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SOGNANDO UN GIRO D'ALTRI TEMPI

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Le cronache di Mario Fossati scritte per Repubblica di MARIO FOSSATI la Repubblica, 20 maggio 1987 IL SETTANTESIMO Giro ciclistico d'Italia si presenterà, domani, a Sanremo, come da programma: "Operazioni preliminari". Posdomani ci offrirà il prologo, chilometri 4 contro il tempo. Venerdì un'arrampicata, si fa per dire, al San Romolo: e una cronodiscesa dalla cima del Poggio sempre su Sanremo.  Io pensavo che gli 8 chilometri di discesa, trasformati in una cronometro all'ingiù, fossero stati ispirati a Torriani da un sogno ovvero, nel caso, da quell'attività psichica che il patron svolge durante i suoi tradizionali sonni epatici . Invece, no: sembra che il "numero" glielo abbia suggerito Fiorenzo Magni, che un altro anno (me lo ha confidato lui stesso) solleciterà Torriani ad indire una nuova importante dantesca "calata", dalla vetta dello Stelvio a Bormio.   A me pare che le folle del ciclismo si entusiasmino assai più a ve...

I RAGAZZI DI PAPA' CRUIJFF

di FABRIZIO BOCCA la Repubblica - 15 maggio 1987 "L'OLANDA è morta, scordatevela". Lo ripeteva convinto, era presuntuoso, e certamente sapeva di rendersi così ancora più antipatico. Del resto aveva solo bisogno di far soldi: il fisco ormai gli stava addosso peggio di un terzino e Cor Coster , suo suocero, "re dei diamanti" e grande speculatore, gli aveva fatto buttare almeno tre o quattro miliardi in affari sballati.  Lo avevano già chiamato dalla Spagna, lui ogni tanto pensava persino all'America, un'idea buffa di certi suoi amici. Magari lì avrebbe potuto giocare senza problemi, e soprattutto, cosa che lo allettava moltissimo, lo avrebbero ricoperto di dollari.  Era il settembre del '73, appena tre mesi prima aveva vinto la sua terza Coppa Campioni, a Belgrado contro la Juventus: decise di andarsene al Barcellona. Tanto ormai in Olanda, e soprattutto all'Ajax, non lo sopportavano e questo non poteva proprio permetterlo. Già, perc...

Giro '87, la corsa è dura ma Roche vuole vincerla

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"Il libro del Giro d'Italia 1987" supplemento al n. 5 di Bicisport, maggio 1987 Stephen Roche, ventottenne, professionista dal 1981, ha ritrovato la grinta dei giorni migliori. Il rigenerato coridore irlandese ha più volte ripetuto che parteciperà al Giro con l'obiettivo di vincerlo. Roche ha dimostrato nella pim parte della stagione di essere tornato in gran forma e anche alle classich del Nord è andato vicinissimo a vittorie di grande prestigio. Sa che il percoso del Giro è dei più duri e la concorrenza molto agguerrita ma preferisce così perché sono condizioni che ben si adattano alle sue caratteristiche di atleta generoso. Per quanto riguarda il Tour pensa che la gara francese sia ancora più difficile del Giro. Questo non significa comunque che la corsa rosa vada affrontata come allenamento per prepararsi alle difficoltà del Tour. Sono in molti a dirlo ma Roche ci ride sopra: sarebbe un allenamento troppo lungo e poi i più forti corrono solo per vincere....

Giro '87, Visentini: Bisognerà intuire i momenti giusti

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"Il libro del Giro d'Italia 1987" supplemento al n. 5 di Bicisport, maggio 1987 Roberto Visentini, trenta anni il due giugno, professionista dal 1978, affronta questo Giro ben consapevole di essere l'uomo da battere. ma è ben felice di farlo, anche perché il percorso disegnato da Torriani incontra la sua approvazione. E' infatti un tracciato più difficile che favorisce una maggiore selezione e questo, almeno sulla carta, lo avvantaggia. Scaramanticamente però precisa che non basta che il percorso vada bene, bisogna che ad andar bene sia lui ed è questa l'unica cosa che lo impegna: la ricerca della forma ottimale. Non si sbilancia sulla sua tattica di corsa. Lo scorso anno ha entusiasmato uscendo allo scoperto subito, ma era un Giro diverso, più facile, nel quale bisognava cercare di sfruttare tutto per acquistare un vantaggio rassicurante. Quest'anno bisognerà correre in maniera diversa. Il finale durissimo costringe a correre anche un po' al ...

