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HOW CARRERA, NICKNAMED "THE KIDS" BECAME TRANSFORMERS OF OLD SCHOOL RULES

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http://www.veloaficionado.com/blog/carrera-professional-cycling-team-giving-the-cold-shoulder-to-old-school-rules Robert Cobcroft September 13, 2014 - Pro Cycling, Bicycle Racing FRANK BOIFAVA AND CARRERA PROFESSIONAL CYCLING TEAM Frank Boifava’s life was destined to revolve around bicycles. One of the three owners of the Carrera bicycle brand, Frank now resides in Brisbane Australia. In the mid 1980’s when the world of professional cycling was undergoing radical transformation, Frank played his part in witnessing and enacting some of the most profound changes in the history of the sport. Changes which resulted in a traditional European focused sport, become the international version of cycle sport that we know today. In the 1980’s foreign riders, Americans, Australians, Irish and many more were heading to Europe in unprecedented numbers. What made Carrera different in this era was that Carrera was one of the first pro teams to have “two teams, within one”. Including a large number...

Remembering Chauncey Billups' Finest Moments During NBA Career

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Andrew D. Bernstein/Getty Images https://bleacherreport.com/articles/2193609-remembering-chauncey-billups-finest-moments-during-nba-career Chauncey Billups  entered the  NBA  as a big-time player, and he'll leave it as one. ZACH BUCKLEY  -  SEPTEMBER 10, 2014 That part of his story stuck to the script. But all of the twists and turns taken in between—from the injuries and trades that seemed capable of derailing his career to the clutch baskets and premier performances that secured his spot in the game's history books—shaped one of the more incredible, fascinating and inspirational journeys of his generation. From "draft bust" to "Mr. Big Shot," Billups blazed a basketball trail entirely his own. And after 17 remarkable seasons in the league, his ride has finally come to an end. The 37-year-old announced his retirement Tuesday. Here's what Billups told Yahoo Sports' Marc J. Spears : It's just time. I know when it's time. My mind and my desire ...

La domenica della brava Lampre

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Per la Lampre Merida, in questa Vuelta, la domenica è sempre domenica. Prima, Winner Anaconda una settimana fa sul filo dei duemila metri a Valdelinares. Poi, Przemyslaw Niemec lassù ai 1120 dei mitici Laghi di Covadonga.   Due successi in due tapponi di montagna, la seconda alla vigilia della tappa "reina" (regina) che concluderà il terribile "trittico asturiano"; e che presumibilmente deciderà una bella fetta del Giro di Spagna 2014. Grande impresa quella del 34enne scalatore polacco, che ha fatto un gran bel regalo per i suoi 62 anni al suo diesse Bruno Vicino. Per Niemec, al primo successo con i colori blu-fucsia-verde, è la vittoria numero 15 in carriera; per la Lampre la 20esima stagionale.   La maglia rossa Alberto Contador ha concesso qualcosina a Valverde e a Rodriguez, ma ha guadagnato su Froome che invece ha perso quel poco conquistato il giorno prima. Altro passetto in classifica per Fabio Aru, ottimo quinto all'arrivo e nella generale.   Or...

Hesjedal, Uneasy Ryder

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La resurrezione di Hesjedal e Froome, un Contador alla Merckx, Uran Uran e Valverde sconfitti di giornata. Sono questi i verdetti della terribile Camperona, finale inedito per una Vuelta che non semtte di regalare spettacolo. Hesjedal non vinceva dal trionfale Giro d'Italia del 2012, e riuscirci otto giorni dopo la bufala-web del presunto motorino nella bici, dà, se possibile, ancora più soddisfazione. Gran numero, quello del canadese, che ai 150 metri dal traguardo ha riacciuffato e superato lo svizzero Oliver Zaugg. L'uomo della Saxo Tinkoff che la maglia rossa Contador, come faceva il Cannibale, aveva mandato nella fuga giusta: 9 su 23 sono arrivati in fondo prima del gruppo. Un classico del ciclismo, quello di mandare un proprio gregario capace di vincere la tappa o di farla perdere agli avversari di classifica. Zaugg, 33enne che nel palmarès ha il Lombardia 2011, ha cullato l'occasione della vita. Dietro, Chris Froome ha frullato come ai bei tempi. A Contador ha ros...

Navarro, la Vuelta buona

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Finalmente è arrivata, Dani. Una vittoria, una qualsiasi, lo spagnolo Navarro la inseguiva da un anno, e alla Vuelta da una vita. Una vita da ex gregario, fedelissimo di Alberto Contador, e che adesso alla Cofidis - a 31 anni - s'è reinventato capitano. Ed è arrivata, finalmente, nella tredicesima tappa, un'indigestione di "mangiaebevi" con arrivo sullo strappo del Parque de Cabarceno. Il redivivo Cunego, che su queste strade annusa già aria di Mondiale, ci ha provato in tutti i modi ad azzeccare la fuga giusta. Ma non era giornata. La giornata giusta è stata invece quella di Navarro, che a due km dall'arrivo ha piazzato lo spunto giusto. Un numero da finisseur che ha messo in fila il connazionale Dani Moreno e l'olandese Wilko Kelderman. E soprattutto i big: Valverde e la maglia rossa Contador. Il suo sosia, il suo ex capitano. Per una volta battuto. La vittoria inseguita da un anno, e sognata da una vita, è finalmente realtà. PER SKY SPORT 24, CHRISTIA...

