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Barcellona, Paco (Alcacer) è vivo

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Come sta il Barcellona a quattro giorni dalla Juve e a otto dal Clásico ? Così così.  Con Busquets a protezione dei quattro dietro, Luis Enrique rispolvera pure la cravatta, ma al Camp Nou non è serata di gala contro la Real Sociedad di Eusebio Sacristán, ex pupillo di Cruijff nella mediana del Dream Team e, nel 2011, successore di "Lucho" sulla panchina del Barça B. Al posto dello squalificato Neymar gioca Paco Alcacer, che alla quarta da titolare trova la sua miglior prestazione in blaugrana. Non solo per il suo quarto gol in questa Liga, ma per come ha lottato, e messo il piede in tutti e tre i gol del Barca. La pratica la apre e la chiude in venti minuti (e con un pizzico di rabbia e fortuna) il solito Messi, 29 reti in campionato, 45 in stagione e 102esima doppietta col club, poi l'autogol di Umtitì la ritira fuori prima che Paco Alcacer e Xabi Prieto la ritirino su e giù dallo scaffale. Quando accelera, là davanti, anche con Messi centrale dietro...

Darrigade, la maledizione dell'altro Dédé

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di CHRISTIAN GIORDANO © © Panache magazine Per tutti "l’altro Dédé" un quarto di secolo dopo il più illustre Leducq,  André Darrigade  è stato un grande sprinter, ma anche una sorta di Ironman del Tour de France: dal 1953 al 1966 li ha corsi tutti, ritirandosi soltanto nel 1963.  E in un certo senso sono state anche le sue doti di velocità e resistenza a farlo entrare nella lunga e variegata storia di maledizioni della maglia iridata. Nel suo caso, una maledizione persino retroattiva. La sua tragedia infatti l'aveva già vissuta prima ancora di indossarla, quella «maledetta» arcobaleno. Nella 24esima e ultima tappa della Grande Boucle del 1958, da Digione a Parigi, mentre si apprestava a sprintare sulla pista del Parco dei Principi, urtò violentemente contro Constant Wouters, il Segretario generale dell'impianto. Darrigade si rialzò e riuscì a tagliare il traguardo. Wouters morì in ospedale undici giorni dopo.  Nato il 24 aprile 1929 a ...

Obree, da mantide religiosa a Superman

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di CHRISTIAN GIORDANO Old Faithful . Alla lettera la vecchia che non tradisce mai, ma anche il nome di uno dei più noti geyser dello Yellowstone National Park.  Non è però dagli States che Graeme Obree aveva fatto arrivare la sua creatura, così da lui stesso ribattezzata. Se l’era progettata e costruita da sé, con pochi spiccioli, nella sua Scozia. E con quella, nel luglio 1993, se n’era volato a Hamar, in Norvegia, dove avrebbe non soltanto riscritto gli annali del Record dell’Ora, ma rivoluzionato il concetto di corsa contro il tempo. Con quella sua postura rannicchiata, alla ricerca della migliore aerodinamicità, sulla pista in legno di 250 metri a livello del mare del velodromo Vikingskipet, Obree infranse il record – vecchio di otto anni – che Francesco Moser aveva stabilito in altura a Città del Messico il 23 gennaio 1984. Fallito l’assalto il 16 luglio, Obree riuscì il giorno dopo, incrementando di 445 metri il precedente 51,151 km; storica soglia che ...

Attentato al Dortmund, si indaga su tre ipotesi

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Il day after a Dortmund si è aperto con la notizia delle punte metalliche contenute negli ordigni (una si è conficcata nel poggiatesta di un sedile), e con il primo fermo: è un 25enne iracheno di Wuppertal che avrebbe contatti con i salafiti di Düsseldorf.  Si indaga anche su un 28enne tedesco di Froendenberg, città a una ventina di chilometri da Dortmund. Perquisiti i loro appartamenti, per entrambi si sospettano legami con lo Stato islamico. Il procuratore federale Frauke Köhler ha parlato di "motivazione terroristica", e "di preciso movente" ancora da chiarire.  L'indagine segue tre piste. 1) La più debole è legata al biglietto con scritto "nel nome di Allah", trovato sul luogo delle tre esplosioni, e riferito all'attentato dello scorso Natale a Berlino e ai Tornado tedeschi coinvolti nella guerra contro il Califfato. Per gli inquirenti se,mbra però trattarsi di un depistaggio. La presunta rivendicazione conterrebbe minacce di mort...

