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Il Tour dopo Nizza, la giornata più difficile

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La giornata più difficile. Per il Tour, la sua carovana pubblicitaria – per un giorno silenziosa; per Nairo Quintana, Vincenzo Nibali e Fabio Aru, staccatissimi in una corsa che ha solo un padrone: Chris Froome. L’uomo che il Tour può solo perderlo, dopo averlo già vinto – alla lettera – anche senza bici.  Nei 37 km e mezzo contro il tempo, e sempre spazzati dal vento da Bourg St Andeol a La Caverne du Pont d’Arc, il britannico del team Sky ha perso 1’03” dal vincitore, l’olandese Tom Dumoulin, specialista che ha dato al mondo un segnale forte anche per la prova olimpica di Rio.  Quintana, sfatto dalla fatica, da Froome ha preso 2’05, Nibali con anche un problema muscolare 3’29, Aru 4’25” e ora è decimo a 5’16, scavalcato pure da Richie Porte che sul Ventoux si era schiantato contro una moto.  Questi i verdetti sotto la cappa dei 27 gradi e quella, ben più pesante, che permeava la Francia più profonda. Quella non metropolitana accorsa comunque in massa...

Tour, Froome a piedi sul Ventoux dimezzato: cose mai viste

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In 102 Tour una così non si è mai vista. L’ha televista il mondo intero alla edizione 103, e farà giurisprudenza. Eccome.  Chris Froome che corricchia a piedi verso il traguardo anticipato allo Chalet Reynard, a 6 km dalla cima del Mont Ventoux e tagliato 5’05” prima dal belga Thomas De Gendt, vincitore di giornata, perché la maglia gialla calzava attacchi non compatibili coi pedali montati sul mezzo del cambio bici.  Una scena surreale almeno quanto quella, lunare, che Christian Prudhomme, patron dell’ASO e della Grande Boucle , ci ha giustamente sottratto per salvaguardare la sicurezza dei corridori. La Notiziona, con la maiuscola, doveva essere quella, il Ventoux che non ti aspetti: altro che canicola, inferno dantesco, Golgota del ciclismo: sotto i 40 gradi del Gigante della Provenza, il monte calvo spazzato dal mistral che, senza vegetazione, ti ruba l’ossigeno fra le nuvole. Invece, è stato un Ventoux diverso, se possibile ancor più spettrale, con 4 g...

Brailsford su Froome in giallo: "Decisione onesta"

E' stata una giornata movimentata. Il Team Sky ha corso bene, abbiamo attaccato più del solito, poi c’è stato l’incidente ma alla fine è stata presa la decisione giusta. L’ASO e tutta l'organizzazione hanno lavorato bene, hanno affrontato i problemi con grande serietà. Ogni anno organizzano in modo fantastico una grande corsa, molto, molto difficile, anche dal punto di vista logistico. Il Tour è una corsa fantastica e un grande show. Ma come in tutte le cose si impara strada facendo, ci sono stati alcuni episodi in cui hanno dovuto rimediare, ma stanno facendo un ottimo lavoro. Quindi credo che la domanda che dobbiamo porci sia sempre come imparare da questi episodi. Lasciare la maglia gialla a Chris Froome è stata una decisione corretta. E’ stato riconosciuto il fatto che Chris Froome stava attaccando, che Richie Porte è finito contro una moto e che gli altri dietro non potevano evitare l’impatto. Mancava un km all’arrivo ed è stato un incidente che nulla aveva a che ...

Matthews su Sagan: rivincita mondiale

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Quando si dice gioco di squadra. Tre Orica-BikeExchange nei primi sette, marcatura stretta sull'iridato Peter Sagan e rivincita mondiale servita. A Richmond2015 era stato lo slovacco a beffare l'australiano, a Revel - dopo 197 km - è stato invece Micheal Matthews a bruciare Sagan. E a trovare il suo primo successo al Tour. Alle loro spalle gli altri fuggitivi: il norvegese Boasson Hagen,  il belga ex maglia gialla Van Avermaet, il Dumoulin francese e il sudafricano Impey, che il giallo l'ha indossato per due giorni ma nel 2013.  E' stata la prima di due tappe di trasferimento consecutive in vista del duplice snodo di questa 103esima Grande Boucle: il Mont Ventoux di giovedì 14 e la crono individuale di venerdì 15. Lì si capirà, perlomeno, chi il Tour potrà solo perderlo. Intanto, a festeggiare è il 25enne Matthews, che dal primo agosto sarà libero di firmare per la Giant-Alpecin, dove sostituirà John Degenkolb, già promessosi alla Trek-Segafredo per il dopo-C...

