Post

MORETTI: "TORNO IN TEXAS PER VINCERE TUTTO"

https://basketballncaa.com/moretti-torno-in-texas-per-vincere-tutto/ AUTORE RAFFAELE FANTE Basketballncaa.com, 12/04/2018 “C’è tanto spazio, sono in una delle università più grandi d’America. Ora sono in un parco, vicino alla palestra, con attorno tutti gli edifici dei vari dipartimenti”. Davide Moretti ha appena finito una lezione e sta camminando verso la palestra nel campus di Texas Tech, a Lubbock. Si è appena conclusa la sua stagione da freshman con i Red Raiders , arrivati per la prima volta nella loro storia alle Elite 8, e allora gli abbiamo chiesto di raccontarcela. Partendo però da quello che vuole fare l’anno prossimo. “Rimango sicuramente a Texas Tech l’anno prossimo e poi dipende da come va la stagione, da come gioco, da come mi sento migliorato e se vedo che ci sono ancora margini di crescita”. - Potresti anche restare 4 anni o è qualcosa che escludi? Lo prendo assolutamente in considerazione, vediamo come andrà il prossimo anno: se andrà bene e vedo c...

Rudy Dhaenens

Immagine
https://www.facebook.com/?ref=tn_tnmn Il 10 aprile 1961 nasceva Rudy Dhaenens, campione del mondo nel 1990. Dhaenens passa professionista nel 1983 con la Euroshop e correrà poi per la Splendor, Hitachi, Pdm ed infine Panasonic. Non vincerà molto: le sue perle sono la tappa di Bordeaux al Tour de France 1986 e il campionato del mondo in Giappone nel 1990. Nel 1985 fu terzo alla Gand-Wevelgem, in una corsa conclusasi con un volatone generale, nel quale Vanderaerden cercò di far vincere il compagno di squadra Phil Anderson, ma al fotofinish finì per vincere lui.  Nel 1986 fu secondo a Roubaix, battuto in volata da Sean Kelly (la corsa non si concluse al velodromo, ma davanti a un supermercato che aveva sborsato una grossa cifra per avere lo striscione d'arrivo lì di fronte), ma superando un corridore veloce come Adri Van der Poel, che giusto una settimana prima aveva battuto Kelly nello sprint che valeva il Giro delle Fiandre.  Nel 1987 ebbe l...

LA DOPPIETTA DI FIGNON ALLA SANREMO

https://storiediciclismoblog.wordpress.com/2018/04/11/la-doppietta-di-laurent-fignon-alla-milano-sanremo-1988-e-1989/ di  Nicola Pucci 11 aprile 2018 Due Tour de France, un Giro d’Italia ma anche una fantastica doppietta alla Milano-Sanremo: signore e signori, piacere, ecco Laurent Fignon, e il suo palmarès. Corridore da Grandi Giri, al “professore” riuscì per due anni di seguito, 1988 e 1989, una prodezza che solo altri cinque hanno realizzato nel dopoguerra: trionfare in due edizioni consecutive della Classicissima di primavera: Coppi (1948-1949), Petrucci (1952-1953), Merckx (1966-1967, 1971-1972 e 1975-1976), De Vlaeminck (1978-1979) e Zabel (1997-1998 e 2000-2001).  La doppietta del parigino assume ancor più valore se si tiene conto che Fignon aveva fino ad allora preso il via nella prima grande classica della stagione solo due volte in precedenza, cogliendo un anonimo 118° posto nel 1983 e una 32esima posizione non molto più gloriosa nel 1986. Il doppi...

Carlo Martinelli - Anatomia del trentinismo moseriano

Immagine
di CHRISTIAN GIORDANO © in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS © Carlo Martinelli è un totem del giornalismo (non solo sportivo) trentino. Per sua stessa ammissione un feticista ossessivo-compulsivo del libro e, più in generale, della carta stampata, nella sua «l’inattualità ci guida» posta su facebook vecchi titoli e ritagli che invece sorprendono, ma fino a un certo punto, per la loro spiazzante contemporaneità. «L’inattualità scorre viva fra le righe», parafrasando il Ferruccio de Bortoli prefatore de Le Nuove Stanze montanelliane. A differenza di Franco “Melchius” Melchiori, suo ex desk all’ Alto Adige , Martinelli è stato sì un moseriano, ma solo di riflesso e più per conterraneità che per autentica passione. Il vero idolo di Carlo, infatti, è sempre stato Claudio Michelotto. Un altro che forse ha pagato sulla propria pelle certi giochi di potere nel gruppo – in un’epoca però pre-Sceriffi – e fuori (la “guerra delle cucine”). E che incarna – come e forse vie...