Sanremo 1987 - Maechler

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http://www.museociclismo.it/content/articoli/6250-21-marzo-1987---Milano-Sanremo/index.html 21 marzo 1987 - Milano-Sanremo Si comincia con un giallo. Perché verso le due, nel cuore della notte che precede la corsa, il telefono squilla ininterrottamente nella camera di un corridore della Bianchi? E non è uno qualsiasi. Trattasi di Argentin, che sarà al via con la maglia di campione del mondo conquistata a Colorado Springs. Il 26enne veneto di San Donà di Piave non riesce a dormire, oltre al sonno perde la tranquillità, tanto che si ritirerà a Savona e la Bianchi, senza troppi giri di parole, parlerà di un boicottaggio al favorito della corsa.  Che intanto vede in fuga, da Ovada, Maurizio Rossi, Sauro Varocchi, Dario Montani, l'australiano Allan Peiper, i belgi Willems e Werner Devos, gli olandesi Jelle Nijdam (figlio di Henk, iridato dell'inseguimento) e Frank Pirard e lo svizzero Erich Mächler . Questi nove resistono fino ai piedi della Cipressa, poi tra loro ...

Milano-Sanremo 1987

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https://www.facebook.com/quelnasotristecomeunasalita/photos/a.158631924710698/418326075407947/?type=3&theater Milano-Sanremo 1987, 21 marzo. Erich Maechler (1960), il primo svizzero ad aggiudicarsi la Milano-Sanremo, con il compagno d'avventura, l'australiano Allan Peiper (1960) all'attacco del Poggio. Tra poco, l'alfiere della Carrera resterà solo per andare a cogliere l'affermazione più importante della sua carriera. La corsa è agitata dal giallo di una telefonata che, nel cuore della notte prima della corsa, rovina il sonno e la tranquillità di Moreno Argentin (1960), campione del mondo e grande favorito, insieme con Sean Kelly (1956) per la vittoria. Vero o falso l'allarme, sta di fatto che a Savona Argentin si ritira e la Bianchi, la sua squadra, lancerà accuse di boicottaggio e combine.  Il gruppo, distratto e nervoso, lascia andare una fuga da Ovada che si rivelerà quella buona. Sono in nove; insieme a Maechler e a Peiper ci sono ...

Milano-Sanremo 1987 - Erich Maechler

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https://www.facebook.com/quelnasotristecomeunasalita/photos/a.158631924710698/418580812049140/?type=3&theater Milano-Sanremo 1987, 21 marzo. L'arrivo, a braccia levate, di Erich Maechler (1960), primo svizzero a vincere una Sanremo , grazie ad una fuga da lontano che il gruppo dei favoriti non è più riuscito a neutralizzare.  E sì che la sua presenza nel gruppetto dei nove ardimentosi che se ne erano scappati a Ovada, ben lontano dall'arrivo, avrebbe dovuto mettere sul chi vive i pretendenti alla vittoria. Maechler era, infatti, già stato protagonista al Giro d'Italia 1985 di una fuga nella tappa dell'Abetone , che era arrivata a raggiungere un vantaggio di oltre 20 minuti, con lo svizzero per un po' maglia rosa virtuale e un preoccupato Bernard Hinault (1954) a guidare l'inseguimento. E nel 1986, lo stesso Maechler aveva poi vinto al Tour sul Puy de Dôme. Il 1988 sarebbe stato il suo anno più ricco di successi, con le vittorie, tra le al...

Il giallo Carrera-LeMond

BiciSport, n. 12 dicembre 1986 «Sono ponto a trasferirmi alla Carrera oggi stesso. Sapete qual è il mio ingaggio. Fatemi sapere se siete pronti a firmare oggi entro le 18». Con questo ultimatum Geg LeMond i è rivolto ai dirigenti della Carrera, dichiarandosi disponibile ad abbandonare la La Vie Claire di Bernard Tapie. L'americano chiedeva di poter portare con sé due corridori. L'operazione era allettante per i dirgenti della Carrera, eletta dalla stampa internazionale squadra dell'anno e pemiata nella serata conclusiva della Sei giorni di Parigi, ma il tempo per poter decidere una spesa di qualche miliardo era poco. «Come negare che il corridore ci poteva interessare molto - ha poi spiegato Gianfranco Belleri - ma in una società come la nostra certi investimenti si possono fare solo dopo attente valutazioni. Se avessimo avuto a disposizione un po' di tempo, LeMond sarebbe certamente con noi». Il discorso però potrebbe tornare d'attualità in un futu...

