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La Rosière gialla di Mr "G" Thomas

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Lo spettacolo mancato il giorno prima a Le Grand-Bornand è esploso su La Rosière, secondo tappone del trittico alpino alla vigilia dell'Alpe d'Huez. Tappa - e che tappa - più maglia per Geraint Thomas, nuovo signore in giallo con 1'25 sul suo capitano Chris Froome e 1'44" su Tom Dumoulin. Non per caso, e nell'ordine inverso, gli stessi sul virtuale podio al termine di una frazione breve - 4 colli in 108.5 km - ma emozionante. Primo arrivo in quota, e salita inedita, la Rosière appunto, già testata però il 9 giugno nella sesta e penultima frazione del Delfinato. La vinse lo spagnolo Pello Bilbao, già ottimo sesto al Giro, davanti al leader Thomas (che l'indomani quel Delfinato lo conquistò) e Daniel Martin.  Proprio i due - Thomas e Martin - che in risposta all'attacco Movistar - con Marc Soler testa di ponte - per Alejandro Valverde, il più combattivo di giornata, hanno incendiato il finale di tappa. Tappa che sembrava già di Mike...

L'incertezza dell'ammiraglia e il dramma di uno squadrone

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di Rino Negri La Gazzetta dello Sport , domenica 7 giugno 1987 SAPPADA - Aveva invocato il verdetto della strada per sapere se dovesse essere lui o Visentini il capitano della Carrera - e aveva fatto una precisazione ad alta voce: «Sarebbe stupido se noi due corressimo male e ad avvantaggiarsi fossero altri». Ma al vedretto emesso dalla crono di San Marino, Stephen Roche non c'è stato. E in questa prima tappa delle Dolomiti, vinta dall'elegante pedalatore olandese van der velde, è successo il finimondo. Roberto Visentini, vittima di una crisi che ha origini nervose, ha infatti perso la maglia rosa che Roche è riuscito a riconquistare per l'inezia di 5" su Rominger perché, dopo aver infiammato la tappa quando non avrebbe dovuto - se una tattica logica fosse stata rispettata - s'è trovato con le gambe semivuote e non è riuscito a rispondere agli avversari che gli partivano da sotto il naso per andare a conquistare preziosi vantaggi. Presentando questa p...

Alaphilippe e Van Avermaet volano, i big dormono

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Due i vincitori dalla decima tappa del Tour, primo di tre giorni sulle Alpi.  Uno - Julian Alaphilippe - è arrivato in solitaria a Le Grand-Bornand dopo aver spianato in testa i cinque colli di giornata, 3 di prima e un fuori categoria, e conquistato 41 dei 51 punti in palio per la classifica dei grimpeur, di cui è nuova maglia a pois. Per lui sesto dei 51 successi stagionali della QuickStep Floors, compresa la Freccia Vallone con cui ha sfilato a Valverde lo storico pokerissimo consecutivo. E seconda vittoria in un grande giro dopo quella di Xorret de Catí alla Vuelta 2017. L'altro è Greg Van Avermaet, il più combattivo di giornata che non solo ha mantenuto (per l'ottavo giorno, l'11esimo in carriera) la maglia gialla; ma l'ha addirittura rafforzata staccando i big, tutti accodati al ritmo imposto dal Team Sky per i 158,5 su e giù per l'Alta Savoia. Ora il belga comanda con 2'22" su Thomas, 3'10" su Valverde, 3'21 su froome, 3,27 ...

