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Bis di Greipel, Nizzolo ancora piazzato

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Si chiama Giro d'Italia ma è partito in Olanda, lo comanda un olandese e continua a parlare lingue di orgine germanica. Due volate per Kittel, due per Greipel e un successo belga. Come a Benevento, sull'arrivo di Foligno spazzato dal vento trasversale, torna a rimbombare il grido del Gorilla, che stavolta vince non solo di strapotere fisico ma anche di astuzia, battezzando la ruota giusta di Sasha Modolo, partito troppo presto e con i suoi 70 kg geneticamente fuori peso rispetto al 33enne di Rostock.  A maggior ragione in una volatona senza Kittel, fermato da una foratura a 5,3 km dal tragiardo. Per la Lotto-Soudal terza vittoria consecutiva: Greipel, l'assolo della nuova maglia azzurra Wellens a Roccaraso e ancora Greipel, al quinto successo in rosa e nuova maglia rossa di leader della classifica a punti strappata proprio al connazionale Kittel. Non succedeva dal 2013 con la Movistar (doppietta di Visconti inframmezzata da Beñat Intxausti) che una squadra vincesse tr...

Wellens, finalmente

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Primo arrivo in salita al giro, primo grande acuto del predestinato Tim Wellens e prime difficoltà per Nibali, superato a doppia velocità da Tom Dumoulin, sempre più signore in rosa a tre giorni dalla cronometro di domenica nel Chianti. Tappa nervosa e contrassgenata dal maltempo, la Ponte-Roccaraso: 157 km con due GPM (non proibitivi), ma flagellati da una poiggia battente sin dalla partenza, ed da un'escursione termica che in un lampo ha portato i corridori dai venti agli otto gradi. Non è stato il freddo però il problema maggiore dell'Astana, che nel finale ha adottato una tattica incomprensibile persino al suo diesse Martinelli. Fulgsang, testa di ponte per Nibali, era nella fuga giusta e poteva addirittura strappare la maglia rosa a Dumoulin, invece ha chiuso secondo dietro Wellens, che si è fatto un bel regalo per i 25 anni compiutoi martedì e ha festeggiato come Diego Rosa ai Paesi baschi, alznado la bici e disegnando un cuore per la fidanzata Sophie. Il Nibali scuro ...

Greipel cala il poker

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Dopo la cinquina di Diego Ulissi, il poker di André Greipel a Benevento. In una città bardata di giallorosso per la storica promozione in B, il Gorilla ha ritrovato sé stesso. E forse non a caso nella seconda giornata difficile consecutiva del suo connazionale Marcel Kittel, re delle due volate olandesi e staccatosi ancora una volta nel finale. Finale da volatona di gruppo, dopo la fuga dei quattro scattati sul Fortino (Oss, Foliforov, Brutt e Txurruka), dopo quaranta chilometri e ripresi a -7 dal traguardo, posto su un ciruico cittadino da ripetere solo una volta. Allo sprint in leggera ascesa e con un tratto di pavé ha vinto facile il 33enne della Lotto Saudal, al quarto successo in stagione e anche al Giro, lui che vanta quattro successi anche alla Vuelta e ben dieci al Tour, con lo storico poker nella stessa edizione di un anno fa. Dietro di lui un parterre de roi composto da Arnaud Demar, vincitore della Sanremo, e quel Sonny Colbrelli terzo anche alla Amstel Gold Race vinta ...

