Post

HOOPS MEMORIES - La legge di UNC non è uguale per tutti

Immagine
di CHRISTIAN GIORDANO A North Carolina vige una legge non scritta: le matricole vedono il campo poco e sgobbano molto. Dean Smith ci costruirà ua dinastia, ma per vincere il suo primo titolo NCAA farà un’eccezione. Per un debuttante molto particolare: Michael Jordan, 13.5 punti, 4.3 rimbalzi, 1.7 assist e 1.2 palle rubate di media in 34 partite nella stagione 1981-82; Rookie of the Year della Atlantic Coast Conference e terzo Tar Heel titolare da freshman nella storia, ma niente di più lontano dall’icona sportiva che sarebbe diventato. Battendo 63-50 North Carolina nella finale del 1981, Indiana ha dato a coach Bobby Knight il secondo titolo in sei anni (per il terzo ne serviranno altrettanti). Il futuro prossimo sembra luminoso per gli Hoosiers, che avendo perso, fra i giocatori-chiave, il solo Tolbert, puntano al bis. Invece, Thomas imita l’amico Magic Johnson scegliendo la NBA dopo aver vinto il titolo da sophomore e prima che la tragedia si abbatta su Landon Turner, rim...

La prima di Dumoulin, l'ultima di Contador

Immagine
Dumoulin e Aru sembrano legati da un filo invisibile. Alla Vuelta2015 vinta dal sardo l'olandese fu l'ultimo ad arrendersi. Alla prima giornata difficile di Fabio, debuttante al Tour, ecco che Tom va a vincere una tappa da tregenda, la sua prima alla Grande Boucle e l'ultima del trittico pirenaico, con un Froome in giallo scortato dal Team Sky che controlla la gara più importante al mondo come fosse una corsetta di paese. Scattato ai meno tredici quando ancora c'era la canicola, Dumoulin ha vinto per distacco - con la lingua fuori e le braccia alzate - beffando gli altri fuggitivi, il portoghese ex iridato Rui Costa e il polacco Rafal Majka, compagno alla Tinkoff di Alberto Contador, che ai meno 100 ha detto stop a un Tour nato male (due cadute nei primi due giorni) e finito peggio col febbrone che lo ha convinto a preparare a casa la prossima Vuelta.  Aru, che tanto bene si era difeso il giorno addietro su Tourmalet e Peyresourde, ha limitato i danni a 59...

ISLANDA - NELL’ISOLA DEGLI ELFI E DEI TALENTI

SFUGGITO ALLO SPAREGGIO LO STORICO PASS MONDIALE, È ARRIVATO SENZA PLAYOFF QUELLO PER IL PRIMO EUROPEO. E IL MIRACOLO DELLA GENERAZIONE D’ORO È APPENA COMINCIATO SOTTO LA GUIDA ESPERTA DI UN CT SVEDESE di Christian Giordano © Guerin Sportivo © - n. 7/luglio 2016 Sono in 332 mila, e secondo l’ultimo sondaggio a tema (2007) il 56% di loro crede nell’esistenza degli elfi, ritenuta “possibile” (32%), “probabile” (16%) o addirittura “certa” (8%).  Stupisce il giusto quindi che tanta fiducia nell’ignoto abbia portato al crack bancario che ha innescato la crisi economica globale del 2008. E magari, più prosaicamente, pure alla prima qualificazione europea. Sfumato allo spareggio con la Croazia lo storico pass mondiale nel 2014, la generazione d’oro islandese ha centrato – senza playoff – quello continentale. Grazie a generosi investimenti UEFA, qui il calcio giovanile è molto cresciuto. E la concomitante fioritura di talenti ci ha messo il resto. Per coltivarli c’è però voluta la mano esp...