Bombe al Dortmund, Bartra ferito, Borussia-Monaco rinviata

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Una triplice esplosione al passaggio del pullman del Borussia Dortmund, poco dopo le diciannove: la conferma con un tweet - un'ora dopo, alle 20.01 - sul profilo del club. Leggermente ferito dalle schegge il 26enne difensore del Dortmund, Marc Bartra, poi subito operato al polso sinistra.  Le esplosioni - dovute a tre ordigni nascosti (secondo la ZDF) nei cespugli - sono avvenuta in Wittbräucker-strasse, a dieci chilometri dallo stadio, hanno infranto i finestrini posteriori sulla fiancata destra. La notizia viene confermata dal direttore sportivo del Dortmund, Hans-Joachim Watzke e dal portavoce della polizia del North Reno-Westphalia, Gunnar Wortmann: il club comunica la notizia anche sui maxi-schermi. Il quotidiano svizzero Blick ha riportato online le dichiarazioni di Roman Bürki, il portiere svizzero del Dortmund:  "Abbiamo preso la strada principale e abbiamo sentito l'esplosione. Io ero nella zona dietro insieme a Bartra. Ci siamo buttati a ...

Roubaix 2017, l'ascesa all'Inferno di Van Avermaet

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In 18 mesi è cambiato il mondo di Greg Van Avermaet. Da paperino, travolto da una moto nella Clásica San Sebastián 2015 ormai vinta, a paperone olimpionico a Rio 2016; poi la frattura alla gamba, la vittoria alla Gand-Wevelgem 2017 e, in una settimana, dal paradiso perduto con caduta e secondo posto al Fiandre, a re - nonostante il cambio bici ai meno 102,5 km - nell'infuocato, polverosissimo Inferno del Nord. A 31 anni, la sua prima monumento. È stata, come sempre, uno spettacolo la 115esima regina delle classiche: 257 km con 29 settori per 55 km di pavè. L'ultima del 36enne Tom Boonen, che per l'addio puntava a vincerla per la quinta volta. Impresa mai riuscita neanche all'altro "Monsieur Roubaix", Roger De Vlaeminck.  "Tornado Tom", pilotato dallo straordinario Matteo Trentin, ha corso da leggenda, ma ha chiuso tredicesimo. Peter Sagan ha corso da bicampione del mondo qual è, ma a staccarlo è stato il doppio cambio ruota. Da ca...

Il centello triste della MSN

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Clamoroso a La Rosaleda: il Barça non poteva festeggiare peggio le 100 da titolari della MSN: Messi, Suarez e Neymar, espulso per doppio giallo nella sconfitta per 2-0 col Málaga, che dal 7 marzo ha in panchina Michel, ex leggenda del Real Madrid. Il terzo allenatore in stagione e il secondo ex merengue dopo Juande Ramos, e l'interregno di Marcelo Romero.  Serataccia per Luis Enrique, che ha presentato una squadra irriconoscibile rispetto a quella che ha matato il Siviglia nell'infrasettimnanale, e sin troppo vicina a quella che una settimana fa ha vinto senza incantare a Granada. Con lo stesso impresentabile a campo aperto Mathieu centrale ( a sinistra nella foto del gol di Sandro ), e Mascherano terzino. E pensare che il Real temeva d'aver perso due punti impattando il derby con l'Atlético. Invece, Zidane, con ancora la trasferta col Celta Vigo da recuperare, può pensare alla corazzata Bayern in Champions con un +4 sulla seconda in Liga.  A Torino, p...

I “segreti” del Re: sette cose che (forse) non sapete su LeBron James

http://www.nbapassion.com/nba/settecose-forse-non-sapete-lebron-james-83874/ Published on 7 aprile 2017 by Andrea Ranieri LeBron James, The King, The Chosen One: chiamatelo come preferite, l’unica certezza è che ogni appassionato di pallacanestro conosce questo nome. D’altronde è il nome del giocatore più forte del pianeta e di quello forse più discusso di sempre. Uno la cui vita è sempre sotto i riflettori, in ogni singolo aspetto. Eppure tutti abbiamo dei segreti, degli scheletri nell’armadio. Questo vale anche per il Re e per qualunque star. Allora andiamo a scoprire sette segreti o, se preferite, curiosità che si nascondo dietro al trono di LeBron James. 1) LeBron James tentò di abbandonare l’High School Forse non tutti sapete che nel 2002, dopo il suo anno da junior all’high school, LeBron James cercò di rendersi eleggibile per il Draft NBA. E ricordando che nel 2002 la prima scelta fu Yao Ming, ci sono tutti gli elementi per pensare che probabilmente il Presc...

Filippo Simeoni, Jack Flagrante è uscito dal gruppo

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«Quello che mi ha fatto più male sono stati gli insulti dei colleghi italiani. Servi dell’imperatore, questo sono stati.» - Filippo Simeoni «Ho tanti soldi e tanti bravi avvocati, posso rovinarti quando voglio». - Lance Armstrong di CHRISTIAN GIORDANO Nella storia del ciclismo moderno c’è entrato dalla porta sbagliata, e non perché andava forte in bicicletta. C’è entrato perché, pur avendo sbagliato, dentro era più pulito degli altri. Di sicuro, di quella parte di gruppo che, ostaggio dell’onnipotente Lance Armstrong, l’ha come il suo ex boss ostracizzato.  Buon corridore – campione italiano 2008 e due volte vincitore di tappa alla Vuelta (2001 e 2003), Filippo Simeoni è troppo spesso ricordato solo per il ruolo avuto nella storiaccia di Armstrong, e ben prima che il texano dagli occhi e il cuore di ghiaccio ammettesse d’aver fatto uso di doping. Nel corso di un’indagine, Simeoni aveva testimoniato d’aver chiesto alla squadra (la Carrera Jeans-Tassoni ne...