NICO DE LILLO, 80 ANNI AL TOP

https://www.tuttobiciweb.it/article/2017/08/30/104431/nico-de-lillo-80-anni-al-top-tuttobiciweb-80-anni COMPLEANNO | 30/08/2017 | 07:58 30 agosto. Giorno importante per un personaggio multiforme e proteiforme del ciclismo come Domenico De Lillo, detto anche Nico che è nato in questa data a Milano, quartiere Isola, nel 1937. Ahi lui sono ottanta gli anni, passati sempre in movimento, sempre vicino al ciclismo. A vederlo non sembra proprio dimostrarli con il frenetico attivismo che pone ancora oggi in ogni sua attività, sia in ambito sportivo, sia nella vita di tutti i giorni. Il suo palmarès sportivo che si lega soprattutto alla pista, in special modo all’amato e rimpianto mezzofondo praticato quale corridore e poi quale allenatore, con il papà Pasquale – figura sempre importante e presente per Nico - che lo conduceva all’allora nuovissimo Velodromo Vigorelli quando superava di poco i due anni dove svolgeva anche lì la sua professione di massaggiatore e infermiere. Il...

Domenico De Lillo

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http://www.nicodelillo.com/chi_sono.html Con la macchina del tempo voliamo fino al 30 agosto 1937 nel quartiere Isola di Milano, dove sono nato. Papà Pasquale era un grande appassionato di ciclismo, un tifoso come tanti che non poté nemmeno pensare di diventare praticante, viste le difficoltà economiche. A quei tempi era un lusso persino possedere una bicicletta... Credo di essere stato il più giovane frequentatore di velodromi del mondo: papà mi ci portava che ero ancora in fasce. Lui oggi, purtroppo, non è qui con me a ricordare tutte le gare viste insieme al Vigorelli, vissuto in ogni angolo sia prima che dopo l’avvento della guerra. Ogni volta che vedevo le gare di mezzofondo mi appoggiavo alla balaustra della curva d’arrivo e iniziavo ad urlare a squarciagola. Quello divenne il mio posto fisso per molto tempo: mia madre Emma rimproverava il povero babbo perché tornavo a casa sempre senza voce, io invece ero talmente eccitato che non sentivo nulla e continuavo a sogna...

Domenico De Lillo, il ciclismo fatto persona

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http://www.storiedisport.it/?p=13000 Atleta. Allenatore. Direttore Sportivo. Domenico “Nico” De Lillo, un vincente. Nello sport e nella vita. Dopo tre ore di chiacchierata per farsi raccontare la sua vita sportiva, capisci di aver avuto il privilegio di conoscere una di quelle rare persone a cui s’illuminano gli occhi nel trasmetterti i ricordi di una carriera passata sulla bici e per la bici. Oggi, a 78 anni, Nico ti racconta la sua vita con la stessa passione che lo ha portato a primeggiare in tutte le vesti che lo hanno visto protagonista nel ciclismo su pista e su strada. Quando lo senti raccontare dei suoi risultati, la storia del suo sport, come questo sia cambiato negli anni, quando la sua storia sportiva si fonde nella storia dello sport e del Paese, non smetteresti mai di ascoltarlo. È una di quelle di volte in cui maledici il tempo e gli impegni che incombono perché, come una calamita, t’incolla alla sedia per quanto i suoi aneddoti siano pieni di fascino. ...

Degenkolb rinasce a Roubaix, Porte e il maledetto 9

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Lacrime e sangue, la Roubaix. Anche nella versione ridotta per la Grande Boucle . Lacrime di gioia per John Degenkolb dato per finito dopo quel maledetto incidente a Calpe, dove nel gennaio 2016 con cinque compagni fu investito in allenamento da un'auto che procedeva contromano.  Degenkolb, che su quelle pietre nel 2015 centrò la doppietta con la Sanremo, ha battuto nella volata a tre la maglia gialla Van Avermaet (primo all'Inferno del nord nel 2017) e il campione nazionale belga Lampaert. All'arrivo è scoppiato a piangere perché lo scorso gennaio - mese in cui Degenkolb ha compito 29 anni - si è portato via l'amico Jörg, per lui "come un fratello". Il sangue è quello delle troppe cadute. La più grave, prima ancora di entrarci sui quei 21,5 km totali di pavé, quella di Richie Porte. Per lui lacrime di dolore, clavicola rotta dopo dieci km, e addio al Tour proprio alla nona tappa come nello spaventoso volo in discesa su Daniel Martin d...