Ulissi mette la quinta

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Non è arrivata nelle classiche del Nord, dove pure è stato tra i top 10 alla Amstel e alla Freccia Vallone, è arrivata alla quarta tappa del Giro, la prima vittoria stagionale di Diego Ulissi. Ed è arrivata con un gran numero, à la Ulissi, nella quarta tappa, la prima italiana dopo la tre gorni olandese e il primo dei tre riposi. Per il 26enne di Cecina, è il quinto successo in carriera nella corsa rosa. E il finesseur della Lampre, sul podio, non ha mancato di farlo notare, lui che non è nuovo a esultanze quasi più calcistiche che da corridore. E che corridore. In perfetta sintonia con il perfetto lavoro del compagno Valerio Conti, Ulissi se n'è andato al momento goiusto. Sullo strappo con punte al 18% di Via del Fortino, a -10 km dal traguardo, posto sul rettilineo lungo 3 km di Praia a Mare. Nel finale ci hanno provato un po' tutti, ma Diego ha dato tutto e così Tom Dumoulin - secondo davanti all'altro olandese Kruijswijk - grazie agli abbuoni s'è ripreso l...

Ciao mito!

Johan Cruyff Amsterdam 25/4/1947 Barcellona 24/3/2016 di ROSSANO DONNINI Guerin Sportivo - maggio 2016 Un rivoluzionario, un innovatore: questo è stato Johan Cruyff. La rivoluzione, la ventata di novità che portarono i Beatles e i Rolling Stones nella musica, lui e il suo Ajax la fecero nel pallone. Amsterdam primi Anni 70 come Londra Anni 60. Un’attrazione irresistibile per chi nel calcio cercava qualcosa di insolito, per chi voleva uscire da schemi consueti e diventati ormai stretti. Per chi guardava avanti e vedendo giocare Cruyff e l’Ajax si trovava di colpo in un futuro che neppure poteva immaginare. Un fenomeno unico e finora irripetibile quello dell’Ajax e dell’Olanda di Cruyff, l’ultima vera rivoluzione nel mondo del pallone. Ma Cruyff innovatore lo è stato anche in panchina, a Barcellona, dove ha gettato i semi per quella che è diventata la squadra più vincente degli ultimi trent’anni. Albi d’oro alla mano, l’olandese non è stato il più forte calciatore di sempre, anche perché...

Dilidin dilidon, Sor Claudio: la Premier è tua

Dal nadir greco allo zenit inglese. Da Tinkerman bollito, quasi non quotato come primo esonero della Premier, a manager campione d'Inghilterra al primo anno col Leicester City, che a inizio stagione i bookmaker bancavano 5000 a uno. E adesso come la mettiamo con l'eterno secondo, il provinciale, il catenacciaro, l'uomo giusto nel momento sbagliato e tutta la serie di luoghi comuni e pregiudizi che "er fettina", il figlio del macellaio, s'è portato dietro - e dentro - per una vita? «Se io sbaglio i tempi è solo colpa mia (ride) Io arrivo nei momenti magari più difficili. Quando mi piace un progetto ci vado dentro, poi magari non riesco forse a vedere più in là, no? Questo è un buon progetto, sta crescendo bene e posso arrivare in fondo…» , ha dichiarato a Massimo Marianella ne I Signori del calcio di Sky Sport. E in fondo stavolta c'è arrivato, appena 17 mesi dopo averlo toccato per davvero. «Ho sbagliato, perché è un lavoro totalmente diverso da qu...

SHEDDING DEMONS

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THIRTY YEARS AGO ONE OF WORLD CYCLING’S MOST ENIGMATIC FIGURES FINALLY WON THE MAGLIA ROSA. PROCYCLING RECALLS ROBERTO VISENTINI’S TORTURED JOURNEY TO THE PROMISED LAND Writer: Herbie Sykes Procycling - ISSUE 216 / MAY 2016 Born into a  wealthy undertaking family in the hills above Lake Garda , Roberto Visentini was the  antithesis of the cycling archetype . He wasn’t in it for the money ; he raced for the same reason that he rode motocross and skied , because he was the best at it. Being the best at things was good for his fragile self-esteem. Visentini left school aged 14 to concentrate on the motocross , but soon, he discovered that winning bike races was child’s play . For two years he and Italy’s other boy wonder, Giuseppe Saronni , divided the junior spoils . If it came together Saronni would gallop home, but if it didn’t, if there were hills, then the taciturn one would ride away. Two weeks after his 18th birthday Visen...