"Tyson" Froome, in giallo col giallo

Immagine
Un'impresa alla Nibali, in discesa, con una posizione in sella che neanche Pantani. Ha vinto così, Chris Froome, il secondo tappone del trittico Pirenaico. E' scappato ai -15, dopo aver scollinato il Peyresourde e approfittando di Quintana che al rifornimento stava prendendo una borraccia. Poi s'è fiondato giù fino all'arrivo, il capitano del team Sky, perché la vittoria parziale - la sesta in carriera al Tour - non gli bastava. Voleva anche la maglia gialla, la 30esima nella storia di questo campione tanto grande quanto sgraziato e, purtroppo, poco amato. Perlomeno in Francia. Ignobilmente oltraggiato un anno fa con quel lancio di liquido organico, stavolta s'è macchiato lui di un brutto gesto: un pugno a un tifoso (con la maglia della Colombia del calcio e probabilmente un sostenitore di Quintana) che lo stava infastidendo correndogli troppo vicino. Per un gesto simile, al Giro 2001, Wladimir Belli fu squalificato grazie alla prova tv. Froome se l'...

À la Cummings, alla faccia del gruppo

Immagine
Alla British Cycling (la federciclo britannica) dicono che con uno così, anche a 35 anni, "si dovrà parlare in vista di Rio2016". Per qualche mammasantissima del gruppo, Stephen Cummings è un corridore sì di gran classe, magari non sempre il più affidabile degli uomini-squadra. Insomma, l'esatto contario della fama di cui gode nella federazione che ha ricambiato, nell'inseguimento a squadre, con l'argento olimpico di Atene 2004 e gli ori al Mondiale di Los Angeles 2005 e i Giochi del Commonwealth 2006. Il punto è che, forse, hanno ragione tutti: Steve - che vive in Toscana, e si allena scalando il San Baronto come Nibali e Visconti - può essere indifferentemente il migliore dei gregari (vedi il cavendish iridato a Copenhagen 2011) oppure un fenomenale capitano di se stesso. Come a Mende un anno fa, quando al Tour beffò i francesini-coltelli Bardet e Pinot, anche stavolta ha piazzato il colpo. Il quarto stagionale dopo quelli alla Tirreno Adriatico, al Pae...

My Homecoming - Il mio ritorno a casa

Immagine
http://dwyanewade.com/homecoming/   Cara Miami,    è stata una decisione emotivamente molto difficile per me. Dopo tredici anni, ho deciso di imbarcarmi in una nuova avventura, ai Chicago Bulls. Non è stato facile, ma sento di aver fatto la scelta giusta per me e per la mia famiglia. Ho iniziato la mia carriera NBA con Miami nel 2003 ed è stato un onore aver giocato con gli Heat e aver contribuito a costruire una franchigia capace di vincere tre titoli NBA. Ripenso con orgoglio e stupore a tutto ciò che abbiamo raggiunto insieme. Ci tengo a esprimere la mia gratitudine alla famiglia Arison, a Pat Riley, a coach Erik Spoelstra, allo staff tecnico e all'intera organizzazione dei Miami Heat. Dal profondo del cuore, desidero ringraziare l'intera comunità di Miami e in particolare la Heatnation per tutto l'amore e il sostegno di questi anni. E' stato davvero incredibile. Mi hanno profondamente commosso e ho molto apprezzato i tanti messaggi dei tifosi che vogliono il ...

Tris di Cav, il commissario Montauban

Immagine
Prime sei tappe al Tour, e Cannonball ne ha vinte la metà. Vittoria numero 29 in totale alla Grande Boucle per Mark Cavendish. Superato Bernard Hinault e adesso, a 31 anni e nel pieno di una seconda givinezza, le 34 di Eddy Merckx sono un traguardo sempre più vicino. Su quello di Montauban, dopo 190,5 km, invece il britannico ha compiuto l'ennesima impresa. Volata da urlo, di testa e di potenza, che ha messo in fila il tedesco Marcel Kittel, due volte piazzato in carriera e sempre dietro Cav, poi l'altro britannico Daniel McLay.  In quattro finali allo sprint, il Proiettile dell'Isola di Man ha trionfato tre volte. Da quando si è riunito con i fedelissimi Eisel e Renshaw, il suo treno storico, e ha trovato la serenità familiare, Cavendish è tornato quello dei tempi d'oro. Alla vigilia del primo assaggio di Pirenei, e l'ascesa del classico Aspin, tutto immutato nella classifica generale: con il belga Greg Van Avermaet in giallo per il secondo giorno consec...