Mont Ventoux, il fascino crudele del "Gigante calvo"

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di Les Woodland, The Yellow Jersey Companion to the Tour de France   Il Mont Ventoux, antico vulcano in Provenza, è la salita più temuta nella storia del Tour de France. Non è l’ascesa più lunga né la più dura, ma è una combinazione fra la foresta e l'aria rarefatta dei suoi tornanti più bassi e le cupe, spesso afose e spazzate dal vento rampe di arida pietraia della cima a renderla terribile.  La sua leggenda si è accresciuta con il quasi fatale collasso di Jean Malléjac nel 1955 e soprattutto la morte di Tom Simpson nel 1967 . I corridori lo temevano al punto da doparsi così pesantemente, per affrontarlo, che Antoine Blondin scrisse: «Ci sono pochi ricordi felici di questo calderone di sortilegi. Abbiamo visto corridori ridotti alla follia sotto l’effetto del caldo o degli stimolanti, alcuni che scendevano dai tornanti che pensavano di scalare, altri che brandivano le loro pompe e ci accusavano di assassinio… Uomini che cadevano, lingua a penzoloni, che vendevano l...

Le grandi scalate - Il Mont Ventoux

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Il Mont Ventoux (1912 metri s.l.m.) si trova nel dipartimento del Vaucluse, in Provenza, a 20km dalla cittadina di Carpentras. Fa parte delle Alpi Occidentali, anche se è piuttosto isolato dalle altre cime della catena montuosa. Dal 1990 il Mont Ventoux è stato dichiarato “riserva di biosfera” dall’Unesco al fine di proteggere la ricchezza e la particolarità della flora e dalla fauna presenti. Il monte prende il nome dalle forti raffiche di maestrale che lo sferzano, anche se da più recenti interpretazioni la genesi della parola potrebbe derivare dall’occitano ventur, ovvero “colui che si vede da lontano”. Il Mont Ventoux è una salita storica per il Tour de France e ha scritto pagine di ciclismo importantissime, fin dal 1952. Le sue pendenze costantemente intorno al 10%, la sua lunghezza e le difficili condizioni meteo (caldo opprimente e/o raffiche fortissime di vento) hanno esaltato oppure mandato in crisi i più grandi campioni. Il Mont Ventoux è tristemente celebre anche per l...

HOOPS MEMORIES - La legge di UNC non è uguale per tutti

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di CHRISTIAN GIORDANO A North Carolina vige una legge non scritta: le matricole vedono il campo poco e sgobbano molto. Dean Smith ci costruirà ua dinastia, ma per vincere il suo primo titolo NCAA farà un’eccezione. Per un debuttante molto particolare: Michael Jordan, 13.5 punti, 4.3 rimbalzi, 1.7 assist e 1.2 palle rubate di media in 34 partite nella stagione 1981-82; Rookie of the Year della Atlantic Coast Conference e terzo Tar Heel titolare da freshman nella storia, ma niente di più lontano dall’icona sportiva che sarebbe diventato. Battendo 63-50 North Carolina nella finale del 1981, Indiana ha dato a coach Bobby Knight il secondo titolo in sei anni (per il terzo ne serviranno altrettanti). Il futuro prossimo sembra luminoso per gli Hoosiers, che avendo perso, fra i giocatori-chiave, il solo Tolbert, puntano al bis. Invece, Thomas imita l’amico Magic Johnson scegliendo la NBA dopo aver vinto il titolo da sophomore e prima che la tragedia si abbatta su Landon Turner, rim...

La prima di Dumoulin, l'ultima di Contador

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Dumoulin e Aru sembrano legati da un filo invisibile. Alla Vuelta2015 vinta dal sardo l'olandese fu l'ultimo ad arrendersi. Alla prima giornata difficile di Fabio, debuttante al Tour, ecco che Tom va a vincere una tappa da tregenda, la sua prima alla Grande Boucle e l'ultima del trittico pirenaico, con un Froome in giallo scortato dal Team Sky che controlla la gara più importante al mondo come fosse una corsetta di paese. Scattato ai meno tredici quando ancora c'era la canicola, Dumoulin ha vinto per distacco - con la lingua fuori e le braccia alzate - beffando gli altri fuggitivi, il portoghese ex iridato Rui Costa e il polacco Rafal Majka, compagno alla Tinkoff di Alberto Contador, che ai meno 100 ha detto stop a un Tour nato male (due cadute nei primi due giorni) e finito peggio col febbrone che lo ha convinto a preparare a casa la prossima Vuelta.  Aru, che tanto bene si era difeso il giorno addietro su Tourmalet e Peyresourde, ha limitato i danni a 59...