Conconi a un passo da Saronni

BiciSport, n. 10 - ottobre 1986 Carletto Chiappano, ds di Saronni morto in un incdente d'auto, aveva avvicinato il professor Conconi in Colorado alla viglia dei mndiali su strada. «Dissi di sì - ha raccontato - sarebbe stato il mio approccio con il ciclismo, mi interessava questo mondo. Combinammo per un successivo incontro, eravamo ai pimi di luglio del 1982. Poi, una settimana dopo, ricevetti la notizia della sua tragica morte. Più nssuno mi cercò e io finii al fianc di Moser».

Solo Bearzot può succedere a Bearzot

di Gianni Brera,  la Repubblica, 3 luglio 1986 INTROVABILE per tutti, Enzo Bearzot ha confidato a un amico di aspettarsi come altre volte di venir crocefisso, però di non voler resuscitare più. Nell'ammissione era consapevole amarezza e, come sempre, notevole serietà.  Bearzot ha in mano un contratto che lo lega alla Federcalcio - e viceversa - fino al 1990, cioè ai prossimi campionati mondiali. Questo contratto non sarebbe stato stilato secondo le norme prescritte.  Io stesso ho sentito un paio di azzeccagarbugli che ne prospettavano la denuncia. E mi sono augurato in cuor mio che una nefandezza del genere non venisse aggiunta alle molte già perpetrate nella pedata italica.  Bearzot ha lavorato benissimo, con molta onestà: non va ricambiato con porcherie: se vuol andarsene (e io tuttora ne dubito), lo faccia almeno con il conforto di non avere sprecato né tempo né denaro: anche lui tiene famiglia.  Pedatori senza genio percepiscono somme ...

Visentini sei tutti noi

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di Tony Lo Schiavo Bicisport, speciale Fotoromanzo '86 - Il Giro d'Italia di Roberto Piove. L'albergo è presidiato da una piccola folla. Dentro, Roberto Visentini è appena rientrato da un leggero allenamento, tanto per non affrontare impreparato l'ultima tappa del suo vittorioso (ma lui ancora non vuole dirlo) Giro d'Italia. L'aria che si respira è frizzante. La gioia, la contentezza è palpabile. Ragazzi e ragazze si infilano da tutte le parti e non è facile il compito di chi deve impedire che ciò accada. Una ragazzina bionda sbuca addirittura dalla cucina. "Roberto - urla implorante - un autografo!". Visentini sorride. Alle 11 si siede a tavola. Tutta la squadra gli è vicino e a capotavola c'è il padre, Tito. Un po' imbarazzato, silenzioso, ma tanto contento. Su un tavolo vicino fa bella mostra di sé una torta enorme. Ma non è stata portata per festeggiare il Giro d'Italia: sono tutti troppo scaramantici per commettere un si...

Roberto Visentini - La Sfinge

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Bicisport - Speciale Guida al Giro 1986 Supplemento al n. 5 - maggio 1986 1 - Più utili le crono delle salite 2 - So che qualcuno non crede più in me 3 - Lascio il Tour per vincere il Giro 4 - Volpi, il giovane più interessante Ogni anno ci ritroviamo a parlare del Giro d'Italia: è più duro, più difficile, ci sono più montagne, finalmente ci sarà più selezione. Poi invece finisce il Giro e siamo tutti quanti a chiederci dove erano le montagne di cui si ea parlato prima, perché non c'è stata la selezione che si aspettava e così via. D'altra parte Torriani pensa ai suoi interessi e fa i fatti suoi senza dare troppa importanza alle richieste che gli vengono dagli addetti ai lavori. Per quanto mi riguarda mi sembra che vada un po' mglio degli altri anni, ma dico questo con la speranza che le cartine che ci hanno dato siano giuste. Perché se poi inseriscono le gallerie è inutile che ci dicono l'altitudine dei passi e disegnano sull cartine dei gran ...

Stephen Roche - Il Paggio

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Bicisport - Speciale Guida al Giro 1986 Supplemento al n. 5 - maggio 1986 1 - Non era così che volevo presentarmi 2 - L'ultima settimna sarà decisiva 3 - LeMond è proprio un brutto cliente 4 - Con Visentini mi troverò molto bene Non erano queste le condizioni nelle quali speravo di debuttare al Giro d'Italia. Ho avuto un inverno molto sofferto e tribolato che mi ha impedito di svolgere un regolare e tranquillo programma di preparazione. Ho anche iniziato a correre molto tardi rispetto alle mie abitudini e questo non so quanto potrà influire sulla mia condizione. E' vero che dovendo correre poi il Tour de France potrei godere in luglio di qualche vantaggio, ma essendo il mio primo anno in una squadra italiana ci tenevo a farmi conoscere in Italia. Mi hanno detto che questo Giro d'Italia è un po' più duro delle ultime edizioni, ma non sono certo le difficoltà a preoccuparmi visto che ormai il Tour de France mi ha abituato a cose tremende. ...