A Fan's Notes on Earl Monroe by Woody Allen

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http://reprints.longform.org/a-fans-notes-on-earl-monroe WOODY ALLEN • SPORT • NOVEMBER 1977 Toward the end of the 1976-77 basketball season, the editors of this magazine [Sport], aware of my interest in the game, called me and asked how I’d feel about covering the NBA playoffs for them. At first the idea seemed provocative, but then the thought of traveling around, and the time required to do a good job, not to mention the disappointment of the Knicks not making the playoffs, rendered the whole notion unappealing. But I said I wouldn’t mind writing something about Earl Monroe, who had given me a great deal of pleasure watching him play over the years. I didn’t really know Monroe, although we had exchanged several sentences on the Madison Square Garden floor two years ago. I was filming a comic sequence for my movie, Annie Hall, in which certain actors, including myself, played basketball against the Knicks. The sequence was later cut from the film because it didn’t come of...

The 5 Best Stories From Earl Monroe at Drew University

https://www.drew.edu/news/2017/04/03/the-5-best-stories-from-earl-monroe-at-drew-university Basketball Hall of Famer reflects on his mom, the Knicks, Woody Allen. March 2017 – Basketball Hall of Famer Earl Monroe has a lot of stories to tell. That became apparent early on during his appearance at Drew University, where the former New York Times sports columnist Ira Berkow asked him about his days as a top college player at Winston-Salem State and as a flashy guard on the Baltimore Bullets and New York Knicks. Monroe, the guest of Drew Forum’s In the Game speaker series, smiled and laughed about lighter memories and spoke earnestly about past slights and the unwavering support of his “ma.” Here are his five best stories. A letter from Woody Allen Monroe was humbled by his first season on the Knicks. He went from being a star on the Baltimore Bullets to riding the bench for months in New York, with his scoring average sliding from 21 to 11 points per game. Afte...

Barça: Neymar100 e finte prove di Juve

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Non inganni la vista-neve del "Los Cármenes". Sarà - no: è già - un aprile caldissimo per il  Barça  iviglia nell'infrasettimanale, le due con la Juve in Champions, il Clasico che varrà la Liga. Per rispondere ai tre squlli del Madrid, però, la Luis Enrique band non doveva steccare già col Granada. Una serata nata male: al 17' salta il menisco destro di Rafinha, back-up dello squalificato Messi nel tridente con Suárez e Neymar, non al meglio dopo le magie col Brasile.  In non possesso Luis Enrique si mette a 4-1-4-1 con Busquets davanti la difesa. Non prove anti-juve, però: perché allo Stadium, Busquets, squalificato, non ci sarà. Suarez intanto la mette suol personale con Ochoa: prima misura con l'esterno la traversa, poi aggiusta la mira su illuminazione mancina di Jordi Alba prima della pausa. Al rientro il  Barça  dorme e Jeremy Boga, entrato da 5', la sveglia con un altro passo su Mathieu. Luis Enrique salta sul banquillo dove sin ...

LA TRIPLETTA SUI MURI DELLE FIANDRE DI JOHAN MUSEEUW

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https://sport660.wordpress.com/2017/04/02/la-tripletta-sui-muri-delle-fiandre-di-johan-museeuw/?fbclid=IwAR3z4phI-80sNjveGzmU7A9zSNCf3FjAOe2k6juXde2SYv_lhYy--6p1RS4 di Nicola Pucci , 2 aprile 2017 Quassù, dove il ciclismo è religione, anzi meglio visto che non semina morte; quassù, dove si nasce e si cresce a birra e pedivelle; quassù, dove nei locali fumosi si contratta se l’uomo del pavé possa considerarsi “il cannibale” Eddy Merckx o “monsieur Roubaix” Roger De Vlaeminck; ecco, tra queste lande grigie, spettinate dal vento, disseminate di viottoli che si arrampicano su per muri dalle pendenze micidiali si sono dati battaglia i giganti della strada. Benvenuti, cari amici del ciclismo, alla Ronde van Vlaanderen, ovvero il Giro delle Fiandre, che per i belgi, e magari ormai non solo loro, vale più di un campionato del mondo. Chiedete a Johan Museeuw, ad esempio, che fece tripletta, storica, divenne un eroe ed andò a sedersi a fianco di chi prima di lui era riuscito nell’impresa. Come A...