Francia-Croazia, 20 anni dopo: tutto un altro mondiale

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Rivincita, vent'anni e un altro mondo dopo. A Saint-Denis nel '98 fu semifinale, al Luzhniki 2018 varrà il titolo. Di quei protagonisti si ritroveranno: Deschamps - allora capitano e oggi Ct dei Bleus ; Šuker, che da centravanti portò in vantaggio la nazionale croata di cui ora è presidente federale; E Boban, suo capitano in campo ieri e alla scrivania oggi come braccio destro del numero uno FIFA Infantino. Difficile quanto inutile paragonare squadre così diverse e così lontane, ma anche in panchina c'è un filo che le lega. E se Deschamps per il suo 433 molto ha mutuato dal suo Ct Jacquet, il filo fra le due Croazia è più caratteriale che tattico: arriva fino a Mandžukić e parte da "Ciro" Blazevic, che lo allenò due stagioni alla Dinamo Zagabria e coniò per lui il soprannome Djilkos , il Killer. "Super Mario" è con Rakitić, Perisić, Subasić e il Ct Dalić uno dei simboli nella squadra in cui brilla, come la Croazia terza all'esordio ...

Ancora Groenewegen, Greipel-Gaviria che ring

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Gaviria 2. Sagan 2. Groenewegen 2.  "Tutti zitti" a Chartres. "Due volte primo" ad Amiens-Métropole, Dylan Groenewegen : uno che sa - anche - come esultare. E l'unico in questo avvio di Tour a centrare la doppietta consecutiva.  Il terzo incomodo dello sprint ha regolato per il secondo giorno in fila la crema della specialità. E l'ha fatto con una traiettoria pulita - al netto delle decisioni del collegio di giuria: Greipel e Gaviria, secondo e terzo all'arrivo, retrocessi per condotta antisportiva all'ultimo posto (92-esima e 93-esima posizione) e lo stesso tempo del gruppo maglia gialla.  Aveva cominciato il Gorilla, con un cambio di direzione che aveva chiuso sulle transenne il colombiano, che solo grazie alle sue doti da pistard due volte iridato è riuscito a non cadere, prima di farsi rispettare (anche troppo) con un paio di cabezazos . Nonostante la rimonta dei due, dietro Groenewegen si sono classificati Sagan (21 volte pi...

Zitti tutti, sprinta Groenewegen

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Tutti zitti. Eccolo, il tanto auspicato terzo incomodo al duopolio Gaviria-Sagan che sin qui - con due successi a testa - aveva monopolizzato gli sprint nella prima settimana di Tour. Dopo 231 km di cicloturismo nel caldo torrido da Fougères a Chartres, la tappa più lunga di questa edizione, Dylan Groenewegen li ha messi in fila con una volata che per forza e mestiere non rispecchia i 25 anni appena compiuti, il 21 giugno. Professionista dal 2012, l'olandese della Lotto NL Jumbo è al suo terzo Tour e una tappa alla Grande Boucle l'aveva già vinta. E che tappa: l'ultima, ai Campi Elisi un anno fa. Un successo che per prestigio vale una carriera. Per lui decima vittoria in stagione. Per Sagan, invece, è il 40esimo podio al Tour: 10 vittorie, 20 piazzamenti e 10 terzi posti. In classifica generale, alla vigilia di un'altra volata a Amiens-metropole e prima del tappone di Roubaix, tutto quasi immutato: con Van Avermaet sempre in giallo che guadagna tre secon...