KELLY SIGNORE DELLA SANREMO

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Mario Fossati la Repubblica, 16 marzo 1986 SANREMO - Sean Kelly, campione autentico, ha stabilito per l' Irlanda un primato: ha vinto la 77a Sanremo. Un irlandese, dunque nel libro d'oro. Ha battuto l'americano LeMond di pura potenza: e il nostro bravo e irascibile Beccia, che agita la lingua come una spada, di quanto ha voluto.  Il quarto classificato è Saronni, che ha dominato la volata del gruppo, a 23' da Kelly. Il finale, ha detto Saronni, non gli è stato facile. (La caduta di un corridore dell'Atala ha spezzato il plotone nella discesa della Cipressa: Saronni è stato costretto ad avanzare dalla seconda frazione alla prima. E non è che lo sforzo gli abbia giovato).  Schietto, alla maniera di sempre, Moser non ha cercato scusanti di sorta. La squadra, Baronchelli in testa, lo aveva accompagnato in posizione strategica pressoché al culmine del Poggio, da dove ci si paracaduta su Sanremo. LeMond, Beccia e Kelly hanno spiccato il volo: Moser, no. ...

PAOLETTI MIGLIORA IL RECORD DELL' ORA DEI DILETTANTI

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1986/02/04/paoletti-migliora-il-record-dell-ora-dei.html la Repubblica, martedì 4 febbraio 1986    SANTIAGO DEL CILE - Roberto Paoletti ha stabilito il primato dell'ora dilettanti di ciclismo su pista, coprendo la distanza di 46,751 chilometri. Il precedente limite, inferiore di 357 metri, apparteneva ad Ercole Baldini, che lo aveva realizzato nel 1953 a Milano.  Paoletti ha stabilito, di passaggio, anche i primati italiani sulla distanza dei quattro, cinque e dieci chilometri, rispettivamente in 4'45"185, 5'59"625 e 12'17"750.  Paoletti fa parte dell’équipe di Gregor Braun. Il tedesco occidentale finora ha tentato invano di battere il record dell'ora dei professionisti, che appartiene a Francesco Moser; sabato notte ha fallito l'ennesimo assalto, ritirandosi verso il ventesimo chilometro per la rottura del sellino.

Visentini vuol partire con la bici a pallone

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Ma la giuria non lo autorizza ad usare la bicicletta con la ruota lenticolare anteriore molto larga ed il telaio carenato con la struttura portante. Altri corridori usano telai inclinati, a sezione stellare, con triangoli di lega, e ruote lenticolari molto diverse tra loro. Qualcuno calza perfino il casco aerodinamico... Bicisport, speciale 1985 - supplemento a Bicisport n. 6 giugno 1985 Lo scorso anno a Verona si è posto per la prima volta il problema della tecnologia del record dell'ora applicata all'attività su strada. Si stava concludendo il Giro ed ancor prima della clamorosa impresa di Moser, si valutava quanto le ruote lenticolari avevano già influito nelle cronometro precedenti, consentendo a Moser di accumulare un vantaggio che avrebbe poi dovuto rivelarsi determinante. Ad un anno di distanza, c'è stata l'evoluzione che era lecito attendersi. Tante industrie ciclistiche, colte impreparate lo scorso anno, si sono prontamente impegnate nella ricerca e...

Giro d'Italia 1985 - ROBERTO VISENTINI

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68° Giro d'Italia / I cacciatori della rosa Bicisport, n. 5 - maggio 1985 Roberto Visentini è nato a Gardone Riviera, nella provincia di Brescia, il 2 giugno 1957. Passato professionista nel 1978 con un eccellente palmarès alle sue spalle (campione del mondo junior nel 1975), Roberto si è affermato anche tra i professionisti come un corridore completo, buon scalatore e soprattutto eccellente passista. Figlio di una famiglia assai benestante, gli è sempre stata rimproverata l'incapacità di soffrire, di stringere i denti, facendo buon viso anche a situazioni contrarie, ma ancora di più gli viene imputata una ingiustificabile debolezza nei momenti cruciali, cosa che gli ha spesso impedito di raccogliere risultati importanti che pure aveva costruito con impegno e dedizione. Forse anche per questo finora le sue potenzialità sono rimaste spesso inespresse. La sua regolarità, la completezza, la capacità di difendersi su qualsiasi percorso ne fanno un corridore temibile in o...

