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Provaci ancora, Sam

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Proprio non ce la fa questo Giro 101 a essere banale. Neanche nelle presunte tappe di trasferimento.  Lasciati i saliscendi degli Appennini corsi ventre a terra, ecco la pioggia. Tanta.  E così anche una - sulla carta - innocua tappa per velocisti si riempie di insidie. Il freddo; l'asfalto reso viscido;  la distanza: 214 da Osimo a Imola, con traguardo nell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari. Lì cinquant'anni fa Vittorio Adorni, dopo novanta km di fuga, conquistò a braccia alzate l'arcobaleno davanti al belga Herman Van Springel e all'altro azzurro Michele Dancelli. Lì, nel 2009 Filippo Pozzato si laureò campione italiano. L'ultimo passaggio, nel 2015, con la vittoria del russo Ilnur Zakarin. Stavolta è stata il bis di Sam Bennett, che dopo aver infilato Viviano a Praia a Mare si è ripetuto prima rintuzzando la sparata di Diego Ulissi, Matej Mohoric (vincitore a Gualdo Tadino) e Carlos Alberto Betancur, e poi regolando in volata l'olandese figlio d'a...

Quel maggio del '68 - Renato Laghi, l'uomo che non cadeva mai

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https://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2018/05/17/news/quel_maggio_del_68_-_renato_laghi_l_uomo_che_non_cadeva_mai-196646686/ "Nell'edizione di 50 anni fa pioveva sempre, ma nonostante tutta quell'acqua, non caddi mai, né in quel Giro né negli altri 11. La verità è che per stare alla larga dei guai prendevo un sacco di aria..." di MARCO PASTONESI la Repubblica, 17 maggio 2018 Renato Laghi s'innamorò della bicicletta, del ciclismo e della vita a cinque anni: andò a vedere il Giro di Romagna, si mise sul bordo della strada, c'era un uomo solo al comando ed era Fausto Coppi, per il secondo corridore dovette aspettare cinque minuti. "Il Giro d'Italia del 1968 fu il primo dei miei 12, il più bello, perché in salita stavo sempre con i migliori e i giornalisti mi giudicarono la rivelazione fra i giovani. Avevo 23 anni, ero magro come un chiodo, correvo per la Germanvox, gregario per Vito Taccone, abruzzese, e Ole Ritter, danese. La corsa ...

Non c'è due senza Yates

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Il regalo al compagno Esteban Chaves sull'Etna alla sesta. L'acuto sul Gran Sasso alla nona. La zampata sullo strappo in pavé di Osimo, trascinandosi dietro, sul traguardo e nella generale, Tom Dumoulin. L'avversario numero uno nella crono di martedì, da Trento a Rovereto, subito dopo i tapponi con Zoncolan sabato e Sappada domenica e il terzo e ultimo risposo lunedì. Tappa dura in ricordo di Michele Scarponi, con il traguardo volante tagliato dall'ex compagno (all'Astana) Luis Leon Sanchez a Filottrano, dove alla Tirreno Adriatico ha vinto Adam Yates, gemello della maglia rosa Simon. L'altro Yates l'ha vista in tv, e se l'è segnata. E così prima ha rintuzzato l'attacco dei più veloci Wellens e Stybar (il belga già vincitore a Caltagirone; il ceco due volte secondo alla Roubaix) e poi ha staccato tutti ai milletrecento metri. Ed è andato a rosicchiare altri dieci secondi di abbuono, e quindi 6" su Dumoulin secondo, alla faccia di c...

Mohoric, buona la seconda

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Due volte buona la seconda, per Matej Mohoric.  Ci sono voluti due tentativi di fuga per lo sloveno, che ai -40 km entra in quella giusta e al traguardo brucia il tedesco Nico Denz, l'ultimo capace di stargli a ruota una volta ripreso il solito, generosissimo Marco Frapporti.  Per il 23-enne del team Bahrain-Merida - campione del mondo in linea sia da Junior sia da Under 23 e argento iridato a cronometro da junior - è il secondo successo di tappa in un grande giro dopo quello di Cuenca, lo scorso 25 agosto alla Vuelta.  È arrivato nella frazione più lunga, 244 km senza respiro da Penne a Gualdo Tadino chiusi a 40,124 km/h di media. Il gruppo dei big, regolato in volata da quel Sam Bennett già vincitore su Viviani a Praia a mare, è arrivato a 34".  Giornata-no memorabile invece per Esteban Chaves, che dai 32" dalla maglia rosa Simon Yates è precipitato - per un'allergia a 25'25".  Il suo Giro da potenziale co-capitano della Mithcelton-Scott fini...