Van Avermaet pigliatutto, Aru coi big

Immagine
Primo caldo, prime salite vere, primi scossoni nella generale e già il primo verdetto del Tour: Greg Van Avermaet vince per distacco la quinta tappa e sfila la maglia gialla a Peter Sagan, lasciato a 24'. Il doppio di Vincenzo Nibali che, a 14'06" esce di classifica per il successo finale. Nei 216 chilometri da Limoges a Le Liorain, sul Massiccio Centrale, terza frazione consecutiva oltre i 200 km, il 31enne fiammingo della BMC ha centrato il doppio colpo con un'azione da campione che va ben oltre le sue caratteristiche di ex velocista riconvertitosi a cacciatore di classiche. Come la San Sebastián ormai vinta, lo scorso agosto, prima che una moto della tv lo travolgesse. Per il nipote d'arte (il nonno corrvea con Coppi), salito in bici dopo un infortunio da giovane promessa in porta, è la 29esima vittoria in carriera, la quarta stagionale (compresa la Tirreno-Adriatico 2016). Le prime alte temperature - comunque mitigate da una umidità al 60% - e pendenze n...

Gasol agli Spurs, addio Duncan?

Immagine
Sembra il calciomercato al Gallia, quelli dei bei dì: un colpo a notte (italiana) e gerarchie rivoluzionate, soprattutto a Ovest, nella free agency già più ricca di sempre. Dopo KD ai Warriors, ecco Pau Gasol da Chicago a San Antonio. Forse, con due anni di ritardo. E, forse, come bacio d'addio a Tim Duncan, sempre più vicino al ritiro dopo 19 leggendarie stagioni agli Spurs e 5 titoli NBA. Il catalano, altro principe dei nostri tempi perfetto per quel Sistema, ha firmato un biennale da 30 milioni di dollari con opzione d'uscita al giocatore per la prossima estate. Coach Popovich forse avrà ancora Manu Ginobili ma saluterà Boris Diaw, che quest'anno avrebbe battuto cassa a 7 milioni e la cui cessione scaverà il salary cap necessario per il neo-36enne ex Barcellona-Memphis-Lakers-e-Bulls.   Decisivo il consiglio del fratellino Marc, ma anche la situazione tecnica che gli ha fatto preferire il Texas alle altre opzioni Portland e Toronto. Usciti pur difendendo bene con...

Kittel, di un'incollatura

Immagine
Vincere di un'incollatura, si diceva nelle corse dei cavalli quando il fotofinish ancora non esisteva. E per stabilire primo e secondo si dove scorgere, appunto, la lunghezza della testa e del collo del cavallo davanti. Al Tour il fotofinish c'è, e nelle ultime due tappe è servito eccome: prima Cavendish su Greipel, poi Marcel Kittel su Coquard, terzo il giorno addietro, e ancora la maglia gialla Sagan. Un francese davanti a un tedesco: con 48 di ore di anticipo, una sorta di Francia-Germania su due ruote nella tappa più lunga di questa 103esima Grande Boucle: 237.5 km da Saumur a Limoges, dove nel '95 Armstrong dedicò la vittoria a Casartelli e ultimo arrivo per velocisti prima di cominciare a salire sul Massiccio Centrale. Cavendish stavolta ha mancato il bis, un po' per lo strappetto nel finale e la lunghezza della tappa, e molto per aver battezzato la ruota sbagliata: quella del norvegese Krystoff, che voleva festeggiare col successo il suo 29esimo compleanno. Vo...