Visentini, un cronoman d'eccezione

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Bicisport n. 3, marzo 1985 Roberto Visentini nasce a Gardone Riviera (Brescia) il 2 giugno 1957. Dopo aver esordito nel mondo delle motociclette, passa al ciclismo. Da dilettante conquista il Campionato del mondo su strada (categoria junior) nel 1975 e il Campionato d'Italia su strada (sempre nel 1975). Nonostante queste affermazioni, la sua provenienza "anomala" e l'agiatezza economica della famiglia gli creano grossi problemi di immagine in un ambiente sportivo caratterizzato soprattutto da una forte capacità di soffrire e lottare: non tutti ritengono infatti che una simile caratteristica possa essere prerogativa di un "signorino". Passato professionista nel 1978, Visentini dimostra subito di essere un corridore completo, eccellente soprattutto nelle corse a cronometro. nel 1981 vnce, con i colori della Sammontana, il Giro del Trentino. Nel 1982, in coppia con Gisiger, conquista il Trofeo Baracchi.  Ma la maturità piena arriva nel 198...

E se Visentini non dorme più?

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Un anno fa, alla fine del Tour, Guimard disse che l'unico corridore italiano degno d'essere pilotato verso la conquista della maglia gialla era Roberto. ma fino a questo momento il "bel tenebroso" del nostro ciclismo ha fallito i bersagli più importanti e forse ha anche cercato troppe scuse. Perché? Lui dice che gli altri (a cominciare da Moser l'anno scorso) sono stati favoriti. Boifava replica che con un bel bagno d'umiltà il suo capitano può ancora puntare al grande successo a tappe di BEPPE CONTI Bicisport n. 3, marzo 1985 Quando il Tour de France di Fignon, lo scorso luglio, stava volgendo al termine, quando la corsa più non offriva la minima emozione, chiedemmo a Cyrille Guimard, santone, stregone, mago del ciclismo di oggi, quale italiano avrebbe scelto per condurlo alla maglia gialla. Guimard, di Tour de France, ne ha già vinti con persino troppi corridori, da Hinault a Fignon a Van Impe. E senza esitazione, dopo aver sbeffeggiato per...

MA SENZA MOSER CHI È IL PADRONE?

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Ezio Moroni vincitore Giro dell’Emilia 1984 https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/10/04/ma-senza-moser-chi-il-padrone.html di MARIO FOSSATI la Repubblica, 4 ottobre 1984 RAVENNA - Francesco Moser, mi hanno raccontato alla punzonatura, del  67°  Giro dell'Emilia, si farà vivo stasera (ieri notte, per questo giornale) a Ravenna ma semplicemente per ricevere una medaglia, che premia coloro che hanno vinto due volte la corsa.  Non partecipa a questa edizione, pare abbia detto all'organizzatore Ermanno Mioli, anche per non usare uno sgarbo a Vincenzo Torriani, il patron del Giro di Lombardia, che il 13 ottobre manda a dormire per l'intero inverno il ciclismo su strada.  Per farla breve, Moser non se la sentiva di dire "sì" al Giro dell'Emilia e "no" al "Lombardia". No, dunque, ad entrambi: e buonanotte.  Il campione trentino pedala pressoché ininterrottamente dallo scorso anno. Quando gli altri ...

Quel giorno segreto di Saronni a Ferrara da Conconi

Bicisport, n. 9, settembre 1984 Saronni era giunto a Ferrara poco prima di mezzogiorno, accompagnato da [Pietro] Algeri e dal medico della sua squadra. Era finito da poco il Giro d’Italia: dietro la facciata degli osanna a Moser si celava quest’ombra inquietante. Saronni era alla ricerca del filo conduttore d’una carriera che sembrava misteriosamente finita. Perché? Il professor Francesco Conconi lo aspettava sull’erba del velodromo insieme ai suoi assistenti. Lo scienziato aveva da poco “curato” Maria Canins in partenza per i Giochi olimpici e dopo qualche preambolo mise in pista Saronni. Beppe cercava un aiuto. Soprattutto egli chiedeva al “medico” di Moser una traccia per iniziare una preparazione diversa, più scientifica, nuova. Algeri aveva il volto segnato. Il giovane tecnico di Saronni era alla ricerca d’una spiegazione ai tanti perché che ancora popolavano la via di Saronni. Lontano da quello stadio, un’altra persona trepidava non poco: Ernesto Colnago il quale su ...