Yates, la voce del padrone

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D'imperio, a Campo Imperatore.  Primo in rosa sul Gran Sasso, Montagna Pantani di questa edizione, Simon Philip Yates: e con un'esultanza da padrone del Giro. Come sull'Etna, quando lasciò vincere il compagno Chaves, l'inglese della Mitchelton-Scott dimostra, anche nel terzo arrivo in quota, di essere il più forte. Ripresa la fuga da 222 km dell'eroico Fausto Masnada (campione di sfortuna per la catena saltata a cento metri dal GPM di Roccaraso, tagliato con la spinta del compagno Ballerini e pagata col declassamento), si sono mossi i big. Tutti tranne due: Aru si è staccato ai -3 km, Froome (nonostante l'aiuto di Henao e Poels) ai -2 km. Fabio ha chiuso a 1'14" e in classifica insegue a 2'36, Chris a 1'07 e nella generale ha un ritardo di 2'27.  Pinot e Pozzovivo sono andati dietro a Giulio Ciccone, l' enfant du pays che cercava sulle strade di casa il bis rosa di Sestola 2016 e s'è invece dovuto accontentare del ...

Carapaz a Montevergine, la prima dell'Ecuador

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Secondo arrivo in salita dopo l'Etna, e prima vittoria - nella storia - di un ecuadoriano in uno dei tre grandi Giri. Richard Carapaz (Movistar), 25 anni il prossimo 29 maggio e già maglia bianca di miglior giovane, s'inventa un numero da campione sotto il diluvio arrampicandosi fin su ai 1260 metri di Montevergine di Mercogliano. E riprende a uno a uno i coraggiosi di giornata, rimasti assieme sino ai -11. E poi a 1,5 dal Santuario, va a prendere e staccare l'olandese Bouwman, l'ultimo ad arrendersi dopo van der Sande, Montaguti, Torres, Villella, Mohoric e Polanc, vincitore - non per caso - sull'Etna un anno fa. Dopo un bell'inizio di stagione fra Parigi-Nizza e Settimana Coppi e Bartali, e il successo alla Vuelta Asturias, Carapaz vince a mani alzate con sette secondi sui big, regolati in volata da Formolo, con Pinot che va a sprintare per il terzo posto e i 4" di abbuono utili per scavalcare al quarto posto nella generale Pozzovivo, rispettivam...

Storia di Mario Cal

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http://www.museociclismo.it/content/articoli/7428-Storia-di-Mario-Cal/index.html Mario Cal comincia a correre con il GS Mottense nel 1956, nella categoria allievi. L'anno successivo, sempre da allievo, passa con la Unione Ciclisti Trevigiani e a Milano arriva secondo alla Coppa Adriana con Righetto, Testa e Bottega.  Ottimo passista scalatore, corre per tre anni con il team di Porta San Tomaso anche tra i dilettanti dove vince a Pedavena staccando i rivali sul passo Croce d'Aune, a Udine e a Treppo Grande.  Nel 1961 parte per il servizio militare e poi smette di correre per la morte del padre.  Successivamente a Milano si afferma imprenditore e nel 1983 sponsorizza un team ciclistico di professionisti: la Malvor (cosmetici)-Bottecchia e la Malvor-Sidi. Direttore sportivo Dino Zandegù affiancato dal trevigiano Remigio Zanatta. Nelle proprie file ingaggia Mario Beccia che vince le tappe al Giro d'Italia, Milano-Vignola, Giro dell'Appennino e Giro dell...

