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Le Vicomte

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In this extract from the Sean Kelly and Stephen Roche Cycling Legends Big Read series author Chris Sidwells profiles Sean Kelly’s enterprising first team manager. The man credited with discovering SeanKelly was Jean deGribaldy, an ex pro racer turned businessman with an aristocratic background who hailed from Besançon in eastern Franc e AUGUST 2016 | CYCLE SPORT MAGAZINE DeGribaldy was known in French cycling as le Vicomte , the Viscount. He didn’t actually hold a title, but hewas descended from the aristocratic Italian Broglia family. The Broglias moved to the Savoie region of France during the 16th Century, with De Gribaldy’s forefathers taking the name Di Gribaldi, and the rest calling themselves DeBroglie. A distant relative, Louis de Broglie won the Nobel Prize for physics in 1929. No money camewith the De Gribaldy name. The son of a farmer, Jean qualified as a clock repairer, but his heart lay in cycling. At the age of nine De Gribaldy saw Antonin Magne pass through h...

FOOTBALL PORTRAITS - Carey, l'uomo-ovunque

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 Christian Giordano  © Guerin Sportivo  © Johnny Joseph Carey è stato uno dei grandi capitani del Manchester United. Un Roy Keane più leale. Incredibilmente versatile, giocò in tutti i ruoli (perfino in porta) eccetto ala sinistra. La sua carriera (1937-1953) fu interrotta sul più bello dalla guerra, ma gli portò la FA Cup nel 1948 e il titolo inglese 1951-52. Nato a Westland (Dublino) il 23 febbraio 1919, nel 1936 dall’Home Farm passò al al St James’s Gate dove fu notato dall’osservatore dublinese dello United, Billy Behan. A 17 anni Carey fu portato a Manchester per 250 sterline. Arrivato come mezzala sinistra, doveva giocarsi il posto con una star dello United del tempo, Stan Pearson.  Quell’anno Jackie debuttò all’Old Trafford contro il Southampton, ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale significò per lui il reclutamento nel British Army e le campagne in Medio...

ESCLUSIVA - BRAILSFORD: «Calma e giallo»

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INTERVISTA ESCLUSIVA - DAVE BRAILSFORD, Team Principal Team Sky di CHRISTIAN GIORDANO, 14 luglio 2016 SAINT-LAURENT-DES-ARBRES - È stata una giornata movimentata. Il Team Sky ha corso bene, abbiamo attaccato più del solito, poi c’è stato l’incidente ma alla fine è stata presa la decisione giusta.  L’ASO e l’intera organizzazione hanno lavorato bene, hanno affrontato i problemi con grande serietà. Ogni anno organizzano in modo fantastico una grande corsa, molto, molto difficile, anche dal punto di vista logistico. Il Tour è una corsa eccezionale e un grande show. Ma come in tutte le cose, s’impara strada facendo. Ci sono stati degli episodi cui hanno dovuto rimediare, ma stanno facendo un ottimo lavoro. Quindi credo che la domanda che dobbiamo porci sia sempre la stessa, e cioè come imparare da questi episodi.  Lasciare la maglia gialla a Chris Froome è stata una decisione corretta. È stato riconosciuto che Chris stava attaccando, che Richie Porte è finito c...

POR QUE CHAMAM COMO CHAMAM (Libertadores 2016)

Placar - Super Guia Libertadores 2016   ARGENTINA Boca Juniors (Buenos Aires):  La Boca é o nome do bairro onde os fundadores do time jogavam futebol. Era lá também que residiam italianos de Gênova, os genoveses (daí o apelido da torcida, ‘xeneizes’ que quer dizer genovês no dialeto homônimo). Juniors foi uma forma de dar um ar mais inglês ao clube, obtendo – supostamente – mais prestígio. River Plate (Buenos Aires):  Nasceu da fusão de dois clubes do bairro de La Boca, ‘Santa Rosa’ e ‘La Rosales’, isto é, tem a mesma origem italiana do maior rival, o Boca Juniors, mas adotou o nome em homenagem ao Rio da Prata, localizado próximo do local onde fora criado. A adoção do inglês, River Plate, se deve à forma como esta inscrição se destacava nas enormes caixas oriundas da Grã-Bretanha, que chegavam ao porto de Buenos Aires. Huracán (Buenos Aires):  Um grupo de jovens queria participar de torneios na capital argentina e para isso precisavam de um carimbo com ...