ISLANDA - NELL’ISOLA DEGLI ELFI E DEI TALENTI

SFUGGITO ALLO SPAREGGIO LO STORICO PASS MONDIALE, È ARRIVATO SENZA PLAYOFF QUELLO PER IL PRIMO EUROPEO. E IL MIRACOLO DELLA GENERAZIONE D’ORO È APPENA COMINCIATO SOTTO LA GUIDA ESPERTA DI UN CT SVEDESE di Christian Giordano © Guerin Sportivo © - n. 7/luglio 2016 Sono in 332 mila, e secondo l’ultimo sondaggio a tema (2007) il 56% di loro crede nell’esistenza degli elfi, ritenuta “possibile” (32%), “probabile” (16%) o addirittura “certa” (8%).  Stupisce il giusto quindi che tanta fiducia nell’ignoto abbia portato al crack bancario che ha innescato la crisi economica globale del 2008. E magari, più prosaicamente, pure alla prima qualificazione europea. Sfumato allo spareggio con la Croazia lo storico pass mondiale nel 2014, la generazione d’oro islandese ha centrato – senza playoff – quello continentale. Grazie a generosi investimenti UEFA, qui il calcio giovanile è molto cresciuto. E la concomitante fioritura di talenti ci ha messo il resto. Per coltivarli c’è però voluta la mano esp...

"Tyson" Froome, in giallo col giallo

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Un'impresa alla Nibali, in discesa, con una posizione in sella che neanche Pantani. Ha vinto così, Chris Froome, il secondo tappone del trittico Pirenaico. E' scappato ai -15, dopo aver scollinato il Peyresourde e approfittando di Quintana che al rifornimento stava prendendo una borraccia. Poi s'è fiondato giù fino all'arrivo, il capitano del team Sky, perché la vittoria parziale - la sesta in carriera al Tour - non gli bastava. Voleva anche la maglia gialla, la 30esima nella storia di questo campione tanto grande quanto sgraziato e, purtroppo, poco amato. Perlomeno in Francia. Ignobilmente oltraggiato un anno fa con quel lancio di liquido organico, stavolta s'è macchiato lui di un brutto gesto: un pugno a un tifoso (con la maglia della Colombia del calcio e probabilmente un sostenitore di Quintana) che lo stava infastidendo correndogli troppo vicino. Per un gesto simile, al Giro 2001, Wladimir Belli fu squalificato grazie alla prova tv. Froome se l'...

À la Cummings, alla faccia del gruppo

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Alla British Cycling (la federciclo britannica) dicono che con uno così, anche a 35 anni, "si dovrà parlare in vista di Rio2016". Per qualche mammasantissima del gruppo, Stephen Cummings è un corridore sì di gran classe, magari non sempre il più affidabile degli uomini-squadra. Insomma, l'esatto contario della fama di cui gode nella federazione che ha ricambiato, nell'inseguimento a squadre, con l'argento olimpico di Atene 2004 e gli ori al Mondiale di Los Angeles 2005 e i Giochi del Commonwealth 2006. Il punto è che, forse, hanno ragione tutti: Steve - che vive in Toscana, e si allena scalando il San Baronto come Nibali e Visconti - può essere indifferentemente il migliore dei gregari (vedi il cavendish iridato a Copenhagen 2011) oppure un fenomenale capitano di se stesso. Come a Mende un anno fa, quando al Tour beffò i francesini-coltelli Bardet e Pinot, anche stavolta ha piazzato il colpo. Il quarto stagionale dopo quelli alla Tirreno Adriatico, al Pae...