Triplete Degenkolb, tedesco di Spagna

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Cordoba e Ronda la prima settimana, Logrono nella seconda. Ci ha preso gusto John Degenkolb, sprinter tedesco - fra i più completi in gruppo - che per la Spagna ha davvero un debole: terzo successo in questa edizione, l'ottavo in carriera alla Vuelta. Stavolta, però, è stato bravo e anche fortunato, perché una caduta nel finale gli ha portato via due dei favoriti al successo di tappa: Andrea Guardini, il veronese dell’Astana, e soprattutto il francese Bouhanni, che al Giro s'è preso la maglia rossa di leader della classifica a punti. Alla Vuelta, come al tour, quella maglia è invece verde. E dopo i 168 km, tutti piatti, sul circuito di Logrono, sembra sempre più salda sulle spalle del 25enne della Giant Shimano, che ha messo in fila Boonen, Guarnieri e Sagan. Il belga e lo slovacco, zitti zitti, preparano in corsa il mondiale, il loro vero obiettivo stagionale: Boonen la maglia iridata l'ha già indossata a Madrid 2002 e punta al bis sempre in terra spagnola; Sagan,...

SpettacolAru

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Come al Giro a Plan di Montecampione. No: se possibile, persino meglio. Non per i distacchi, ma per come ha vinto e per il parterre de roi che Fabio Aru ha messo in fila: Valverde, Rodriguez, la maglia rossa Contador, Froome e Uran Uran. Alla fine c'erano tutti, i migliori. Tutti tranne Nairo Quintana, campione anche di sfortuna: caduto ancora, dopo 20 km, e costretto al ritiro per la frattura scomposta alla scapola destra, salvata per miracolo, il giorno prima, nella terribile picchiata che gli aveva compromesso crono e Vuelta. Tutti gli altri, però, hanno dovuto inchinarsi al più forte. Sull'arrampicata - fino anche al 14 percento - verso il Santuario di San Miguel de Aralàr, il 24enne di Villacidro non ha "solo" vinto: ha dato spettacolo. Sulla Montagna Pantani, al Giro, era partito con uno scatto secco, a 3 km dalla fine. Stavolta ha attaccato due volte, a 1,6 e a 1 km dal traguardo, che ha tagliato da solo con lo stesso gesto di gioiosa, e non rabbiosa, esulta...

Romain Bardet, la nuova generazione

Numero 9 - Anno 2014  di Paolo Broggi L’Alvernia è terra di vulcani antichi: inattivi da mi­gliaia di anni costellano il panorama di questa regione della Francia centrale, ne rappresentano il simbolo e la ricchezza.  Della sua terra natale, Romain Bardet sembra aver preso proprio la caratteristica dei vulcani: silente, pacato, ma pronto ad esplodere. In corsa non ha paura di attaccare ma a dispetto della giovane età (è nato a Brioude il 9 novembre del 1990) non lo fa mai a casaccio, ma solo a ragion veduta, quando sa di poter far male. In Francia è considerato il vero e proprio “crack”, l’uomo che - con Thibaut Pinot - può riportare in patria la ma­glia gialla che manca dal 1985, ultimo firmatario a Parigi Bernard Hinault. Rispetto a Pinot, Bardet ha avuto una crescita più tranquilla: Thibaut, che ha solo sei mesi in più di Romain, è passato professionista due anni prima, dopo aver vinto da dominatore nel 2009 il Giro della Valle d’Aosta.  Da dilettante...

La mère de J.P Vattolo, immigrée italienne, a failli être fusillée

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https://www.ouest-france.fr/normandie/dozule-14430/la-mere-de-jp-vattolo-immigree-italienne-failli-etre-fusillee-2787636 Cela faisait bien longtemps que Jean-Pierre Vattolo , qui partage aujourd'hui sa vie entre la France et l'Italie, n'était pas revenu dans son village natal, qu'il a quitté à l'âge de 17 ans . Il y a quelques jours, il découvre dans les colonnes de notre journal un article sur les cérémonies de Dozulé. Là même où il est né, le 22 juillet 1945, et où il était bien décidé à ne plus jamais revenir. Trop de souvenirs douloureux, même 70 ans plus tard. Fils d'immigrés italiens Mais il fallait bien un jour que la parole se libère « pour que moi-même je me libère enfin. Et ma famille aussi. Nous les macaronis de merde, comme on nous appelait. Nous étions si peu considérés », commence à raconter ce fils d'immigrés italiens, Tuillio et Pia, arrivés en France pour fuir le régime fasciste de Mussolini. Benjamin d'une famille de sept enfants, tous...

Vuelta promettente: ci sarà un altro Caritoux?