Martin in cima al Mûr, l'Alpe d'Huez bretone

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Lo chiamano "l'Alpe d'Huez bretone", ma più per l'orgoglio locale che per la durezza. E certo non per i 21 tornanti, visto che il Mûr-de-Bretagne proprio non ne ha: è un drittone di quasi 2 km al 6,9% di media e la prima metà al 9%. Ma che dopo 181 km, specie se preso a tutta e scalato due volte, sa far male. Eccome. Qui un Vincenzo Nibali ben diverso, nel 2015, prese 20" da Alexis Villermoz, l'enfant du pays che vinse davanti a Daniel Martin , l'irlandese che quest'anno si è imposto con un'azione delle sue. Anticipando il francese Christophe Laporte e i favoriti di giornata Alejandro Valverde e Julian Alaphilippe.  Un numero che in carriera gli ha già portato una Liegi e un Lombardia più altri cinque podi nelle classiche. Per il quasi 32enne nipote di Stephen (e cugino di Nicolas) Roche è il secondo successo al Tour dopo quello di Bagnères-de-Bigorre del 2013. A fare più notizia però sono i 53" secondi per foratura (ai -...

A.A.A. cercasi anti-Sagan/Gaviria

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Gaviria due, Sagan due. È il duello fra gli sprinter più forti al mondo, a caratterizzare questa prima settimana del Tour. Non fosse stato per la cronosquadre alla terza tappa, avrebbero continuato a spartirsi non solo la maglia verde (per la sesta volta obiettivo dichiarato dello slovacco) ma anche quella gialla, che per il terzo giorno resta di Van Avermaet. Sullo strappetto da piccola-piccola-Liegi, alla fine della Lorient-Quimper, seconda tappa oltre i 200 km, lo slovacco era IL favorito. E infatti ha vinto, alla sua maniera, con una volata imperiosa. Come a La Roche-sur-Yon, seconda tappa, per la seconda volta al nostro Sonny Colbrelli, che pure, su un arrivo così, a Gansingen, terza tappa del Giro di Svizzera, li ha messi in fila entrambi: primo davanti a Gaviria e a Sagan.  Ma questo Sagan, tornato alla Grande Boucle a un anno dall'espulsione, è fuori categoria: sette - e tutte pesanti - le sue vittorie in stagione, comprese Roubaix e Wevelgem. Oggi, a 28...

Lo spirito giusto di Deschamps

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«Non porterò in Russia i migliori 23, ma quelli con il giusto spirito. A me interessa l'equilibrio del gruppo». Missione quasi compiuta, Monsiuer Didier. Manca solo l'ultimo passo. Capitano (anche per la squalifica di Blanc) dei trionfi euromondiali '98-2000, Didier potrebbe diventare (dopo Zagallo e Beckenbauer) il terzo di sempre a vincere il mondiale da giocatore e da selezionatore.  Se c'è una sua squadra che più di tutte ne incarna "il giusto spirito" è questa di capitan Lloris, che contro il Belgio ha toccato 103 caps coi Bleus come il suo Ct.  Vent'anni dopo St-Denis, Deschamps torna in finale al mondiale. E con una rosa certo meno talentuosa di quella di Domenech a Berlino 2006. Tante le analogie invece col 4-3-2-1 di Jacquet: una mediana tosta (Pogba-Kante-Matuidi come Karembeu-Deschamps-Petit) e là davanti libertè-egalitè-fraternitè per Griezmann (12 gol e 8 assist nelle ultime 20) e Mbappe, più veloci ma menio tecnici di ...

How did Luka Modric become the second most-hated man in Croatia?

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https://www.amazon.it/Luka-Modrić-paura-Football-Portraits-ebook/dp/B01B1NLAHG The Real Madrid midfielder is Croatia's greatest export but his involvement in a corruption case has led to a dive in popularity by Nick Elliott 10th July 2018, 10:00 am Updated: 10th July 2018, 10:56 am Luka Modric is perhaps the best midfielder in the world right now. The diminutive passmaster put on an exhibition in the most recent Champions League final and has carried on his sparkling form by inspiring Croatia to the World Cup semi-finals. As one of Croatia’s most successful exports, he should be a national hero. Former Dinamo Zagreb chief Zdravko Mamic is on trial for embezzlement and tax fraud, among other things. The 58-year-old is accused of illegally pocketing a chunk of Modric’s transfer fee when he left Dinamo for Spurs in 2008. There’s no debate as to whether or not he was made absurdly rich off the back of the deal, the trial is simply determining i...