My Homecoming - Il mio ritorno a casa

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http://dwyanewade.com/homecoming/   Cara Miami,    è stata una decisione emotivamente molto difficile per me. Dopo tredici anni, ho deciso di imbarcarmi in una nuova avventura, ai Chicago Bulls. Non è stato facile, ma sento di aver fatto la scelta giusta per me e per la mia famiglia. Ho iniziato la mia carriera NBA con Miami nel 2003 ed è stato un onore aver giocato con gli Heat e aver contribuito a costruire una franchigia capace di vincere tre titoli NBA. Ripenso con orgoglio e stupore a tutto ciò che abbiamo raggiunto insieme. Ci tengo a esprimere la mia gratitudine alla famiglia Arison, a Pat Riley, a coach Erik Spoelstra, allo staff tecnico e all'intera organizzazione dei Miami Heat. Dal profondo del cuore, desidero ringraziare l'intera comunità di Miami e in particolare la Heatnation per tutto l'amore e il sostegno di questi anni. E' stato davvero incredibile. Mi hanno profondamente commosso e ho molto apprezzato i tanti messaggi dei tifosi che vogliono il ...

Tris di Cav, il commissario Montauban

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Prime sei tappe al Tour, e Cannonball ne ha vinte la metà. Vittoria numero 29 in totale alla Grande Boucle per Mark Cavendish. Superato Bernard Hinault e adesso, a 31 anni e nel pieno di una seconda givinezza, le 34 di Eddy Merckx sono un traguardo sempre più vicino. Su quello di Montauban, dopo 190,5 km, invece il britannico ha compiuto l'ennesima impresa. Volata da urlo, di testa e di potenza, che ha messo in fila il tedesco Marcel Kittel, due volte piazzato in carriera e sempre dietro Cav, poi l'altro britannico Daniel McLay.  In quattro finali allo sprint, il Proiettile dell'Isola di Man ha trionfato tre volte. Da quando si è riunito con i fedelissimi Eisel e Renshaw, il suo treno storico, e ha trovato la serenità familiare, Cavendish è tornato quello dei tempi d'oro. Alla vigilia del primo assaggio di Pirenei, e l'ascesa del classico Aspin, tutto immutato nella classifica generale: con il belga Greg Van Avermaet in giallo per il secondo giorno consec...

Van Avermaet pigliatutto, Aru coi big

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Primo caldo, prime salite vere, primi scossoni nella generale e già il primo verdetto del Tour: Greg Van Avermaet vince per distacco la quinta tappa e sfila la maglia gialla a Peter Sagan, lasciato a 24'. Il doppio di Vincenzo Nibali che, a 14'06" esce di classifica per il successo finale. Nei 216 chilometri da Limoges a Le Liorain, sul Massiccio Centrale, terza frazione consecutiva oltre i 200 km, il 31enne fiammingo della BMC ha centrato il doppio colpo con un'azione da campione che va ben oltre le sue caratteristiche di ex velocista riconvertitosi a cacciatore di classiche. Come la San Sebastián ormai vinta, lo scorso agosto, prima che una moto della tv lo travolgesse. Per il nipote d'arte (il nonno corrvea con Coppi), salito in bici dopo un infortunio da giovane promessa in porta, è la 29esima vittoria in carriera, la quarta stagionale (compresa la Tirreno-Adriatico 2016). Le prime alte temperature - comunque mitigate da una umidità al 60% - e pendenze n...

Gasol agli Spurs, addio Duncan?

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Sembra il calciomercato al Gallia, quelli dei bei dì: un colpo a notte (italiana) e gerarchie rivoluzionate, soprattutto a Ovest, nella free agency già più ricca di sempre. Dopo KD ai Warriors, ecco Pau Gasol da Chicago a San Antonio. Forse, con due anni di ritardo. E, forse, come bacio d'addio a Tim Duncan, sempre più vicino al ritiro dopo 19 leggendarie stagioni agli Spurs e 5 titoli NBA. Il catalano, altro principe dei nostri tempi perfetto per quel Sistema, ha firmato un biennale da 30 milioni di dollari con opzione d'uscita al giocatore per la prossima estate. Coach Popovich forse avrà ancora Manu Ginobili ma saluterà Boris Diaw, che quest'anno avrebbe battuto cassa a 7 milioni e la cui cessione scaverà il salary cap necessario per il neo-36enne ex Barcellona-Memphis-Lakers-e-Bulls.   Decisivo il consiglio del fratellino Marc, ma anche la situazione tecnica che gli ha fatto preferire il Texas alle altre opzioni Portland e Toronto. Usciti pur difendendo bene con...