Romandia 2016: Quintana come Botero

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In un ciclismo che fu, il Romandia era la cartina di tornasole per il Giro: chi faceva bene nella corsa svizzera, aveva la forma giusta per brillare, di lì a poco, in quella rosa. Oggi, forse, non è più così: il Tour de Romandie fa da banco di prova anche e soprattutto per il Tour de France, unico vero obiettivo stagionale per i big dei grandi giri. Due nomi su tutti, Chris Froome - primo in solitaria nella penultima tappa - e Nairo Quintana, leader della generale oltreché vincitore della seconda tappa dopo il declassamento di Ilnur Zakarin che lo aveva chiuso sulle transenne. L'unico colombiano a imporsi su queste strade era stato Santiago Botero, cronoman iridato a Zolder 2002 (il mondiale di Cipollini) e bronzo a Lisbona l'anno prima. Stavolta ci è riuscito Quintana, che dopo aver vinto la generale del Giro di Catalogna e i terzi posti al Giro dei Paesi Baschi e al Tour de San Luis, ha scelto le montagne e il maltempo svizzeri per preparare la Grande Boucle come primo sf...

La storia di Zlatan Ibrahimovic

http://radio-olanda.blogspot.it/2010/11/la-storia-di-zlatan-ibrahimovic.html di Alec Cordolcini, lunedì 29 novembre 2010 Zlatan Ibrahimovic è un giocatore che fa discutere. Sempre. Vince il campionato da sette stagioni consecutive, risultando il più delle volte decisivo nel successo. Per qualcuno non basta. Ha chiuso la sua prima stagione a Barcellona con 21 reti. Per qualcuno ha fatto flop. Lo svedese ha sempre pagato un carattere poco malleabile, non avvezzo a lisciare il pelo a chicchessia. Avere un procuratore come Mino Raiola non regala punti alla voce “simpatia”. Il tourbillon continuo di maglie nemmeno. Lo dipingono come un mercenario, ma non risulta che gli Zanetti di turno giochino per beneficenza. E una società calcistica non è propriamente paragonabile alla patria. Il polverone attorno al personaggio non aiuta un giudizio sereno sul giocatore. Raramente negli ultimi anni si è vista una simile fusione tra tecnica, rapidità e potenza fisica. Con Ibrahimovic la Serie...

Ex, incroci e scontri: con i marchigiani è sfida avvelenata dal ‘mercato’

http://www.salernonotizie.it/2016/04/29/ex-incroci-e-scontri-con-i-marchigiani-e-sfida-avvelenata-dal-mercato/?utm_campaign=ex-incroci-e-scontri-con-i-marchigiani-e-sfida-avvelenata-dal-mercato&utm_medium=twitter&utm_source=twitter Pubblicato il 29 aprile 2016. Al di là dei tanti ex, Ascoli-Salernitana non è una gara come le altre. Non tanto per la rivalità sugli spalti ma per i tanti incroci-scontri, soprattutto di mercato, di questi anni. Il ds granata Fabiani ha dichiarato che alla sua Salernitana andrebbero bene sia il pari sia la vittoria. Anche Leonardo Pérez , attaccante dell'Ascoli, ha lasciato intendere che il pari non dispiacerebbe. La folta pattuglia di ex e i tanti duelli di mercato aggiungono pepe a un piatto già piccante a cominciare dalla vicenda-Rossi . Il passaggio del terzino in granata suscitò polemiche in quanto Rossi, il cui cartellino era di proprietà del Pescara, pare avesse già detto si all’Ascoli prima di scegliere Salerno. Un caso che...