Quell’inganno di Roche che mandò in tilt Visentini

Come Yates e Chaves: ma non sempre è stato idillio. Nel Giro '87 il bresciano in rosa fu attaccato dall’irlandese e la Carrera si spaccò di CLAUDIO GREGORI La Gazzetta dello Sport, sabato 12 maggio 2018 Il Giro è una Bibbia di strada. C’è Noè, col ramoscello d’ulivo. C’è Mosè, con le Tavole della Legge. Ma c’è anche Erode. E, sin dall’inizio, ci sono Abele e Caino, Esaù e Giacobbe. In corsa si compiono delitti e si vende la primogenitura per un piatto di lenticchie. AL TOUR  La scena esemplare di Esteban Chaves e Simon Yates, uniti sul traguardo dell’Etna, ha fatto riaffiorare l’immagine di Bernard Hinault e Greg LeMond affratellati sull’Alpe d’Huez il 21 luglio 1986 . LeMond, in maglia gialla, lasciò la vittoria al re deposto. Quell’immagine di pace era ingannevole. Hinault, che pure aveva promesso all’americano di aiutarlo a vincere il Tour, aveva fatto di tutto per farlo saltare. Nella Bayonne-Pau, attaccando con Delgado, l’aveva lasciato a 4’37”. Nella tappa suc...

Mazzeo sfida il passato, Di Roberto a Foggia fu goleador. Amarcord anche per Genovese

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http://www.solosalerno.it/2018/05/11/mazzeo-sfida-il-passato-di-roberto-a-foggia-fu-goleador-amarcord-anche-per-genovese/ Foggia-Salernitana non può mai essere una partita senza stimoli: la gara contro i satanelli è sentita e i 250 tifosi nel settore ospiti si aspettano impegno e lotta. Storie che si intrecciano, passato che torna a farsi vivo, racconti ormai ultraventennali. Ma in campo conta solo il presente e allora occhio allo spauracchio numero uno, Fabio Mazzeo. Sarà l’attaccante di Torrione il pericolo pubblico da limitare: i 17 gol in campionato sono un bel biglietto da visita. Ma per Mazzeo, giocare contro la Salernitana non può essere routine.  Nato e cresciuto a Torrione, Mazzeo ha dato i primi calci a un pallone nelle scuole calcio della città, per poi passare alle giovanili del cavalluccio. Tutta la trafila e poi, nella stagione 2002/2003, l’esordio in prima squadra. Due campionati di Serie B al seguito dei più grandi, 9 presenze (una in Tim Cup) e zero re...

CHAVES E YATES, LA VOLATA DELLA LEALTÀ

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di PAOLO MARABINI La Gazzetta dello Sport, 11 maggio 2018 Quando a 550 metri dall’arrivo sull’Etna, primo traguardo in salita del Giro d’Italia numero 101, il britannico Simon Yates è piombato sul colombiano Esteban Chaves, ultimo superstite della maxi-fuga di giornata, la domanda è uscita spontanea: «Lascerà la tappa al compagno di squadra o non si lascerà scappare l’occasione per firmare la sua vittoria più importante e, soprattutto, per intascare 4 secondi di abbuono in più?». La risposta l’ha data la strada, di lì a pochi attimi. Già sicuro di strappare il primato in classifica a Rohan Dennis, Yates – pur avendo nelle gambe la possibilità di centrare la tappa, nei confronti di un Chaves ormai in apnea – si è accontentato. Si è fatto affiancare e poi superare da «mister sorriso», servendogli l’assist di una gioia che il piccolo scalatore sudamericano aveva già...

Chaves & Yates, il capitano chi è?

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Tappa a te, rosa a me.  Un'immagine che riporta alla mente certi trionfi della (e alla) Mapei: insieme in squadra, Esteban Chaves e Simon Yates, insieme al traguardo. Il primo in quota, lassù ai 1736 metri dell'Osservatorio Astrofisico, in cima all'Etna, scalato però dal versante più duro di quello domato un anno da Polanc. Perfetta la tattica dell'australiana Mitchelton-Scott, in fuga sin dal mattino. Più difficile da interporetare quella dell'Astana, col tardivo attacco di Miguel Ángel López, partito tre volte:  ai -5 km dopo il gran lavoro di Luis León Sánchez, poi ai -3,2 portandosi dietro Pozzovivo e gli altri big; e infine ai -1,8 km.  A quel punto i giochi erano fatti, con Chaves aveva già ripreso e superato Ciccone;  o stavano per compiersi, con l'allungo decisivo ai -1,5 di Yates, che va a riprendere l'amico e compagno e gli lascia vittoria e i dieci secondi di abbuono.  Simon, gemello del più celebrato Adam (prossimo al rientro ...