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di Simone Basso Da sabato, con una cronosquadre a Jerez de la Frontera, fino al 14 settembre, la Vuelta Espana diventerà il centro – provvisorio – del mondo ciclistico. Terza delle corse a tappe di tre settimane, non solo in ordine cronologico, la Vuelta “francese” – essendo entrata nell’orbita dell’Amaury – si vende benissimo. Una gara grandi firme, con una partecipazione che raccoglie il meglio (o i cocci più pregiati...) del dopo Tour. Javier Guillen, l’organizzatore della sarabanda, non lesina i progetti ambiziosi: il circo inizia dal sud e si evolve – nella prima settimana – con un percorso minimalista. Ci saranno gli effetti speciali di una partenza, da Cadice, il terzo dì, dal ponte di una portaerei (!) e, come epilogo, l’arrivo a Santiago de Compostela invece che a Madrid. Laddove, ottocento anni fa in quel di San Giacomo, camminò San Francesco di Assisi, la maglia rossa chiuderà – al crepuscolo – la manifestazione. Tecnicamente sarà il solito Giro di Spagna, spu...

Napoletani nel Napoli: 'na cosa troppo grande

Giocare nel Napoli, per un napoletano, è 'na cosa grande. Troppo. Qualcosa di più che "il sogno di una vita". Come disse Fabio Quagliarella alla presentazione, prima che quel sogno si rivelasse un incubo. E' successo anche a Ferrara e ai fratelli Cannavaro. E oggi a Lorenzo Insigne.   Ma se per Ciro e il Fabio più famoso quella maglia color Golfo è stata il trampolino per spiccare a Torino, sponda Juventus, il volo dell'età adulta, per gli altri è stata un amnore troppo grande da indossare. Troppe le cose da metterci dentro: l'amore di e per una città tanto difficile quanto meravigliosa, la voglia di riscatto sociale e quella di strafare davanti a un pubblico così passionale. Troppo. Cavani l'ha capito coi cori 'ngrati alla prima amichevole da avversario.  A Lavezzi hanno sempre perdonato tutto, non solo il presunto "tradimento" ma anche i tanti errori sottoporta degli inizi. Al Matador, nemmeno grazie per i 64 milioni del PSG con cui ...

Chelsea, ottima la prima

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Meno di otto minuti: tanto è durata l'illusione del davide Burnley contro il golia Chelsea. Mourinho, nel suo dimesso nuovo look, il rumore dei nemici non ha neanche fatto in tempo a sentirlo. Un quarto d'ora scarso e la neopromossa era già avanti con Scott Arfield che fulminava Thibaut Cortouis, prima scelta forte di Mou che lo ha preferito all'ex titolare Cech. I Blues e il loro condottiero non hanno fatto una piega. Hanno continuato a macinare gioco con Fabregas tornato come d'incanto quello dell'Arsenal, Diego Costa quello (sano) dell'Atletico, Schurrle rimasto ancora in forma mondiale. E un Oscar in versione Lampard più per il pressing feroce che per la maglia numero 8 da lui ereditata. Alla mezz'ora, con il Chelsea avanti 3-1, José era già ridiventato lo Special One e Sean Dych un semplice "Ginger Mou". Troppo facile, se il tuo undici titolare costa 33 volte quello dei tuoi avversari: 198 milioni di sterline i Blues, appena 6 i Claret...

Guillermo Molins - Dared to be Zlatan

One player who dared to Zlatan and paid the consequences is Guillermo Molins. The Malmö captain tore the ACL in his right knee June 27 during a friendly match against Partizan Belgrade. Molins injured his knee trying to whirl out of the way of a challenge from a Belgrade player. ”I won a ball far down the midfield. I dribbled past a player and he ball got away from me. Then there was a sliding challenge and I walked away, but when I put the foot down, it's my last step in a few months,” said Molins at a June 30 press conference. “My knees are not as strong as my head.” It is the second time Molins has had to go under the knife for a knee. The former Under-21 international tore the meniscus in his right knee in 2011 in his first match for Belgian side Anderlecht. He never found his form again and Anderlecht released him last summer. He rejoined Malmo and was crucial to the team clinching the Allsvenskan title season. His eight goals in the first 12 games helped propel Malmö to ...

Mai buona la prima di van Gaal

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Quella di Louis van Gaal allo United, comunque vada, è - e sarà - la storia dell'anno, in Premier. E chissà se, come molti pensano, in Premier sarà l'anno dell'Arsenal. Il primo United di van Gaal che perde in casa contro lo Swansea è una sorpresa, ma non così clamorosa. Per almeno tre motivi: 1) per i nove assenti, compresi il nuovo acquisto Shaw e i "mondialisti" come van Persie, ancora in ritardo di preparazione; 2) perché van gaal, in carriera, ci ha sempre messo almeno quattro mesi prima che le sue squadre mostrassero i tre pilastri del suo calcio: Disciplina, Struttura, Organizzazione; 3) perché sia Ki Sung-Yueng sia gli Swans, coi red devils, li avevano già puniti un anno fa: un gol del coreano, in prestito al Sunderland, li eliminò in semifinale di League Cup; e a gennaio, il 2-1 subìto all'Old Trafford, li fece uscire al terzo turno in FA Cup. Scherzi del calendario, anche un anno fa, all'esordio di David Moyes, lo United affrontò lo Swans...