Peter avant Sagan

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Retour en Sovaquie sur les terres d'enfance du champion du monde 2015 et quadruple maillot vert du Tour de France. Là où la légende Peter Sagan s’est construite. PAR PAUL TCHOUKRIEL, EN SLOVAQUIE - L'équipe Magazine (numéro 1772, 2 juillet 2016) DEPUIS QUELQUES MINUTES, DÉJÀ, IL RÉPÈTES A FIGURE. Un gamin d’une dizaine d’années s’essaie au wheeling. Roue avant levée façon Peter Sagan après une victoire, il porte un maillot de la Tinkoff, l’équipe du Slovaque, trop large pour lui. Comme ce gosse, ils sont environ quatre cents à avoir fait le déplacement à Ziar nad Hronom. C’est dans cette petite ville, perdue dans les Carpates, au centre de la Slovaquie, que se déroule le Peter Sagan Tour. La course de VTT organisée par Peter Zanicky, le premier coach de Sagan, attire de plus en plus. «Quand Sagan venait sur ces événements, ils devaient être quinze enfants par catégorie à tout casser.Aujourd’hui, ils sont plus d’unecentaine», assure Zanicky. Sa casquette cache son crâ...

Sagan e Froome padroni a casa Cancellara

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Era tutto apparecchiato non dal, ma per, il padrone di casa, la Locomotiva di Berna; all'ultimo viaggio di una straordinaria carriera che si concluderà a fine stagione. Ventinove maglie gialle al Tour e tanta voglia, per Fabian Cancellara, di centrare nella sua città quella vittoria numero otto alla Grande Boucle che insegue dal 2012. L'arrivo era però più adatto a finisseur potenti e veloci alla Peter Sagan e Alexander Kristoff. E infatti, ripresa la fuga di 170 km del duo Etixx-Quickstep Tony Martin e Julian Alaphilippe, Cancellara ha chiuso sesto e per decidere il vincitore tra i due favoriti c'è voluto il fotofinish. L'ha spuntata, per la terza volta dopo Cherbourg e Montpellier, lo slovacco campione del mondo. Uno che sa vincere su ogni terreno, ma più il nuovo Freddy Maertens che il prossimo Eddy Merckx. Il 26enne della Tinkoff rafforza così la sua maglia verde di leader della classifica a punti, che punta a vincere per il quinto Tour consecutivo. Me...

Il gran giorno di Pantano

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Da una montagna di sorrisi al sorriso sulle montagne. E' cambiata in una settimana la vita sportiva di Jarlinson Pantàno, ennesimo escarabajos colombiano che in salita non si arrampica, ma vola. Sette giorni fa, sotto la violentissima grandinata di Arcalis, tagliò il traguardo sotto l'ombrello di un tifoso al quale aveva dato in baratto i guanti di gara. A Culoz, dopo 160 km su e giù per 6 GPM tra cui la storica Grand Colombiere, è stato in fuga tutto il giorno, ha ripreso due volte Rafal Majka, a cui non ha insidiato punti per soffiare la maglia a pois al belga De Gendt, primo tre giorni addietro sul Ventoux, ed è andato a vincere l'ultimo tappone prima delle Alpi. Mentre là dietro lo squadrone Sky della maglia gialla Chris Froome spegneva ogni velleità dell'Astana (con il triplice tentativo di Nibali, Rosa e Aru: compagni in azzurro per Rio) e dell'Movistar (con Valverde che attacca e Quintana non lo segue), ecco che le emozioni vere le ha regalate il 27enn...

HOOPS PORTRAITS - Thurmond, Mr quadrupla doppia

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Neanche una settimana. Tanto è passato dal ritiro del suo naturale successore, Tim Duncan, all'addio - per leucemia, a 74 anni - di Nate Thurmond a questa dimensione. Quasi avesse visto tutto quello che doveva. Nate "The Great", primo autore di una quadrupla doppia NBA, è stato qualcosa di più che uno dei più grandi 50 giocatori nel primo mezzo secolo di NBA. E' stato, come ala forte, la naturale evoluzione del ruolo dopo Lou Jackson e prima di Duncan; e pure il terzo grande centro tra gli anni sessanta e settanta, con il non trascurabile dettaglio di aver attraversato le epoche dei dioscuri Chamberlain/Russell, poi Reed/Chamberlain e infine Kareem/Chamberlain, impilando nel processo 15 punti e 15 rimbalzi di media in carriera. Una carriera fatalmente condizionata da scelte altrui: il salto della quaglia di Rick Barry nella ABA e lo scambio che mandò Thurmond a Chicago per soldi più Clifford Ray (che sulla Baia porterà il titolo) e ai Bulls, di Thurmond, una...