A Sarzeau bis di Gaviria, l'anti-Sagan

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Gaviria-Sagan-Kittel nella prima, a Fontenay le Comte. Sagan-Colbrelli-Demare nella seconda, a La Roche sur Yon. Gaviria-Sagan-Greipel nella quarta, a Sarzeau. Tolta la cronosquadre alla terza, due volate su tre le ha vinte il colombiano - al suo primo Tour - e chissà come sarebbe finita se non fosse caduto ai -2 km. E in tutte e tre è finito sull'ipotetico podio lo slovacco tricampione del mondo, al ventesimo piazzamento nella Grande Boucle : terzo all-time subito dietro i 22 di Zabel e i 21 di Kelly. La gerarchia delle ruote veloci parla chiaro. E in materia la Quick-Step Floors del diesse italiano Bramati è "LA" superpotenza mondiale: già 50 vittorie in stagione, più i 5 campionati nazionali vinti col belga Lampaert, il lussemburghese Jungels (in linea e a cronometro), il danese Mørkøv e il nostro Viviani. Sul rettilineo di oltre 4 km a Sarzeau, cittadina di cui è sindaco David Lappartient, presidente dell'UCI, è stato invece decisivo un argen...

Fiandre, il clima è cambiato

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https://www.cbc.ca/news/science/bike-race-footage-climate-change-1.4736912 (ANSA) - ROMA, 10 LUG - Anche il ciclismo puo' svelare gli effetti del riscaldamento globale. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Università di Ghent in Belgio. Confrontando le riprese tv di 36 edizioni del Giro delle Fiandre, dal 1981 al 2016 (una gara che si tiene all'inizio di aprile), hanno rilevato che negli ultimi anni gli alberi mettono le foglie e fioriscono prima rispetto agli anni Ottanta. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Methods in Ecology and Evolution". I ricercatori belgi hanno visionato 200 ore di filmati della corsa, prendendo in considerazione 46 piante fra alberi ed arbusti e calcolando quante foglie e quanti fiori avessero ogni anno. Prima del 1990, era difficile che un albero avesse foglie ai primi di aprile sul percorso del Giro delle Fiandre. Ma nel 2006, c'era già il 20% di possibilità in più che un singolo albero o arbusto avesse messo foglie o f...

FOOTBALL PORTRAITS - L'altro Ronaldo, l’impero Cristiano (2007)

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https://www.amazon.it/Football-Portraits-Ritratti-calcio-Agbonlahor-ebook/dp/B01KI1XRO6 Erede dei grandi numeri sette del Man U, il 22enne neocapitano del Portogallo vive un momento d’oro. Ha velocità, talento e immagine da vendere, grandi club e multinazionali lo corteggiano. Il mondo è suo, ma per afferrarlo dovrà crescere di Christian Giordano, Guerin Sportivo (2007) Ci sono due giocate, in questa sua strepitosa metà stagione, che contengono molti degli ultimi limiti rimasti a Cristiano Ronaldo. Una risale all’85’ della gara di andata con l’Arsenal in campionato, il 17 settembre. L’altra al turno di FA Cup del 18 febbraio.  La prima. Quando tutto fa pensare che il big-match finisca 0-0 il portoghese azzarda una giocata rischiosa, specie in mediana, Fabregas gli sradica il pallone e se la fila in contropiede per sfornare il magico assist (dopo un rimpallo) per il gol-vittoria di Adebayor. Fra Red Devils e Gunners, quel giorno, la differenza era tutta lì, nei pi...