Stephen Roche - Tous à vélo

Immagine
LE TÉMOIN DU DOSSIER  Coureur professionnel vainqueur de 58 épreuves, dont le triplé Tour d’Italie, Tour de France, et championnat du monde la même année, en 1987, cet Irlandais entretient un lien fort avec le Val d’Oise. Il y a vécu pendant une quinzaine d’année (à Sagy) et organisé une épreuve cyclosportive, la Stephen Roche, pendant vingt ans. VAL D'OISE - le magazine du Conseil départemental N°6- juillet/août2016 - p. 25 - Quel regard portez-vous sur le cyclisme professionnel d’aujourd’hui par rapport à celui votre époque ? Je pense qu’il faut évoluer avec son temps. Il y a du négatif et du positif. Côté négatif, j’ai du mal avec les oreillettes. Je trouve aussi malheureux que certains coureurs ne se focalisent que sur une ou deux courses dans l’année et sont aux abonnés absents le reste du temps. Je regrette encore le manque de contact et de convivialité des équipes avec les passionnés qui suivent les épreuves. Côté positif, il y a deux avancées impo...

Bis di Cav, che a 28 aggancia Hinault

Immagine
Mark Cavendish ha vinto, al fotofinish, la seconda tappa su tre di questo Tour, la 28esima come il leggendario Bernard Hinault, a 61 anni alla sua ultima da gran cerimoniere della Grande Boucle. Solo Eddy Merckx, a 34, ha fatto meglio, ma Cannonball lo ha già messo nel mirino. A 31 anni sembra tornato quello - imbattibile - del 2009, quando di tappe ne vinse sei eppure perse, per soli dieci punti e una penalizzazione pro Hushovs, la maglia verde, poi finita proprio al norvegese. Ma con quella macchia indelebile, dirà il britannico dell'Isola di Man. Uno che mai le ha mandate a dire. Ad Angers, dopo una cicloturistica durata sei ore e 223,5 km, "Cav" ha battuto di un niente il Gorilla Greipel, che ha stazza doppia della sua. Convinto ma non troppo il tedescone, vincitore di tre frazioni al Giro, che ha anticipato troppo l'ultimo, risolutivo colpo di reni. Cavendish invece dentro di sé sembrava quasi presagire il verdetto della giuria. Dietro quei due, il franc...

Durant ai Warriors: caccia al Dream Team

Immagine
Stavolta a Pat Riley l'ennesimo colpaccio, forse l'ultimo di una carriera iperleggendaria, non è riuscito: Kevin Durant, a differenza del LeBron James di sei anni addietro, pur di vincere il titolo NBA non porterà i propri talenti a South Beach. Li porterà invece sulla costa opposta, sulla Baia, ai Warriors che il titolo back-to-back l'hanno sfiorato, perdendo a gara7 la finale con il Prescelto James che, per rivincere, Miami l'aveva lasciata per tornare nella sua Cleveland.   Chissà se il destino ha disegnato un futuro simile per KD. A 27 anni era al bivio della vita. poteva andare a fare la superstar ancora giovane a San Antonio, a Los Angeles sponda Clippers o, appunto, a Miami. Ha scelto invece di formare un nuovo Bigh Three - e forse Big Four - in un quintetto costruito su e attorno a Curry, Thompson e Draymond Green, più Harrison Barnes che, a questo punto, difficilmente rinnoverà con Golden State.   Giocheranno con tre palloni? Battuta facile da smontare ...

Sagan come Cav: tappa e giallo, Contador ci ricasca

Immagine
Seconda storica maglia gialla in due giorni: dopo la prima di Mark Cavendish, ecco la prima del campione del mondo Peter Sagan, che allo sprint ha bruciato Alaphilippe e Valverde E seconda caduta, in due giorni, per lo sfortunatissimo Alberto Contador: stessa spalla, la destra, e Tour nato male ancor prima di cominciare. Quando si dice - alla lettera - piove sul bagnato.   Come a Utah Beach nella Grand Départ, altra volata nobile e doppietta per il vincitore di giornata che oltre alla tappa si porta a casa, per la prima volta in carriera, il simbolo del primato nella classifica generale. Lì dove qualche big sconta già ritardi pesanti: Contador ha perso altri 48" e ora insegue a 1'02", Richie Porte - per una foratura a 4,5 km dal traguardo di Cherbourg - addirittura a 1'59".   La frazione è stata una sorta di mini-classica. E non a caso nel finale, ripresa la lunga fuga del belga Jasper Stuyven (il nuovo Cancellara della Trek-Segafredo)  sono emersi i ...