Storia di Marino Amadori

http://www.museociclismo.it/content/articoli/1219-Storia+di+Marino+Amadori/index.html Nato a Predappio nel 1957 si trasferisce poi a Forlì dove comincia a correre nel 1973 con il G.S. Servadei. Il suo rendimento nelle categorie minori, pur mancando di grossi risultati, risulta sempre in crescendo come testimoniano i successivi approdi tra i dilettanti con G.S. Alessandri di Forlì, Rinascita di Ravenna e Giacobazzi.  Da dilettante ottiene 9 vittorie: di rilievo il G.P. Industria e Artigianato a Sant'Ermete di Rimini nel 1977, quando ottiene anche un piazzamento di prestigio (5°) al Giro d'Italia dilettanti.  Passato professionista nel 1978 con la Intercontinentale, difende poi i colori di Frontini-Sapa, Magniflex, Famcucine, Gis, Alfa Lum-Olmo, Ecoflam, Alfa Lum-Legnano e Del Tongo con cui chiude la carriera nel 1990.  Otto le sue vittorie nella categoria maggiore, tra le quali: Giro del Piemonte, Coppa Placci, Coppa Sabatini, Coppa Agostoni e Trofeo Matte...

Amadori: un romagnolo per guidare Pantani

Tuttobici  Numero: 2 Anno: 2002 di Gino Sala I romagnoli mi sono sempre piaciuti. Gente laboriosa e schietta , senza peli sulla lingua. Generosa , anche. Ricordo un mio lettore che venne a trovarmi in sala stampa con una damigiana di autentico Sangiovese, vino da me prediletto, da accostare ad un Barbera ingentilito. Purtroppo la damigiana si ruppe durante il trasferimento che mi portava da una corsa all'altra, da Ravenna a Perugia nei cui pressi un ragazzino segnalò al pilota Alfredo Re la perdita di un liquido che poteva sembrare benzina. Raccogliemmo i cocci e mi consolai col profumo del nettare sparso in tutta la vettura. Re dava la colpa dell'accaduto alla fragilità del vetro, io lo rimproveravo di aver scelto strade, anzi stradine balorde allo scopo di accorciare il percorso. Ci consolammo cenando al ristorante Rosetta, ma potete immaginare quale fu il tema della serata. Romagnolo di Predappio è Marino Amadori, classe 1957, professionista dal 1978 al ...

Marino Amadori

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=361804404226583&id=313059979101026 Marino Amadori, nato il 9 aprile 1957 a Predappio, merita un posto al sole nella storia del ciclismo romagnolo, anche perché oltre ai buoni successi conquistati nel mondo dei professionisti, è riuscito, con la sua onestà e disponibilità di esemplare gregario, a guadagnarsi fama nazionale e internazionale.  Un dato balza agli occhi e, se ci si pensa bene, ha pochi raffronti mondiali: in tredici anni di carriera fra i prof, è stato undici volte azzurro . Chi lo ha superato in questa referenza, sono stati solo quei "super" che han fatto il mito del ciclismo. Mai le sue maglie azzurre sono apparse regalate, tant'è che il Ct Alfredo Martini, conoscendone le qualità umane, gli ha praticamente sempre affidato il ruolo di suo ambasciatore in corsa. Amadori però, non può essere ricordato solo per le sue maglie azzurre e per quel difficile compito che ha svolto in seno ...

Goolaerts, l'Inferno del Nord è in terra

Immagine
"L'Inferno del Nord". Cento anni fa, così il campione francese Eugène Christophe descrisse quel macabro teatro di desolazione figlio della Grande Guerra, appena conclusa. E così la regina delle classiche è passata alla storia. Oggi, quella che doveva essere soltanto una meravigliosa, drammatica pagina di Sport - l'impresa di Peter Sagan primo al veldoromo di Roubaix in maglia iridata - è diventata la tragica certezza che l'Inferno del Nord è in terra. Michael Goolaerts non ce l'ha fatta. Il 23enne belga, professionista dal 2014 con la Veranda's Willems, caduto per arresto cardiaco a 148 km dall'arrivo, era stato rianimato col defibrillatore, intubato ed eli-trasportato al Centro ospedaliero regionale universitario di Lille. Lì, alle alle 22.40, il decesso "per arresto cardiorespiratorio". Lo ha comunicato lo stesso team, che ha chiesto il massimo riserbo nel rispetto del ragazzo e dei suoi cari.  Da stagista alla Lotto Souda...

Fai buon viaggio Michael

https://www.facebook.com/martinello.silvio?hc_ref=ART72fU-eFx2WtXlhNtLq5mH5UcCVlQLzMkLm9uaPbwQm32IILpeSwuDk7F47f1CTAs&fref=nf di Silvio Martinello, Rai Sport Mi trovo all’aeroporto di Bruxelles, ed ho voglia di scrivere qualcosa, al termine di una giornata intensa, che mi ha trasmesso emozioni contrapposte. È molto gratificante trovarsi nel mio ruolo, avere il privilegio di raccontare eventi sportivi di tale livello. La Parigi Roubaix non ha deluso le attese, spettacolo vero, per uomini duri, che non si sono risparmiati. La sfida è diventata un testa a testa tra i grandi, quando mancavano ancora tanti km al traguardo. Tante cadutepurtroppo, ma soprattutto una sta creando preoccupazione.  Mancavano circa 150 km al traguardo e dalla regia arriva nel monitor in postazione, l’immagine di un corridore esanime a terra, dobbiamo attendere le prime informazioni ufficiali per saperne di più. Arrivano finalmente, e non sono buone. Il suo nome Michael Goolaerts, radio co...