Kittel, di un'incollatura

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Vincere di un'incollatura, si diceva nelle corse dei cavalli quando il fotofinish ancora non esisteva. E per stabilire primo e secondo si dove scorgere, appunto, la lunghezza della testa e del collo del cavallo davanti. Al Tour il fotofinish c'è, e nelle ultime due tappe è servito eccome: prima Cavendish su Greipel, poi Marcel Kittel su Coquard, terzo il giorno addietro, e ancora la maglia gialla Sagan. Un francese davanti a un tedesco: con 48 di ore di anticipo, una sorta di Francia-Germania su due ruote nella tappa più lunga di questa 103esima Grande Boucle: 237.5 km da Saumur a Limoges, dove nel '95 Armstrong dedicò la vittoria a Casartelli e ultimo arrivo per velocisti prima di cominciare a salire sul Massiccio Centrale. Cavendish stavolta ha mancato il bis, un po' per lo strappetto nel finale e la lunghezza della tappa, e molto per aver battezzato la ruota sbagliata: quella del norvegese Krystoff, che voleva festeggiare col successo il suo 29esimo compleanno. Vo...

Stephen Roche - Tous à vélo

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LE TÉMOIN DU DOSSIER  Coureur professionnel vainqueur de 58 épreuves, dont le triplé Tour d’Italie, Tour de France, et championnat du monde la même année, en 1987, cet Irlandais entretient un lien fort avec le Val d’Oise. Il y a vécu pendant une quinzaine d’année (à Sagy) et organisé une épreuve cyclosportive, la Stephen Roche, pendant vingt ans. VAL D'OISE - le magazine du Conseil départemental N°6- juillet/août2016 - p. 25 - Quel regard portez-vous sur le cyclisme professionnel d’aujourd’hui par rapport à celui votre époque ? Je pense qu’il faut évoluer avec son temps. Il y a du négatif et du positif. Côté négatif, j’ai du mal avec les oreillettes. Je trouve aussi malheureux que certains coureurs ne se focalisent que sur une ou deux courses dans l’année et sont aux abonnés absents le reste du temps. Je regrette encore le manque de contact et de convivialité des équipes avec les passionnés qui suivent les épreuves. Côté positif, il y a deux avancées impo...

Bis di Cav, che a 28 aggancia Hinault

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Mark Cavendish ha vinto, al fotofinish, la seconda tappa su tre di questo Tour, la 28esima come il leggendario Bernard Hinault, a 61 anni alla sua ultima da gran cerimoniere della Grande Boucle. Solo Eddy Merckx, a 34, ha fatto meglio, ma Cannonball lo ha già messo nel mirino. A 31 anni sembra tornato quello - imbattibile - del 2009, quando di tappe ne vinse sei eppure perse, per soli dieci punti e una penalizzazione pro Hushovs, la maglia verde, poi finita proprio al norvegese. Ma con quella macchia indelebile, dirà il britannico dell'Isola di Man. Uno che mai le ha mandate a dire. Ad Angers, dopo una cicloturistica durata sei ore e 223,5 km, "Cav" ha battuto di un niente il Gorilla Greipel, che ha stazza doppia della sua. Convinto ma non troppo il tedescone, vincitore di tre frazioni al Giro, che ha anticipato troppo l'ultimo, risolutivo colpo di reni. Cavendish invece dentro di sé sembrava quasi presagire il verdetto della giuria. Dietro quei due, il franc...

Durant ai Warriors: caccia al Dream Team

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Stavolta a Pat Riley l'ennesimo colpaccio, forse l'ultimo di una carriera iperleggendaria, non è riuscito: Kevin Durant, a differenza del LeBron James di sei anni addietro, pur di vincere il titolo NBA non porterà i propri talenti a South Beach. Li porterà invece sulla costa opposta, sulla Baia, ai Warriors che il titolo back-to-back l'hanno sfiorato, perdendo a gara7 la finale con il Prescelto James che, per rivincere, Miami l'aveva lasciata per tornare nella sua Cleveland.   Chissà se il destino ha disegnato un futuro simile per KD. A 27 anni era al bivio della vita. poteva andare a fare la superstar ancora giovane a San Antonio, a Los Angeles sponda Clippers o, appunto, a Miami. Ha scelto invece di formare un nuovo Bigh Three - e forse Big Four - in un quintetto costruito su e attorno a Curry, Thompson e Draymond Green, più Harrison Barnes che, a questo punto, difficilmente rinnoverà con Golden State.   Giocheranno con tre palloni? Battuta facile da smontare ...