Cav in giallo, Contador per terra: partenza coi botti

Immagine
Il Tour de France numero 103 è partito coi botti: al plurale. La prima maglia gialla in carriera del redivivo Mark Cavendish, che a 31 anni mette in fila il Gotha dello sprint globale (Kittel, l'iridato Sagan e Greipel) centrando il 27esimo successo di tappa alla Grande Boucle. Ma soprattutto il primo colpo di scena di un'edizione che promette di regalarne parecchi: la cadurta di Alberto Contador su un cordolo spartitraffico a neanche 80 km dal traguardo di Utah Beach, solenne omaggio quanto dovuto allo Sbarco in Normandia del 1944. Col fido Matteo Tosatto, il Pistolero - aspettato e rispettato con fair play dal plotone - è rientrato dolorante in gruppo, che si è spezzato di nuovo ai meno 250 metri dal traguardo di Sainte-Marie-du-Mont. La caduta non ha coinvolto i big, messi in fila dal Cannonball dell'Isola di Man. Caratterino non sempre gestibile (chiedere a Sir Brailsford ai tempi del Team Sky), ma fuoriclasse purissimo, sente già aria di mondiale. In tan...

Tour Zerosedici, voglia di grandeur

Immagine
Centotreesima edizione del Tour de France, attesissimo - come sempre - per le storie che svilupperà e l'uno-due con Rio. Amaury, la società che questo kolossal l'organizza, panem et circenses, al solito ha preparato una sceneggiatura avvincente. Tre settimane all'insegna della grandeur e dei giganti della strada di SIMONE BASSO, Il Giornale del Popolo Basti pensare alla partenza da Mont Saint-Michel, l'isolotto della Normandia circondato dalle lune della marea, e l'arrivo della prima tappa in quel di Utah Beach. Laddove gli Alleati, settantadue anni fa, sbarcarono per liberare quelle terre dai nazifascisti. In tempi di Brexit , l'eutanasia del Regno Unito di oggi fa ancora più sensazione: su quelle spiagge ci sono ancora le impronte delle ossa dei militari inglesi. Il Tour de France, in una realtà mediatica sempre più liquida e sfuggevole, impone invece una narrazione. Anche politica: non è questa la sede per sviluppare il tema, ma ASO si sta mangia...

Il Day-After inglese

Mezzo secolo di day-after così si sentono. E si vedono. Basta guardare le facce. A cominciare da quella di Hodgson. Il Ct più pagato di questo Europeo, e inevitabilmente il primo responsabile della Brexit che nessun tifoso inglese mai avrebbe votato.   Il giorno dopo l'ennesima delusione del football nazionale è un susseguirsi di espressioni vuote, quasi terree, che siamo abituati a vedere - e ad aspettarci - ad altre latitudini. Invece, l'indomani della storica "Corea" inglese e le conseguenti dimissioni di un condottiero sin troppo veterano per trascinare un gruppo come sempre prosciugato da una stagione tanto lunga quanto logorante, si assiste a un fenomeno più latino che anglosassone: un'intera giornata mediatica dominata dal post-flop contro l'Islanda.   "Vergogna nazionale", il titolo-simbolo dei tabloid, a cui s'è accompagnato un inedito zero in pagella a tutti i componenti la spedizione inglese a Euro2016.   Su Sky Sports News, per...