Un fiore rosa nel Belìce dove la vita si fermò

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Il Giro porta sorrisi e colori a Santa Ninfa, distrutta dal terremoto del 1968  come aveva già fatto in Friuli, in Irpinia e a L’Aquila: per non dimenticare di Claudio Gregori,  Gazzetta dello Sport, 9 maggio 2018 Era il 15 maggio 1860, quando la Valle del Belìce udì tuonare i cannoni borbonici, mentre le camicie rosse, che avevano pernottato a Salemi, andavano all’assalto alla baionetta tra i fichi d’India verso Calatafimi. Era gennaio, il 14-15 gennaio 1968, quando la terra della Valle del Belìce tremò e quattro paesi – Gibellina, Montevago, Salaparuta, Poggioreale – furono sbriciolati. Altri furono distrutti al 70-80% come Santa Ninfa, dove il Giro d’Italia arriva oggi , Santa Margherita di Belìce, Partanna, Salemi. Altri devastati: Menfi, Camporeale, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina – il più antico insediamento albanese in Italia – Sambuca di Sicilia, Sciacca, Vita , dove i garibaldini cominciarono a fare l’Italia e, app...

IL GIRO DICE ADDIO A GINO BERNAREGGI

https://www.tuttobiciweb.it/article/2018/05/08/111763/il-giro-dice-addio-a-gino-bernareggi-stefano-allocchio-tuttobiciweb Tuttobiciweb, 8 maggio 2018, 11:10 Il Giro d'Italia è come una grande famiglia, con il suo carico di gioie e amicizie e, purtroppo, talvolta con i suoi dolori. Oggi è un giorno di quelli perché se n'è andato Angelo Bernareggi, per tutti Gino. Era uno degli autisti storici di RCS, in particolare era l'autista di Stefano Allocchio . Dieci giri insieme e una valanga di altre corse, ore trascorse assieme in auto, nel cuore della corsa, ad affrontare momenti caldi e a guidare letteralmente il Giro. A portarsi via Gino, che aveva 69 anni ed era di Brembate in provincia di Bergamo , è stato un tumore, aggressivo e implacabile.  La notizia, purtroppo attesa, ha letteralmente distrutto Stefano e tutto il team RCS: anche se pensi di essere preparato, dire addio ad un grande amico è sempre un dolore enorme. E Stefano ha già deciso: per un giorno ...

Viviani, en plein nel deserto

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La linguaccia fuori come a dire: l'ho scampata bella. A batterlo ci ha provato anche con le cattive Sam Bennett, ma questo Elia Viviani, due su due nelle tappe in linea israeliane, è il miglior velocista al Giro. Dopo Tel Aviv, ecco il bis dopo 229 km di deserto del Negev spazzati dal vento fino a Eilat, sul Mar Rosso. A cinque km dall'arrivo sono entrate in azione le squadre degli sprinter, e la Quickstep-Floors come da piano-gara ha preso in testa gli ultimi mille metri. Lì, poi, è toccato a Viviani, bravo a battezzare la ruota dell'irlandese Bennett, poi terzo dietro Sacha Modolo e graziato dalla giuria per lo scorretto cambio di traiettoria.  Giacomo   Nizzolo, a Torino a fine Giro 2016, fu squalificato per molto meno. Delle due l'una: o troppo severi là, o troppo poco qua.  Quarto: Jakub Mareczko, partito ancora troppo lungo come a Tel Aviv. Per Elia è il terzo successo al Giro, l'ottava vittoria stagionale e la 57-esima in carriera. Il sogno di...