Sagan come Cav: tappa e giallo, Contador ci ricasca

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Seconda storica maglia gialla in due giorni: dopo la prima di Mark Cavendish, ecco la prima del campione del mondo Peter Sagan, che allo sprint ha bruciato Alaphilippe e Valverde E seconda caduta, in due giorni, per lo sfortunatissimo Alberto Contador: stessa spalla, la destra, e Tour nato male ancor prima di cominciare. Quando si dice - alla lettera - piove sul bagnato.   Come a Utah Beach nella Grand Départ, altra volata nobile e doppietta per il vincitore di giornata che oltre alla tappa si porta a casa, per la prima volta in carriera, il simbolo del primato nella classifica generale. Lì dove qualche big sconta già ritardi pesanti: Contador ha perso altri 48" e ora insegue a 1'02", Richie Porte - per una foratura a 4,5 km dal traguardo di Cherbourg - addirittura a 1'59".   La frazione è stata una sorta di mini-classica. E non a caso nel finale, ripresa la lunga fuga del belga Jasper Stuyven (il nuovo Cancellara della Trek-Segafredo)  sono emersi i ...

Cav in giallo, Contador per terra: partenza coi botti

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Il Tour de France numero 103 è partito coi botti: al plurale. La prima maglia gialla in carriera del redivivo Mark Cavendish, che a 31 anni mette in fila il Gotha dello sprint globale (Kittel, l'iridato Sagan e Greipel) centrando il 27esimo successo di tappa alla Grande Boucle. Ma soprattutto il primo colpo di scena di un'edizione che promette di regalarne parecchi: la cadurta di Alberto Contador su un cordolo spartitraffico a neanche 80 km dal traguardo di Utah Beach, solenne omaggio quanto dovuto allo Sbarco in Normandia del 1944. Col fido Matteo Tosatto, il Pistolero - aspettato e rispettato con fair play dal plotone - è rientrato dolorante in gruppo, che si è spezzato di nuovo ai meno 250 metri dal traguardo di Sainte-Marie-du-Mont. La caduta non ha coinvolto i big, messi in fila dal Cannonball dell'Isola di Man. Caratterino non sempre gestibile (chiedere a Sir Brailsford ai tempi del Team Sky), ma fuoriclasse purissimo, sente già aria di mondiale. In tan...

Tour Zerosedici, voglia di grandeur

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Centotreesima edizione del Tour de France, attesissimo - come sempre - per le storie che svilupperà e l'uno-due con Rio. Amaury, la società che questo kolossal l'organizza, panem et circenses, al solito ha preparato una sceneggiatura avvincente. Tre settimane all'insegna della grandeur e dei giganti della strada di SIMONE BASSO, Il Giornale del Popolo Basti pensare alla partenza da Mont Saint-Michel, l'isolotto della Normandia circondato dalle lune della marea, e l'arrivo della prima tappa in quel di Utah Beach. Laddove gli Alleati, settantadue anni fa, sbarcarono per liberare quelle terre dai nazifascisti. In tempi di Brexit , l'eutanasia del Regno Unito di oggi fa ancora più sensazione: su quelle spiagge ci sono ancora le impronte delle ossa dei militari inglesi. Il Tour de France, in una realtà mediatica sempre più liquida e sfuggevole, impone invece una narrazione. Anche politica: non è questa la sede per sviluppare il tema, ma ASO si sta mangia...

Il Day-After inglese

Mezzo secolo di day-after così si sentono. E si vedono. Basta guardare le facce. A cominciare da quella di Hodgson. Il Ct più pagato di questo Europeo, e inevitabilmente il primo responsabile della Brexit che nessun tifoso inglese mai avrebbe votato.   Il giorno dopo l'ennesima delusione del football nazionale è un susseguirsi di espressioni vuote, quasi terree, che siamo abituati a vedere - e ad aspettarci - ad altre latitudini. Invece, l'indomani della storica "Corea" inglese e le conseguenti dimissioni di un condottiero sin troppo veterano per trascinare un gruppo come sempre prosciugato da una stagione tanto lunga quanto logorante, si assiste a un fenomeno più latino che anglosassone: un'intera giornata mediatica dominata dal post-flop contro l'Islanda.   "Vergogna nazionale", il titolo-simbolo dei tabloid, a cui s'è accompagnato un inedito zero in pagella a tutti i componenti la spedizione inglese a Euro2016.   Su Sky Sports News, per...