Poker di Cav, a -4 da Merckx, e che bravo Benedetti

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Quattro. Fantastico quattro. Quattro come le vittorie di Mark Cavendish in questo Tour de France. E quelle che lo separano da Eddy Merckx, con 34 il recordman di successi parziali alla Grande Boucle. Dopo il giorno più difficile, il Tour riparte nel primo dei tre giorni di lutto nazionale proclamati dal presidente Hollande. E per il secondo giorno consecutivo, il patron dell'ASO, Christian Preudhomme, dà il segnale del via con al braccio la fascia nera in memoria delle vittime dell'attentato di Nizza del 14 luglio. "Il Tour continua con sobrietà e con dignità". Lo ripete da 48 ore come un mantra, Prudhomme, e la Francia intera è con lui. Alla vigilia delle Alpi, il gruppo - partito con 154' di anticipo per via del forte vento - si concede una lunga fuga da cuocere a bagnomaria fino all'ultimo. Tra i 4 - e dagli - coraggiosi di giornata, bravissimo il nostro Cesare Benedetti, al terzo tentativo nel suo primo Tour (dopo Cherbourg e Lac de Payolle). Troppi per...

Il Tour dopo Nizza, la giornata più difficile

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La giornata più difficile. Per il Tour, la sua carovana pubblicitaria – per un giorno silenziosa; per Nairo Quintana, Vincenzo Nibali e Fabio Aru, staccatissimi in una corsa che ha solo un padrone: Chris Froome. L’uomo che il Tour può solo perderlo, dopo averlo già vinto – alla lettera – anche senza bici.  Nei 37 km e mezzo contro il tempo, e sempre spazzati dal vento da Bourg St Andeol a La Caverne du Pont d’Arc, il britannico del team Sky ha perso 1’03” dal vincitore, l’olandese Tom Dumoulin, specialista che ha dato al mondo un segnale forte anche per la prova olimpica di Rio.  Quintana, sfatto dalla fatica, da Froome ha preso 2’05, Nibali con anche un problema muscolare 3’29, Aru 4’25” e ora è decimo a 5’16, scavalcato pure da Richie Porte che sul Ventoux si era schiantato contro una moto.  Questi i verdetti sotto la cappa dei 27 gradi e quella, ben più pesante, che permeava la Francia più profonda. Quella non metropolitana accorsa comunque in massa...

Tour, Froome a piedi sul Ventoux dimezzato: cose mai viste

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In 102 Tour una così non si è mai vista. L’ha televista il mondo intero alla edizione 103, e farà giurisprudenza. Eccome.  Chris Froome che corricchia a piedi verso il traguardo anticipato allo Chalet Reynard, a 6 km dalla cima del Mont Ventoux e tagliato 5’05” prima dal belga Thomas De Gendt, vincitore di giornata, perché la maglia gialla calzava attacchi non compatibili coi pedali montati sul mezzo del cambio bici.  Una scena surreale almeno quanto quella, lunare, che Christian Prudhomme, patron dell’ASO e della Grande Boucle , ci ha giustamente sottratto per salvaguardare la sicurezza dei corridori. La Notiziona, con la maiuscola, doveva essere quella, il Ventoux che non ti aspetti: altro che canicola, inferno dantesco, Golgota del ciclismo: sotto i 40 gradi del Gigante della Provenza, il monte calvo spazzato dal mistral che, senza vegetazione, ti ruba l’ossigeno fra le nuvole. Invece, è stato un Ventoux diverso, se possibile ancor più spettrale, con 4 g...

Brailsford su Froome in giallo: "Decisione onesta"

E' stata una giornata movimentata. Il Team Sky ha corso bene, abbiamo attaccato più del solito, poi c’è stato l’incidente ma alla fine è stata presa la decisione giusta. L’ASO e tutta l'organizzazione hanno lavorato bene, hanno affrontato i problemi con grande serietà. Ogni anno organizzano in modo fantastico una grande corsa, molto, molto difficile, anche dal punto di vista logistico. Il Tour è una corsa fantastica e un grande show. Ma come in tutte le cose si impara strada facendo, ci sono stati alcuni episodi in cui hanno dovuto rimediare, ma stanno facendo un ottimo lavoro. Quindi credo che la domanda che dobbiamo porci sia sempre come imparare da questi episodi. Lasciare la maglia gialla a Chris Froome è stata una decisione corretta. E’ stato riconosciuto il fatto che Chris Froome stava attaccando, che Richie Porte è finito contro una moto e che gli altri dietro non potevano evitare l’impatto. Mancava un km all’arrivo ed è stato un incidente che nulla aveva a che ...