Peter Schmeichel, il papà di Kasper

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Kasper, come il fantasmino ma con la kappa. E di fantasma, sin da piccolo, Schemichel junior non ha avuto solo il nome con cui nessuno lo chiamava, ma anche un papà ingombrante. Troppo. "E' da quando avevo otto anni che sento bisbigliare: 'È il figlio di Peter'". Peter Schmeichel. Il portiere più amato, e temuto, nientemeno che da Sir Alex. Papà Peter è stato il più grande portiere dello United. Lo United di Cantona, idolo giovanile di Kasper, che, per emularlo, fino ai quattrodici giocava anche da attaccante. Scegliere lo stesso ruolo che era stato del papà non è stato facile. E facili non sono stati gli inizi: quando Peter chiuse la carriera con un'annata nell'altra metà di Manchester, quella blu-cielo, Kasper passò profesisonista col City, che però in lui mai ha creduto fino in fondo: cinque prestiti in tre stagioni fra Darlington, Bury, Falkirk, Cardiff City e Coventry City, poi un anno al Notts County e uno al Leeds United prima di arrivare al...

Profilo squadra: Romania

Una delle quattro squadre ad aver preso parte alle prime tre edizioni della Coppa del Mondo FIFA, il risultato migliore della Romania a EURO è stato ottenuto nel 2000, quando ha raggiunto i quarti di finale. Migliore risultato: quarti di finale 2000 Ct: Victor Piţurcă Capocannoniere: tutti i tempi – Gheorghe Hagi, Adrian Mutu (35); attuale – Ciprian Marica (25) Presenze: tutti i tempi – Dorinel Munteanu (134); attuale – Răzvan Raţ (108) Anno di fondazione federazione: 1909 
Soprannome: Tricolorii (La Tricolore) Dove gioca: Arena Națională, Bucarest Una delle sole tre nazionali ad aver partecipato a tutti e tre i primi Mondiali FIFA, la Romania ha vissuto il suo momento migliore nel 1994 negli Stati Uniti, dove con il regista Gheorghe Hagi in splendida forma ha raggiunto i quarti di finale, persi ai rigori contro la Svezia. Ha poi partecipato a tre dei quattro successivi Europei UEFA, con i migliori risultati arrivati nel 2000 quando un rigore nelle ultime battute della gara ...

Profilo squadra: Ungheria

Finalista alla Coppa del Mondo FIFA del 1938 e 1954 e tre volte vincitrice dell'oro olimpico, l'Ungheria non si qualificava a un grande torneo internazionale da 30 anni prima di staccare il biglietto per UEFA EURO 2016. Miglior risultato a EURO: semifinale 1964, 1972 (terzo posto nel 1964) Ct: Bernd Storck Capocannoniere: tutti i tempi – Ferenc Puskás (84); attuale – Zoltán Gera (24) Presenze: tutti i tempi – József Bozsik (101); attuale – Gábor Király (100) Anno di fondazione federazione: 1901 Soprannome: Magiari Dove gioca: Groupama Aréna, Budapest Ex superpotenza del calcio europeo e mondiale, finalista alla Coppa del Mondo FIFA del 1938 e 1954 e tre volte vincitrice dell'oro olimpico, l'Ungheria non si qualificava a un grande torneo internazionale dalla Coppa del Mondo 1986 prima di staccare il biglietto per le fasi finali di UEFA EURO 2016 attraverso gli spareggi. L'epoca d'oro di Ferenc Puskás, József Bozsik, Sándor Kocsis e in generale della Grande Ung...

Profilo squadra: Islanda

http://it.uefa.com/uefaeuro/season=2016/teams/team=58/profile/index.html L'Islanda ha impiegato del tempo prima di mettersi in luce nelle qualificazioni per EURO ma ora è una squadra in crescita, costruita sulle fondamenta del recente successo a livello U21. Miglior risultato: mai qualificata Ct: Lars Lagerbäck/Heimir Hallgrímsson Capocannoniere: tutti i tempi – Eidur Gudjohnsen (25); attuale – Eidur Gudjohnsen (25) Presenze: – Rúnar Kristinsson (104); attuale – Eidur Gudjohnsen (81) Anno di fondazione federazione: 1947 Soprannome: Strákarnir okkar (Nostri ragazzi) Dove gioca: Laugardalsvöllur, Reykjavik Una squadra in crescita costruita sulle fondamenta della talentuosa formazione Under 21 che si è qualificata per l'Europeo del 2011 in Danimarca, l'Islanda ha scritto la storia raggiungendo gli spareggi per la Coppa del Mondo FIFA 2014. Guidata dal tecnico Lars Lagerbäck, ha chiuso al secondo posto nel proprio girone ma non ha poi strappato un biglietto per il Brasile ...