Roubaix 2018, la "connerie" di Sagan e Goolaerts

Immagine
Sarà pure una "connerie" - copyright di Bernard Hinault intraducibile in tv - ma ci sarà un perché se l'ultimo a vincerla in maglia iridata era stato lui, nel 1981. Al quarto, e penultimo, tentativo. Prima di lui solo gli altri fuoriclasse Rik Van Looy '61-62, Eddy Merckx '68 e Francesco Moser '78. Trentasette primavere dopo il Tasso, ci è riuscito il più grande della nostra epoca. L'unico nella storia con indosso l'arcobaleno per tre anni in fila.  Nella settimana delle polemiche post-Fiandre, su tutti il Monsieur Roubaix moderno Tom Boonen, Peter Sagan ha risposto à la Sagan : ai -54 km e con ancora undici settori di pavé, andando a prendere i quattro battistrada.  Solo lo stoico Silvan Dillier, campione di Svizzera (nel 2017 anche una tappa al Giro e argento nella cronosquadre mondiale a Bergen), in fuga dal mattino, è riuscito a non perderne la ruota. Anzi, oltre a non negargli cambi, ha preso in testa la volata nel Velodromo più famoso...

McGregor, "Notorious" senza happy ending

Immagine
Era "Notorious", come il suo nickname, che per Conor McGregor il KO più difficile sarebbe arrivato, prima o poi, fuori dalla gabbia o dal quadrato, dove lo scorso 27 agosto a Las Vegas lo ha strapazzato Floyd Mayweather Jr. Il 29enne fighter di Dublino si è costituito alla polizia di New York dopo la folle notte a Brooklyn finita con il suo arresto per lancio di oggetti (ripreso in un video) contro un mini-bus di lottatori al una conferenza stampa organizzata al Barclays Center dalla UFC, il maggior organizzatore mondiale di ultimate fighting. Il giorno dopo, McGregor è stato scortato dalla prigione al tribunale per rispondere a tre capi di imputazione per aggressione e uno per danneggiamenti. Lontano anni-luce dagli stereotipi dell'atleta irlandese incarnati nel ciclismo anni '80 dal cosmopolita Stephen Roche e dal campagnolo Sean Kelly, e ormai icona nazional-popolare capace di valicare i confini del rugby o dei troppo locali hurling e football gael...

È Klopp il vero anti-Pep

Immagine
Per Pep si scrive Klopp e si legge flop. Il fracaso di Anfield, 3 a 0 per il Liverpool che ritrovava i quarti di Champions dopo nove anni e nella prima in Europa contro il Man City, si spiega anche così. In tredici scontri diretti in carriera, sette volte ha prevalso il tedesco, cinque il catalano e solo in un caso è finita pari (1-1 all'Etihad in premier a marzo 2017). È quindi Klopp la bestia... rossa del Pep, non Mourinho (quattro successi), né Wenger (tre). In una di quelle serate che hanno scritto la storia continentale del più europeo fra i club inglesi, il City è naufragato sotto i colpi della stagione magica di Salah (partito però in offisde): 15 gol nelle ultime 17 coi reds; poi di Oxlade-Chamberlain dalla distanza e infine di Sadio Mané, che, col settimo gol in sette presenze in questa Champions League, ha chiuso la partita dopo mezzora. Nella ripresa il Liverpool non ha più tirato, ma la montagna di petrodollari City ha partorito una girata di Gabriel J...

Moser vs Saronni, così diversi così uguali

Immagine
venerdì 23 aprile 2010  di CHRISTIAN GIORDANO, La Gazzetta dello Sport - Home Video NEMICI PER SEMPRE Il dualismo fra Francesco Moser e Giuseppe Saronni ha caratterizzato il nostro ciclismo degli anni 70-80 e diviso i tifosi come non accadeva dai tempi di Bartali e Coppi. Nati in famiglie di corridori, sembravano fatti apposta per essere avversari tanto erano l’uno l’opposto dell’altro. In bicicletta come nella vita. Eppure, per certi versi, erano anche più simili di quanto fossero disposti ad ammettere: dotati di classe purissima, incapaci di mollare, generosi e primedonne, in grado di vincere su ogni terreno, in ogni corsa, a tappe o in linea, e in qualsiasi periodo della stagione. Più potente e istintivo il Checco, più veloce e più furbo il Beppe: si sono sfidati per un decennio e hanno regalato a milioni di appassionati emozioni impossibili da dimenticare. 1979, IL GIRO DELLA CONSACRAZIONE Il duello Moser-Saronni è già all’apice. Moser vince il cronoprologo ...