto quel lungagnone svedese di origini croate allenarsi durante una tournée spagnola. Fu amore a prima vista. Tornato all’Ajax, il futuro Ct di ...