Eros Poli: Ventoux’s most unlikely hero

Immagine
by CYCLING WEEKLY, June 16, 2016   At 6ft 4in, Eros Poli would typically be found in the laughing group on any Tour de France climb. But in 1994, having gone out on a lone break on the flats before Mont Ventoux, the Italian Mercatone Uno rider hit the foot of the climb with a 25-minute solo lead . It proved enough for him to survive at the head of the race and he came down the other side for a famous solo victory in the nearby town of Carpentras. Here, he recalls the day to Cycling Weekly . “In 1994, there were numerous fans, and many Italians because Marco Pantani was going so well. The bad memory I take away is that I arrived at the base after riding around 100km in time trial mode to gain time. I thought if I was going to win the stage I’d need at least 25 minutes’ advantage on the group. I’d lose about a minute every kilometre. If I had three minutes [at the top], that’d be enough to last the descent and 20 remaining kilometres on the flat. The worst bit was when for t...

LeBron James: Top 10 Best Career Performances

Immagine
http://hoopshabit.com/2016/06/21/lebron-james-top-10-best-career-performances/12/ 10) May 22, 2009: Eastern Conference Finals Game 2 vs. Orlando Magic One of LeBron James’ most memorable performances came against the Orlando Magic in the 2009 Eastern Conference Finals. In fact, it was a performance so emotional that James and his teammates could hardly contain it. The Cavs were trailing the series after losing Game 1 on their home court. James and Hedo Turkoglu had a great battle going throughout the course of the two games, and the Cavs were on the heels of losing the second game of the series at home. Michael Jordan has several signature shots, including rising over Cavs guard Craig Ehlo, but LeBron didn’t have a signature shot, until Game 2. James rose over Turkoglu and hit a game-winning three pointer to send the series to Orlando even. The shot was part of a 35-point performance where LeBron accounted for 36.5 percent of the Cavs’ 96 points, with none bigger than the last three...

Vestivamo alla Mariner

Immagine
Christian Giordano SEVENTIES - 101 ritratti di calcio inglese anni 70 amazon.it - kindle store - 8,99 euro Comincia a giocare dalle sue parti, nel Lancashire, al Chorley, club dilettantistico di non-League, prima di essere ceduto al Plymouth Argyle per quattro soldi nel luglio 1973. Poche settimane della nuova stagione e Paul Mariner ha già rubato il posto a Jimmy Hinch, mettendosi in luce come uno dei migliori attaccanti della Third Division.  Nel 1975-76, in coppia con Billy Rafferty trascina l’Argyle alla promozione in Second Division. Su di lui mettono gli occhi club di First Division quali Ipswich Town, West Bromwich Albion e West Ham United. Ma è di Bobby Robson, nell’ottobre 1976, la padriniana offerta che il club del Devon non può rifiutare. Con sette gol in dieci giornate di campionato, Mariner dimostra di saper segnare in Division Two come aveva fatto in Division Three, e così l’Argyle ne accetta la valutazione fatta dall’Ipswich: 220.000 sterline più il ...

Le radici di Ibrahimović

Immagine
http://carotenuto.blogautore.repubblica.it/2016/06/17/le-radici-di-ibrahimovic/ MALMÖ. L’uomo arrivato a Parigi da re e andato via da leggenda, a casa sua è qualcosa in meno e molto di più. È un idolo e un fantasma, è un dio lontano, del resto a chi verrebbe in mente di venerare un vicino di casa. Mentre Manchester si prepara ad accoglierlo con un assegno da 13 milioni all’anno per ricongiungerlo a Mourinho e guastare i giorni a Guardiola, esiste un solo posto in cui sia ancora possibile essere Ibrahimović senza smettere di sentirsi Zlatan. Qui, dove tutto è iniziato, dove grazie a lui la vita è cambiata prima che il ponte di Öresund unisse la città a Copenhagen.  “Un Mondiale senza di me non merita di essere visto” disse nell’estate del 2014. “Non riesco a immaginare un Europeo senza di me”, ha ripetuto a ottobre. Avrà 34 anni, otto mesi e dieci giorni quando il 13 giugno inizierà il suo torneo, l’ultima stagione di caccia con la Nazionale, avversaria l’Irlanda. Poi t...