Europa League, le quattro per Basilea

Dici Europa League e al Siviglia scatta qualcosa. Sarà un caso, ma i bicampioni uscenti del torneo sono stati l'unica semifinalista a vincere in campionato: come a dire, noi siamo pronti. Pronti per la finale di Basilea del 18 maggio, e magari alzare il trofeo per la quinta volta, la terza consecutiva. A sbarrare la strada agli spagnoli proverà quello Shakhtar che, nove anni dopo, ha tanta voglia di vendicare l'eliminazione agli ottavi del 2007: in panchina per gli ucraini c'era già Lucescu, e il Siviglia allora di Juande Ramos passò ai supplementari per poi andare a vincere il torneo. Settima in Liga a -9 da quel Villarreal che nell'altra semnifinale sfiderà il Liverpool, la squadra di Unay Emery arriva dal 2-0 nel derby col Betis firmato Gameiro e Coke. Lo Shakhtar invece, il giorno dopo l'1-1 di Odessa con il Chornomorets ha applaudito il secondo titolo consecutivo della Dynamo Kyiv. E l'Europa League, adesso, per lo Shakhtar vale davvero la stagione.  Luces...

I delfini del Cannibale

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http://www.indiscreto.info/2009/09/i-delfini-del-cannibale.html 22 settembre 2009   di Simone Basso 1. Sulla strada nascono le amicizie, si materializzano i nemici, si consumano i tradimenti. Se il ciclismo è teatro shakespeariano, il Mondiale è il Macbeth . Un Bignami delle edizioni più controverse non può che cominciare con i cugini transalpini. Quando la rassegna si disputava in piena estate, fino al 1994 , i francesi rimediarono parecchie delusioni. La colpa, tesi esposta anche da Laurent Fignon, era degli estenuanti circuiti a pagamento post-Tour e, soprattutto, dei suoi strascichi polemici. La scena madre di questa teoria fu il Nürburgring ’66, quando Raymond Poulidor e Jacques Anquetil lasciarono fuggire un incredulo Rudi Altig. Quel dì Jacquot mancò la sua grande occasione perché non offrì (…) nulla al suo rivale, reduce dalla beffa di Aimar alla Grande Boucle . Anche Pou Pou perse un’opportunità: quella di vincere (in futuro) il Tour alla Bernard Thevenet ’77, ...

Sindrome di Sallanches

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http://www.indiscreto.info/2009/09/sindrome-di-sallanches.html 23 settembre 2009     di Simone Basso, Indiscreto 1. Quest’anno il tracciato del Mondiale si dice che sia duro, dopo anni di percorsi assurdi con l’UCI che ha monetizzato, fregandosene dei contenuti tecnici. D’altronde dal 1980 l’ambiente è ammalato della sindrome di Sallanches . La salita di Domancy, due chilometri e mezzo di rampa con tratti sopra il 10 per cento, fu pensata originariamente per Bernard Thévenet . Poi, tre anni dopo, il Bernard nazionale era diventato un altro: Hinault, quindi ancora meglio. Il Tasso, reduce dal clamoroso ritiro al Tour, arrivò arrabbiato all’appuntamento: l’équipe del bretone iniziò subito il forcing. Il campione uscente Jan Raas, annusando la batosta, si ritirò al termine del primo giro. Fu un autentico massacro: nel finale il solo Baronchelli riuscì a rimanere nella scia di Hinault. Che all’ultimo giro, il ventesimo, abbandonò Gibì al suo destino per fasciarsi con l’...