Elia col vento

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Come a Genova 2015: seconda tappa del Giro, e seconda vittoria al Giro, per Elia Viviani . Cambia lo squadrone, dal Team Sky alla Quickstep-Floors, non lo spunto veloce dell'olimpionico di Rio, il primo a vincere al Giro d'Italia montando i freni a disco. Altro elemento storico nella prima corsa rosa a uscire dai confini europei. Nella penultima delle tre frazioni israeliane, 167 km lungocosta da Haifa a Tel Aviv, il 29enne veronese di Isola della Scala (nuova maglia ciclamino della classifica a punti) ha centrato il settimo successo stagionale e il 56esimo in carriera battezzando la ruota di Sam Bennett (poi terzo) e dell'altro favorito, l'italianissimo Jakub Mareczko, polacco di nascita e bresciano di Raffa da quando aveva quattro anni. Mareczko è partito lungo, troppo; e Viviani uscito ai 250 metri e ha vinto ha braccia alzate, togliendosi di spalla scimmia e pressioni. E dalle scarpe forse qualche sassolino per il Giro saltato - per ordini di scuderia -...

Tom re del tempo, troppi giù per Terra Santa

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Da Apeldoorn 2016 a Gerusalemme 2018 passando per Milano 2017: si colora sempre di rosa il cielo sopra il Giro, per Tom Dumoulin. Primo leader della generale, al via nella sua Olanda due anni fa;  primo olandese re d'Italia nella crono finale da Monza a Piazza Duomo lo scorso 28 maggio; vincitore del cronoprologo nella storica edizione numero 101, la prima ad uscire dai confini europei. Il capitano del Team Sunweb ha bagnato col successo la maglia iridata di Bergen e messo in fila gli altri specialisti, chiudendo i 9,7 km nella città vecchia in 12'02" alla media di 48,365 km/h. A 27 anni, quarta vittoria al Giro e rosa numero 17. Piazzato, a due secondi, l'australiano Rohan Dennis, ex primatista dell'ora. È cominciato male invece il Giro dell'altro grande favorito, Chris Froome, caduto durante la ricognizione e appena 21esimo con già 37" di ritardo dal leader. È andata peggio a Siutsou, suo ex compagno alla Sky e ora alla Bahrain-Merida di Pozzo...

Giro 2018, un viaggio nella Storia

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Prima ancora di cominciare, il Giro d'Italia numero 101 è già nella Storia. Quella con la maiuscola: per la prima volta la corsa rosa esce dai confini europei e abbraccia il mondo nella sua globalità. Motivi economici, ma non solo: la Grande Partenza, lungo le vie antiche di Gerusalemme, è un ideale ponte di fratellanza che in un chilometro quadrato abbraccia e unisce i più visitati simboli delle più diffuse confessioni monoteiste: la Cupola della Roccia per i musulmani, il Muro del Pianto per gli ebrei, il Santo Sepolcro per i cristiani. Da questo melting pot di spiritualità e culture parte un percorso duro ed equilibrato fra crono (solo 44 km) e montagne: 39 GPM, 8 arrivi in salita con Zoncolan, la "Cima Coppi" Colle delle Finestre, e la mitologica Sappada 31 anni dopo l'affaire Roche-Visentini. I favoriti sono il campione uscente Tom Dumoulin, primo olandese a vincere il Giro e così innamorato del Bel Paese  e di questo percorso da preferirli al To...

Roche in the firing line

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CYCLING WEEKLY - 2018 GIRO PREVIEW Cycling Weekly |May 3, 2018    There have been many instances of foreign riders having to ride the gauntlet of the tifosi at the Giro d’Italia, going right back to the inter-war years. What was undoubtedly the most infamous instance, though, occurred in 1987, when Ireland’s Stephen Roche lined up with the Italian Carrera team as co-leader alongside defending champion and crowd favourite Roberto Visentini .  The pair both held the lead, Visentini seemingly taking a decisive grip on it when he crushed Roche and the rest of the field in a long time trial at San Marino. Yet, two days later, Roche struck back, defying team orders and the unwritten laws of cycling with a solo attack that saw Visentini crumble and the Irishman back in the maglia rosa . Now Roche had a very different enemy to face up to, as his loyal team-mate Eddy Schepers recalls. “If he hadn’t taken the jersey that day at Sappada, I think they would have sent us...