Matthews su Sagan: rivincita mondiale

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Quando si dice gioco di squadra. Tre Orica-BikeExchange nei primi sette, marcatura stretta sull'iridato Peter Sagan e rivincita mondiale servita. A Richmond2015 era stato lo slovacco a beffare l'australiano, a Revel - dopo 197 km - è stato invece Micheal Matthews a bruciare Sagan. E a trovare il suo primo successo al Tour. Alle loro spalle gli altri fuggitivi: il norvegese Boasson Hagen,  il belga ex maglia gialla Van Avermaet, il Dumoulin francese e il sudafricano Impey, che il giallo l'ha indossato per due giorni ma nel 2013.  E' stata la prima di due tappe di trasferimento consecutive in vista del duplice snodo di questa 103esima Grande Boucle: il Mont Ventoux di giovedì 14 e la crono individuale di venerdì 15. Lì si capirà, perlomeno, chi il Tour potrà solo perderlo. Intanto, a festeggiare è il 25enne Matthews, che dal primo agosto sarà libero di firmare per la Giant-Alpecin, dove sostituirà John Degenkolb, già promessosi alla Trek-Segafredo per il dopo-C...

Mont Ventoux, il fascino crudele del "Gigante calvo"

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di Les Woodland, The Yellow Jersey Companion to the Tour de France   Il Mont Ventoux, antico vulcano in Provenza, è la salita più temuta nella storia del Tour de France. Non è l’ascesa più lunga né la più dura, ma è una combinazione fra la foresta e l'aria rarefatta dei suoi tornanti più bassi e le cupe, spesso afose e spazzate dal vento rampe di arida pietraia della cima a renderla terribile.  La sua leggenda si è accresciuta con il quasi fatale collasso di Jean Malléjac nel 1955 e soprattutto la morte di Tom Simpson nel 1967 . I corridori lo temevano al punto da doparsi così pesantemente, per affrontarlo, che Antoine Blondin scrisse: «Ci sono pochi ricordi felici di questo calderone di sortilegi. Abbiamo visto corridori ridotti alla follia sotto l’effetto del caldo o degli stimolanti, alcuni che scendevano dai tornanti che pensavano di scalare, altri che brandivano le loro pompe e ci accusavano di assassinio… Uomini che cadevano, lingua a penzoloni, che vendevano l...

Le grandi scalate - Il Mont Ventoux

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Il Mont Ventoux (1912 metri s.l.m.) si trova nel dipartimento del Vaucluse, in Provenza, a 20km dalla cittadina di Carpentras. Fa parte delle Alpi Occidentali, anche se è piuttosto isolato dalle altre cime della catena montuosa. Dal 1990 il Mont Ventoux è stato dichiarato “riserva di biosfera” dall’Unesco al fine di proteggere la ricchezza e la particolarità della flora e dalla fauna presenti. Il monte prende il nome dalle forti raffiche di maestrale che lo sferzano, anche se da più recenti interpretazioni la genesi della parola potrebbe derivare dall’occitano ventur, ovvero “colui che si vede da lontano”. Il Mont Ventoux è una salita storica per il Tour de France e ha scritto pagine di ciclismo importantissime, fin dal 1952. Le sue pendenze costantemente intorno al 10%, la sua lunghezza e le difficili condizioni meteo (caldo opprimente e/o raffiche fortissime di vento) hanno esaltato oppure mandato in crisi i più grandi campioni. Il Mont Ventoux è tristemente celebre anche per l...

HOOPS MEMORIES - La legge di UNC non è uguale per tutti

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di CHRISTIAN GIORDANO A North Carolina vige una legge non scritta: le matricole vedono il campo poco e sgobbano molto. Dean Smith ci costruirà ua dinastia, ma per vincere il suo primo titolo NCAA farà un’eccezione. Per un debuttante molto particolare: Michael Jordan, 13.5 punti, 4.3 rimbalzi, 1.7 assist e 1.2 palle rubate di media in 34 partite nella stagione 1981-82; Rookie of the Year della Atlantic Coast Conference e terzo Tar Heel titolare da freshman nella storia, ma niente di più lontano dall’icona sportiva che sarebbe diventato. Battendo 63-50 North Carolina nella finale del 1981, Indiana ha dato a coach Bobby Knight il secondo titolo in sei anni (per il terzo ne serviranno altrettanti). Il futuro prossimo sembra luminoso per gli Hoosiers, che avendo perso, fra i giocatori-chiave, il solo Tolbert, puntano al bis. Invece, Thomas imita l’amico Magic Johnson scegliendo la NBA dopo aver vinto il titolo da sophomore e prima che la tragedia si abbatta su Landon Turner, rim...