BMC signora del tempo, Van Avermaet in giallo

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L'epitome del teamwork nella disciplina più "di squadra" fra gli sport individuali. È la cronosquadre: con la Roubaix l'ultimo, anacronistico - e quindi affascinante - avamposto della tradizione in un ciclismo sempre più iper-tecnologico e globalizzato. Al Tour mancava da tre anni, da Plumelec 2015: e allora come oggi la vittoria è andata alla BMC, che l'anno prossimo non ci sarà più.  Nuova maglia gialla, con lo stesso tempo del compagno americano Tejay van Garderen è il 33enne belga Greg Van Avermaet, che deve il proprio nome alla passione del papà Ronald per un altro americano, Greg LeMond, idolo anni '80 conosciuto al Tour 2016 con tanto di selfie e d'intervista. Il nonno Aimé, invece, da indipendente fu decimo al Lombardia '56 vinto da André Darrigade su Coppi e Magni. Il treno BMC ha chiuso i 35,5 km vallonati da Cholet a Cholet in 38'46" alla folle media 54,944 km/h.  A 4" il Team Sky, con Geraint Thomas ch...

Sagan IV, il ritorno del re

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Il re è tornato, evviva il re. Sarà pur vero che è il Tour a far grandi i corridori, e mai viceversa. Ma anche questo Tour - un moloch malato cronico di gigantismo - ha bisogno dei più grandi; e il tre volte iridato è fra quelli destinati a segnare un'epoca.  Espulso un anno fa per la caduta di Cavendish a Vittel che ha portato - da questa edizione - all'introduzione del VAR, Sagan si è ripresentato alla Grande Boucle tiratissimo: secondo dietro Gaviria - maglia gialla al debutto - a Fontenay-le-Comte nella prima tappa; Primo nella seconda, a La Roche-sur-Yon, e nuova maglia gialla, la quarta per lo slovacco, che al fotofinish ha messo in fila il nostro Sonny Colbrelli e il francese Arnaud Démare, caduto il giorno prima ai -6 km. Ancora troppe le cadute nonostante il plotone ridotto da 9 a 8 atleti per squadra: ai -40 km ha picchiato il gomito e s'è ritirato Luis Leon Sanchez, co-capitano (con Fuglsang) dell'Astana. Ai meno trenta, di nuovo a terra...

Gaviria subito in giallo, i big già indietro

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Se il buon Tour si vede dall'avvio, l'edizione 105 sarà grandiosa. È successo di tutto, ed era solo la prima tappa: 201 km in Vandea, da Noirmoutier-en-l'Île a Fontenay-le-Comte, cento dei quali lungocosta al vento dell'Atlantico. Fernando Gaviria doveva essere, e così è stato: subito primo e in giallo già al debutto. Una vittoria, la sua, due volte storica: primo colombiano a imporsi allo sprint nella Grande Boucle e secondo a indossarne la maglia di leader, quindici anni dopo Victor Hugo Peña. Un predestinato il 23enne due volte iridato in pista, che per vincere, e vestire la rosa, all'esordio al Giro dovette aspettare la terza tappa, la Tortolì-Cagliari del 2017, anche lì con tanto vento in faccia, quello del Tirreno. Gaviria si è messo alle spalle due altri fenomeni, lo slovacco tricampione del mondo Peter Sagan e il tedesco Marcel kittel, finalmente tornato ai suoi livelli. Ma è più dietro che è successo di tutto: il francese Arnaud Dem...

Un palcoscenico per Putin

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Folha de S. Paulo, Brasile da Internazionale n. 1263, 6-12 luglio 2018 A prescidere dagli argomenti di cui si parlerà, il primo incontro bilaterale ufficiale tra Donald Trump e Vladimir Putin, che dovrebbe svolgersi il 16 luglio a Helsinki , si annuncia favorevole al presidente russo. Un incontro privato con il principale leader mondiale indebolirebbe molto gli sforzi degli europei per isolare il capo del Cremlino in risposta alla sua politica estera aggressiva. L’assenza dei rappresentanti delle grandi potenze dalla cerimonia di apertura dei Mondiali di calcio a Mosca ha evidenziato il boicottaggio diplomatico, ma Putin non può certo lamentarsi del torneo. Finora il grande successo di pubblico e un’organizzazione senza incidenti hanno dato una buona immagine all’esterno. Inoltre le sorprendenti prestazioni della nazionale russa hanno suscitato un’ondata di ottimismo nella popolazione. L’opposizione accusa il governo di aver approfittato del clima di festa per mandare in ...