Il golpe di Sappada e quel ciclismo che non c'è più

https://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2018/04/29/pordenone-il-golpe-di-sappada-e-quel-ciclismo-che-non-c-e-piu-66.html di ANTONIO SIMEOLI Messaggero Veneto, 29 aprile 2018 SAPPADA - Sul fatto, meglio conosciuto come Golpe, Christian Giordano, bravo giornalista a SkySport sta anche per regalare al mondo del ciclismo un libro con 80 interviste ai protagonisti di quella tappa del Giro 1987 che si concluse a Sappada. Per ricordarlo quel golpe, a Cima si sono ritrovati, grazie al Comitato che organizza la frazione della corsa rosa successiva a quella dello Zoncolan, due ex gregari dei protagonisti di quella vicenda, un campione come Moreno Argentin e un paio di prime firme. Risultato? I (purtroppo) pochi presenti si sono gustati quella che è l'altra essenza del ciclismo assieme alla fatica e cioè il racconto. Perché il racconto delle imprese a volte è più bello delle imprese stesse.  I protagonisti? Impossibile metterli insieme, se non si odiano ci siamo ...

I pionieri del ciclismo a stelle e strisce

http://www.gonews.it/2015/09/25/i-pionieri-del-ciclismo-a-stelle-e-strisce/ Domenica prossima, si corre a Richmond, in Virginia, la prova iridata dei professionisti: è l'occasione per rievocare le storie degli antesignani del pedale statunitense di Paolo Bruschi, 25 settembre 2015 In Butch Cassidy , il western crepuscolare con Paul Newman e Robert Redford che narra la parabola terminale del leggendario fuorilegge e del suo sodale Sundance Kid, il protagonista a un certo punto scorrazza con la bella Katharine Ross sul manubrio di una bicicletta, accompagnato dalle soavi note di Raindrops Keep Fallin' On My Head . La scena marca il tramonto dell’epoca romantica dei pistoleri, l’arrivo della legge e della moderna società industriale, rappresentata per l’appunto dal destriero a pedali, che Newman non a caso introduce a Ross come “il futuro”.  Si tratta di un inciso che rimanda a una verità storica, poiché alla fine del XIX secolo gli Stati Uniti furono colti dalla ...

Storia di Claudio Cresseri

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http://www.museociclismo.it/content/articoli/6835-Storia-di-Claudio-Cresseri/index.html Claudio Cresseri, detto "Caio", a livello giovanile è stato un ciclista di classe cristallina. Nella categoria Juniores era compagno di squadra di Roberto Visentini e i due formavano una coppia di enfant prodige. Entrambi pupilli di Piero Serena, erano tecnicamente simili: normotipi, fortissimi nell'esercizio solitario e in salita, forse Cresseri più veloce. Entrambi insofferenti alle regole, ma con Cresseri a eccellere in questo carattere, diedero vita a una rivalità molto accesa. Nel 1975 si corre il campionato regionale in provincia di Milano, Cresseri attacca e difende per metà corsa una manciata di metri di vantaggio sul gruppo, ed è campione regionale. Dopo tre settimane si corre il campionato provinciale e Cresseri si presenta al via solo perché Piero Serena gli dice che la corsa la farà Visentini. Claudio scatta in salita sul San Michele (la salita di Gardone Riviera d...

Osvaldo Boccingher: «Sappada, perla che non andava persa»

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di CHRISTIAN GIORDANO © in esclusiva per RAINBOW SPORTS BOOKS © Osvaldo (per tutti Aldo) Boccingher è un sappadino doc. Lo incontro alla presentazione della 15-esima tappa del Giro 2018. Trentun anni dopo, Sappada è di nuovo arrivo di tappa. E la sua calda voce baritonale trasmette, se possibile, un entusiasmo che sembra lo stesso di quella storica prima volta. Chi meglio di lui può raccontare cosa significhi, per l'intera comunità, il ritorno della corsa rosa nella cittadina appena passata dal Veneto al Friuli. Auditorium di Cima Sappada Sappada (Udine), sabato 28 aprile 2018 - Osvaldo Boccingher, che effetto le fa essere qui a presentare la tappa di Sappada trentun anni dopo quella, per tanti motivi storica, del Giro 1987 da lei per primo organizzata? «Io ero il Presidente del Comitato di tappa. E allora ero anche il presidente dello Sci Club Sappada. Lo sci è lo sport che qui a Sappada è di casa. Avevamo un consigliere dello Sci Club che un giorno mi te...